07/07/2023
Buongiorno a tutti,
"Sei troppo poco attivo sui social.Vero." Ma veramente ho difficoltà a trovare il tempo da dedicare a questo mondo e sinceramente mi piace anche molto poco visto il cattivo utilizzo.
Stamattina però voglio dirle due parole.
Riflettendo sulle “guerre” da social, penso che nessuno focalizzi su una problematica comune a tutti i professionisti del settore ( ed anche agli abusivi che per me sono un reale cancro del sistema) di qualsiasi “corrente cinofila”.
Una cosa su tutte dovrebbe metterci d’accordo indissolubilmente: la bassissima percentuale di proprietari che “davvero” si prendono l’impegno di gestire correttamente il proprio cane!
Parlo di: gestione della routine giornaliera, gestione degli spazi e delle risorse, gerarchizzazione, fase di apprendimento e decontestualizzazione.
Il proprietario medio pensa che il lavoro si riduce al campo oppure che venga qualcuno a casa a “sistemarti” il problema.
Ma in entrambi i casi nulla si risolve.
È solo fumo negli occhi.
Tutti i cani in mano ad un professionista si comportano correttamente anche dal secondo stesso della presa del guinzaglio ( in caso contrario c’è qualcosa che non va dal lato professionista).
Diffondere la corretta “cultura” cinofila significa sensibilizzare i proprietari, dargli le corrette competenze affinché si creino binomi funzionali, fargli sentire che non sono soli ma che in qualunque momento c’è supporto ed assistenza.
Smettiamola di fare i professoroni spiegando concetti e terminologie che al proprietario non servono, ma puntiamo a far capire al proprietario la responsabilità ( anche civile e penale) della scelta che LORO hanno fatto ovvero di prendersi cura di un cane.
Il maltrattamento ha forme anche passive !
A volte il cambio di professionista non avviene perché il collega è’ stato “cattivo”.
Io personalmente non parlo mai male di nessuno, faccio il mio e tutte le volte che mi arrivano proprietari che sono già passati da 2/3 colleghi cerco di capire il perché questa persona ha cambiato così tante volte.
C’è chi ha scelto la soluzione più economica ed il “collega” non era un collega ma un “abusivo” senza competenze.
Altre invece hanno scelto colleghi rinomati e lamentano un non raggiungimento di quanto si aspettavano.
Li esce fuori il vero problema che non è il cane ma la scarsità di impegno del proprietario sia nel seguire le regole sociali sia di non svolgere gli allenamenti quotidiani urbani sprospettati.
Quindi alla fine, basta guerra di metodi, scuole ecc… io personalmente sarò sempre dalla parte della normazione del nostro settore ( sinceramente vorrei anche avere una pensione degna alla fine della mia carriera perché SONO UN REALE LAVORATORE con pagamento tasse ecc..).
Ma l’invito da parte mia è di pensare ai proprietari e tutti noi insieme dobbiamo svolgere una corretta campagna di sensibilizzazione alla responsabilità del tenore di vita del cane.
Preso dal web