02/04/2025
La convivenza è meravigliosa ma va accompagnata e formata da parte di figure competenti!
SISCA ( Società Italiana Scienze del Comportamento Animale) ritiene che sia assolutamente fondamentale prevenire il più possibile il verificarsi di episodi di aggressione canina, ancor più in considerazione della gravità di quelli avvenuti negli ultimi mesi. Altrettanto importante riteniamo il sottolineare che tale prevenzione può essere ottenuta solo educando le persone al possesso responsabile del proprio cane e promuovendo interventi ad hoc per migliorare la socializzazione dei cani sia con gli esseri umani che con altri animali.
Ci sono almeno cinque ragioni per essere contrari alle blacklist/savelist e per approcciare diversamente il problema:
1. I dati epidemiologici sono distorti e inaffidabili poiché in Italia non c’è una panoramica completa degli episodi di aggressione. Il sistema sanitario nazionale, infatti, segnala principalmente le aggressioni che si verificano al di fuori delle mura domestiche e che coinvolgono persone sconosciute all’animale. I caregivers spesso minimizzano i comportamenti aggressivi che il cane realizza nei loro confronti o verso i membri della famiglia. Se dovessimo esaminare gli episodi di aggressione realizzati dai cani che appartengono alle cosiddette “razze pericolose” osserveremmo con molta probabilità che il numero di morsicature è significativamente inferiore rispetto a quelle che coinvolgono razze che non sono incluse nelle blacklist/savelist.
2. Un fattore socio-culturale spinge verso la selezione di razze specifiche per amplificare la violenza sociale. Questo fenomeno, però, non è radicato nella genetica, che si tratti di cani o esseri umani. La chiave per affrontare questa situazione consiste nell'educazione dei caregivers e nell’aggiornamento continuo di tutti i professionisti del settore (allevatori, educatori, istruttori, addestratori, dog sitter, toelettatori, volontari di canile e così via).
3. I cani che appartengono a razze considerate “docili” dall’opinione comune possono mostrare comportamenti aggressivi quando sono affetti da malattie del comportamento o quando vivono relazioni mal strutturate o quando provengono da allevamenti i cui protocolli non sono mirati ad uno sviluppo comportamentale equilibrato, basato sulla socializzazione intra e interspecifica, autocontrollo, esplorazione e conoscenza degli stimoli dell’ambiente di vita futura. Anche i cani provenienti da rifugi, senza una valutazione adeguata e senza una formazione della famiglia adottante possono presentare problemi comportamentali, che possono esitare in aggressioni da paura.
4. È necessario che il Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale realizzi una visita comportamentale e progetti un intervento ad hoc avvalendosi della collaborazione di figure professionali preparate ad intervenire sui problemi e le patologie comportamentali.
5. Qualsiasi addestramento volto ad amplificare o modificare il comportamento di aggressione di un cane, alterandone la sequenza (per esempio accorciando la fase di minaccia, come il ringhio), deve essere vietato. Così come avviene in altri paesi europei, l'addestramento alla difesa e all'attacco deve essere regolamentato.
In conclusione, i cani sono esseri senzienti (come sottolinea lo stesso Trattato di Lisbona), sono animali estremamente sociali, dotati di aree cognitive ed emozionali che individualmente vengono modificate, arricchite con la collaborazione e l’aiuto di quell’Uomo con cui condivide la vita da 15.000 anni.
SISCA presenta i 4 punti focali da applicare nel breve termine, oltre ad una regolamentazione degli allevamenti e dei rifugi:
SISCA evidenzia quattro punti chiave da realizzare nel breve periodo:
1. Promuovere programmi di formazione per i proprietari di cani così da ottenere un "Certificato di convivenza responsabile" realizzati con la collaborazione di Medici Veterinari Esperti in Comportamento Animale.
2. Informare il grande pubblico sull’importanza della visita pre – adozione svolta presso un Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale, così da garantire adozioni consapevoli. Inoltre, è necessario formare i medici di famiglia e i pediatri in relazione ai primi consigli sanitari e comportamentali da suggerire alle famiglie in occasione dell’arrivo di un cucciolo/ gattino o della nascita di un bambino quando è già presente un cane/ gatto o quando viene adottato in famiglie con bambini.
3. Realizzare nell’ambito dei corsi pre – parto effettuati negli ospedali una sessione dedicata all’inserimento del neonato nell’ambiente domestico in cui sono presenti cani o gatti.
4. Tracciare linee guida e buone pratiche per la formazione delle figure professionali che si occupano di educazione e addestramento cinofilo, così da vietare metodi e strumenti tecnici che possono aumentare l'aggressività del cane.