26/02/2026
Da Ordine Medici Veterinari Provincia di Trieste e confermato da Asugi:
Nel contesto specifico di post su Facebook che segnalano falsi avvelenamenti di cani, ecco i dettagli del reato:
chi diffonde notizie false su presunti avvelenamenti (esche, bocconi, ecc.) in un determinato luogo, senza che vi sia alcun riscontro oggettivo (veterinari, denunce, autorità sanitarie), crea una situazione di paura e allarme sociale.
L'art. 658 c.p. punisce chi "annunciando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l'Autorità". La Cassazione ha chiarito che il reato si concretizza anche quando l'allarme viene creato attraverso i social media e si diffonde tra i cittadini, portando le autorità a dover verificare notizie infondate.
Scrivere "Attenzione, in via X ci sono bocconi avvelenati" quando è falso, provoca un allarme pubblico inutile. Questo può spingere i cittadini a contattare inutilmente i Carabinieri, la Polizia Locale o il servizio veterinario, impegnando risorse pubbliche.
Il procurato allarme è una contravvenzione che prevede l'arresto fino a sei mesi o l'ammenda da 10 a 516 euro.
State attenti alle chiacchiere da bar e dall' "l'ha detto mio cugino!" 😉