21/03/2026
ADDESTRAMENTO SPORTIVO VS GESTIONE/RAPPORTO NEL QUOTIDIANO
Ho sempre avuto una mia idea ben precisa al riguardo di questo tema, per me estremamente complesso e delicato, ma mai come in questo periodo mi sono ritrovata a dover affrontare la questione in modo così specifico.
Premessa d'obbligo: io amo... anzi no, letteralmente ADORO la preparazione "sportiva", a qualsiasi disciplina essa si riferisca, anche se ho sempre avuto una personalissima predilezione estrema per l'IGP, da quando ancora era conosciuta con altri appellativi.
Per anni ed anni ho preparato i miei cani, e quelli altrui, principalmente per Utilità e Difesa, partecipando a innumerevoli gare e campionati, inclusi alcuni mondiali, e l'ho sempre fatto con estremo piacere ed una profonda, viscerale passione.
Ognuna delle 3 sezioni di gara ancora oggi mi affascina, mi rapisce e mi cattura, ed il "semplice" allenamento stesso per me è sempre stato, e continua ad essere, qualcosa che pratico con estremo piacere ed entusiasmo, sia quando si tratta dei miei cani che di quelli dei miei clienti.
Ho preparato per questa disciplina specifica tanti tipi di cani, sia di razza che meticci, senza mai risparmiarmi, pretendendo sempre il massimo possibile da ogni binomio, a prescindere da e se da quando fosse prevista la partecipazione ad una gara: come ho più volte avuto modo di ribadire, infatti - anche scritto nero su bianco, nel mio libro "A Sei Zampe" - per me l'Utilità e Difesa NON E' LA GARA, bensì una SCELTA DI VITA, con tutti i ritmi, le priorità e le cadenze che ne derivano.
MA...
Ma, allo stesso tempo, ritengo che la preparazione strettamente agonistica, per il mio modo di vivere il cane, non è sufficiente e, soprattutto, NON PUO' ASSOLUTAMENTE SOSTITUIRE il lavoro specifico necessario per una corretta gestione del cane nel "normale" vivere quotidiano.
E' pur vero che tutta una serie di esercizi/condizionamenti utilizzati nello sport possono tornare - e di fatto, tornano - estremamente utili anche in alcuni contesti quotidiani, ma se alla base manca lo stabilire un legame corretto con il proprio cane al di fuori dello "schema" agonistico, la percentuale delle situazioni anche impreviste di "fuori controllo" che possono verificarsi aumenta a dismisura e, in alcuni casi, queste situazioni possono anche rivelarsi estremamente pericolose.
I due aspetti - addestramento sportivo e lavoro nella gestione del quotidiano - non sono di fatto cose che marciano di pari passo: non penso sia una sorpresa o una rivelazione inaspettata per nessuno che cani che svolgono una routine anche eccellente in campo spesso non siano altrettanto facilmente gestibili nel quotidiano, così come cani che di fatto sono perfettamente gestibili nel quotidiano non necessariamente sono nella condizione di portare risultati brillanti sul campo di gara.
E questo accade semplicemente perché il "lavoro" a monte, tra le due cose - sport e vita quotidiana - si sviluppa in modo molto, ma molto diverso.
La preparazione agonistica richiede lavori tecnici estremamente sapienti e precisi (e sempre più minuziosi, soprattutto se si punta a competizioni di alto livello) che però non sono inizialmente - né strettamente - necessari per la creazione del giusto rapporto nel quotidiano, così come proprio la creazione di questo giusto rapporto quotidiano non ha praticamente nulla, o quasi nulla, a che vedere con i condizionamenti dell'addestramento sportivo.
Ho lavorato anche in passato e proprio attualmente sto lavorando con cani che, pur avendo conseguito brevetti in gara, anche di non semplice primo livello e per giunta con risultati più che soddisfacenti, presentano problematiche (anche abbastanza complesse e pericolose) nel vivere quotidiano.
Problematiche che vanno dal non tornare quando vengono lasciati liberi, e questo a prescindere dall'entità degli stimoli circostanti, all'essere totalmente fuori controllo in determinate situazioni, benché a guinzaglio (incontro con altri cani anche a distanza, presenza di stimoli come bambini, runner, gatti, ecc.), a manifestazioni di aggressività che vanno dal ringhio al tentativo di morso o al morso proprio in diverse situazioni - gestione delle risorse (cibo nella ciotola, cibo in terra, giochi o oggetti di diversa natura presi in bocca), contrasti di volontà anche minimi e manipolazioni anche banali come pulizia di zampe, orecchie, occhi o visita veterinaria per un semplice vaccino.
Il che significa che:
- la chiamata sportiva non garantisce che il cane torni se lo lasciamo libero al parco, in campagna o sulla spiaggia
- che l'indifferenza del cane nei confronti di un altro cane durante l'obbedienza sportiva non garantisce un comportamento tranquillo/sotto controllo nell'incontrare un altro cane in strada o al parco
- il lascia sulla manica non garantisce che il cane lasci la presa dopo aver sferrato un morso ad un altro cane, un gatto o una persona nel quotidiano
- il lascia sull'oggetto di rinforzo (pallina/salamotto) durante l'allenamento in campo non garantisce il lascia sull'oggetto "di gioco" o su qualcosa che il cane ha "rubato" in casa o raccolto fuori
- il controllo del microchip o l'eventuale vestizione della pettorina prima dell'allenamento sui morsi sportivi non garantiscono che il cane si faccia "disturbare" o tranquillamente manipolare fisicamente in tutta l'infinita serie di situazioni che si verificano nella vita quotidiana
E tutto ciò non fa che rinforzare la mia - ribadisco del tutto personale - convinzione sul fatto che se si hanno "problemi" di gestione nel quotidiano, l'ultima cosa alla quale si deve pensare come soluzione è una preparazione sportiva/agonistica.
A quella ci si può - e, anzi, a parere mio, ci si deve - approcciare solo DOPO aver risolto le problematiche di base.
Anche perché - altra considerazione del tutto personale, derivante dall'esperienza diretta e ripetuta nel corso degli anni - quando con il proprio cane si ha un "solido", "chiaro" e "sereno" rapporto nel quotidiano, il lavoro tecnico sul campo diventa molto, ma molto, ma molto più "facile" (fermo restando la capacità professionale del tecnico cui ci si affida, ovviamente 😉).