18/12/2025
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L’apprendimento è innanzitutto una questione applicativa. L’idea che si impari soprattutto ripetendo nozioni, concetti e contenuti appartiene a una visione della scuola precedente alle grandi scoperte neuroscientifiche degli ultimi trent’anni, a partire dalla teoria delle intelligenze multiple di Howard Gardner.
Non solo l’apprendimento è applicativo ed esperienziale ma le ricerche confermano anche l’importanza decisiva dell’elemento imitativo nel processo di imparare. Al contrario, una dimensione di studio solitario e forzato, com’era tipico della scuola di un tempo, oggi mostra tutti i suoi limiti.
Per questo la questione dei compiti a casa va collocata dentro questo quadro, evitando di trasformarla in un dibattito sterile: “compiti sì o compiti no?”. Tutto ciò che riguarda l’applicazione pratica dovrebbe appartenere all’ambiente scolastico, inteso come comunità di apprendimento. Ciò che invece si riduce a una semplice ripetizione meccanica di ciò che si fa in classe diventa un esercizio pedante, spesso demotivante, soprattutto per studenti già in difficoltà.
Occorre quindi orientarsi verso i compiti di realtà, cioè attività che permettono di mettere in pratica competenze e conoscenze senza replicare in modo sterile il programma scolastico. Le possibilità sono praticamente infinite: la lettura di un libro, la tenuta di un diario, una piccola ricerca matematica basata su dati reali (“quante auto passano nella mia strada in un’ora?”, “quante si fermano sulle strisce per far passare i pedoni?”), la visita a una mostra o a un museo, la visione ragionata di un film o di un documentario selezionato con cura, evitando il consumo dispersivo tipico delle piattaforme.
Un compito di realtà può essere anche un’attività motoria o sportiva, dato che l’educazione fisica fa parte integrante del curriculum scolastico; oppure una pratica religiosa, allo stesso modo presente nella formazione; o, per gli studenti più grandi, la partecipazione ad attività politiche o civiche, come previsto dall’educazione civica. Rientrano in questo approccio anche le visite a luoghi geograficamente significativi o ai tanti reperti storici e segni del passato che costellano le nostre città e che possono diventare materiale prezioso per attività di tipo esplorativo e problematizzante.
Sarebbe auspicabile una scuola capace di integrarsi costantemente con il territorio. In attesa, purtroppo, di una trasformazione di questo tipo, l’insegnante che propone attività casalinghe collegate all’ambiente naturale, urbano, sociale e culturale compie un gesto di grande valore educativo. È questa la vera outdoor education, ben lontana dalla mera assegnazione di analisi logiche, esercizi di algebra o ripetizioni della lezione di storia.
Buon lavoro e buoni compiti creativi.