04/06/2026
Finito di lavorare sullo stage di sabato con Claudia Marini, mi metto subito a pensare alle attività del prossimo autunno.
Sto cercando, al contrario di quanto ho sempre creduto, di far si che chi viene a fare il proprio percorso qui all’Accademia, ne esca consapevole e non solo capace.
Cosa intendo?
Intendo che un binomio, uomo e cane non devono uscire da qui che sanno fare qualcosa (vale per tutto), ma, anzi, preferisco che non la sappiano fare, consapevoli, però, di dove sono in quel momento, di chi sono e di come far si che il loro obiettivo, relazionale, sportivo o educativo sia chiaro e che ci sia un progetto e una sensibilità per poterlo raggiungere.
Come?
Con la conoscenza, con la sensibilità, con l’osservazione, con la pazienza, l’amore... tutto ciò che può essere allenato da individui collaboranti.
Non penso siano parole, come molti mi dicono, ma penso sia una delle cose più difficili da raggiungere e per me da “insegnare”...
la CONSAPEVOLEZZA.
Parlando con alcuni colleghi e binomi (che spesso ne sanno più di colleghi) ci siamo soffermati a capire perché nel mantrailing, disciplina che io considero una scuola di vita in base alla quale valutare e far crescere tanti rapporti, si facciano alcuni “esercizi".
Non siamo riusciti a trovare un motivo se non collaterale e molto distante dal nocciolo della ricerca...
Ma siamo riusciti a concordare sul fatto che il mantrailing dovrebbe essere un’attività seria che favorisca l’AUTONOMIA e la CONSAPEVOLEZZA di scelte del cane e, contestualmente, del mantrailer.
Da questo punto di vista molti “esercizi” che vengono fatti nel mantrailing che io ho conosciuto negli ultimi anni non trovano un fondamento reale per autonomia e consapevolezza, ma solo per una credenza tutta umana che il cane abbia compreso... ma l’esercizio appunto!
Credo invece che ci siano competenze che vadano formate molto più semplicemente e molto più efficacemente senza “esercizi scenografici”, ma piuttosto con attività essenziali, sfruttando la motivazione, la capacità del cane di usare le proprie spontanee capacità di risoluzione problemi, la sua creatività e la propria AUTONOMA CONSAPEVOLEZZA.
E questa roba non si allena solo nel mantrailing, ma piuttosto in tutta la vita del cane.
Altro motivo per cui, sempre nella stessa chiacchierata è venuto a galla un altro pensiero:
Nel formare un binomio di mantrailing non posso distinguere se è un binomio “cliente” o un binomio “istruttore”, se uno fa il mantrailng “sportivo” o “operativo" perché le competenze da avere sono le stesse per il cane, ma soprattutto, sono le stesse per il mantrailer...
Tutto questo mi convince sempre di più che alcune categorizzazioni siano solo frutto di una logica di vendita e non di sostanza, che non giudico affatto visto che ne ho fatto e ne faccio parte, ma che dovrebbe andare oltre, per il bene del mantrailing stesso e per una maggiore veridicità che dobbiamo ai nostri cani e a chi viene da noi a chiedere di imparare. O, almeno, come alcuni colleghi che stimo veramente tanto, bisognerebbe dire: “noi siamo questo, abbiamo scelto perché abbiamo questa motivazione”! Applauso!
Io stesso, in primis, voglio ringraziare chi mi ha permesso di capire e di farmi le giuste domande. Non faccio nomi perché si sa, i social, sono problematici... ma a loro lo ho già detto e so che lo sanno.
Questa riflessione un po’ lunga per passare il messaggio che qui il NOMADS MANTRAILING TEAM il mantrailing lo fa così, continuando a crescere, a studiare, a formarsi, a lavorare sul campo scambiando opinioni e idee perché ogni cane e ogni mantrailer ha bisogno di ricercare la propria motivazione, autonomia e creatività!!!
E le nostre porte sono aperte a tutti, ma proprio a tutti, anche per dire cose un po’ scomode, ma che alla fine portano a dei bei risultati, veri e consapevoli... e non parlo di arrivare primi, ovviamente.
Questa è una riflessione che mi piacerebbe fosse alla base di un po’ tutto quello che si fa, ad oggi, con i cani.
Paolo