Micio Micio Bau Bau

Micio Micio Bau Bau La nostra filosofia si fonda sui principi del biocentrismo.

Dopo molti anni di amore verso gli animali, il nostro negozio offre al cliente solo prodotti Naturali, Bio e Non Testati sugli animali stessi, dal mangime allla guinzaglieria e all'abbigliamento.

07/02/2024
CONNESSIONE SELVAGGIA di Vincent Giocoliere Cara Selvaggia, Ieri ho commentato educatamente sulla tua pagina e su quella...
20/01/2024

CONNESSIONE SELVAGGIA
di Vincent Giocoliere

Cara Selvaggia,
Ieri ho commentato educatamente sulla tua pagina e su quella del tuo compagno, esprimendo il mio dissenso verso il vostro modo di fare informazione sul social e non solo. Ma soprattutto sul social network, che tu usi da anni con grande acidità nei confronti del malcapitato di turno.
Risultato? Sono stato BANNATO.
Scavi nella vita delle persone per trovare i loro punti deboli, ti servi di chissà quale metodo per andare a colpire Tizio, Caio e Sempronio, chiedendone la testa a furor di popolo, non ultimo un ragazzo a cui hanno amputato una gamba per il morso di uno squalo.

Ieri una donna, proprietaria di un locale a San Angelo Lodigiano, molto probabilmente si è tolta la vita.
Il suo corpo è stato trovato nel fiume Lambro.
Casualmente la suddetta esercente è stata letteralmente lapidata sul social da voi due, accusandola di essersi inventata tutto.

Il mio parere ?
Hai ragione. Avete ragione.
Quella recensione al suo locale è sicuramente un fake. Tra l'altro già usato in passato da altri utenti.
La donna, inizialmente acclamata da tutta Italia, viene improvvisamente smascherata e piovono commenti cattivissimi sulla sua pagina, e soprattutto sulla tua, seguita da MILIONI di persone.

Una persona giudiziosa allora cosa fa?
Cerca si stemperare la faccenda, facendo si notare l'errore ( a che pro poi?) e poi però invitando gli stessi followers a non cedere alla spirale dell'odio di massa.

Voi invece che fate?

Alimentate costantemente questa spirale contro chi non vi va a genio.
Vedi, cara Selvaggia, non tutti hanno il seguito, la forza e il denaro dei Ferragnez che metti costantemente alla gogna, e che a differenza tua, pur coi loro innegabili errori, fanno una beneficenza indescrivibile in quantità di denaro.
C'è chi questa pressione non la regge, c'è chi a questa pressione non è abituato, c'è chi vuole semplicemente vivere la sua vita, lontano dai riflettori, perché la vita non è solo quello che credete voi, così lontani dalla gente, così distanti dalla realtà.

Segue nei commenti
Di Vincent giocoliere

05/11/2021

VALENTINA E' STATA GIA' ADOTTATA

05/11/2021

𝗟𝘂𝗽𝗶𝗻 𝗲 𝗠𝗮𝗿𝗴𝗼𝘁 𝟯 𝗺𝗲𝘀𝗶 , 𝗰𝗵𝗶 𝗴𝗹𝗶 𝗳𝗮𝗿𝗮̀ 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝗼𝗿𝗿𝗶𝘀𝗼? 𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗼𝗰𝗰𝗵𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗮𝘇𝘇𝘂𝗿𝗿𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗶?

03/11/2021
03/11/2021

TAUROMACHIA: UOMO INCORNATO MUORE ALLA FIRA D'ONDA

Non solo Pamplona. In Spagna sono decine le fiestas in cui protagonisti involontari sono i tori, costretti a lunghe fughe inseguiti da uomini che li innervosiscono e li spaventano e che inevitabilmente finiscono nell'arena dove, terrorizzati e stressati, vengono uccisi davanti a un'orda di persone urlanti.

Il Covid aveva dato uno stop a questi eventi, ma ora sono ricominciati.
La Fira d'Onda, di ispirazione cattolica, si svolge nell'omonima città l'ultima settimana di ottobre.
Tra le varie attività anche la corsa dei tori, esattamente come nella più famosa Fiera di San Firmino.
Durante l'edizione appena conclusa, un uomo di 55 anni è stato incornato dal toro, riportando una lesione all'arteria femorale che ne ha causato la morte per emorragia.

La tauromachia viene osannata dai suoi sostenitori e definita una tradizione irrinunciabile, incuranti della sofferenza enorme dei tori coinvolti, della loro sorte e del rischio che corrono tutti coloro che, volontariamente, decidono di partecipare attivamente alla fiesta.

La città di Onda ha interrotto la fiera, come se il fatto che ci sia "scappato il morto" (umano) fosse un evento eccezionale.

https://bit.ly/3pVr72Z
https://bit.ly/2ZN6ElC

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=414261866922862&id=100050171573062
03/11/2021

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=414261866922862&id=100050171573062

LAIKA SACRIFICATA INUTILMENTE. Solo di recente, Oleg Gazenko, ha fatto una pubblica ammissione di pentimento: «Più tempo passa e più mi rammarico per la nostra scelta. Non era proprio necessaria. Da quella missione non abbiamo imparato tanto da giustificare la tragica fine di quel cane».

(Pezzo scritto nel cinquantesimo dall'esperimento) Partì il 3 novembre 1957 a bordo dello Sputnik destinato a bruciare nell’atmosfera come una meteora.

A 50 anni dal lancio restano aperti i dubbi sulla morte della cagnetta usata come cavia dai russi
Quando il missile si sollevò dal cosmodromo di Baikonur, sotto la spinta e il fragore dei suoi motori, la cagnetta rinchiusa nella capsula cominciò a guaire penosamente e ad agitarsi nel tentativo di fuggire. Ma la stretta imbracatura che le avvolgeva corpo e zampe le impedì qualunque movimento, se non quello della testa.

Poi, nei lunghi minuti in cui i propulsori del missile furono forzati al massimo per vincere la forza di gravità terrestre, l’animale si sentì schiacciato come in una morsa e la frequenza del suo cuore arrivò al limite dell’infarto, passando dagli abituali 100 a 250 battiti ogni minuto. Il terrore non abbandonò la cagnetta nemmeno quando si ritrovò, ormai priva di peso, in orbita attorno alla Terra, fra 200 e 1600 km d’altezza. Solo dopo tre ore di quella straniante condizione la bestia si calmò, ignara della sorte che l’aspettava.

IL VIAGGIO SENZA RITORNO - Cominciò così, il 3 novembre 1957, il viaggio senza ritorno della cagnetta russa Laika, il primo essere vivente ad avere varcato i confini della Terra. Ancora oggi, nel cinquantenario di quell’evento, resta insoluto il mistero su come sia veramente morta Laika: gli esperti continuano a fornire differenti versioni di quel sacrificio programmato, alcune rassicuranti, altre decisamente strazianti.
Come pure resta aperto il contenzioso se si trattò di un indispensabile esperimento per aprire all’uomo la via dello spazio, oppure di un’inutile ed esibizionistica crudeltà. Appena un mese prima, il 4 ottobre 1957, l’ex Unione Sovietica aveva sbalordito il mondo collocando in orbita lo Sputnik 1, il primo satellite artificiale, dimostrando un’insospettata supremazia rispetto agli Stati Uniti nella corsa allo spazio.

I RETROSCENA POLITICI
- Stando ai documenti resi pubblici dopo il crollo dell’Urss, il lancio di Laika fu un affrettato fuori programma. Galvanizzato dal successo, il presidente Nikita Kruscev chiese al capo dei programmi spaziali Sergei Korolev di anticipare a qualunque costo il volo orbitale di una cagnetta, previsto per i mesi successivi, in modo da farlo coincidere con il 40.mo anniversario della rivoluzione d’ottobre (7 novembre 1917). «Le procedure consuete dell’ingegneria spaziale furono accantonate – racconta Boris Chertok, il braccio destro di Korolev -. Non ci fu tempo nemmeno di stendere il progetto. La capsula fu costruita in officina sulla base di disegni improvvisati».

Lo Sputnik 2 era una capsula a forma di cono, 4 metri di altezza per 2 metri di base, del peso di 500 kg, che sarebbe stata collocata in cima a uno dei missili balistici intercontinentali più potenti dell’epoca, l’R-7. L’abitacolo era dotato di atmosfera artificiale pressurizzata, impianto termoregolatore, e apparati di trasmissione dei parametri vitali della cagnetta. In un certo senso confortevole, ma assolutamente privo di un sistema di recupero: una volta compiuta la sua missione orbitale, era destinato a bruciare nell’atmosfera come una meteora.

LA SCELTA DI LAIKA - Anche il reclutamento della cagnetta fu estemporaneo: accalappiata mentre vagava senza padrone in una via di Mosca, fu selezionata per la sua docilità fra tanti altri compagni di sventura. Laika era una femmina bastarda di circa 3 anni, risultato di incrocio fra un husky siberiano e un terrier. Sopportò con grande pazienza i test attitudinali: le costrizioni della tuta spaziale, gli elettrodi incollati nel petto, la centrifuga per simulare l’accelerazione di gravità durante il lancio. E si guadagnò con onore quel posto nella capsula spaziale dove, secondo fonti della Nasa, fu sigillata per ben tre giorni in attesa del lancio, con le deiezioni che si raccoglievano copiose in un sacchetto. Dopo il terrore del lancio e la ritrovata calma in orbita, Laika fu sentita dai controllori di volo consolarsi mangiando la sua pappa gelatinosa. Ma fu una breve parentesi.

I DUBBI SULLA MORTE DI LAIKA
- Qualcosa andò storto nell’impianto di termoregolazione. Invece di mantenersi a 16 gradi, la temperatura schizzò a 41 e la cagnetta riprese a guaire e ad agitarsi. I battiti del suo cuore, poi ritrasmessi da alcune emittenti radiofoniche, diventarono sempre più flebili. Secondo la versione ufficiale dei fatti, trascorse circa 5 ore dall’ingresso in orbita, i controllori di volo applicarono la prevista soluzione della "dolce morte", rendendo disponibile alla cagnetta un’apposita pozione velenosa già pronta in cabina. Ma nell’ottobre del 2002, nel corso di un convegno spaziale a Houston, Texas, Dimitri Malascenkov, uno degli scienziati che partecipò all’impresa, rivelò che la versione dell’eutanasia era una pietosa bugia e che in realtà la cagnetta era morta 5-6 ore dopo il lancio per stress termico. Secondo altre fonti russe (Anatoly Zak, The True Story of Laika the Dog), l’agonia della cagnetta si sarebbe prolungata per ben quattro giorni. Lo Sputnik 2 divenne la bara spaziale di Laika, fino a quando la sua orbita decadde e tutto finì, il 14 aprile 1958, con un’infuocata disintegrazione nell’atmosfera.

MONDO DIVISO
- Cinquant’anni fa il mondo si divise fra coloro che esaltarono l’impresa, incuranti delle sofferenze di Laika, sostenendo che quella era l’unica via per verificare la capacità di un essere evoluto a sopportare le forti sollecitazioni del lancio, seguite dalla repentina e prolungata assenza di gravità; e coloro i quali affermavano che tutte le verifiche potevano essere fatte tranquillamente nei simulatori spaziali a Terra, sia sugli animali sia direttamente sull’uomo. Così, mentre gli animalisti protestavano davanti alle ambasciate sovietiche di tutto il mondo, gli scienziati russi, e poi anche gli americani, continuavano i loro esperimenti spaziali con cavie animali: non solo cani, ma anche scimpanzé, topolini, rane, alcuni dei quali recuperati, altri finiti tragicamente come Laika.

Solo di recente, Oleg Gazenko, uno dei superstiti ricercatori che partecipò al tirocinio di Laika, ha fatto una pubblica ammissione di pentimento: «Più tempo passa e più mi rammarico per la nostra scelta. Non era proprio necessaria. Da quella missione non abbiamo imparato tanto da giustificare la tragica fine di quel cane».

Franco Foresta Martin
pubblicata da Più conosco gli uomini,più amo gli animali... il giorno Giovedì 3 novembre 2011 alle ore 15.30

26/10/2021

'Drey dreaming' di Neil Andreson. 🐿

Questo bellissimo e tenero scatto è valso al fotografo il premio People's Choice Award del Natural History Museum !
📸 IG: @ neilandersonhighland

26/10/2021

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Viareggio

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