27/03/2026
Ci capita mai di dire con fare compiaciuto dei nostri figli o dei nostri amici che sono «obbedienti»?
Non credo proprio.
Obbedire significa eseguire un ordine a prescindere dal fatto che ne si condivida l’intento.
Tanto è vero che «ridurre all’obbedienza» significa obbligare qualcuno ad accettare un compito contro la propria volontà.
In questa prospettiva, l’obbedienza è il segno della sottomissione di qualcuno al volere di colui che impartisce un compito o, nel caso del cane, un comando.
Come possiamo attribuire serenamente questa
parola al nostro migliore amico e considerarla come fosse una sua qualità di cui andare fieri?
Da parte mia, non soltanto non vorrei mai negare al mio cane la possibilità di avere (ed esprimere) un’opinione contraria in merito alle mie proposte e al resto che la vita gli offre, ma credo anche che ridurne la gestione all’obbedienza e a una forma costante di
controllo significherebbe precludermi la possibilità di costruire una relazione di autentica amicizia.
È solo in virtù di questa relazione che potrò ottenere la sua col-
laborazione, aprire con lui un «dialogo» grazie al quale potrò chiedergli di fare o non fare determinate cose.
All’obbedienza e al controllo dovremmo sempre preferire la collaborazione e l’educazione.
TRUST YOUR DOG!
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