06/05/2026
Leggo commenti crudeli contro il giornalista, come se ammettere che l’uomo NON SA fare ripopolamento significasse desiderare la morte dei lupi (o dei cinghiali)…
Dove vivo, nei primi 30 anni della mia vita sono sicura di aver visto non più di 15 volte un cinghiale, ora ne conto 30 attraversare la strada, in una sera soltanto.
I lupi invece non ci sono mai stati, fino al 2026;
mio nonno, la mia bisnonna, non hanno mai conosciuto una persona del luogo, frequentante la montagna, che abbia visto un lupo;
quest’anno i lupi hanno già ucciso due cani, un gatto, innumerevoli pecore del pastore, ferito gravemente il cane da pastore, e ucciso la pecora (da compagnia) del mio vicino, nel suo giardino, di giorno, accanto alla casa con le persone all’interno, superando la recinzione.
Sono tutti bravi a parlare con le morti degli amici degli altri, senza temere di vedere il proprio cane sbranato in casa propria, come temo ora io….
Tutti bravi quando la spesa per la recinzione, il muretto a secco, il danno alle coltivazioni che sono la propria fonte di reddito, lo smaltimento della carcassa (oltre al dolore, la spesa), non esce dal proprio portafogli.
Quando si parla di errore umano, di contenzione, non si parla di sterminio, esiste il monitoraggio, la sterilizzazione, esiste il rimborso delle spese dei danni, gli incentivi economici per recinzioni per chi lavora nell’agricoltura;
perché da sempre noi ‘gattari’ cerchiamo di contenere il numero dei gatti nelle colonie, con catture, sterilizzazioni, perché, se sono troppi, qualche delinquente li avvelenerà, ma ci sembra assurdo chiedere la stessa prevenzione per lupi e cinghiali.
«Non ho scelto di vivere in montagna per dovermi difendere dietro a mura e recinzioni»
Michele Serra, giornalista e scrittore, volto noto dei talk tv, presenza fissa a Che Tempo che fa, piange ma di rabbia la morte del suo cane Osso, un segugio di 7 anni, sbranato da un branco di lupi nei pressi di casa in Val Tidone sull’Appennino piacentino:
«La mia tristezza è grande. Prima di me l’hanno vissuta i miei vicini, che hanno perso un cane pastore per colpa dei lupi, e gli allevatori che si sono visti sbranare asini, puledri, pecore. Il lupo oggi vive ovunque nel nostro paese. È un caso straordinario di successo di ripopolamento. Ma a me pare che i suoi numeri stiano sfuggendo di mano. O la politica decide di fare qualcosa o diventerà guerra. E la guerra, come dimostrano i 18 lupi avvelenati in Abruzzo in modo vigliacco, è la peggiore delle soluzioni».