31/07/2026
Questa è stata una giornata che non avremmo mai voluto vivere: abbiamo assistito, impotenti, alla morte di un'oca rimasta bloccata su un'isolotta in mezzo all'Adige.
Non scriviamo questo post perché pretendiamo l'impossibile. Sappiamo bene che le autorità competenti con mezzi di recupero acquatici, alte scale e grosse reti possono avere tutte le squadre impegnate in emergenze più gravi e nessuno mette in discussione questo.
Quello che ci lascia amareggiati è un'altra cosa.
Ogni volta che chiediamo supporto per recuperi in acqua o situazioni complesse, la risposta è quasi sempre la stessa: "abbiamo altre priorità". E la conversazione finisce lì. Nessuna alternativa, nessuna soluzione. Nel frattempo gli animali continuano a soffrire e, troppo spesso, a morire.
La cosa che fa ancora più male è vedere che, quando ci sono telecamere e giornalisti, gli interventi di soccorso agli animali trovano improvvisamente spazio... anche sui giornali. Ma quasi mai viene raccontato cosa succede dopo.
Perché dopo arriviamo noi.
Siamo noi a raccogliere il testimone, a trasportare gli animali, visitarli, curarli, alimentarli, medicarli ogni giorno, affrontando settimane o mesi di riabilitazione. Siamo noi a sostenere i costi, a mettere tempo, competenze e risorse, con un unico obiettivo: restituire quegli animali alla libertà.
Eppure il lavoro dei Centri di Recupero Animali Selvatici e dei volontari resta quasi sempre invisibile.
Non chiediamo applausi. Chiediamo collaborazione. Chiediamo che il soccorso della fauna selvatica venga considerato parte di una rete, dove ogni ente faccia la propria parte e dove, quando un intervento non è possibile, vengano almeno fornite indicazioni o soluzioni alternative.
Ora un'oca agonizzante è morta davanti ai nostri occhi e ci è stato detto, quando abbiamo avvisato che l'intervento da noi richiesto non servisse più, che questo "è il ciclo della natura".
Ma ci sono stati anche gabbiani affogati, uccelli appesi molto in alto da fili a testa in giù e infine deceduti, animali incastrati in buchi nei muri chiusi da pannelli e lasciati a morire sui cadaveri dei loro simili.
E questa è solo l'ennesima.