04/09/2026
Serve un coraggio silenzioso per guardare oltre il rumore delle parole che usiamo per coprire i vuoti, oltre la superficie calma di ciò che galleggia, visibile a tutti. C’è bisogno di un’audacia profonda per scendere nei fondali dell'anima, laddove l’acqua è più densa, e osservare cosa si muove davvero nell'ombra, dietro il primo piano delle nostre fragilità.In questo viaggio nel profondo, c’è un’ancora di salvezza che spesso dimentichiamo: la connessione con la terra e con ogni creatura vivente che abita il mondo insieme a noi. Prenderci cura di loro diventa lo specchio della nostra stessa guarigione. Custodire il loro diritto ad esistere è il primo, vero passo per non affondare nell'ego, riscoprendo una dignità che ci guarisce l'anima. Fa male accettare che ciò che siamo stati, le certezze a cui ci siamo aggrappati per anni, a un certo punto sfumino, smettano di esistere, cambino forma, lasciandoci nudi di fronte al tempo. È umano avere paura del vuoto, ma chi attraversa il vortice del cambiamento sa che è una questione di scelta. Chi si rialza ha dovuto farlo, ma ha anche voluto farlo, camminando con le ginocchia che tremano e il fiato corto. Chi fugge da questo dolore non potrà mai comprendere la bellezza della metamorfosi. Il passato è un lutto che va attraversato, non una dimora in cui abitare. Oggi siamo chiamati a un atto ancora più grande: fare un passo indietro e, con una matita leggera, ridisegnare lo sfondo della nostra esistenza. Tratteggiamo i nuovi movimenti e le nuove presenze senza calcare la mano, con la delicatezza di chi sa che domani cambierà ancora, e che per guarire servirà una pennellata di vernice fresca sopra le vecchie ferite. Non dobbiamo guardare indietro con nostalgia per ciò che abbiamo perduto, né restare prigionieri della versione di noi stessi che è rimasta lì. Il vero coraggio non è semplicemente sopravvivere, ma capire che l'immobilismo è una palude in cui non c'è vita. Abbracciare il cambiamento, e ritrovare noi stessi anche attraverso lo sguardo puro e innocente degli animali che proteggiamo, significa smettere di misurare le nostre mancanze e iniziare a guardare alla persona migliore, più consapevole e più umana che possiamo ancora scegliere di diventare.
Lui è arrivato stanotte. Lo aveva trovato un signore a Campo Tizzoro, da solo, in mezzo al nulla. Di giorno. La nostra Roberta è andata a prenderlo. Ha già mangiato e col pancino pieno sta già meglio. Ora una bella copertina calda, pappa buona e la speranza di ritornare presto tra i boschi