09/12/2025
Uno studio italiano – realizzato in partnership tra centri universitari di eccellenza* – ha analizzato in modo approfondito la composizione e le funzioni metaboliche del microbiota intestinale del cane, utilizzando tecnologie di sequenziamento di nuova generazione (NGS) abbinate ad algoritmi avanzati per la classificazione e l’interpretazione dei dati.
Metodologia
La ricerca ha previsto la raccolta di campioni fecali da un ampio numero di cani, selezionati sia in condizioni di salute sia con alterazioni gastrointestinali. L’analisi genetica ha permesso di identificare la totalità delle specie batteriche presenti, valutandone non solo la distribuzione tassonomica (phylum, generi, specie), ma anche la biodiversità mediante indici come lo Shannon index.
Risultati chiave: biodiversità e batteri dominanti
La mappa ottenuta ha confermato che, nel cane sano, il microbiota intestinale è dominato da tre generi principali:
-Bacteroides,
- Prevotella
- Fusobacterium.
Tali microrganismi svolgono ruoli centrali nei processi digestivi, nella fermentazione delle fibre dietetiche e nella produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA), metaboliti cruciali per il benessere intestinale e sistemico dell’animale.
Dal punto di vista della biodiversità, un microbiota ricco e bilanciato si associa a
- protezione dalle patologie digestive,
- migliore regolazione immunitaria
- maggior resistenza agli squilibri (disbiosi) causati da stress, farmaci o errori alimentari.
Funzioni metaboliche e implicazioni cliniche
Lo studio non si è limitato all’aspetto tassonomico, ma ha definito, tramite analisi metabolomica ed inferenza funzionale, i principali pathway biochimici associati al microbiota del cane.
In particolare, si è messo in luce come la produzione di SCFA (acetato, propionato, butirrato) sia un marker di benessere intestinale, mentre un eccesso di batteri proteolitici oppure la presenza di specie potenzialmente patogene costituiscano segnali di possibile disbiosi con ricadute su digestione, infiammazione e salute generale.
L’analisi ha inoltre privilegiato un approccio applicativo: la definizione di “parametri di riferimento” e di trend diagnostici utilizzabili nella pratica veterinaria consente oggi di utilizzare il test del microbiota non solo per indagini approfondite, ma anche per la prevenzione, la diagnosi precoce e la personalizzazione del piano nutrizionale del paziente.
Innovazione e prospettive
Questi risultati gettano le basi per una nuova medicina veterinaria orientata all’equilibrio del microbiota come chiave di salute. Oltre a contribuire alla scelta di integratori, diete mirate o interventi precoci, questo approccio consente di ridurre l’uso indiscriminato di farmaci, migliorare il follow-up post-terapia e sostenere la salute globale del cane.
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*Fonte: studio italiano pubblicato su microbioma.it