19/05/2026
Oggi al parco è andata in scena l’ennesima puntata di:
“Il mio cane è bravissimo senza guinzaglio”™️
Peccato che il cane, alla parola “vieni”, abbia risposto più o meno con un elegante gesto dell’ombrello ed abbia continuato a farsi i fatti suoi in completa anarchia.
Il proprietario nel frattempo lo richiamava per la 287ª volta, con la stessa efficacia di uno che prova a fermare un treno urlandogli “aspetta”.
Il problema è che il cane in questione è arrivato dritto addosso ai miei.
Io stavo lavorando con un cagnolino in affidamento, maschio, con problematiche di reattività verso altri cani maschi. Quindi non era “la passeggiatina relax della domenica”, ma un lavoro preciso, fatto di gestione, distanza, calma e prevenzione degli errori.
Risultato?
Il cane libero invade lo spazio, il cane reattivo parte, abbaia, vuole attaccare, io mi devo mettere in mezzo per evitare il contatto e tutto il lavoro fatto rischia di andare a farsi benedire in 10 secondi.
Perché sì: un cane problematico migliora anche evitando di sbagliare.
Ma questo concetto sembra fantascienza per chi pensa che “eh ma lui vuole solo giocare 🥰”.
E qui arriva la parte interessante:
il mondo non è popolato solo da cani tolleranti, equilibrati o socievoli.
Perché se al posto del mio cane in affidamento ci fosse stato un cane davvero aggressivo?
Un cane con paura?
Un cane con dolore?
Un molossoide poco gestibile?
Un cane che non tollera invasioni dello spazio?
Quel cagnetto “libero di esprimersi” sarebbe potuto finire mangiato vivo nel giro di tre secondi.
E la parte assurda è questa:
chi lascia il cane libero senza controllo spesso pensa di essere “più naturale”, “più bravo”, “più avanti”.
In realtà sta semplicemente dimostrando di non avere il minimo interesse per l’incolumità del proprio cane.
Perché un richiamo inesistente non è libertà.
È scaricare il rischio sugli altri e sperare che vada sempre bene.
Ma spesso, come per l'uso delle cinture di sicurezza, va bene 1000 volte e poi ne basta 1 per piangere.
E non parliamo solo degli altri cani.
Un cane completamente libero, senza controllo, che vaga a 30, 40, 50 metri dal proprietario in mezzo all’erba può trovare QUALSIASI cosa.
Un boccone avvelenato.
Un’esca per topi trascinata fuori da qualche roditore.
Cibo marcio.
Schifezze tossiche.
E a 50 metri di distanza non distingui se il tuo cane ha preso un pezzetto di pane… oppure veleno.
Poi magari una settimana dopo il cane comincia a perdere sangue, sta male all’improvviso e muore.
E tutti sconvolti a chiedersi “come è potuto succedere”.
È successo nel momento esatto in cui il cane è stato lasciato libero senza alcun controllo reale.
E non è solo una mancanza di rispetto verso gli altri cani.
È una mancanza di rispetto verso le PERSONE.
Verso chi ha paura dei cani.
Verso chi è fobico.
Verso chi magari si paralizza nel vedere un cane corrergli incontro, anche se “piccolo” e “buono”.
Perché no, la gente non è obbligata ad amare il tuo cane.
E no, dire “tranquillo non fa niente 😁” mentre il tuo cane galoppa addosso a qualcuno non ti rende un proprietario rilassato.
Ti rende semplicemente uno che non sta gestendo il proprio cane.
E la ciliegina sulla torta?
Dopo tutto questo, dopo essermi dovuto mettere fisicamente in mezzo ai cani, dopo aver spiegato il problema e le motivazioni, mi sono trovato davanti il vuoto cosmico.
Sguardo perso.
Silenzio assoluto.
Zero parole.
Mi supera… e dopo tipo quindici metri libera di nuovo il cane.
Io fermo lì, con una mano sul fianco, a fissare la scena cercando sinceramente di capire se fossi finito in un documentario sulla selezione naturale.
Il guinzaglio non è cattiveria.
Il richiamo non è opzionale.
E il “tanto è piccolo” non è un patentino di immunità all’irresponsabilità.
Soprattutto: abbiate rispetto per chi sta lavorando con cani fobici, reattivi o problematici.
Perché mentre qualcuno ride dicendo “ehhh non ascolta 😂”, c’è chi passa mesi a cercare di aiutare un cane a stare meglio nel mondo.
E spesso basta un solo cane lasciato allo stato brado per mandare indietro settimane di lavoro.