14/07/2026
In questi giorni ho un nodo alla gola.
Con le vacanze ho più tempo per fermarmi, guardare, osservare, pensare. E quello che vedo, a volte, mi pesa.
Mi pesa vedere cani dentro famiglie apparentemente serene, magari anche molto attente e molto presenti, ma che nella pratica sembrano avere pochissimo spazio per vivere davvero la loro esperienza nel mondo.
Tante situazioni mi fanno star male, ma la cosa che in questo momento mi pesa di più è la continua richiesta, tutte quelle situazioni in cui il cane viene continuamente chiamato, interrotto, corretto, direzionato, sollecitato.
“Seduto, terra, vieni, andiamo, prendi, porta,..." O peggio ancora 100 volte "Fidoooo" senza neanche una richiesta.
C’è solo questo bisogno continuo di riportarlo a noi, di tenerlo agganciato, di avere la sensazione che sia sempre sotto controllo.
Ecco, io credo che qui ci sia un punto enorme.
Vivere con un cane non dovrebbe voler dire occupare ogni suo pensiero, né sostituirci continuamente alla sua capacità di leggere il contesto. Vivere con un cane dovrebbe voler dire dargli strumenti, costruire fiducia, creare le condizioni perché possa muoversi nel mondo con più competenze, non con meno possibilità.
Quanti "problemi" in meno avrebbero questi cani se lasciassimo loro margine per osservare, per scegliere una traiettoria, per comunicare con un altro cane, per prendere tempo, per capire cosa sta succedendo prima che noi interveniamo a interrompere tutto?
Non sto dicendo che bisogna lasciare i cani allo sbaraglio, ovviamente. Non sto parlando di assenza di regole, di sicurezza o di responsabilità. Sto parlando di fiducia, quella fiducia che permette a un cane di esprimersi dentro un contesto, invece di essere costantemente riportato dentro la nostra ansia di controllo.
La prossima volta che vuoi chiedere qualcosa al tuo cane, prova a contare fino a 10, lasciagli il tempo di capire da solo cosa fare. Magari ti sorprenderà.