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Gerontocrazia e balconismo cinofilo“Come dimenticarsi i cani tra urla di anziani”Si sa, siamo il secondo paese più vecch...
23/08/2025

Gerontocrazia e balconismo cinofilo
“Come dimenticarsi i cani tra urla di anziani”

Si sa, siamo il secondo paese più vecchio al mondo dopo il Giappone.
La natalità è ai minimi storici e di tutto ciò viene incolpato il cittadino, non il fatto che gli stipendi siano gli stessi da 50 anni (ma questa è un’altra storia).
Parliamo di cani, di cinofilia “che è meglio” (come dice quattrocchi dei puffi)

E’ buffo ma osservando i vari operatori nel settore: educatori, addestratori, medici veterinari comportamentalisti, istruttori e divulgatori ciò che si riscontra è una vera gerontocrazia.
Cosa significa questo parolone?
Il termine "gerontocrazia" deriva dal greco antico ed è composto da due parole:
* γέρων (gheron), genitivo gherontos, che significa "vecchio", "anziano".
* κράτος (kràtos), che significa "potere", "governo".
Quindi, letteralmente, "gerontocrazia" significa "potere dei vecchi" o "governo degli anziani".
Il termine indica un sistema politico o sociale in cui il potere e le posizioni di comando sono detenuti e gestiti prevalentemente da persone anziane.

Dirette, libri, scontri, video conferenze, scuole di pensiero con a capo chi? Tutta gente che ha almeno 60 anni.
Sia chiaro io non ce l’ho con le persone più attempate tantomeno nego il valore dell’esperienza. Platone scrisse che un uomo raggiunge la saggezza a 50 anni e chi controbatte Platone?
Però, però, se la saggezza diventa balconismo forse la direzione è sbagliata. Gente che urla inneggiando al proprio stato dell’arte che differisce dall’empatia transpecifica, collari vs bocconi insomma una specie di “Uomini e Donne” dei cani. La metà degli urlatori sono salottisti con il cognac o gente che fondamentalmente non porge più un orecchio acerbo, come diceva il buon Rodari; parlano ma non ascoltano. Ideologisti in pantofole.

Io ho 35 anni quindi per loro sono un pusillanime senza esperienza, uno che non sa cosa sia la VERA cinofilia. I VERI cani.
A me tutto ciò fa sorridere perché noi in Italia le rivoluzioni e i cambiamenti ideologici e tecnici ce li aspettiamo dai 60enni e over.
Penso che siamo gli unici a ragionare così.
Io per mia disfunzione personale quando non so o non capisco una cosa parlo con un 20enne talvolta anche con un 16enne.
Perché? Perché ha una prospettiva più attuale, diversa, scevra da moralismi vetusti e polverosi. Parole schiette magari meno ragionate ma portatrici di significati. Già perché le parole devono essere significanti. Non vuote o peggio urlate.

E tornando al balconismo cosa ne pensano i giovani di questa situazione? Di queste federazioni che escludono le diverse figure professionali sotto magna carte di intenti e buoni propositi volanti, effimeri, prive di contenuto? Cito Fantozzi: per me anzi per noi sono una ca**ta pazzesca!

Ho collaborato con ragazzə che provenivano da Enci, Fisc, Csen, Siua vattelapesca e ci siamo sempre capiti. Tutti animati dallo stessa passione: i cani, le persone e il loro benessere. Ideologie, paroloni e lotte per gli strumenti li lasciavamo a casa nel cassetto delle anticaglie.

Questo articolo forse è più una “chiamata alle armi”
Calatevi nella parte del generale con voce tonante per il trafiletto a seguire:
Giovani ragazzə cinofili stacchiamoci da questo sistema vetusto! Creiamo qualcosa di nostro che ci appartenga, senza urla, senza ideologie, senza carte di intenti e propositi, senza dirette!
Cosa ci mettiamo? Sudore, lavoro e tantissimi cani!

Chi passa la vita a guardare all’indietro con nostalgia… e’ facile che sbatta contro un lampione!

E se l’amore fosse solo un condizionamento? Dall’umano al cane, un umile riflessione Innumerevoli studi dimostrano chiar...
21/08/2025

E se l’amore fosse solo un condizionamento?
Dall’umano al cane, un umile riflessione

Innumerevoli studi dimostrano chiaramente che l’affettività sia di fatto un bisogno imprescindibile dell’animale umano.
Potremmo citare l’esperimento sulla scimmie di Harlow, gli studi di Spitz sugli orfani, la teoria dell’attaccamento di Bowlby e tanti altri.

Ma vorrei pormi anzi porvi una domanda che inizialmente potrà lasciarvi spiazzati: e se l’amore fosse solo un condizionamento?
Indubbiamente il bisogno umano di affettività e’ come sopra scritto innegabile ma da cosa è mosso?
Se ci rifacessimo a Darwin potremmo pensare che la selezione naturale abbia trovato il soggetto con maggior affettività più adatto e più funzionale al suo habitat.
Perché però in altri animali questo non avviene?

Indagare l’amore è cosa assai complessa perché lo si può fare sotto vari aspetti: evolutivi- biologici, etici-morali, filosofici, religiosi ecc.
l’amore di per sé si interconnette a tutto. Detto questo, mi immagino a gattoni ancora infante apprendere che abbracciando un piede di mia madre questa mi avrebbe ricompensato con una carezza.
Non trattasi forse di condizionamento? Opero qualcosa perché conscio del risultato/ricompensa che andrò ad ottenere.
Questo condizionamento all’affetto verrà ripetuto talmente tante volte da renderlo intrinseco, inespungibile dall’individuo.
L’animale umano ne è così assuefatto da non poterne più fare a meno, lo è così tanto che la sua fisiologia cambia in virtù di questo suo bisogno.
Anche qui potremmo citare tantissimi studi di correlazione sugli ormoni che vengono generati da gesti d’affetto e effusioni.
Proviamo quindi a pensare che da un semplice condizionamento si sia evoluta e selezionata una prerogativa dell’essere umano: l’amore.
L’esperimento dialettico si potrebbe concludere qui con quest’ultima asserzione.

Ora vengono però quelle domande che danno fastidio, vi avverto.
Siamo sicuri che qualcosa di cui siamo assuefatti ci faccia bene?
Ci sono altre prerogative umane che non sono state generate da condizionamenti? (Non credo)
Non è così romantico vedere l’amore come un condizionamento vero?
Se fosse dimostrabile che l’amore non è salvifico o benefico che tutto è condizionamento e lo è persino l’amore caspita si cadrebbe nell’oblio nero del funzionalismo.
Tutto esiste in virtù di una funzione, tutto e’ dimostrabile. Tutto è tecnico e razionalizzabile.
Chissà quante menti assai più brillanti della mia si sono soffermate a pensarci.

Ora però vorrei restringere lo sguardo concentrandomi sul mio campo: i cani, la cinofilia, la relazione interspecie.
Ipotizziamo che anche per i cani valga lo stesso e quindi a partire da condizionamenti si sviluppino i processi affettivi che in chiave evolutiva selezionino e modifichino la specie verso soggetti più prodromi all’affetto.
Essendo in questo caso la selezione attuata da noi umani, la spinta verso l’affettivita’ e’ stata ben più forte; l’umano ha richiesto in base ai suoi bisogni di essere accudito, cani molto affettuosi, molto docili nei suoi riguardi. Ha selezionato animali in grado di accudirlo e di essere accuditi.
Ha iniziato selezionando animali “funzionali” a un lavoro: guardiania, caccia, protezione ecc. per poi anno dopo anno spostare la direzione verso l’affettività.
Ed è ovvio che ora vi ritorni alla mente il quesito di prima:
siamo sicuri che qualcosa di cui siamo assuefatti ci faccia bene? E nel caso del cane? Questa nostra pressione evolutiva verso l’affezione fa bene al cane? O forse ricalca il nostro bisogno affettivo?
Io credo più la seconda opzione.
Cani con ansia da separazione, cani che in assenza dell’umano non sanno far nulla. Parliamo di base sicura, di umani di riferimento, di capobranco ma ci rendiamo conto che siamo specie diverse?
Quanto l’autoefficacia e il bisogno di indipendenza devono essere a carico di una “specie altra”? Proviamo a fare un esempio al contrario, io come umano mi sento capace solo se ho il cane affianco, posso essere indipendente solo se lui è presente? Questo è di fatto quello che succede a tantissimi cani, non tutti grazie al cielo, hanno perso non l’animalità ma la vitalità.
Sono drogati anche loro d’amore.
Lo sono così tanto da non sapersi muovere senza.

Ora proviamo a chiudere il cerchio, ci siamo chiesti se l’amore fosse un condizionamento e la risposta è stata che probabilmente nacque come tale tanto da modificare la fisiologia umana con il passare del tempo. Poi ovviamente non solo la funzionalità dell’affettività e quindi l’appagamento di un bisogno entrarono in gioco ma anche tutti gli aspetti socio culturali.
Questa evoluzione esponenziale nella ricerca d’amore ci ha reso assuefatti a tal punto da averci tolto vitalità. Perché ormai viviamo di interazioni amorose che vanno dai like, ai selfie al sesso compulsivo. Di fatto l’amore concettuale idilliaco sta regredendo a uno pulsionale. Ricerchiamo più che un amore un feedback immediato, un godimento istantaneo non responsabile ma non vorrei cadere nella moralizzazione.
Selezionato il cane ne abbiamo fatto un feticcio, un surrogato di tutta questa necessità di appagamento amoroso.

Ed oggi il cane è maledettamente frustrato come noi, in continua ricerca di godimento, di riconoscimento. Coevoluzione sì ma nella direzione sbagliata.
Cani obesi, soli, aggressivi, paurosi, vi ricorda qualcosa? A me sì.

20/08/2025

La gestione consapevole del cane rispetta tutti

Dietro, piede, fuss chiamatelo come vi pare. Ma è fondamentale nell’educazione del cane non mi stancherò mai di ripeterlo. Ed è da svolgere tutti i giorni, e’ l’unico “esercizio” da fare sempre con il proprio cane.
Come insegnarlo?
- iniziate con un lunghina da 10 metri in un bel sentiero stretto. Lasciate andare avanti il cane, chiamatelo, quando vi raggiunge mettetevi di 3/4 e lasciate che vada dietro di voi. A quel punto con il corpo ostruite un po’ il passaggio e dite semplicemente “dietro”. Ogni tanto lasciatelo passare dicendo “libero” quando è davanti a voi ripetetelo. Se scalpita per andare davanti non litigate, lasciate passare il cane, richiamate e fatelo tornare dietro (abbiate pazienza). All’inizio 100 metri ben fatti sono meglio che 1km fatto a caso. Non usate cibo o giochini non servono a nulla. Con gradualità ripetete l’esercizio in strade più ampie; ovviamente all’inizio non posizionatevi in mezzo alla strada altrimenti il cane farà doppia fatica avendo due lati dove svicolare. Scegliete un lato a cui accostarvi. Così il cane avrà una sola via per andare davanti salvo desideri sbattervi contro (improbabile). Prerequisito fondamentale è il richiamo, il cane deve già rispondere al suo nome gioiosamente.

L’obbiettivo è riuscire a fare “il dietro” in una strada dove il cane ha possibilità di sorpassarvi da entrambi i lati. Altro passaggio intermedio da fare è sicuramente quello di fermarvi durante la camminata, se il cane al vostro fermarvi resta dietro significa che ha capito. Infatti lo step finale è proprio questo: il cane è avanti, richiamo, dietro, cammino una decina di metri, mi fermo e il cane resta dietro = bravissimo, libero!

Non si tratta di dominanza, di capobranco, del cammino davanti io! Si tratta di buona gestione. Se ho il cane dietro posso legarlo in ogni momento, se vede qualcosa che lo attiva particolarmente (cani, biciclette, scoiattoli vattelapesca) posso legarlo tutelando lui e gli altri. Cognitivismo non significa assenza di insegnamento e soprattutto di lavoro. I cani non vanno solo assecondati e ammirati ma vanno dati loro strumenti per affiancarci nelle nostre vite.

Disclaimer: questo video non è un invito a portare il cane libero in montagna. Se non si hanno livelli di controllo adeguati si rischia di disturbare chi in montagna ci vive. Io qui ho sette cani con me che camminano dietro ma non li porto sempre liberi e mai mi sognerei di farlo. Occorre come sempre il buon senso e il rispetto per l’ambiente e per i suoi abitanti. Alla vista di altri animali che essi siano cani, mucche, pecore o cavalli si legano i cani. Si legano anche quando una persona ha paura, perché avere paura dei cani è un diritto. Una gestione consapevole rispetta tutti.

Il mio cane al ristorante? Ma sei matto!Nella foto, sotto il tavolo, ci sono sette cani. Siamo in un rifugio con un cent...
17/08/2025

Il mio cane al ristorante? Ma sei matto!

Nella foto, sotto il tavolo, ci sono sette cani. Siamo in un rifugio con un centinaio di persone e passano cani, biciclette, capre e quant’altro.
Si comporterebbero ugualmente in un ristorante nel paese o in città, perché?
- Tutti i cani sono appagati fisicamente, hanno camminato, corso e sono stati gestiti liberi e al guinzaglio.
- A nessuno viene dato cibo dal tavolo.
- Scegliamo un tavolo che non sia in mezzo al passaggio (anche se potremmo, non sarebbe corretto, bisogna tutelarli).
- Tutti i cani sono legati, nessuno sta libero sotto il tavolo e il guinzaglio è corto perché non possano ti**re improvvisamente.
- Il posizionamento dei cani è scelto affinché abbiano l’ombra che necessitano e l’interazione con gli umani che desiderano.

Noi possiamo alzarci tranquillamente sapendo che i cani dormiranno quieti.
Coerenza e costanza danno questi risultati sempre; due cani che abbiamo quest’anno con noi e’ la prima volta che vengono.

Parte da come li educhiamo in casa, inutile lamentarsi se il cane abbaia appena vede i piatti se a casa riceve sempre cibo.
Inutile lamentarsi se il cane si muove sempre se non lo abituiamo che ci sono momenti di “stasi condivisa” in cui ci godiamo il meritato riposo. Inutile lamentarsi se il cane va in allerta per tutto ciò che vede se non lavoriamo affinché abbassi la risposta di vigilanza e propenda verso una sana calma. Inutile lamentarsi se si agita al nostro distanziamento se non ci alleniamo a casa.
E’ nostra responsabilità donare la possibilità al cane di rilassarsi in un ambiente che non è fatto per lui. Se desideriamo che condivida questi momenti con noi serenamente, dobbiamo prepararlo.

A casa il cane deve saper stare a cuccia, andarci quando glielo si chiede, mettersi a terra se richiesto. Sono semplici indicazioni non comandi ma fondamentali. Dico questo non per fare la predica o per dirvi che “sono bravo” ma perché vedo cani a cui viene urlato di tutto al ristorante e non hanno colpe. Vengono maltrattati come animali e come esseri viventi.

Un bassotto ieri, tenuto al guinzaglio lungo in mezzo al passaggio di camerieri, cani e clienti.
Abbaiava ad ogni boccone della proprietaria, costei alternava un “basta!” A un “to’ mangia” mandando in confusione il cane. E soprattutto in continua richiesta. In mezzo a tutto ciò aveva anche una ciotola di crocchette da difendere. E’ colpa del bassotto se a 8 mesi ha già problemi?

Perché amo i Labrador?Ti rispondo con questa foto.Le brillanti idee! “Non andare a correre questa mattina, riposa ancora...
15/08/2025

Perché amo i Labrador?
Ti rispondo con questa foto.

Le brillanti idee! “Non andare a correre questa mattina, riposa ancora un poco ci vai dopo pranzo”
Salsicce trentine in corpo e via sotto 32 gradi. 10 km che mi sono pesati come 20 ma bypassiamo; l’obbiettivo di oggi era aumentare l’andatura a tratti (una specie di interval training) quindi ci accontentiamo.

Arrivo a meta, sfinito sudatissimo. La mia famiglia riposa beatamente e allora per non svegliarli mi sdraio nel portico. Appena mi metto giù entrambi i Labrador (uno il mio Augusto l’altro un cane che viene in ferie con me) appoggiano la testa sui miei piedi.
Prima ovviamente hanno provato a limonarmi intensamente ma ho declinato l’effusione.
Torniamo al punto, quanta affiliazione hanno questi cani? Sì intendo questi Labrador? Quanto sono in grado di accudirci?
Io ogni volta guardo Augusto e mi chiedo come faccia ad esserci sempre con quel suo affetto sincero verso tuttə indiscriminatamente.
Poi penso a ciò che dona a me, con quella coda sempre festosa al mio rientrare magari burbero e incazzato. A quante cose facciamo e abbiamo fatto insieme. Sono un labradorista eh me ne rendo conto.

E infine ci sono questi gesti, una testa sul piede che per molti significano niente per me parlano di carezze al cuore, di frasi tattili: “hey ci sono io per te, ti sono vicino”.

Forse è così, il cane ci riporta al senso primario quello termotattile, già perché quando nasciamo ci orientiamo con il tocco; pensate che un neonato è in grado di raggiungere il seno da solo se viene lasciato sulla sua pancia della madre, orientandosi solo con il calore del corpo.

E ritorno al tatto, al sentirsi, perché toccare significa anche sentire il calore, il freddo, il battito, le nostre mani fanno questo. Non trattasi solo di toccare superfici ma di sentire e sentirCI.

Da sempre spulcio internet per vedere se ci siano evidenze scientifiche che affermino che anche la zampa non solo tocchi ma SENTA. Sono cose che studio empiricamente; ho riscontrato enormi miglioramenti con lavori specifici sulle zampe nei fobici.
Esattamente come vorrei prove scientifiche del miglioramento dello stato di salute di soggetti aggressivi immersi giornalmente in vasche di acqua molto fredda.
Questo l’ho osservato moltissime volte al mare in inverno.
Sono lavori che ho svolto per mia voglia di scoprire come studi applicabili all’uomo lo siano per il cane ma vorrei fare di più.

Hey scienziatə, medicə, in ascolto? I need your help 🤝

Ma davvero è l’utilizzo dello strumento la battaglia da vincere? Collare a strozzo o pettorina? Finiamola! Vedo tantissi...
12/08/2025

Ma davvero è l’utilizzo dello strumento la battaglia da vincere? Collare a strozzo o pettorina?
Finiamola!

Vedo tantissimi maltrattatori con pettorina e oli essenziali e tanti altri con collare a strozzo e platz.
Ogni cane deve indossare uno strumento che non leda l’incolumità sua e quella altrui.
Il maltrattamento sta nello svilimento psicologico dell’animale, nel non appagarlo mai tenendolo sempre legato o in casa, nel non provare a capirlo. Nell’adozione sconsiderata.
Questo è maltrattamento animale.
Battiamoci per questo.
Che poi io come professionista scelga di non usare il collare a strozzo a catena con i binomi che seguo, e’ un dato di fatto.
Se ho cani con problematiche comportamentali preferisco un guinzaglio semistrozzo retriever o un halti (una cavezza) ma non mi sento migliore di altri per questa mia scelta.
Scelgo di non usare il guinzaglio a strozzo di catena perché non metto in mano a un proprietario uno strumento che può, se usato scorrettamente, causare danni al cane. Trattasi solo di una misura di prudenza ma non raccontiamoci che il guinzaglio retriever o l’halti siano piacevoli per il cane.
La differenza sta nel fatto che lo strozzo di catena porta a soffocamento l’animale se usato in maniera sconsiderata, questo con un retriever non avviene essendoci un anello di sicurezza.
Allo stesso modo non raccontiamoci che uno slancio di un cane da 40 kg possa essere contenuto da una persona di 60 kg con una pettorina.
Se un proprietario arriva con lo strozzo di catena certamente non lo mando via per questo o gli dico che è tassativo per il percorso riabilitativo non usarlo.
Dipende caspita, dipende.

La giusta misura; come professionisti siamo tenuti a tutelare gli animali tutti: “umani e non” e la società.
Come non mi stancherò mai di ripetere la collaborazione tra le diverse figure professionali in cinofilia e’ fondamentale.
Pensare che il proprio approccio risolva ogni problematica di cani e proprietari credo sia puro egocentrismo.
Sono un istruttore riabilitatore, ho studiato l’approccio cognitivo relazionale, risolvo tutte le problematiche per questo? No.
Riscontro che a volte un collega con approccio diverso raggiunge migliori risultati? Sì.

In un mondo equo e normale, i centri cinofili dovrebbero avere tutte le figure professionali all’interno:
- educatori e addestratori
- Istruttori Riabilitatori e sportivi
E a seconda dei bisogni del cane e del proprietario ognuno potrebbe mettere in campo il proprio sapere. Tutti volti allo stesso obbiettivo: il miglior stato di salute per il cane e per gli umani di riferimento.
Basterebbe mettere dei limiti chiari in entrambe le direzioni: niente fantacinofilia e niente cani usati come tamburi.
Questo porterebbe a un approccio funzionale. Senza fronzoli: funzionale.

Lavorando si impara ad apprendere il buono da tutti gli approcci e vedere cosa possiamo fare noi, senza contravvenire alla nostra etica professionale, al nostro sentire e al nostro saper fare. Non faccio ciò che non sento giusto tantomeno ciò che non so fare.

Non è un fatto ideologico, faccio solo ciò che sento giusto e funzionale e ciò che ritengo di saper fare. (Scusate la ripetizione)

“Cani e umani da divano” Esploriamo il 3% del nostro potenziale e purtroppo imponiamo lo stesso ai nostri cani “Non ho i...
11/08/2025

“Cani e umani da divano”
Esploriamo il 3% del nostro potenziale e purtroppo imponiamo lo stesso ai nostri cani

“Non ho il tempo!” È la frase dei nostri giorni anzi dei nostri tempi, tanto per giocare un po’ con le parole. Se poi andiamo a rileggere la frase ci accorgiamo che è già assurda di per sé perché se ad essa non consegue un complemento di causa - non ho il tempo per uscire con il cane, per allenarmi, per leggere ecc. - essa non ha alcun significato. Nessuno possiede “il tempo” grazie al cielo. Ma sorvoliamo l’analisi grammaticale.
Esploriamo il 3% del nostro potenziale e di quello del cane, badate che non dico usiamo/sfruttiamo per una ragione che vi dirò più avanti nella riflessione. Il 3% è un espressione che uso io, per i puntigliosi non ci sono evidenze scientifiche al riguardo. Non è un dato, prendetelo come una critica o meglio come uno sprone.
Siamo in grado noi come esseri umani di camminare, giornalmente, almeno 20 km. Non serve essere degli ultramaratoneti per farlo, occorre un buon allenamento e una progressione lenta. Un umano che rispetti le sue caratteristiche specie-specifiche quindi le sue dotazioni innate potrebbe passare tranquillamente, in poco tempo, a chilometraggi molto più elevati. Lo stesso vale per l’apprendimento, abbiamo capacità infinite di apprendere e soprattutto di studiare ed esplorare gli interminati spazi e i sovrumani silenzi*
*citazione presa dall’Infinito di Leopardi, nel caso non aveste letto questa poesia, credo e spero pochi di voi, fatevi un favore: leggetela. Scusate la digressione poetica, ora ritorno al tema.

E il cane allora?
A livello fisico è formidabile, cammina per giorni e giorni mangiando poco e niente. E’ in grado di vivere a temperature per noi proibitive senza nessun aiuto. E’ davvero fortissimo, io ogni volta resto meravigliato. Vale per tutte le razze? Certo che no, un carlino se fa 3 km sotto il sole stramazza al suolo. Nei cani e’ ovvio entri in gioco la zootecnia ovvero il processo che ha portato a selezionare le razze odierne. Non tutti i cani hanno le stesse possibilità. Prendetemi però un bel Pointer o un Setter e chiedetegli cosa sia per lui una maratona - bazzecole. Le caratteristiche specie specifiche sono state modificate dall’uomo attraverso la selezione ma vi assicuro che la stramaggioranza dei nostri cani ha capacità che non conoscete e soprattutto non conoscono loro stessi - non le hanno esplorate. Lo stesso vale per l’apprendimento, i cani hanno capacità cognitive sbalorditive, possono imparare operazioni complesse, coordinate con noi e con i conspecifici e addirittura anche con altre specie animali.

Perché non dico usiamo/sfruttiamo il nostro potenziale?
Preferisco il verbo esplorare perché dona la libertà di non sentirsi obbligati a sfruttare una propria competenza, di usarla solo se occorre a proprio piacimento. Esplorare se stessi e nel caso del cane donargli la possibilità di capire le sue capacità ci apre diverse strade. Quando ci conosciamo banalmente possiamo decidere di non “fare quella determinata cosa” anche se la sappiamo fare dannatamente bene, perché semplicemente ci fa stare male. Sono stato un rugbista professionista e un pugile dilettante, ho esplorato le mie capacità competitive, agonistiche e combattive ma ora non voglio più proseguire in quel percorso. Lo saprei ancora fare? E lo potrei ancora fare? Certo, ma mi farebbe stare male. Il mio cane è fortissimo nell’agility ma finita la competizione e’ frustratissimo tanto da mordersi le zampe? Forse è il caso che io non ce lo porti. Sono esempi che conducono a questa conclusione per me fondamentale nella vita, sia per noi che per i cani: preferisco conoscere la mia identità e poi eventualmente non perseguirla. Se non conosco chi sono, se non esploro quelle parti di me, anche l’ombra Junghiana, vivrò sempre in una campana di vetro molto molto fragile. Lo stesso a mio avviso vale per il cane. Il cane con il nostro aiuto deve conoscere le sue capacità fisiche e cognitive, deve esplorarsi. Vi assicuro che un cane che ha esplorato chi diavolo sia, che cosa sa fare, nel momento in cui gli proponete qualcosa che non gli va più ve lo fa capire, e’ in grado di dire di no o di accettare con consapevolezza non solo le vostre richieste ma anche quelle del mondo.
Diventerà resiliente e capace.

Non ho il tempo!
Capisco non possiate fare 20km al giorno. Tantomeno 4 ore di passeggiata con il cane. Ma partiamo da questo presupposto: “tutti abbiamo il tempo”. Se non abbiamo due ore al giorno di libertà forse il problema non è il cane. Di queste ore di libertà, se abbiamo scelto di avere il cane al nostro fianco, vorremmo dedicargliene una di qualità ogni giorno? E quali cose dovremmo garantire al cane?
* libertà/fitness
* Socializzazione
* Gioco
* Regole chiare
Vi assicuro che quasi ogni cane con un’ora al giorno di attività sta bene. In un’ora potete correre insieme almeno 7km. In un’ora potete fare ricerca e obbedienza di base. In un’ora potete conoscere un altro cane e farlo con coscienza. In un’ora potete far capire al cane che saltare addosso non è funzionale. Un’ora al giorno sono 30/31 ore al mese. 4 giorni lavorativi. Sfido chiunque a non averli. In 30/31 ore al mese educate il vostro cane, ve lo assicuro.
Un’ora la mattina e poi il resto possono essere uscite pee/poo (p**i e c***a in inglese suona meglio). Donategli quell’ora.

Vivere nella natura, off gridUna st*****ta new agePar che occorra tutti vivere off grid come dicono quelli bravi, fuori ...
09/08/2025

Vivere nella natura, off grid
Una st*****ta new age

Par che occorra tutti vivere off grid come dicono quelli bravi, fuori dalla rete, nel verde senza corrente né acqua per ritrovare se stessi.

Il sudore della fronte laverà la malinconia dell’esistenza.

Poi arriva il tema che più mi fa sorridere: gli animali sono migliori degli uomini, loro ti salveranno, il cane in primis; circondati di animali che non hanno malizia come i malvagi esseri umani.

Vi svelo un segreto: non serve vivere in una capanna nel bosco per stare bene né rifiutare il progresso tecnologico; è buffo poi che tutti si facciano dei video della loro crescita personale a contatto con la natura ma smartphone-muniti. E basta sobbarcare gli animali di salvifiche energie curative, estrapolarli dalla loro animalità e naturalità, sono esattamente come noi: esseri appartenenti alla natura. E la natura è spietata, la natura è matrigna come diceva Leopardi, guardate alle bestie come si divorano, a come il rovo soppianta il prato, a come la iena uccida i suoi cuccioli. Tutto ciò che ci circonda è brutalità e noi ne facciamo parte, quando sento quelle critiche alla dieta onnivora sorrido nuovamente, come poteva l’animale uomo non ispirarsi a ciò che lo circonda? Come poteva non essere parte della spietatezza della natura?

Brutalità e spietatezza non significano cattiveria, sono concezioni diverse, la cattiveria e’ un attribuzione morale. Io sto dalla parte del buon Darwin che faceva evolvere solo ciò che fosse funzionale, adattivo; pertanto se la brutalità è adattiva perché dovrebbe estinguersi? Mi spiace disilludervi, l’uomo ha preso spunto dalla natura, facendone parte, per diventare ciò che tanto condannate.

Vivere in un bosco isolato circondato dagli animali non scaccerà i vostri fantasmi, li farà assopire ma usciranno altrove.

Gli animali sono difficili e non vanno bene per tutti e viceversa, spalare letame, dare un baccata nel sedere a una mucca perché non cammina o come nel mio caso interagire con un cane che ti vuole mordere non fa per tutti, non fa bene a tutti. Io per primo non voglio vivere off grid, voglio essere libero di vivere il futuro memore del passato. Queste diavolerie nostalgiche di neo campagnoli fanno eco ai nuovi “ismi” politici che troviamo tutto intorno a noi.

Volete prendervi cura degli animali? Fatelo partendo dal vostro gatto, dal cane del vicino, dal passero che canta, all’ape che ronza. E talvolta prendersi cura e’ rendersi conto di non essere adatti, fare un passo indietro e guardare.

Critica esplicita ai tanti che mi ripetono che faccio il lavoro più bello del mondo perché sto con gli animali.

“perché gli animali sono meglio di noi”

“perché non c’è come la natura”.

A novembre poi sotto il diluvio, nel fango, nei rovi, credo cambierebbero idea.

Il mio articolo è un invito a riflettere bene quando ponderate o peggio progettate una vita del genere, occorre conoscersi bene. Io so che posso camminare ogni giorno molti chilometri senza affaticarmi, so che freddo e fango non sono un problema. Ma non perché sia un super uomo ma perché l’ho provato prima. E gli animali? Per me i cani sono casa, parlo con loro come con gli umani, ho l’ardire di pensare di capirli ma mettetemi con un cavallo o una mucca! mi vedrete prudente, timoroso; rispetto la loro animalità e la mia ignoranza in materia.

“Capire e sentire sono processi diversi” Cervelli freddi o caldi, strategie adattive diverse Spesso vengo definito empat...
08/08/2025

“Capire e sentire sono processi diversi”
Cervelli freddi o caldi, strategie adattive diverse

Spesso vengo definito empatico, sensibile, ciò significa in teoria che dovrei sentire le emozioni dell’altrə e farle mie, comparteciparle.
Nella realtà dei fatti io capisco le emozioni, capisco i funzionamenti degli altri ma non li sento finché non li ho capiti.
Tant’è vero che se una persona piange ho bisogno prima di capire perché piange e poi posso sentire, in parte, cosa stia provando.
Capire concerne le capacità analitiche, sentire quelle emotive.
Sono un emotivo? No, sono insensibile? Nemmeno.
Ho bisogno di ragionevoli motivazioni logiche per poter sentire qualcosa.

Il mio podcast si chiama Cani, capirli per educarli mica per niente!

Potevo chiamarlo sentire per educarli, empatia cane o altro similare ma non mi apparterebbe come definizione.
Guardo al mondo del cane come a un linguaggio nuovo interconnesso a quello umano, ho imparato ad amarlo quando l’ho capito, o meglio l’ho capito in parte, nessuno capisce qualcosa in toto (ma questa è un’altra storia).
Non ho avuto come più sovente accade il processo inverso: l’emozione che porta alla comprensione.

E il cane invece come funziona? Ho la presunzione di dire che abbia anche lui dei funzionamenti diversi che vanno dalla mera analisi dei dati e quindi: percepisco gli stimoli e in base a questi mi comporto (stimoli di qualsivoglia genere inclusi quelli emessi da noi) a una percezione più sensibile “empatica” e quindi che passi prima dalle emozioni per poi arrivare alla comprensione.

Sento~capisco
Capisco~sento
Emozione~comprensione
Comprensione~emozione

Sono processi individuali che variano da soggetto a soggetto; non c’è un pattern corretto da seguire e come sempre si tratta di polarizzazioni ovvero il cervello funzionerà al 70-80% delle volte in un determinato modo.

Potremmo dire che esistono cervelli freddi e caldi o meglio prettamente freddi o viceversa caldi.

Perché accade?
Per predisposizione genetica, esperienze fatte o più comunemente entrambe le cose.
“Ho imparato che un ottimo modo per fronteggiare il mondo sia quello di capirlo per poi gestire meglio la mia emotività oppure viceversa ho trovato più adattivo sentire per poi capire”
Ci sono esseri viventi che se non sentono non riescono a capire e altri viceversa. Io sto sicuramente nella seconda categoria, se non capisco non provo nulla.
E’ un dibattito che accoglie tutta la cinofilia quella strettamente comportamentista/analitica e quella relazionale/empatica. Credo che ogni professionista rifletta nel suo lavoro il modo in cui funziona.
Io ciò che non capisco non lo so sentire, non provo empatia per un processo a me ignoto.
Per questo ho bisogno di studiare molto per affrontare una problematica e non ho nessuna difficoltà a dialogare con qualsiasi collega, anche di orientamento opposto al mio, perché se mi spiega le sue motivazioni, mi spiega ciò che fa e il perché lo fa, spesso riesco a sentire cosa provi (non è detto che poi accolga il suo sentire).

I processi riabilitativi in cinofilia si basano proprio su questi due parametri: sentire e capire.
Vie calde e vie fredde o se vi piace la neurologia cervello limbico e corteccia prefrontale.
L’obbiettivo è sempre lo stesso: riequilibrare un sistema che è disfunzionale o nel sentire o nel capire.
Da dove tu voglia passare come professionista per riequilibrare il sistema parla della tua storia biografica; io ho bisogno di dare competenze, di aumentare le capacità interpretative del mondo, di lavorare anche sotto stress per far sì che proprietario e cane siano maggiormente “capaci” e in virtù di ciò “sentire e sentirsi” meglio. Fare per poter capire - capire per sentire.
Altri professionisti passano per il “sentire” ed io faccio a loro un plauso perché ripeto per me è difficilissimo.

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Santa Margherita Ligure
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