18/05/2026
Condividiamo ogni singola parola
“Buongiorno, prezzo?”
Ormai nove messaggi su dieci iniziano e finiscono così.
E sinceramente un po’ fa riflettere.
Non perché il prezzo non sia importante. Lo è. I cuccioli non sono in regalo e non ho alcun problema a comunicarlo in modo chiaro e trasparente.
Ma possibile che sia l’unica domanda?
Per scegliere una lavatrice si passano ore a confrontare caratteristiche, consumi, capienza, affidabilità.
Per un cellulare si guardano recensioni, batteria, fotocamera, memoria, aggiornamenti.
Per una stampante ci si informa perfino se abbia il Wi Fi oppure no.
E invece per scegliere il cane che ci vivrà accanto per i prossimi quindici anni, spesso l’unica informazione richiesta è:
“quanto costa?”
Nessuna domanda su come vengono allevati i cuccioli.
Sul carattere dei genitori.
Sui controlli sanitari.
Sulla selezione.
Sull’ambiente in cui crescono.
Sulla socializzazione.
Sul supporto futuro.
E credo che dietro questo ci sia anche un enorme equivoco.
Molte persone sembrano pensare che un cane “comprato” sia automaticamente perfetto per definizione. Come se esistesse una specie di certificazione divina che garantisce il cane perfetto solo perché è stato pagato.
Ma non funziona così.
Un cane non è un oggetto industriale costruito in serie con standard garantiti dal Padre Eterno.
È un essere vivente, con genetica, carattere, sensibilità, bisogni, predisposizioni e margini di imprevedibilità.
E proprio per questo la differenza non la fa il fatto che un cane abbia un prezzo.
La fa il modo in cui è stato selezionato, allevato, cresciuto e seguito.
Perché dietro un prezzo ci sono scelte precise.
Ci sono controlli sanitari, esperienza, tempo, rinunce, qualità della crescita, attenzione quotidiana e responsabilità.
Quindi sì, chiedetemi pure il prezzo.
Ma magari dopo aver chiesto qualcosa sul cane.
Perché il prezzo da solo non racconta nulla.