27/01/2026
Nel 1860 James Spratt, un elettricista americano dell’Ohio, ideò un biscotto fatto di grano, radice di barbabietola, verdure e sangue bovino e fu così che fece la sua comparsa il primo cibo per cani.Durante gli anni ’30 alcune società individuarono una possibilità di business nella produzione degli alimenti per cani e gatti ed introdussero sul mercato alimenti secchi a base di farine di carne. Per tali società l’emergente mercato del pet food ha rappresentato la giusta occasione per riutilizzare e trarre profitto da sottoprodotti altrimenti inutilizzabili.
Negli anni ’60, i produttori di alimenti per cani, nonostante fossero coscienti del fatto che carni fresche e verdure fossero alimenti di qualità superiore, sostenevano che i cani e i gatti potevano rimanere in salute pur continuando ad essere nutriti con scarti industriali, quali crusca di grano, sfridi di lavorazione e carne non destinabile al consumo umano.Gli intermediari di prodotti agricoli avevano trovato una buona fonte di reddito, vendendo i loro sottoprodotti all’industria mangimistica di alimenti per cani, mentre i macelli traevano vantaggio dalla vendita dei loro scarti di macellazione, il cui smaltimento avrebbe soltanto rappresentato costo.
Negli anni ‘70 le società produttrici cominciarono a definire i loro prodotti “completi, senza bisogno di aggiunte o integrazioni”, sostenendo inoltre che gli scarti della cucina erano pericolosi perl a salute dell’animale.
Le strategie di marketing sono state applicate anche a questo settore dal momento in cui le vendite di alimenti per animali domestici hanno superato quelle dei cibi per bambini. Successivamente giunsero le diete specializzate, formulate per gestire malattie specifiche; tale introduzione portava anche con sé l‘idea che la nutrizione fosse complessa e che quindi la gente dovesse affidarsi ai consigli del veterinario per nutrire il proprio cane o gatto. .Nei primi anni ’80 arrivarono sul mercato gli alimenti “premium” e “super premium” e i produttori dichiararono che erano più nutrienti, offrendo anche diete differenziate per cuccioli, adulti, cani da lavoro e senior.Sebbene fossero pubblicizzati come “premium”, questi alimenti venivano prodotti seguendo i vecchi standard, tanti carboidrati e poche proteine.
Molti produttori eliminarono i conservanti chimici, e ora impiegano le vitamine C ed E per la protezione dei grassi negli alimenti per cani.SIAMO INFINE GIUNTI AD OGGI, periodo in cui gli alimenti sono etichettati come naturali, grazie all’impiego di ingredienti organici o nuove proteine animali quali cervo, pesce e coniglio.Attualmente esiste una vastissima gamma di alimenti per cani e gatti e fondamentalmente la loro composizione non è cambiata molto negli ultimi 40 anni. Gli alimenti convenzionali sono prodotti sempre dalle STESSE COMPAGNIE e sono ancora POVERI in PROTEINE, RICCHI in CARBOIDRATI e con elevate INCLUSIONI di CEREALI. Fortunatamente esiste una ristretta nicchia di aziende che producono gli alimenti avendo come primario obiettivo il rispetto delle esigenze nutrizionali del cane o del gatto: occorre quindi prestare molta attenzione agli ingredienti indicati sulla confezione.
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