Sandra Viana - Medica Veterinaria Comportamentalista Felina

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Sandra Viana - Medica Veterinaria Comportamentalista Felina Veterinaria con 10 anni di esperienza nel comportamento felino.
+2000 gatti seguiti.

Affidate i vostri gatti a me per cure professionali e amorevoli. 🐱

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Quando parliamo di maltrattamento animale, spesso pensiamo solo alle forme più evidenti: ferite, percosse, abbandono o i...
16/06/2026

Quando parliamo di maltrattamento animale, spesso pensiamo solo alle forme più evidenti: ferite, percosse, abbandono o incuria grave.

Ma il benessere di un gatto non si misura solo dall’assenza di violenza fisica.

Un gatto può avere una casa, una ciotola piena e cure veterinarie regolari… e non stare comunque davvero bene.

Perché il benessere non significa semplicemente sopravvivere.
Significa poter vivere una vita compatibile con la propria natura, con i propri bisogni biologici, emotivi e comportamentali.

Le 5 libertà del benessere animale ci aiutano proprio a guardare il gatto in modo più completo:

• libertà dalla fame e dalla sete
• libertà dal disagio
• libertà dal dolore, dalle ferite e dalle malattie
• libertà di esprimere comportamenti naturali
• libertà dalla paura e dallo stress

In medicina comportamentale felina, molti comportamenti interpretati come “dispetti”, “carattere difficile” o “capricci” sono in realtà segnali di disagio, dolore, stress o bisogni non soddisfatti.

Un gatto che elimina fuori dalla lettiera non sta facendo un dispetto.
Un gatto che si isola non è semplicemente antipatico.
Un gatto che aggredisce non è cattivo.
Un gatto che smette di giocare non è solo pigro.

Il comportamento è comunicazione.

Per questo il benessere felino va oltre la ciotola piena: riguarda l’ambiente, le risorse, la routine, le relazioni, la possibilità di rifugiarsi, arrampicarsi, graffiare, giocare, scegliere e sentirsi al sicuro.

Perché prendersi cura di un gatto non significa solo nutrirlo.
Significa riconoscere la sua natura e ascoltare ciò che il suo comportamento ci sta comunicando.

Quale delle 5 libertà ti ha fatto riflettere di più?

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Dove metti la lettiera del tuo gatto può fare davvero la differenza.Spesso si pensa che basti acquistare una buona letti...
14/06/2026

Dove metti la lettiera del tuo gatto può fare davvero la differenza.

Spesso si pensa che basti acquistare una buona lettiera o pulirla regolarmente, ma c’è un aspetto che viene sottovalutato: la posizione.

Per il gatto, fare i bisogni è un momento delicato. Anche se vive in casa, conserva molti comportamenti dei suoi antenati: durante l’eliminazione è più vulnerabile, meno pronto a reagire e più esposto a possibili “minacce”.

Per questo motivo, la lettiera dovrebbe trovarsi in un luogo tranquillo, accessibile e sicuro, lontano da rumori improvvisi, passaggi continui, elettrodomestici, ciotole del cibo e dell’acqua.

Mettere la lettiera accanto alla lavatrice, in corridoi molto frequentati, vicino alla pappa o in zone difficili da raggiungere può creare disagio e aumentare lo stress.

In alcuni gatti, questo può contribuire a evitamento della lettiera o eliminazione inappropriata.

Anche le caratteristiche della cassetta sono importanti: meglio preferire una lettiera aperta, ampia e comoda. Le dimensioni ideali dovrebbero essere almeno 1,5 volte la lunghezza del gatto, senza considerare la coda, così da permettergli di entrare, girarsi, scavare e uscire senza difficoltà.

La sabbia dovrebbe essere agglomerante, fine e senza profumazioni.

Ricorda: il gatto non “fa i dispetti”.

Spesso sta solo cercando un luogo dove sentirsi più al sicuro.

Una lettiera ben posizionata è una forma di prevenzione, rispetto e benessere.

E tu, sei sicuro che la lettiera del tuo gatto sia davvero nel posto giusto?

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12/06/2026

Pensi ancora che il tuo gatto faccia p**ì fuori dalla lettiera per dispetto?

Questa è una delle frasi che sento più spesso durante le visite comportamentali.

“Lo fa apposta.”
“Si sta vendicando.”
“Sa benissimo che non deve farlo.”

Ma la verità è un’altra: il gatto non ragiona in termini di dispetto o vendetta.

Quando un gatto urina fuori dalla lettiera, non sta cercando di “punire” il caregiver. Sta comunicando che qualcosa non va.

Può esserci un problema fisico, come dolore, infiammazione, cistite o altre condizioni che rendono fastidioso urinare.
Può esserci stress.
Può esserci paura.
Può esserci insicurezza nel territorio.
Può esserci un problema legato alla lettiera: posizione, sabbia, pulizia, numero di cassette o accessibilità.

A volte il gatto sceglie superfici morbide, come letto, divano, tappeti o vestiti, perché in quel momento gli danno una sensazione diversa o più rassicurante.
Altre volte urina in punti strategici della casa perché sta cercando di aumentare il proprio senso di sicurezza nell’ambiente.

E no: punirlo non risolve il problema.

Sgridarlo, spaventarlo, chiuderlo in una stanza o mettergli il muso nella p**ì non gli insegna a usare la lettiera.
Al contrario, può aumentare stress, paura e insicurezza, peggiorando il comportamento.

La prima cosa da fare è sempre chiedersi:

“Perché il mio gatto ha iniziato a farlo?”

Non:
“Come lo punisco?”
“Come gli faccio capire che ha sbagliato?”
“Come lo faccio smettere subito?”

La p**ì fuori dalla lettiera è un segnale.
E come ogni segnale va interpretato nel modo corretto.

Per questo è importante non aspettare troppo, soprattutto se il comportamento è comparso all’improvviso o si sta ripetendo.

Prima si capisce la causa, più è facile intervenire in modo efficace.

Se il tuo gatto ha iniziato a urinare fuori dalla lettiera, non etichettarlo come “dispettoso”.
Osservalo, ascoltalo e cerca il motivo del suo disagio.

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07/06/2026

Accade molto spesso in visita: i caregivers mi descrivono, con un misto di imbarazzo e preoccupazione, un comportamento del loro gatto che sembra a tutti gli effetti una "m***a" o un atteggiamento sessuale verso coperte e peluche.

​La prima domanda è sempre la stessa: "Ma se è sterilizzato, come mai ha ancora questi istinti?"

​La sfera riproduttiva, in questo caso, non c'entra quasi mai.

In medicina comportamentale, questo schema d'azione viene inquadrato come una strategia di autoregolazione emotiva (o meccanismo di coping). Il gatto non sta esprimendo sessualità, ma sta utilizzando il proprio corpo e i tessuti morbidi come uno "strumento" per gestire uno stato interiore alterato.

​Quando il sistema nervoso del felino va in sovraccarico a causa di:

- ​Mancanza di stimoli adeguati;
- ​Cambiamenti non graditi;
- Distress o ansia

L'animale sperimenta una forte tensione interna che non riesce a canalizzare in modo naturale.

Cosa succede nel cervello del gatto?
​Afferrare la coperta con i denti e muovere il bacino o le zampe posteriori in modo ritmico non è un vizio, ma una necessità biochimica. Questo movimento stimola la produzione di endorfine e dopamina, i neurotrasmettitori del benessere e della gratificazione.

​In parole semplici: è un meccanismo che il gatto utilizza autonomamente per modulare lo stress, calmarsi e ritrovare un equilibrio omeostatico.

Punire o interrompere bruscamente il gatto è controproducente, perché spazzeremmo via la sua unica valvola di sfogo, aumentando la sua frustrazione.

​Se questo comportamento da sporadico diventa frequente o quasi ossessivo, significa che il livello di disagio del gatto è alto ed è consigliabile mappare la situazione insieme ad un professionista.

​Un'attenta valutazione dell'ambiente, della routine e della gestione degli spazi può aiutarci a capire cosa stia destabilizzando il suo benessere psicofisico.

Vi è mai capitato di osservare questo comportamento nel vostro compagno felino? Se avete dubbi sulla gestione dello stress del vostro gatto, vi aspetto nei commenti.

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03/06/2026

Troppo spesso si pensa al gatto come a un animale puramente istintivo. La realtà clinica ci mostra tutt’altro: i gatti possiedono capacità cognitive e di risoluzione dei problemi estremamente sofisticate.

Quello che vedete nel video non è solo un gatto che gioca, ma un cervello che crea connessioni, calcola traiettorie e allena la sua memoria di lavoro.

​Ma c'è un dettaglio che da medica veterinaria comportamentalista non mi stancherò mai di ripetere: il cervello va allenato per evitare che si spegna.

​Esattamente come noi, con l’avanzare dell’età i gatti possono andare incontro a un declino neurodegenerativo progressivo. Si chiama sindrome da disfunzione cognitiva (CDS) ed è il corrispettivo felino dell'Alzheimer umano.

​A livello cerebrale si accumulano lesioni e tossine che portano a sintomi ben precisi che ogni caregiver dovrebbe saper riconoscere:

- ​Disorientamento (il gatto si perde in casa o fissa il vuoto).
- ​Miagolii e vocalizzazioni ingiustificati.
- ​Alterazione del ciclo sonno-veglia.
- ​Perdita delle abitudini igieniche

​🩺 Perché la prevenzione inizia oggi?

Quando i sintomi descritti diventano evidenti a occhio n**o, il danno strutturale è purtroppo già avanzato.

​La vera terapia è la prevenzione precoce. Stimolare il gatto sin da giovane (e continuare a farlo da anziano) con giochi di attivazione mentale e arricchimento ambientale serve a costruire una "riserva cognitiva".

Più il cervello è allenato, più sarà resiliente e protetto dall'invecchiamento.

​Prendersi cura della mente del proprio gatto è importante tanto quanto curare il suo corpo.

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Il puzzle feeding non è un gioco. È una forma di arricchimento ambientale che permette al gatto di esprimere uno dei com...
01/06/2026

Il puzzle feeding non è un gioco. È una forma di arricchimento ambientale che permette al gatto di esprimere uno dei comportamenti più importanti del suo repertorio etologico: cercare, ottenere e consumare il cibo.

Per molti gatti che vivono in casa, il pasto arriva sempre nello stesso posto, alla stessa ora e senza alcuno sforzo. È una situazione comoda per noi, ma molto distante da ciò per cui la specie si è evoluta.

In natura il gatto è un predatore solista che investe tempo ed energie nella ricerca delle risorse. Non caccia solo per nutrirsi: l'intera sequenza predatoria rappresenta uno stimolo cognitivo e comportamentale fondamentale per il suo benessere.

Quando questa componente viene completamente eliminata, il rischio non è soltanto un aumento di peso. Possono comparire anche frustrazione, inattività, scarso utilizzo dell'ambiente, maggiore sensibilità agli stressor e, in alcuni soggetti, problematiche comportamentali che vanno dall'iperreattività ai conflitti tra gatti conviventi.

Per questo motivo il puzzle feeding è oggi considerato molto più di un semplice accessorio. In medicina felina viene utilizzato come strumento di gestione ambientale e, in alcuni casi, come parte integrante di protocolli terapeutici.

La letteratura descrive benefici in diversi contesti clinici: controllo del peso, riduzione dello stress, miglioramento dell'attività quotidiana e supporto nella gestione di alcune problematiche comportamentali e urinarie. Non perché il puzzle "curi" il gatto, ma perché permette di soddisfare bisogni comportamentali spesso trascurati.

Un aspetto importante è che non tutti i gatti sono pronti a utilizzarlo subito. L'errore più frequente è proporre una sfida troppo difficile e rimuovere improvvisamente la ciotola. Il cambiamento deve essere graduale, costruito sulle capacità del singolo individuo e privo di frustrazione.

La domanda non dovrebbe essere: "Il mio gatto si divertirà?"
Ma piuttosto:
"Sto offrendo al mio gatto l'opportunità di comportarsi da gatto?"
Perché spesso il benessere non dipende dall'aggiungere qualcosa di nuovo, ma dal restituire una funzione che abbiamo involontariamente eliminato.

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27/05/2026

Per anni ci hanno convinti che il massimo della felicità per un gatto domestico fosse trovare la ciotola sempre colma, senza fatica. Ma la verità è che, facendo così, stiamo spegnendo il loro istinto più profondo.

​I nostri gatti sono predatori millenari. In natura, un felino non trova il cibo pronto: deve cercarlo, inseguirlo, usare l'ingegno e "guadagnarselo" con piccoli pasti durante tutta la giornata.

​Quando eliminiamo questa fase e regaliamo il cibo gratis in una ciotola, rischiamo di creare un gatto annoiato, frustrato e, spesso, sovrappeso. Soprattutto se vive in appartamento (indoor).

La soluzione si chiama PUZZLE FEEDING

​Non è una moda del momento, ma un vero e proprio stile di alimentazione naturale. Invece di versare le crocchette nella solita ciotola, le nascondiamo in appositi giochi di intelligenza, labirinti o tappeti olfattivi.

​Ecco perché dovresti iniziare subito:
1️⃣ Soddisfa l'istinto di caccia: Il gatto deve usare le zampe e il cervello per mangiare. Questo rilascia endorfine e lo rende incredibilmente appagato.
2️⃣ Combatte la noia e lo stress: È il miglior rimedio contro i comportamenti disfunzionali.
3️⃣ Migliora la digestione: Mangiare più lentamente evita le classiche abbuffate e il conseguente vomito da ingestione troppo rapida.

​All'inizio potresti pensare: "Ma il mio gatto è pigro, non ci giocherà mai!". Spoiler: i gatti amano lavorare per ottenere il cibo. Bisogna solo guidarli passo dopo passo, partendo da giochi molto facili.

​Tu hai mai provato i giochi di attivazione mentale con il tuo gatto o usi ancora la classica ciotola? Raccontamelo qui sotto nei commenti!

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Nel lavoro clinico con il gatto, il comportamento non è un dettaglio “accessorio” della medicina veterinaria: è parte in...
25/05/2026

Nel lavoro clinico con il gatto, il comportamento non è un dettaglio “accessorio” della medicina veterinaria: è parte integrante della salute dell’animale.

Ancora oggi molti disturbi comportamentali vengono interpretati come “capricci”, “dispetti” o semplici difficoltà gestionali. In realtà, dietro manifestazioni come eliminazione fuori lettiera, aggressività, ipervigilanza, vocalizzazioni persistenti o conflitti inter-felini, esistono spesso stati emotivi complessi, condizioni di stress cronico o veri e propri quadri clinici comportamentali.

Il ruolo del Medico veterinario comportamentalista nasce proprio qui: osservare il comportamento come espressione dello stato di salute fisica ed emotiva del paziente, integrando medicina, etologia e neuroscienze applicate.

La medicina comportamentale veterinaria non significa “addestrare” il gatto a comportarsi meglio, ma comprendere perché quel comportamento si manifesta, quali funzioni abbia per l’animale e quali fattori ambientali, relazionali o clinici lo stiano sostenendo.

Negli ultimi anni è cresciuta molto la consapevolezza sull’importanza del benessere emotivo nel gatto, ma resta fondamentale diffondere una cultura più scientifica e meno antropomorfica del comportamento animale.

Per questo ho deciso di approfondire sul mio sito il ruolo del veterinario comportamentalista, cosa fa concretamente nella pratica clinica e perché il comportamento debba essere considerato un parametro essenziale della medicina felina moderna.

Quando un gatto aggredisce, non utilizza la lettiera in modo corretto o miagola insistentemente alle 3 di mattino, la reazione più comune è cercare di “correggere” il comportamento. Eppure, fermarsi a quella sola superficie significa perdere il vero significato del messaggio che l’animale st...

La paura del gatto in visita veterinaria viene ancora troppo spesso considerata “normale”.Ma per il gatto non è normale ...
25/05/2026

La paura del gatto in visita veterinaria viene ancora troppo spesso considerata “normale”.
Ma per il gatto non è normale affatto.

Per molti soggetti, entrare in clinica significa vivere una vera attivazione di allarme: trasportino, odori sconosciuti, manipolazione, rumori, contenimento. Tutto questo può attivare una risposta fisiologica di stress molto intensa, con aumento della frequenza cardiaca, pressione arteriosa e ipervigilanza.

Ed è proprio da qui che parte questo studio pubblicato sul Journal of Feline Medicine and Surgery nel 2022.

I ricercatori hanno confrontato melatonina, gabapentina e placebo in 75 gatti sani sottoposti a visita cardiologica, valutando quanto i gatti riuscissero a vivere la visita in modo più tranquillo, i parametri cardiovascolari ed eventuali effetti collaterali.

Il dato interessante?
La melatonina ha migliorato significativamente la gestione del gatto durante la visita, senza interferire in modo rilevante con ecocardiografia, pressione arteriosa o ECG, e con una sedazione molto lieve rispetto alla gabapentina.

Questo non significa che “la melatonina sostituisce tutto” o che debba essere usata in automatico.
Siamo ancora davanti al primo studio in assoluto su questo argomento e servono ulteriori conferme scientifiche.

Ma il messaggio che emerge è molto più grande del farmaco stesso.

Ci ricorda che il benessere emotivo del gatto non è un dettaglio accessorio della medicina felina.
Influenza direttamente anche la qualità della visita, della diagnosi e della gestione clinica.

E forse uno degli aspetti più affascinanti dello studio è proprio questo: anche i gatti del gruppo placebo hanno mostrato una riduzione dello stress semplicemente aspettando in un ambiente silenzioso e poco illuminato.

Prima ancora della terapia, conta l’esperienza che il gatto vive.

Perché un gatto che si sente più al sicuro non è solo un gatto “più facile da visitare”.
È un paziente che stiamo finalmente iniziando a comprendere meglio.

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Indirizzo

Viale Arcella, 2 Ter
Padua

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 13:00

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