KIWI THE CAT - The Wonderful Wonderful Cat

KIWI THE CAT - The Wonderful Wonderful Cat In ricordo di Kiwi Mio Adorato =^..^=
www.kiwithecat.it

E catsitter, mi prendo cura dei Vostri mici quando siete via.

Milano, Municipio 2 via Padova alta.



22/07/2026
16/07/2026

🐾 **COLONIE FELINE DI MILANO: VOGLIAMO CONOSCERVI**

Stiamo per avviare un nuovo progetto di supporto dedicato alle colonie feline presenti sul territorio di Milano.

Vogliamo incontrare personalmente i tutor, conoscere i gatti, ascoltare le difficoltà quotidiane e capire quali interventi possano essere davvero utili.

Il supporto potrà comprendere:

• fornitura di cibo;
• contributi per sterilizzazioni e cure veterinarie;
• acquisto di cucce, mangiatoie, trasportini e altri materiali;
• ricerca di volontari che possano affiancare i tutor nella gestione quotidiana;
• aiuto nella comunicazione e nella gestione dei social;
• organizzazione di raccolte alimentari;
• ricerca di stalli e supporto nelle adozioni.

Ogni colonia ha una storia, esigenze e difficoltà differenti. Per questo non vogliamo proporre soluzioni predefinite: vogliamo ve**re a conoscervi, vedere la realtà sul campo e costruire insieme un percorso di collaborazione.

Non vogliamo sostituirci ai tutor, ma affiancarli e rendere un po’ meno pesante il grande lavoro che svolgono ogni giorno.

L’unico obiettivo è il benessere dei gatti.

Se sei il tutor di una colonia felina nel Comune di Milano e desideri organizzare una visita, registrati sulla nostra app: https://coloniefeline.com/colonie

Oppure contattaci indicando:

📍 zona e nome della colonia
🐈 numero indicativo di gatti presenti
📞 un recapito telefonico
📝 eventuali necessità urgenti

Iniziamo dalle colonie di Milano.
Iniziamo incontrandoci.

**Colonie Feline ODV**
🌐 coloniefeline.com

12/07/2026

Due giorni dopo la morte della mia anziana vicina, trovai il suo gatto davanti alla porta. Sul trasportino c’era un biglietto che mi costrinse a sedermi.

Gigi era rannicchiato dentro un vecchio trasportino, appoggiato contro un asciugamano scolorito.

Accanto c’era una borsa della spesa con un sacchetto di crocchette, due scatolette e un gomitolo di lana rossa.

Non miagolava.

Mi guardava attraverso la grata.

Intorno al collo portava la sciarpina verde che la signora Franca gli aveva fatto a maglia durante l’inverno precedente.

Sul ma**co del trasportino era attaccato un foglio.

C’era scritto il mio nome, con la grafia tremante di Franca.

Dentro c’era una sola frase:

“Scusami se ti lascio l’unica cosa che non potevo portare con me.”

Mi sedetti sul gradino davanti alla porta.

La signora Franca aveva abitato nella casa accanto alla mia per quasi otto anni.

Aveva settantanove anni, era vedova ed era così minuta che, quando tornava dal mercato con le borse piene, sembrava che un colpo di vento potesse spostarla da una parte all’altra del marciapiede.

Parlava sempre a bassa voce.

Quando ci incontravamo davanti al cancello, restava lì anche quando la conversazione era ormai finita.

“Come stanno i tuoi gatti?” mi chiedeva quasi sempre.

Io rispondevo.

Ma lo facevo in fretta.

Lavoravo da casa. Avevo scadenze, bollette da pagare e tre gatti di cui occuparmi.

C’era sempre qualcosa che mi sembrava più urgente di restare altri cinque minuti a parlare con Franca.

Solo in quel momento capii.

Non mi stava davvero chiedendo dei miei gatti.

Mi stava chiedendo di non andare via subito.

Gigi non era sempre stato suo.

L’inverno precedente, durante alcuni giorni particolarmente freddi, Franca lo aveva trovato nascosto sotto la sua vecchia macchina.

Era magro, sporco e tremava.

Lei se lo era messo dentro il cappotto e lo aveva portato in casa.

Qualche giorno dopo me lo aveva raccontato mentre stendeva un piccolo tappeto sul balcone.

“Non ha scelto casa mia”, aveva detto. “Ha solo trovato l’unica porta che si è aperta.”

Io avevo sorriso.

Poi avevo dimenticato quella frase.

Adesso non riuscivo più a togliermela dalla testa.

Portai il trasportino dentro casa.

I miei tre gatti si fermarono nel corridoio a osservare il nuovo arrivato.

Uno soffiò.

Un altro si nascose dietro la porta della cucina.

Gigi rimase schiacciato contro il fondo del trasportino.

Aprii lo sportello, misi vicino una ciotola d’acqua e un po’ di cibo, poi mi sedetti sul pavimento.

“Qui sei al sicuro”, gli dissi.

Non si mosse.

Nel pomeriggio telefonai a un rifugio per animali della zona.

Mi dissero che avrei potuto portarlo la mattina seguente.

Casa mia era già piena.

Uno dei miei gatti aveva bisogno di medicine ogni giorno.

Un altro non sopportava nessun animale estraneo.

E alla fine del mese dovevo già controllare ogni spesa.

Quattro gatti non avevano alcun senso.

Continuai a ripetermelo per tutta la sera.

Gigi uscì dal trasportino solo quando fuori era già buio.

Non toccò il cibo.

Andò direttamente davanti alla porta d’ingresso.

Ogni volta che i fari di una macchina illuminavano la finestra, alzava le orecchie.

Ogni volta che qualcuno chiudeva una portiera in strada, si metteva in piedi.

Stava aspettando Franca.

Poco prima di mezzanotte sentii un rumore prove**re dalla borsa della spesa.

Gigi stava cercando di ti**re fuori qualcosa che era rimasto sotto l’asciugamano.

Misi la mano nella borsa e trovai un piccolo registratore.

Premetti il pulsante.

La voce di Franca riempì la stanza.

Era debole e affaticata.

Ma era proprio lei.

“Gigi”, disse, “se un giorno non torno a casa, non pensare che ti abbia lasciato perché volevo farlo.”

Seguì un lungo silenzio.

Poi Franca continuò:

“Forse dovrai andare nella casa accanto. Dice sempre di avere già troppi gatti, ma nelle notti fredde lascia fuori una ciotola di cibo quando pensa che nessuno la stia guardando.”

Mi coprii la bocca con una mano.

Franca sapeva tutto.

Aveva visto le ciotole che mettevo vicino al garage quando le temperature scendevano troppo.

Aveva notato la scatola con le vecchie coperte che lasciavo sotto la tettoia per i gatti di passaggio.

Aveva visto qualcosa di buono in me.

Qualcosa che io continuavo a chiamare soltanto un problema in più.

Poi disse un’ultima cosa:

“Non avere paura, piccolo mio. A volte l’amore cambia soltanto indirizzo.”

Cominciai a piangere così forte che dovetti fermare la registrazione.

Per la prima volta, Gigi si allontanò dalla porta.

Si avvicinò lentamente e appoggiò il naso contro il mio ginocchio.

La mattina seguente rimisi il trasportino vicino all’ingresso.

Continuavo a dirmi che lo avrei portato al rifugio.

Gigi entrò senza opporre resistenza.

Quella cosa mi fece più male di quanto mi avrebbe fatto un graffio.

Si rannicchiò intorno alla sciarpina verde di Franca e abbassò la testa.

Sembrava aver imparato a non chiedere più dove lo stessero portando.

Allungai una mano verso lo sportello.

Poi ricordai le parole di Franca.

L’unica porta che si era aperta.

Così tolsi completamente lo sportello del trasportino.

Andai in cucina, presi una quarta ciotola dalla credenza e la misi accanto alle altre tre.

Gigi rimase nascosto sotto il tavolo per quasi tutto il giorno.

Non diventò felice all’improvviso.

Non dimenticò Franca.

Per diverse notti continuò a dormire davanti alla porta d’ingresso.

Al minimo rumore proveniente dalle scale, alzava la testa.

Ma poco alla volta la quarta ciotola cominciò a svuotarsi.

Dopo una settimana lo trovai addormentato sulla vecchia poltrona vicino alla finestra.

Era la stessa poltrona sulla quale Franca si sedeva quando veniva da me per un caffè.

Portava sempre qualche biscotto avvolto in un tovagliolo, anche quando le dicevo che non ce n’era bisogno.

Presi il suo biglietto dal cassetto e lo girai.

Sul retro scrissi:

“La nuova casa di Gigi è quella accanto. Gli manchi ancora. Anche a me.”

Molti pensano che salvare un animale significhi soltanto dargli da mangiare, tenerlo al caldo e offrirgli un posto in cui dormire.

A volte significa anche proteggere l’ultimo pezzo d’amore che una persona ha lasciato dietro di sé.

Non possiamo sempre decidere come comincia una storia.

Ma qualche volta qualcuno apre una porta.

E la storia può continuare.

Scopri altre belle storie con Studio Racconti Ispiranti.

Buon viaggio Palla. ♥️🌈
28/06/2026

Buon viaggio Palla. ♥️🌈

Stamattina Palla ha spiccato il volo verso quell'iperuranio fantastico da cui sicuramente è' arrivata 10 anni fa. Mi ha lasciato sgomenta e frastornata , perché fino a ieri sera seppure stanca aveva mangiato e mi aveva fatto le feste . Come sempre la avevo messa a letto , aiutandola a camminare e sistemandole la cuccia accanto a noi e il lenzuolino fresco e non so cosa potrà rimanere di me ora seduta su questo divano vuoto , in questa casa e in questo mio mondo dove tutto è impregnato di lei . Mi ha regalato anche la sua morte senza che dovessimo aiutarla , senza che dovessimo spingere il narcotico nelle sue vene . Tra le mie braccia e tra quelle forti di Paolo .
A casa all'improvviso , senza soffrire .
E' morta nel suo vero Regno , quello del mio cuore in cui non morirà mai , di cui era e rimarrà regina incontrastata . Mia piccola Palla , quanto mi hai voluto bene e quanto te ne ho voluto , mio amore , mia tenerezza .

17/06/2026

Sono andato al rifugio con un’idea chiara: volevo un gattino.
Giovane. Vivace. Facile da gestire.
Stavo ricominciando da capo dopo il divorzio, in una casa troppo silenziosa, piena solo di eco e solitudine. Pensavo che un gattino avrebbe riempito quel vuoto.
Ma al rifugio successe qualcosa di inaspettato.
Tra i cuccioli che attiravano l’attenzione, notai un gatto anziano in fondo al corridoio. Grigio, segnato dal tempo. Con una vecchia coperta blu tra i denti.
La trascinò lentamente fino alle sbarre, la spinse verso di me e mi guardò in silenzio.
“Lui è Duke,” mi disse l’operatrice. “È stato lasciato qui dopo il trasloco della sua famiglia. Da allora offre quella coperta a chiunque passi… come se sperasse di essere scelto.”
Otto mesi di attesa. Otto mesi di rifiuti. Sempre la stessa scena.
Duke non miagolava, non insisteva. Solo speranza, ogni volta.
Poi fece la cosa più difficile da ignorare: uscì piano, prese la coperta e la posò ai miei piedi.
Non stava chiedendo attenzione. Stava offrendo tutto ciò che gli restava.
Mi inginocchiai. E invece di scegliere il gattino che avevo in mente, scelsi lui.
Quella notte lo portai a casa.
All’inizio era timido, nascosto. Poi, nel buio, lo vidi avvicinarsi al mio letto con la sua coperta, fermarsi accanto a me e addormentarsi lì.
Come se avesse finalmente smesso di aspettare.
Oggi Duke è ancora con me. La sua coperta è sempre vicino a lui, ma non la offre più a nessuno.
Perché non deve più farsi scegliere.
È già a casa.
E alla fine, non sono stato io a salvarlo.
È stato lui a salvare me.

10/05/2026
Buona Befana a Tutti! 🧹
06/01/2026

Buona Befana a Tutti! 🧹

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