26/10/2026
NON LO STAI AMANDO, LO STAI UCCIDENDO: LA DERIVA EGOISTA DELLA CINOFILIA MODERNA
Se qualcuno venticinque anni fa, quando ho iniziato a muovere i primi passi in questo settore, fondando successivamente l'asd Happy Dog Palermo, mi avesse detto come saremmo finiti oggi, non ci avrei mai creduto! Eppure siamo arrivati a un paradosso assurdo: i nostri cani non hanno mai avuto così tanto materiale (superfluo) – passeggini, cibo bio, cappottini alla moda, asili, mille gadget – nonostante ciò, sono decisamente più ansiosi, frustrati e fuori controllo.
La verità è che c’è una deriva commerciale della cinofilia che mi fa rabbia. Per non perdere il cliente, per assecondare i bisogni emotivi dei proprietari e fare cassa, molti professionisti hanno smesso di fare gli interessi dell'animale!! Abbiamo cancellato l’etologia canina per sostituirla con una visione totalmente finta, dove il cane viene trattato come un bambino, privandolo della sua dignità.
Umanizzare un cane non significa amarlo di più, significa non capire assolutamente nulla di lui. Quando pensiamo che il nostro cane ci faccia i "dispetti", che provi "senso di colpa" o che preferisca passare il sabato pomeriggio nel caos di un centro commerciale anziché farsi una corsa in mezzo al fango, stiamo parlando solo di noi e delle nostre mancanze.
Vedo scene al campo e per strada che un tempo ci saremmo sognati: cani a cui viene vietato di annusare per terra perché "si sporcano", animali perennemente protetti da qualsiasi minima difficoltà o trasportati nei passeggini senza che abbiano mezza linea di febbre o un problema motorio. Questo non è amore. Questo è un isolamento psicologico travestito da troppo affetto.
Oggi si parla tanto di approccio "gentile" o cognitivo, ma la cinofilia commerciale lo ha distorto per pura convenienza. L'educazione è diventata un continuo dispensare bocconcini, evitando a tutti i costi di dare una regola o un limite. Dire un "no" sacrosanto, stabilire chi gestisce le situazioni o insegnare la calma sembra quasi diventato un maltrattamento agli occhi dei proprietari. E il mercato purtroppo asseconda questa debolezza, vendendo la soluzione rapida o il trucchetto da mostrare nei video sui social, invece di rispettare la natura e l'attitudine di quella specifica razza.
Il risultato di tutto questo buonismo commerciale ce l’ho davanti agli occhi ogni giorno presso la nostra sede: cani reattivi, che non sanno gestire un rifiuto, che distruggono casa se rimangono soli dieci minuti – con un’esplosione di ansia da separazione mai vista prima – e che vivono in un costante stato di iper-eccitazione.
Dopo un quarto di secolo in questo mondo, sento il dovere di essere una voce fuori dal coro. Amare un cane significa accettare che appartiene a un’altra specie. Il cane ha bisogno di una guida coerente in cui riporre fiducia. Ha bisogno di esplorare con l'olfatto, di comunicare con i suoi simili anche attraverso tensioni e sguardi che a noi umani fanno paura, ma che per loro sono normale comunicazione.
I limiti e le regole non sono una prigione, sono la loro rete di sicurezza. Quando diamo una direzione chiara a un cane, gli togliamo l’ansia di dover decidere in un mondo di cemento e regole umane che non gli appartiene. Educarlo significa questo: proteggere la sua natura e dargli gli strumenti per vivere sereno con noi. Tutto il resto è solo l’uso egoistico del cane come un peluche terapeutico per colmare le nostre solitudini. È ora di fermarsi e di restituire ai cani la dignità che meritano.
Scritto da
Aurora Tagliavia
Asd Happy Dog Palermo