12/06/2025
Perché l'Equitazione italiana va a rotoli?
Partiamo dal gradino basso, i giovani allievi:
Li vogliono felici, che si divertano, ma si tengono lontani dalla frustrazione. Li vogliono forti, ma spianiamo loro la strada per paura che si facciano male. Insegnano loro a eccellere, ma non a sbagliare.
Non si insegnano più le basi, la teoria, nessuno vuole farla e nemmeno cosa effettivamente è il cavallo, che è un essere vivente, senziente e non un motorino che va a gettoni e che quindi ha le sue emozioni, dolori, giornate no.
E così si crescono generazioni incapaci di sopportare un rifiuto, una critica, una sconfitta. Appena qualcosa non va come vorrebbero, crollano. Perché nessuno ha mai detto loro che il dolore si affronta, non si evita. Che il fallimento è una lezione, non una condanna. Che il successo senza fatica è un’illusione, non una realtà.
Ma nella vita si cade. Sempre. E se non imparano a rialzarsi, resteranno a terra al primo ostacolo.
E non è solo una metafora.
Prima di proteggerli, dobbiamo insegnare loro a resistere.
Prima di liberarli dalla fatica, dobbiamo aiutarli a trovare il coraggio di affrontarla.
Anche il talento, sembra non servire, tutto si risolve con i soldi.
Non parliamo della meritocrazia, lettera morta.
Invece di comprare cavalli radiocomandati che si fanno il mazzo, insegnare alle giovani generazioni che tutto parte dalla preparazione del cavaliere e che l'Equitazione non è un gioco, un capriccio, la scusa per sfoggiare i caschetti da 300 euro, la corsa spasmodica al risultato che il più delle volte non c'è, ma una vera e propria scuola di vita, di rispetto e disciplina.
Trovato in rete, ma adattato e completato da me Raffaella Scelsi Istruttore Capo dell'Accademia Equestre San Paolo
- nessun riferimento diretto a cose e persone -
- foto del post a compendio trovata in rete -
- nessuna relazione tra la foto e il post -