06/08/2025
RUBRICA AMARCORD
14 dicembre 2020. Una data che non dimenticherò mai. Quel giorno nella mia vita è arrivato Morfeo, il mio cane di assistenza. All'inizio era difficile immaginare quanto un compagno a quattro zampe potesse cambiare tutto. Non solo la mia quotidianità, ma il modo stesso in cui affronto la mia condizione: la narcolessia.
Morfeo è stato addestrato per aiutarmi a riconoscere e gestire i momenti più critici della malattia. Quando rimango intrappolata in una paralisi del sonno, è lui a riportarmi indietro, con delicatezza ma con determinazione. Quando mi addormento in luoghi pubblici, lui è lì, pronto a svegliarmi con quella musatina in faccia familiare e rassicurante. E quando sto fuori la sera e il sonno inizia a farsi sentire, Morfeo se ne accorge prima ancora che io me ne renda conto. si ferma, mi guarda, mi dà una musata e mi guida verso la sicurezza.
Viviamo in simbiosi, io e lui. Non esiste un luogo dove io vada e lui non sia al mio fianco. A lavoro, sugli aerei, in mezzo alla folla o nel silenzio di casa: Morfeo è sempre con me. Non si è mai lamentato, non ha mai mostrato segni di disagio. E in tutto questo tempo, non ha mai smesso di mettermi a mio agio. La sua presenza è discreta, ma fondamentale. È come se avessi accanto a me un angelo custode travestito da cane.
Morfeo non è solo il mio cane di assistenza. È il mio migliore amico, il mio confidente silenzioso, il mio rifugio nei momenti più difficili. Non ho bisogno di spiegargli nulla: lui capisce.
Da quel dicembre del 2020, non ho più affrontato un solo giorno da sola. E ogni giorno che passa, capisco quanto sia prezioso il dono che ho ricevuto. Morfeo non mi ha semplicemente aiutato a convivere con la narcolessia: mi ha insegnato a vivere, con dignità, con forza, con speranza e mi ha insegnato che io non sono la malattia.
E se qualcuno dovesse chiedermi cosa significa avere accanto un angelo, risponderei con un sorriso: “Si chiama Morfeo. E mi ha salvato la vita.”
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