Madama' Gherman shepherds

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31/05/2026
siamo partiti a prendere una e siamo tornati con due 😍 Cora & Coraline
29/05/2026

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tutto ciò che è bello forse non è perfetto, ma è speciale 🥰
27/05/2026

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Lo scartarono perché era troppo piccolo, troppo fragile e apparentemente inadatto a diventare un cane da slitta. Dodici anni dopo avrebbe attraversato quasi 420 chilometri tra ghiaccio e tempeste per contribuire a salvare un’intera città.

Il suo nome era Togo.

Nacque nel 1913 nel canile di Leonhard Seppala, uno dei più esperti conduttori di slitte dell’Alaska. Fin dai primi giorni sembrava destinato a una vita diversa da quella degli altri cani da lavoro. Era piccolo, delicato e soffriva di problemi di salute. Seppala era convinto che non avrebbe mai resistito alle dure condizioni delle piste artiche.

Per questo decise di affidarlo come animale da compagnia a una famiglia della città di Nome.

Ma la separazione durò poco.

Togo sfondò una finestra, scappò e percorse chilometri nella neve per tornare al canile. Quando arrivò, si fermò davanti alla porta come se sapesse esattamente dove appartenesse. Seppala non ebbe altra scelta che riprenderlo con sé.

Crescendo, il cucciolo si rivelò difficile da gestire. Litigava con gli altri cani, tirava le imbracature e creava continui problemi. Sembrava impossibile immaginare per lui un ruolo importante nella squadra.

Poi arrivò il momento decisivo.

A soli otto mesi, Seppala lo inserì in una slitta per una prova. Alla fine della giornata Togo aveva percorso circa 120 chilometri. Non solo aveva resistito: aveva dimostrato qualità che nessuno si aspettava. In breve tempo passò dalle retrovie alla posizione più importante della muta, quella di cane guida.

Seppala capì di avere davanti qualcosa di raro. Più tardi avrebbe detto che Togo possedeva doti naturali che aveva cercato per anni di sviluppare nei suoi migliori cani.

Passarono dodici anni.

Nel gennaio del 1925 la città di Nome si trovò davanti a un’emergenza sanitaria. Un’epidemia di difterite minacciava soprattutto i bambini. Le scorte di siero erano insufficienti e il farmaco necessario si trovava a centinaia di chilometri di distanza.

L’inverno aveva isolato completamente la regione. Le temperature estreme e le bufere rendevano impossibile qualsiasi trasporto rapido con i mezzi disponibili all’epoca.

Fu organizzata una staffetta senza precedenti.

Venti conducenti e circa centocinquanta cani si divisero il percorso per trasportare il siero fino a Nome il più velocemente possibile. Il tratto più lungo e pericoloso venne affidato proprio a Seppala e a Togo, che all’epoca aveva già dodici anni, un’età avanzata per un cane da slitta.

Affrontarono venti violentissimi, neve incessante e temperature che scendevano ben oltre i limiti sopportabili per uomini e animali. In molti tratti Seppala non riusciva a vedere il percorso. La sua sicurezza dipendeva quasi interamente dall’istinto del cane che correva davanti alla squadra.

Ma il momento più critico arrivò durante l’attraversamento del Norton Sound, una vasta distesa di mare ghiacciato.

Il ghiaccio iniziò a rompersi e la slitta rimase bloccata su una lastra alla deriva. Il rischio di essere trascinati in mare era concreto. Seppala legò una corda a Togo e lo spinse verso una zona più stabile.

Il cane riuscì a raggiungerla e iniziò a ti**re. La corda però si spezzò.

Togo non si fermò. Si lanciò nell’acqua gelida, recuperò la cima e tornò verso il padrone. Una volta assicurata nuovamente la corda, riprese a ti**re fino a trascinare la lastra di ghiaccio con la slitta, gli uomini e il prezioso carico verso una zona sicura.

Poco dopo quel tratto di ghiaccio si frantumò completamente.

La corsa proseguì e il siero arrivò a destinazione. Grazie alla staffetta, l’epidemia venne contenuta e i bambini che ricevettero il trattamento poterono essere salvati.

Togo aveva percorso circa 420 chilometri, una distanza enorme rispetto a qualsiasi altra squadra coinvolta nella missione.

Eppure il suo nome non divenne subito il più famoso.

L’attenzione dei giornali si concentrò soprattutto su Balto, il cane che guidò l’ultima parte del percorso fino a Nome. Balto ricevette monumenti, titoli sui giornali e riconoscimenti pubblici.

Togo rimase in secondo piano.

Seppala non nascose mai il proprio pensiero. Per tutta la vita sostenne che nessun cane fosse mai stato migliore di lui. Chi conosceva i dettagli della spedizione sapeva che il tratto affrontato da Togo era stato il più lungo, il più difficile e il più rischioso.

Negli anni successivi la sua storia venne progressivamente rivalutata. Libri, documentari e studi storici gli restituirono il posto che meritava tra i protagonisti della celebre corsa del siero del 1925.

Togo morì nel 1929 all’età di sedici anni.

Il cucciolo considerato troppo debole per diventare un cane da slitta era diventato il leader che aveva guidato una delle missioni più straordinarie nella storia dell’Alaska.

19/05/2026

Certo, la offre moltissimi vantaggi e aspetti positivi, ma non dobbiamo dimenticare che ogni medaglia ha due facce... ❤️

Urano dei due Fiumi 🥰
18/05/2026

Urano dei due Fiumi 🥰

30/10/2025

E ora? Cosa facciamo???! 😂

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