19/07/2012
CESAR MILLAN vuole girare i nuovi episodi della sua fortunatissima serie tv nei canili europei.
Anche in Italia
DA NOI NO, GRAZIE
Lo ‘psicologo canino’ fenomeno mediatico divenuto famoso attraverso i canali satellitari, sta arrivando in Italia e vuole girare delle puntate nei canili del nostro Paese. I cani ricoverati nei canili non devono essere sottoposti a ‘esperimenti mediatici’ di riabilitazione canina con metodi vetusti e spesso inaccettabili dal punto di vista del benessere animale. Molti studi ci stanno dimostrando come il cane sia dotato di capacità cognitive e caratteristiche comportamentali che lo rendono adatto a comprendere la comunicazione umana: i metodi di Millan sono superati e estremamente pericolosi per il benessere dei cani e per la sicurezza delle persone. I Medici Veterinari Comportamentalisti insieme alla Federazione Italiana dei Medici Veterinari segnalano un pericolo non solo per i cani coinvolti ma anche e soprattutto per il tipo di messaggio culturale che viene così largamente diffuso.
Sono ormai anni che gli esperti professionisti del comportamento del cane, Medici Veterinari Comportamentalisti in testa, e con loro etologi applicati, educatori e istruttori, tentano in ogni modo di contrastare il successo mediatico e quindi popolare, del Sig. Millan, cercando di spiegare perché il suo metodo, basato sull’imposizione della forza indipendentemente dall’indole del cane, suscitano nell’animale emozioni negative quali ansia, paura e panico. Inoltre è evidente l’abuso del metodo flooding (trascinare a forza un individuo che ha paura di qualcosa, dritto dentro il contesto terrorizzante) servendosi, per condurvelo, di un cappio sottile che stringe proprio sulla laringe. Appunto a causa di questo collare a super-strangolo avviene la seconda parte del problema; il panico da soffocamento. In TV a volte abbiamo assistito al soffocamento conclamato, con il cane che si accascia cianotico, con cui Millan vuole correggere comportamenti non graditi quali lo slancio verso gli altri cani. Tutto questo con il patrocinio del National Geographic.
Appurato quindi che i metodi Millan sono ben poco umani, almeno nella gran parte dei casi, sembra ora perfino grottesco dover dichiarare che non si potrebbe mai accettare che cani ricoverati in canili e rifugi siano affidati a questo signore per creare nuovi introiti a quella che è diventata un azienda da miliardari.
I cani che sono appunto ricoverati nei canili non hanno un punto di riferimento sociale, vivono deprivati della libertà di mettere in atto molti dei normali comportamenti, vivono la frustrazione di dover condividere le poche risorse disponibili, vivono ora il sovraffollamento ora la solitudine, vivono l’inquinamento acustico e molti di loro hanno esperienze traumatizzanti che li hanno segnati. Davvero si vorrebbe metterli nelle mani di qualcuno che non ha il benché minimo rispetto per le esigenze etologiche e cognitive dei cani e che conosce solo - e usa quasi sempre a sproposito - il concetto di dominanza?
Noi chiediamo a tutti i canili e rifugi presenti in Italia di negare assolutamente l’accesso a questo individuo e alla sua troupe: non sono qui per il bene dei cani.
La discussione su è Cesar Milan è di ulteriore spunto per chiarire alcune aspetti fondamentali che sarebbe bene rientrassero definitivamente in normative specifiche anziché dover essere ribadite ogni volata in occasioni come queste.
Il Medico Veterinario esperto in Medicina Comportamentale Veterinaria deve essere in ogni caso e per prima cosa la figura di riferimento nei casi di disturbi comportamentali degli animali d’affezione. La ragione fondamentale è che il Medico Veterinario è appunto un medico e ha la responsabilità
della cura del paziente malato. Il Medico Veterinario competente in Medicina Comportamentale
Veterinaria si trova inoltre nella posizione ottimale per diagnosticare le deviazioni del
comportamento normale, potendo valutare se il comportamento è realmente “ anormale” e se
sussistano cause fisiche alla base del disturbo.
Il Medico Veterinario ha le competenze per valutare le diagnosi differenziali e per impostare un
trattamento adeguato al tipo di patologia. Non dimentichiamo infine che talvolta le terapie
prevedono l’uso anche di farmaci la cui prescrizione è di esclusiva competenza del medico
veterinario. Non pensiamo necessariamente e solamente a farmaci psichiatrici ma anche, per esempio, a terapie per gestire il dolore o per trattare patologie endocrine che non infrequentemente influenzano profondamente il comportamento degli animali.
Sebbene infatti la gestione dell’animale possa giocare un ruolo sia nell’insorgenza che nella risoluzione dei problemi comportamentali, è scorretto attribuire solamente ad una cattiva gestione la causa principale dei problemi comportamentali. Un comportamento inadeguato/indesiderabile è diverso da un comportamento patologico, ‘non normale’. La maggior parte degli animali con disturbi comportamentali non sempre sono gestiti in modo inadeguato, ma sono ‘anormali’ perché affetti da un disturbo comportamentale. La conseguenza di ciò è che non solo non ci si può aspettare risposte ‘normali’ da soggetti che non lo sono, ma anche che è estremamente pericoloso impostare un qualsiasi trattamento ignorando tale presupposto.
L’aspetto più importante è quindi la distinzione tra comportamento normale e comportamento
patologico. In un soggetto patologico, come detto precedentemente, non ci si può aspettare delle risposte normali ed è pertanto necessario innanzitutto effettuare una diagnosi del disturbo presentato dal paziente. In questo caso, oltre all’eventuale educazione del proprietario, va anche impostata una
terapia che includa un protocollo di modificazione comportamentale in relazione alla diagnosi del problema, affiancato, quando necessario, da un supporto farmacologico.
I Medici Veterinari Comportamentalisti ASETRA (Associazione Studi Etologici e Tutela della Relazione con gli Animali) e AISEAB (Associazione Italiana Specialisti Etologia e Benessere Animale)