28/04/2026
BAMBINA AZZANNATA da Golden Retriever - Albano Laziale (RM) 24 aprile 2026
Nella tarda mattinata di venerdì 24 aprile, ad Albano laziale, vicino Roma, località Cecchina, una bambina di 4 anni è stata trasporta dal 118 in codice rosso per il morso sul volto di un cane, un Golden Retriever di proprietà del nonno della piccola. Secondo le prime ricostruzioni, i due si trovavano in piscina quando all'improvviso l'animale, per cause ancora da chiarire, avrebbe aggredito la bimba.
La piccola avrebbe riportato un trauma al viso con sanguinamento.
Trasportata al pronto soccorso dell'ospedale dei Castelli, è poi stata trasferita al Bambino Gesù. La bimba ha riportato ferite profonde, ma non è in pericolo di vita.
CONSIDERAZIONI
Un episodio come quello di una bambina di quattro anni aggredita dal cane di famiglia – in questo caso un Golden Retriever del nonno – colpisce perché rompe un’immagine molto radicata: quella del cane “buono per definizione”. Razze come il Golden Retriever o il Labrador Retriever sono spesso considerate sinonimo di affidabilità, pazienza e docilità, anche per via della loro storia come cani da riporto selezionati per collaborare con l’uomo senza manifestare aggressività.
Eppure, proprio questa convinzione può diventare il primo errore di valutazione.
Il Golden Retriever appartiene ai braccoidi da riporto, cani selezionati per recuperare la selvaggina senza danneggiarla, quindi con un morso controllato e una buona predisposizione alla cooperazione. Ma selezione non significa cancellazione degli istinti. Significa orientamento, non eliminazione. Ogni cane resta un individuo, con un patrimonio genetico certo, ma anche con un vissuto che pesa moltissimo nella costruzione del suo comportamento.
Un cane può essere equilibrato sulla carta e diventare reattivo nella realtà. Le esperienze di vita – socializzazione insufficiente, gestione incoerente, mancanza di regole chiare o, al contrario, eccessiva pressione – modellano il carattere giorno dopo giorno. Se a questo si aggiungono fattori come dolore fisico, età avanzata, stress o risorse da difendere (spazi, cibo, attenzioni), il quadro cambia radicalmente.
Nel contesto familiare, poi, si inserisce un altro elemento delicato: il rapporto con i bambini. Una bambina di quattro anni non ha gli strumenti per leggere i segnali di disagio di un cane. Non riconosce un irrigidimento del corpo, uno sguardo fisso, un ringhio appena accennato. E spesso viene lasciata interagire in modo spontaneo, magari invadente: abbracci, strattoni, giochi poco rispettosi. Azioni che agli occhi umani appaiono innocue, ma che per il cane possono essere percepite come pressioni o minacce.
Il problema, quindi, non è “il Golden Retriever che improvvisamente diventa cattivo”. È l’insieme delle condizioni che portano un cane, qualsiasi cane, a superare la propria soglia di tolleranza. Anche le razze più selezionate per la docilità hanno un limite, e quando quel limite viene oltrepassato la risposta può essere aggressiva.
C’è anche un aspetto culturale da considerare: l’eccessiva fiducia nelle etichette di razza. Dire “è un Golden, non può fare male” è pericoloso quanto demonizzare altre razze. Si tratta di due facce della stessa semplificazione. Il comportamento non è mai garantito dalla razza, ma nasce dall’interazione tra genetica, ambiente e gestione.
In casi come questo, la responsabilità raramente è del cane in senso stretto. Piuttosto, è nella gestione umana: nella mancata supervisione, nella scarsa conoscenza del linguaggio canino, nell’idea che alcuni cani siano “sicuri a prescindere”. Un cane e un bambino non dovrebbero mai essere lasciati soli insieme, indipendentemente dalla razza o dalla storia dell’animale.
Questi episodi, per quanto dolorosi, dovrebbero servire a riportare il discorso su un piano più realistico: il cane non è un peluche, nemmeno quando ha un’indole dolce. È un essere vivente con bisogni, limiti e una propria modalità di comunicazione. Riconoscerlo non significa averne paura, ma rispettarlo davvero.