29/04/2026
Questo video l'ho girato sabato, 25 aprile e questo post l' ho scritto per metà la sera stessa e per metà stamattina...
All'AltroveCapovolto, tra i recinti, c'è uno spazio dedicato agli umani. Prato, ombra, un tavolone e sedie sotto ai pini marittimi.
Da un mese quello spazio lo condivido con Luce.
Luce è una vitella di due anni. È nata qui, in un luogo sicuro. Sua madre Atena è la più anziana della mandria — i maltrattamenti li ha subiti, e ancora oggi è la più schiva di tutti, anche se si lascia accarezzare. Suo padre si chiama Libero — di nome e di fatto. È arrivato qui che non aveva più di tre mesi. È il bovino più ubbidiente della storia. Ognuno di loro conosce il proprio nome: si gira, risponde quasi sempre con un muggito.
Luce ha osservato e interagito a modo suo, mantenendo le distanze, per due anni. Non ha mai amato il contatto ravvicinato ed io non mi sono mai imposta invadendo i suoi spazi e il suo volere.
Ha guardato da lontano il rapporto tra me e suo padre, tra me e la sua famiglia.
Poi, un mese fa, ha deciso. È scappata dal suo recinto e non è più voluta rientrare e, anche in questo caso, l' ho assecondata.
Stasera ha fatto grooming prima con suo padre, poi con Rebh, il suo amico del cuore, al di là della staccionata.
Poi ha deciso che voleva giocare.
Il tramonto, per i bovini che vivono qui, è tempo di gioco.
Mi ha fatto un agguato. Poi è scappata. Si è fermata, mi ha guardata con quella faccia buffa che ha — ed è riscappata.
L'ho rincorsa. Lei è scappata e poi mi ha rincorsa, smontonando di gioia (ho ripreso solo la parte in cui la rincorrevo io, per ovvi motivi 😅)
Non ho un nome etologico per quello che succede tra noi. E non ce l'ha nemmeno la scienza: una revisione sistematica della letteratura pubblicata su Animal Behavior and Cognition nel 2017 conclude che non esistono studi sulla comunicazione tra bovini e umani come campo autonomo — perché quando il comportamento dei bovini viene studiato, lo è quasi esclusivamente nell'ottica del loro utilizzo come merce.
Eppure nel 2023 un team dell'Università Federico II di Napoli ha dimostrato per la prima volta una correlazione tra ossitocina e comportamenti sociali diretti verso gli umani nei bovini. L'elemento rivoluzionario, scrivono i ricercatori, è che questa correlazione emerge in una specie che non è stata selezionata evolutivamente per la socialità con l'uomo.
A differenza dei cani.
I cani hanno quindicimila anni di selezione attiva alle sp***e — noi abbiamo scelto, generazione dopo generazione, quelli più predisposti a stare con noi. I bovini no. Eppure bastano poche generazioni di contesto giusto, e la predisposizione emerge da sola. Senza che nessuno l'abbia mai cercata.
I cani sono stati scelti. Luce ha scelto.
Quello che emerge — la gelosia, i toni di voce diversi per ogni situazione, il gioco inventato insieme — non è antropomorfizzazione. È comunicazione che esisteva già, compressa, in attesa di uno spazio in cui fosse sicuro tirarla fuori. E di qualcuno disposto ad aspettare.
Le persone si indignano se i cinesi mangiano cani. Perché i cani si relazionano con noi. Perché abbiamo condiviso quindicimila anni, e quell'esperienza ha lasciato tracce — nel loro DNA, nel nostro sguardo.
Luce ha due anni. In due anni ha imparato questo.
Pensate cosa sarebbe, se avesse avuto quindicimila anni di epigenetica trasmessa. Cosa emergerebbe da una specie a cui avessimo davvero dato il tempo, e lo spazio, di rivelarsi.
Per l'essere umano, però, valgono solo un tanto al chilo.
Ieri, martedì 28 aprile, Luce mi ha detto che voleva tornare nel suo recinto.
A differenza delle altre volte in cui, se era davanti all'ingresso e mi avvicinavo scappava, ieri ha aspettato che aprissi. Ed è corsa dentro, dalla sua famiglia.
Dopo quattro settimane insieme è stato bello vederla tornare felice a fare la mucca (spiacente, non riesco a chiamarla v***a) — a giocare da mucca, a fare tutte le cose etologicamente affini alla sua specie.
Le sono profondamente grata. Per avermi mostrato, ancora una volta, quanto poco sappiamo di questi animali meravigliosi.
Luce non mi ha mai prevaricata, neanche quando aveva accesso ai mangimi e stava sempre con me durante la preparazione dei pasti di tutti. Aspettava il suo turno. Correva al cancello quando mi vedeva arrivare. Mi seguiva la sera per un ultimo saluto quando andavo via. Ho visto come smontava la staccionata da fuori — usando le corna come leva sui pali di legno, o da appoggio per far scorrere quelli di ferro. Un'arguzia silenziosa e precisa.
E nel gioco ha moderato la forza, cambiato approccio. Ha capito che ero diversa da lei e si è regolata. Non è scontato. Non è poco. È la prova che quello che stava succedendo tra noi era relazione vera — non abitudine, non dipendenza. Relazione.
Ha scelto di ve**re. Ha scelto di restare. Ha scelto di tornare.
Tre volte, Luce ha scelto.
PS. LE MARCHE AURICOLARI SE LE È STRAPPATE VIA (LACERANDOSI ANCHE UN ORECCHIO) E IERI SONO ARRIVATE QUELLE NUOVE. PURTROPPO ORA DOVRÒ RIMETTERLE STA TORTURA ALLE ORECCHIE 🤬