01/09/2018
Una delle attività preferite di Matteo Salvini è quella di rilanciare notizie di cronaca che vedono coinvolti stranieri, possibilmente arricchendole coi suoi commenti e domande ai fan.
Il meccanismo è ormai ben oliato, e ne abbiamo avuto una dimostrazione appena due giorni fa. “Roba da matti,” ha scritto il segretario della Lega linkando un articolo de “Il Giornale” che aveva già avuto ampia diffusione, “un immigrato del Gambia, con precedenti penali, beccato a spacciare morte, è stato scarcerato perché per i giudici del tribunale di Milano: ‘Vendere droga è la sua sola fonte di sostentamento’. Poverino...”
Il messaggio veicolato sia dal quotidiano che da Salvini è piuttosto semplice: se sei disoccupato e straniero puoi allegramente spacciare, tanto troverai un giudice “buonista” che ti farà uscire. In realtà si tratta di una lettura distorta che non c’entra nulla né con la reale decisione del tribunale del riesame, né con la procedura penale. Ovvero?
Lo scorso giugno il cittadino straniero era stato trovato con 5 pasticche di ecstasy, e un gip ne aveva disposto la custodia cautelare in carcere. Il difensore ha dunque fatto ricorso per chiedere la scarcerazione, e a luglio il tribunale del riesame l’ha disposta ritenendo che—nel caso di specie—la misura più adatta fosse il divieto di dimora all’interno di Milano.
Nella motivazione i giudici hanno escluso che la detenzione dello stupefacente fosse ad uso personale, poiché “non avendo alcun provento derivante da attività lavorativa, lo spaccio appare l’unico modo per mantenersi.” Che è parecchio diverso da quello che ha capito Salvini.
Come ha spiegato l’avvocato Marco Fanti il riesame “non ha fatto alcun favoritismo” nei confronti dello straniero; al contrario, “lo ha sottoposto ad un giudizio peggiore di quello che avrebbe riservato ad un italiano con un lavoro o una famiglia che gli paga tutti i vizi, trovato con la stessa quantità di stupefacente.”
La custodia cautelare in carcere è stata annullata non perché i giudici sono “buoni,” ma perché—in ragione del modesto quantitativo di stupefacente—hanno applicato un altro comma della normativa antidroga. E siccome il codice di procedura penale, scrive Fanti, “impedisce di tenere in carcere prima della condanna gli indagati per reati puniti con pena inferiore a cinque anni nel massimo,” il tribunale ha optato per un’altra misura cautelare, “esattamente come avviene ogni giorno per centinaia di italiani."
Naturalmente, se il cittadino straniero sarà ritenuto colpevole al termine del processo sconterà la pena in carcere. Intanto, quella veicolata da Salvini è una delle tante distorsioni della realtà—una distorsione operata per solleticare l’elettorato e dare addosso alla magistratura, e che ha trasformato i canali social del vicepremier in una sezione distaccata di siti xenofobi come “Tutti i crimini degli immigrati.” (Leonardo Bianchi)