09/05/2026
I miei pensieri sulla fragile situazione di che stiamo vivendo in canile.
Tra i tanti eventi e le tante cose belle che facciamo per i cani e con i cani, c’è anche tanta amarezza per tutti quelli che ancora oggi entrano in canile senza sapere quando, e se, potranno uscirne.
Così, il canile, invece di essere un luogo di passaggio e rinascita, rischia di trasformarsi in un luogo di detenzione, dove si vive in una costante emergenza.
Serve un cambiamento culturale ed etico: un nuovo modo di concepire il canile, ma soprattutto un nuovo modo di guardare e vedere i cani.
In canile stiamo facendo tante cose belle.
Molti cani oggi sono sicuramente più adottabili di quando sono entrati: imparano a fidarsi, a relazionarsi, a vivere meglio grazie all’impegno quotidiano di volontari ed educatori.
Eppure, in questo periodo, conviviamo con un forte senso di ingiustizia e amarezza.
Come ogni estate siamo in EMERGENZA: continuano ad arrivare cani, tante cucciolate indesiderate, spesso frutto di mancate sterilizzazioni e di una cultura che ancora sottovaluta quanto sia importante prevenire nascite che poi nessuno sarà disposto a gestire davvero.
Tanti “regali di Natale” di cui non si può fare il reso.
Arrivano cani che, finito il periodo da cuccioli, iniziano semplicemente a comportarsi da cani: crescono, diventano più impegnativi, richiedono tempo, pazienza, educazione e responsabilità. E proprio in quel momento, troppo spesso, vengono abbandonati perché non sono più piccoli, “facili” o perfetti come all’inizio.
Arrivano anche cani che, per storia e natura, dovrebbero poter vivere sul territorio, liberi come hanno fatto per generazioni.
La sensazione più dolorosa è sapere che per questi cani si sono aperte le porte del canile, ma non sappiamo quando e se si apriranno quelle per uscirne.
E fa tristezza vedere come oggi sempre più persone scelgano di comprare un cane, spesso cercandolo di razza, sempre più piccolo, sempre più su misura per la nostra vita sociale, dimenticandosi chi è davvero un cane.
I cani non sono merce da banco. Non sono oggetti da scegliere in una vetrina, né strumenti da usare per riempire un vuoto o soddisfare il capriccio di un momento.
Quando riduciamo un essere vivente a un accessorio che deve incastrarsi perfettamente nelle nostre comodità, stiamo commettendo un atto profondamente ingiusto.
Un cane non è lì per servirci o per adattarsi ai nostri bisogni passeggeri: è un individuo con una propria dignità, una propria personalità e soprattutto con il diritto di non essere scartato quando smette di essere “nuovo” o “facile”.
In questo contesto, la parola consapevolezza ha perso il suo peso.
L’abbiamo trasformata in un intercalare, in un hashtag da usare sui social o in un concetto astratto da citare nelle conversazioni per sentirci dalla parte del giusto.
Ma la consapevolezza non è una parola: è un’azione.
Essere consapevoli significa capire che scegliere un cane, che sia un’adozione o un ingresso in famiglia, significa assumersi una responsabilità totale e irrevocabile per tutta la durata della sua vita.
Significa anche sterilizzare quando necessario, prevenire cucciolate indesiderate e smettere di pensare che “tanto una sistemazione si trova”. Perché troppo spesso quella sistemazione diventa un box.
Significa esserci quando invecchia, quando sporca, quando diventa un impegno e l’entusiasmo iniziale svanisce.
Se non siamo pronti a guardare oltre il nostro egoismo, se non siamo pronti a vedere il cane come una vita e non come un bene di consumo, allora non stiamo scegliendo un compagno, un amico:
stiamo solo comprando un’illusione che, troppo spesso, finisce dietro le sbarre di una gabbia.
Nonostante l’amarezza e la fatica di questi giorni, noi non abbiamo intenzione di fermarci.
Continueremo a lavorare affinché il canile smetta di essere visto come la “soluzione facile” a ogni problema o come il deposito degli errori altrui.
Il nostro obiettivo è che diventi un punto di riferimento per la cittadinanza: un luogo di cultura, di incontro e di vera educazione.
Ma per riuscirci non possiamo essere soli: abbiamo bisogno di una comunità nuova.
Una comunità più consapevole, più attenta ai reali bisogni dei cani, capace non solo di comprendere, ma anche di dare il buon esempio e farsi portavoce di un cambiamento culturale necessario.
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