05/12/2025
5 dicembre 2024
Ore 10.32
Stai dormendo profondamente, il tuo respiro si sta affievolendo.
Ore 10.35
Il tuo cuore si è fermato per sempre e tu non sei più qui con me.
Solo il tuo corpo riposa sul tappeto rosso della cucina, quello su cui dormivi da piccolina.
Sono stato io ad addormentarti per sempre, non c'era altra soluzione.
Negli ultimi quindici giorni le tue crisi epilettiformi si erano fatte sempre più frequenti e non controllabili con nessun farmaco.
Non ti meritavi tutto questo, non così, non in questo modo.
Dopo la risonanza magnetica fatta due settimane prima ho capito con certezza che non avevi alcuna possibilità di sopravvivere.
Quel piccolo tumore al cervello nel lobo frontale destro con il conseguente imponente edema cerebrale ti avrebbe fatto soffrire fino alla morte e non potevo e volevo permetterlo.
Quindi con il cuore spezzato ho preso la decisione più difficile.
La notte precedente sono stato con te senza dormire per cercare di alleviare con la mia presenza le tue crisi il più possibile. Ti parlavo e tu ti calmavi e addirittura ti preoccupavi per me standomi vicino e appoggiavi la testa sulle mie ginocchia.
Alla mattina ho deciso di agire, ho riunito le persone che amavi e che ti amavano e ho fatto quello che dovevo per liberarti dal male che ti affliggeva nel modo migliore, indolore e più rapido possibile.
Quante volte ho dovuto effettuare l'eutanasia in quarantacinque anni di professione e non è mai stata una operazione facile ed eseguita a cuor leggero.
Ho preparato e consolato i proprietari ed è sempre stata una situazione pesante da gestire e controllare.
Con Greta lo era ancora di più, ero interprete di tutte le parti in “commedia” ed ero straziato dal pensiero di lasciarla andare dopo dodici anni di vita costantemente insieme e dal voler egoisticamente tenerla ancora con me.
Sarebbe stato però solo un prolungamento della sofferenza, di rendersi conto che non avrebbe più potuto vivere facendo tutto ciò che le piaceva, come correre in montagna e fare le nostre lunghe escursioni sia estive, sia invernali.
La nostra vita così avrebbe perso di ogni senso e significato.
L'ho fatto come il più grande gesto d'amore nei suoi confronti che compensava tutta la sua vita di amore, dedizione e intelligente arguzia.
Cara Greta,
nella tua vita hai sempre fatto tutto in fretta, imparavi velocemente, correvi a destra e a manca, quando ti tiravo la pigna, o la pallina calcolavi velocemente la traiettoria e la direzione e ti lanciavi per prenderla ancora prima che questa lasciasse la mia mano.
Se ti portavo al ristorante con me, con gran fretta entravi e ti accucciavi sotto il tavolo e aspettavi tranquillamente il momento di andarsene; quando riemergevi da sotto la tovaglia con qualche abbaio per manifestare la tua fretta di uscire dal locale spaventavi gli altri commensali che non si ricordavano che sotto il tavolo c’era un pastore tedesco.
Avevi sempre fretta e anche nella malattia hai avuto fretta, l’hai fatta durare il meno possibile non avresti sopportato un decadimento lento e progressivo: meglio fare in fretta!
Ciao Greta, so che mi aspetterai al di là del Ponte!