Ti Aggiusto il Gatto

Ti Aggiusto il Gatto Il CRF interviene per informare sulla specie gatto e aiutare in situazioni di disagio. Rispondo in privato per chiarimenti o approfondimenti.

Consulente della Relazione Felina - SIUA (Scuola Interazione Uomo e Animale con approccio cognitivo zooantropologico). Mi occupo di risolvere i problemi di comportamento che potrebbero sorgere nei gatti e nella relazione con i propri umani, andando a migliorare la relazione. Mi dedico, inoltre, alla gestione di situazioni come: deiezioni fuori lettiera, problematiche di convivenza con altri gatti,

cambiamenti legati a nascite, adattamenti in nuove case, viaggi, traslochi e lutti. Informo, anche attraverso incontri di gruppo, sulla conoscenza della specie Gatto. I comportamenti inappropriati che i nostri gatti mettono in atto, talvolta vengono interpretati come dei dispetti, ma non sono altro che l’espressione di un disagio. Insieme possiamo analizzare approfonditamente il problema e vi posso aiutare a ritrovare un equilibrio nella relazione e uno stato di benessere per entrambi. Come è facile intuire, la modalità ideale per effettuare una consulenza valutativa, è di persona, al fine di poter osservare con maggiore accuratezza i comportamenti del gatto e il contesto ambientale e familiare in cui vive.

Le graffiature del gatto: quando il divano diventa un gigantesco post-it felinoC’è un momento che accomuna praticamente ...
27/05/2026

Le graffiature del gatto: quando il divano diventa un gigantesco post-it felino
C’è un momento che accomuna praticamente tutti gli umani che vivono con un gatto.
Silenzio.
Casa tranquilla.
Tu magari hai appena sistemato il divano, sprimacciato i cuscini, guardato quel tessuto con orgoglio…
…e poi lo senti.
SCRRRRRRRR.
Le. Unghie. Sul. Divano.
E lì partono sempre le stesse domande:
“Perché lo fa?”
“Ma il tiragraffi ce l’ha!”
“Perché proprio il punto nuovo?”
“Perché mi guarda mentre lo fa?!”
Spoiler: no, non sta organizzando un attacco personale nei tuoi confronti.
Anche se a volte l’espressione soddisfatta può trarre in inganno.
La verità è che le graffiature sono uno dei comportamenti più naturali, importanti e complessi del repertorio felino.
E soprattutto: non servono solo a “farsi le unghie”.
Quella è solo una piccola parte della storia.
Quando il gatto graffia, in realtà, sta facendo moltissime cose contemporaneamente.
Sta curando le unghie eliminando gli strati esterni consumati.
Sta facendo stretching.
Sì, perché quella posizione tutta allungata coinvolge schiena, spalle, zampe e muscolatura profonda.
È una sorta di risveglio corporeo completo, motivo per cui molti gatti graffiano appena svegli, un po’ come noi quando ci stiracchiamo nel letto.
Ma non finisce qui.
Graffiare serve anche a scaricare tensione ed emozioni.
Un gatto può graffiare quando è eccitato, frustrato, attivato, agitato o semplicemente molto coinvolto emotivamente in ciò che sta vivendo.
Ed è qui che entra in gioco la parte più affascinante:
la comunicazione.
Perché il gatto, mentre graffia, non lascia solo segni visibili.
Tra i cuscinetti plantari sono presenti ghiandole che rilasciano segnali olfattivi invisibili per noi ma chiarissimi nel linguaggio felino.
In pratica il gatto, graffiando, sta “scrivendo” nell’ambiente.
Sta lasciando informazioni anche personali.
Sta creando familiarità.
Sta dicendo:
“Questo posto è importante.”
“Qui mi sento al sicuro.”
“Questo ambiente parla anche di me.”
"Qui passo dalle... alle... regolati".
Ed ecco perché le graffiature non compaiono mai davvero a caso.
Molto spesso si trovano:
• vicino a porte e finestre
• nei punti di passaggio
• accanto alle zone di riposo
• vicino agli ingressi
• oppure — guarda caso — proprio sugli oggetti più utilizzati dagli umani
Perché i nostri odori, la nostra presenza e le aree sociali della casa hanno un enorme valore anche per il gatto.
E qui arriva la parte che spesso crea incomprensioni.
Noi vediamo un danno.
Il gatto sta vivendo una necessità.
Noi pensiamo:
“Lo fa per dispetto.”
Lui probabilmente sta pensando:
“Sto cercando di sentirmi meglio dentro questo ambiente.”
Sono due traduzioni completamente diverse dello stesso comportamento.
E infatti punire il gatto non risolve il problema.
Anzi, in alcuni casi può aumentare insicurezza, frustrazione, stress, oltre che a compromettere la relazione.
Perché il bisogno di graffiare non sparisce solo perché noi lo troviamo scomodo.
Quello che può fare davvero la differenza è capire COME il nostro gatto preferisce graffiare.
Perché non tutti i gatti sono uguali.
C’è chi ama superfici verticali.
Chi preferisce quelle orizzontali.
Chi vuole materiali ruvidi.
Chi sceglie il cartone.
Chi ha bisogno di graffiare in alto e con forza.
Chi invece usa la graffiatura soprattutto nei momenti emotivamente intensi.
E sì… esiste anche il gatto che possiede tre tiragraffi perfetti e decide comunque che il bracciolo del divano abbia “un’energia migliore”.
Le possibili variabili legate alla soggettività del gatto sono davvero tante:
personalità, stato emotivo, ambiente, esperienze, relazione sociale, gestione degli spazi, qualità dei punti di graffiatura e molto altro.
E forse è proprio questo il punto più importante:
il comportamento felino non può essere letto con regole rigide uguali per tutti.
Perché dietro una graffiatura non c’è “un gatto cattivo”.
C’è un individuo che sta comunicando qualcosa nel modo più naturale che conosce.
E se vi va, possiamo approfondire insieme proprio nei commenti tutte le variabili legate alla soggettività del singolo gatto, perché è lì che spesso si trova la vera chiave di lettura del comportamento.

🌸 Il Venerdì dei Fiori: Il Gatto Esploratore e VervainDopo aver parlato del gatto introverso, oggi ci dedichiamo al suo ...
01/05/2026

🌸 Il Venerdì dei Fiori: Il Gatto Esploratore e Vervain
Dopo aver parlato del gatto introverso, oggi ci dedichiamo al suo opposto: il gatto esploratore. È quel gatto che non sta mai fermo, che deve infilarsi in ogni pertugio, che "chiama" davanti alla porta o alla finestra e che vive con un entusiasmo travolgente ogni stimolo ambientale. A volte, però, questa spinta esplorativa diventa eccessiva: il gatto non riesce a rilassarsi, appare teso per la troppa voglia di fare o diventa insistente (quasi "ossessivo") nelle sue richieste di interazione o di uscita. In questi casi, il rimedio di Bach d'elezione è Vervain (Verbena Officinalis).
✨ L’Essenza del Fiore: Calmare il fuoco dell'entusiasmo
Vervain è il rimedio per l'eccesso di zelo e per chi mette troppa energia in ciò che fa. Per il gatto esploratore è utile quando:
La curiosità diventa "iper-attività".
Non riesce a gestire le frustrazioni se gli viene impedito di esplorare.
È così proiettato verso l'esterno da dimenticarsi di riposare correttamente.
🌱La Segnatura: Cosa ci insegna la pianta
La segnatura di Vervain riflette perfettamente questa energia intensa:
La forza dello stelo: Pur essendo una pianta sottile, ha uno stelo estremamente rigido, quasi legnoso e quadrato. Questo richiama la tensione fisica del gatto esploratore, che è sempre pronto a scattare, come una corda di violino tesa.
I piccoli fiori in cima: I fiori sono minuscoli e si aprono solo pochi alla volta sulla punta delle spighe. Questo suggerisce che l'energia è tutta concentrata "verso l'alto" e verso l'esterno, proprio come il gatto che focalizza tutta la sua attenzione sulla prossima avventura.
La resistenza: È una pianta che cresce rigogliosa anche in terreni difficili, mostrando una volontà ferrea. Vervain aiuta a trasformare questa "volontà di ferro" felina in una spinta più armoniosa e meno stressante per l'animale.
Benefici nella Relazione
Utilizzare Vervain aiuta il gatto esploratore a:
Trovare il "tasto pausa": Permette di passare dallo stato di eccitazione a quello di relax con più facilità.
Gestire la frustrazione: Utile per i gatti che vivono in appartamento ma vorrebbero esplorare il mondo intero, riducendo lo stress da confinamento.
Canalizzare l'energia: La curiosità resta intatta, ma perde quella nota di tensione e irrequietezza.
Una nota importante: l'importanza della sinergia
Vervain è un rimedio potente, ma come dico sempre, la floriterapia non agisce per "scomparti stagni". Un gatto esploratore potrebbe aver bisogno di Vervain per la sua foga, ma anche di altri fiori per gestire, ad esempio, l'impazienza o la territorialità.
Il fai-da-te rischia di essere un tentativo parziale che non coglie tutte le sfumature della personalità del gatto. Per ottenere risultati reali e duraturi, è fondamentale una miscela personalizzata che tenga conto dell'intero sistema relazionale in cui il gatto vive.
Il tuo gatto è un esploratore instancabile che non sa mai quando fermarsi? Scrivimi in privato per studiare insieme il percorso floriterapeutico più adatto a lui.

Il gatto introverso è quello che spesso passa inosservato: non cerca il contatto, non si espone, osserva da lontano e si...
20/04/2026

Il gatto introverso è quello che spesso passa inosservato: non cerca il contatto, non si espone, osserva da lontano e si muove solo quando si sente davvero al sicuro. Non è un gatto anaffettivo, ma profondamente riservato, e basa il suo equilibrio sulla prevedibilità: tutto ciò che è improvviso o poco controllabile può metterlo in difficoltà. Può essere timido, diffidente, poco incline alla manipolazione e tende a sparire quando arrivano estranei o cambiano suoni e routine. La sua strategia è chiara: ridurre l’esposizione per sentirsi al sicuro. Vive spesso in uno stato di allerta medio-alto, accompagnato da emozioni come timorosità, apprensione e vigilanza costante.
Quando questo equilibrio si rompe, possono emergere segnali importanti: difficoltà a gestire i cambiamenti, tendenza a nascondersi sempre di più, scarso movimento in casa, poco interesse per il gioco e, nei casi più delicati, manifestazioni come overgrooming o eliminazioni inappropriate. Può anche vivere una forte anticipazione emozionale, rimanendo in allerta per ciò che potrebbe accadere, fino ad arrivare, nei casi più complessi, a stati di paura intensa o chiusura totale. La relazione con l’umano può diventare difficile, soprattutto se il bisogno di contatto non viene rispettato, e la presenza di altri animali può essere vissuta come una minaccia.
Con un gatto introverso è fondamentale cambiare sguardo: non va forzato, ma compreso. La relazione si costruisce rispettando i suoi tempi, creando sicurezza e leggendo i suoi segnali, anche quelli più sottili.
Se riconosci questo profilo nel tuo gatto, una consulenza può aiutarti davvero a fare chiarezza e a costruire un percorso più adatto a lui.

LA SCELTA: la regola del +1 nelle risorseQuando parliamo di gestione ambientale del gatto, la regola del +1 viene spesso...
18/04/2026

LA SCELTA: la regola del +1 nelle risorse
Quando parliamo di gestione ambientale del gatto, la regola del +1 viene spesso ridotta a una formula numerica: “numero di gatti + 1 = numero di risorse”. In realtà, questa regola ha un significato molto più profondo e riguarda un concetto etologico fondamentale: la possibilità di scelta all’interno del territorio.
Il gatto è una specie territoriale e stanziale che organizza lo spazio in aree funzionali (alimentazione, eliminazione, riposo, controllo).
All’interno di questo sistema, ogni risorsa deve essere: accessibile, sicura, non conflittuale.
Ed è qui che entra in gioco il +1.
Aggiungere una risorsa non ha valore se questa non rappresenta una vera alternativa funzionale. Tre lettiere collocate nello stesso bagno, ad esempio, dal punto di vista umano sono tre. Dal punto di vista del gatto, sono un’unica risorsa replicata nello stesso punto territoriale.Se quell’area viene percepita come: insicura, già occupata, controllata da un altro individuo o semplicemente scomoda da raggiungere il gatto non utilizzerà nessuna delle tre lettiere.
Questo è un motivo per cui molti problemi di eliminazione fuori lettiera non dipendono dalla “mancanza” di lettiere, ma dalla mancanza di alternative reali.
La regola del +1, quindi, non è solo quantitativa ma spaziale e relazionale.vServe a: ridurre la competizione (anche quella silenziosa) abbassare la pressione sociale tra gatti, aumentare il controllo percepito sul territorio, permettere strategie di evitamento.
Per capire meglio, possiamo avvicinarci a un esempio umano: Immagina di dover raggiungere ogni giorno lo stesso posto. Se hai una sola strada e trovi traffico o un ostacolo, sei costretto a restare lì, in una situazione di stress. Se invece hai più percorsi alternativi, puoi scegliere quello più fluido, più sicuro, più adatto in quel momento.
La differenza è poter scegliere senza stressarsi. Per il gatto funziona allo stesso modo. Una risorsa distribuita correttamente nel territorio diventa una via alternativa, una possibilità di scelta che riduce il conflitto e aumenta il benessere e permette di esprimere bisogni importanti.
Questo principio è fondamentale non solo nelle convivenze multi-gatto, ma anche con un solo individuo:l a scelta abbassa la tensione perché il gatto non è costretto a utilizzare sempre lo stesso punto, nelle stesse condizioni.
In sintesi: La regola del +1 non serve a “riempire la casa di oggetti”, ma a costruire un ambiente in cui il gatto possa scegliere. E per un animale territoriale, avere scelta significa avere controllo.
Tra i tuoi gatti c'è mobbing? Scrivimelo nei commenti 🙀

Pillola di Etologia: giocare bene fa davvero la differenzaQuando giochiamo con il gatto tendiamo a pensare che sia solo ...
01/04/2026

Pillola di Etologia: giocare bene fa davvero la differenza
Quando giochiamo con il gatto tendiamo a pensare che sia solo un momento leggero, un passatempo. In realtà, per lui non è affatto così, il gioco è una cosa seria!
Il gioco è una simulazione della caccia. E la caccia, per il gatto, è un bisogno profondo, qualcosa che coinvolge corpo, mente ed emozioni.
Ha una sequenza precisa:
1️⃣ Individuazione
2️⃣ Appostamento
3️⃣ Agguato
4️⃣ Presa e morso
5️⃣ Consumazione
Non è solo importante che il gatto “si muova” o insegua qualcosa, ma che questa sequenza arrivi fino in fondo.
Spesso, invece, interrompiamo tutto proprio sul più bello.
Il punto centrale è capire una differenza fondamentale: quella tra gratificazione e appagamento.
La gratificazione è il momento della conquista. È quando il gatto finalmente afferra la preda, la blocca sotto la zampa, la morde. È un passaggio essenziale, perché senza questa “presa reale” il gatto resta frustrato.
L’appagamento arriva dopo. È la chiusura del comportamento. È quel momento in cui il corpo si rilassa, il gatto si calma, magari si dedica alla pulizia. È lì che il cervello riceve il segnale che tutto è finito.
Se manca questa chiusura, il gatto resta attivo, in uno stato di eccitazione che non trova mai una vera conclusione.
Ed è esattamente quello che succede, per esempio, con il laser: il gatto insegue, si attiva, ma non afferra mai nulla. Non c’è contatto, non c’è morso, non c’è fine. E quindi non c’è appagamento.
Giocare bene significa proprio questo: permettere al gatto di vivere una sequenza completa, guidando il movimento del gioco in modo credibile, alternando momenti di attivazione e pause, e soprattutto arrivando a una cattura reale.
Anche un piccolo premio finale può aiutare a chiudere il cerchio e accompagnarlo verso uno stato di calma.
Dietro tutto questo non c’è solo comportamento, ma una vera risposta biologica: durante la caccia si attiva la dopamina, mentre è solo con la chiusura che entrano in gioco endorfine e serotonina, quelle che portano rilassamento e benessere.
Per questo il gioco non è mai “solo gioco”.
È uno strumento potente che può creare equilibrio… oppure lasciare il gatto in uno stato di tensione.
E allora la domanda è: quando smetti di giocare, il tuo gatto è davvero appagato?
La tua consulente può aiutarti a imparare a giocare davvero con il tuo gatto, rispettando la sua natura e i suoi bisogni, e non solo.
Insieme possiamo costruire attività che migliorano il suo benessere e la vostra relazione, in modo concreto e su misura.
Se vuoi capire davvero il tuo gatto e imparare a fare la differenza nella sua quotidianità, scrivimi in privato ✉️🐾

Oggi l’argomento è la legge dell’effetto, una forma di apprendimento che si basa sulle conseguenze delle azioni, più che...
06/02/2026

Oggi l’argomento è la legge dell’effetto, una forma di apprendimento che si basa sulle conseguenze delle azioni, più che su un ragionamento consapevole da parte del gatto.
Nel 1912 lo psicologo Edward Lee Throndike formulò la terza legge dell'apprendimento e cioè la legge dell'effetto.
Il principio è molto intuitivo:
un comportamento viene appreso in base a ciò che succede subito dopo.
Se un’azione porta a una conseguenza gradevole, quell’azione avrà più probabilità di essere ripetuta. Questa conseguenza si chiama rinforzo.
Se invece l’azione porta a una conseguenza sgradevole, la probabilità che il comportamento si ripresenti diminuisce. In questo caso si parla di punizione.
Con il gatto, però, è fondamentale fare attenzione. Il gatto non è un animale che tollera bene la frustrazione né gli interventi coercitivi. Impara meglio attraverso esperienze semplici, chiare e immediatamente gratificanti. Se il rinforzo arriva tardi o è poco comprensibile per lui, il gatto tende semplicemente a rinunciare.
Le punizioni, soprattutto se inflitte dal proprietario, sono da evitare: non insegnano cosa fare, ma rischiano di generare paura, sfiducia e di compromettere la relazione. Il gatto non collega la punizione al “comportamento sbagliato”, ma alla persona che la infligge.
Per questo, quando viviamo con un gatto, è molto più efficace guidarlo rinforzando ciò che ci piace, piuttosto che cercare di correggerlo con rimproveri o forzature. L’apprendimento, nel gatto, passa sempre dalla sicurezza e dalla fiducia.

Quando si parla di apprendimento, non sempre si parla di comportamenti nuovi. Esiste anche un apprendimento non associat...
31/01/2026

Quando si parla di apprendimento, non sempre si parla di comportamenti nuovi. Esiste anche un apprendimento non associativo, che non insegna al gatto cosa fare, ma modifica quanto e come reagisce a uno stimolo.
Nel gatto questo tipo di apprendimento si manifesta soprattutto in tre forme.
La prima è l’abituazione. Quando uno stimolo si ripete nel tempo in modo regolare e prevedibile, il gatto tende a ridurre progressivamente lo stato di allerta. È ciò che accade con molti rumori domestici: inizialmente attirano attenzione, poi diventano parte dello sfondo. L’abituazione è un meccanismo funzionale, perché permette al gatto di non restare costantemente in vigilanza.
La seconda è l’assuefazione, che riguarda invece la perdita di interesse verso oggetti sempre presenti nell’ambiente. Se qualcosa non cambia mai, non sorprende e non propone novità, smette di essere rilevante. È il motivo per cui molti giocattoli lasciati sempre a disposizione finiscono per non essere più utilizzati: non perché il gatto non voglia giocare, ma perché quell’oggetto non stimola più attenzione.
La terza forma è la sensibilizzazione, ed è la più critica. In questo caso la risposta del gatto non diminuisce, ma aumenta. Se uno stimolo arriva all’improvviso o ha un impatto emotivo forte, il gatto può diventare sempre più reattivo nel tempo.
Un esempio classico è il campanello della porta: se suona all’improvviso e sorprende il gatto, può provocare una reazione di paura. Se questa esperienza si ripete senza possibilità di controllo o previsione, il gatto può iniziare ad anticipare l’evento, reagendo sempre più intensamente anche a suoni simili o a situazioni che lo ricordano.
In questi casi non assistiamo a un “capriccio”, ma a un processo di apprendimento che rende il gatto progressivamente più sensibile a certi stimoli. Capire queste dinamiche è fondamentale per leggere correttamente le sue reazioni e il suo stato emotivo.

30/01/2026

LEGGE DELLA MIMESI
L’apprendimento non avviene in modo casuale, ma si organizza attraverso diverse leggi che regolano il modo in cui un soggetto acquisisce informazioni, competenze e modalità di regolazione emotiva. Durante l’età evolutiva, una delle più importanti è la legge della mimesi, che descrive l’apprendimento basato sull’osservazione e sull’imitazione.

Nei primi mesi di vita il cucciolo non impara in autonomia, ma apprende principalmente guardando. La madre rappresenta il suo principale punto di riferimento e diventa il modello attraverso cui il cucciolo costruisce la propria esperienza del mondo. La mimesi comprende diversi livelli di apprendimento, che vanno dalle forme più semplici a quelle più complesse.

Nelle forme più semplici, il cucciolo impara cosa è rilevante osservando dove la madre orienta la propria attenzione: se lei si interessa a qualcosa, anche quel qualcosa assume valore. Questo processo viene definito orientamento sul target. Accanto a questo avviene l’osmosi emozionale, attraverso la quale il cucciolo apprende come “sentire” gli eventi, associando a ciò che accade le reazioni emotive della madre. Emozioni come paura, calma o curiosità non nascono in modo spontaneo, ma si trasmettono attraverso l’osservazione.

Nelle forme più complesse della mimesi, la madre assume il ruolo di vero e proprio modello comportamentale. Attraverso il modeling, il cucciolo imita specifiche modalità d’azione, mentre con la vicarianza non si limita a copiare, ma seleziona e ripropone solo i comportamenti funzionali al raggiungimento di uno scopo.

In questo senso, la madre non insegna soltanto cosa fare, ma anche come farlo e come vivere emotivamente l’esperienza. È proprio da questi processi che si costruisce, nel tempo, l’equilibrio — o il possibile disagio — del gatto adulto.

22/01/2026

Appuntamento gratuito sulla floriterapia per animali
In particolare parleremo del gatto 🐱
Durante l’incontro vedremo:
quando può essere utile la floriterapia
quali benefici può offrire
come e perché viene utilizzata
Un momento informativo per fare chiarezza e comprendere meglio questo approccio nel rispetto dell’individualità del gatto e della relazione.
Non mancate 😉😺
Per partecipare inviare un messaggio al numero presente in locandina.

24/12/2025

Indirizzo

ROMA
Rome

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Lunedì 09:00 - 19:30
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

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