14/10/2025
IL CASTELLO DI ACAYA al POLO BIBLIO MUSEALE DI LECCE
Con la firma della convenzione tra Regione Puglia e Provincia di Lecce volta al completamento del processo di riordino previsto dalla legge regionale 30 ottobre 2015, n. 31, il Castello di Acaya, entra a far parte dei luoghi di proprietà della Provincia di Lecce, gestiti e curati dalla Regione Puglia attraverso il Polo Biblio-museale di Lecce.
🟫Un progetto di rilancio del “forte” nato nel XVI secolo, su progetto dell’architetto militare e feudatario dell’epoca Gian Giacomo dell’Acaya, splendido esempio di architettura rinascimentale fortificata. Un luogo magico per molti salentini, diventato un’attrazione unica per i tanti viaggiatori che si recano nel Salento alla ricerca delle sue tante particolarità nascoste, luoghi della bellezza inattesa.
🟫Il Castello oggi sede di una mostra permanente che racconta gli scavi archeologici di Roca Vecchia, diverrà un motore di sviluppo culturale ed economico per l’intero Salento, un hub culturale dedicato alla valorizzazione del patrimonio materiale ed immateriale, con focus dedicati alla tradizione, alla cultura rurale, al design, alla cultura del progetto e all’ambiente. Valori già insiti al luogo per la sua particolarità costruttiva, per il carico di Storia in esso vissuta, per la vicinanza al mare e all’oasi naturalistica delle Cesine.
🟫Il passaggio alla Regione – fortemente voluto e con determinazione perseguito dalla Presidente del Consiglio Regionale Loredana Capone e dal Presidente della Provincia di Lecce Stefano Minerva, ha già sancito la GRATUITÀ DELL’INGRESSO, scelta molto gradita ai visitatori, che in queste ultime giornate hanno affollato il Castello dell’antica Segine, nome medievale del Borgo.
🟫Una storia con radici profonde quella di questa porzione di Salento, il borgo nel XII secolo entrò a far parte della Contea di Lecce. Donato dagli Angioini al Convento di San Giovanni Evangelista di Lecce, fu concesso in feudo nel 1294 da Carlo II d’Angiò a Gervasio dell’Acaya. Il nome Acaya fu assunto nel 1535, quando il “regio ingegnere militare” di Carlo V, Gian Giacomo dell’Acaya costruì la cinta muraria per fortificare il centro, aggiungendo bastioni, baluardi e fossato al castello, fatto costruire dal padre Alfonso dell’Acaya nel 1506. Successivamente alla morte di Gian Giacomo nel 1570, il feudo passò al Regio Fisco nel 1575 e nel 1608 fu acquistato da Alessandro De Monti.
Il borgo ebbe poi un periodo di decadenza, che degenerò in seguito alla devastazione ottomana del 1714. Alla fine del XVII secolo il feudo tornò alla Corte Regia che nel 1688 lo vendette ai De Monti-Sanfelice che a loro volta lo vendettero ai Vernazza, i quali furono gli ultimi feudatari fino all’abbattimento della feudalità nel 1806.
Nel corso della ristrutturazione del castello, avviata nei primi anni del 2000, dal lato nord dell'antico maniero sono affiorate le tracce di una costruzione di epoca medioevale poi rivelatasi una piccola chiesa bizantina e sotto di essa alcune sepolture. Durante i lavori di restauro è stato ritrovato anche un affresco all'interno di una intercapedine, una “Dormitio Virginis” databile alla seconda metà del Trecento, estesa circa quattro metri per tre. La raffigurazione, perfettamente conservata, rappresenta gli Apostoli che assistono alla morte della Vergine e Gesù che ne raccoglie l'anima per presentarla al Padre, secondo la tradizione iconografica che fa riferimento ai Vangeli apocrifi.
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