17/05/2026
"IL VERO PROGRESSO NON È IMPARARE A FAR SEDERE UN ELEFANTE SU UNO SGABELLO.
Il VERO PROGRESSO È CAPIRE CHE NON DOVREBBE ESSERCI MAI STATO SOPRA."
Il circo, nell’immaginario collettivo, è sempre stato associato alla meraviglia, ai colori, alla musica, allo stupore dei bambini. E c’è una parte di quell’arte che merita rispetto: l’impegno dei trapezisti, la preparazione degli acrobati, il talento dei clown, la disciplina di chi costruisce uno spettacolo con il proprio corpo e la propria creatività.
Ma c’è un’altra faccia del circo che oggi, nel 2026, appare sempre più difficile da accettare: quella che utilizza gli animali come attrazione.
Perché dietro l’idea romantica dell’elefante che “saluta”, della tigre che attraversa il fuoco o del leone che esegue esercizi davanti al pubblico, esiste una domanda semplice ma fondamentale: quanto c’è di naturale in tutto questo?
La risposta, se si osserva davvero l’animale e non solo lo spettacolo, è evidente: nulla.
Un elefante non nasce per stare su due zampe, sedersi su uno sgabello o giocare con una palla sotto luci e musica assordante. Una tigre non attraversa cerchi infuocati in natura. Un orso non va in bicicletta. Un cavallo non vive serenamente tra trasporti continui, gabbie, rumori e applausi. Sono comportamenti costruiti attraverso addestramenti che, per quanto oggi vengano raccontati come “dolci” o “rispettosi”, partono sempre da un principio sbagliato: piegare un animale selvatico ai desideri dell’uomo per intrattenimento.
E forse è proprio questo il punto centrale: l’idea stessa di spettacolarizzare un animale appartiene a un’altra epoca.
Un’epoca in cui la sensibilità verso il benessere animale era molto più limitata, in cui si considerava normale vedere creature esotiche rinchiuse in spazi minuscoli solo perché “facevano scena”. Oggi, invece, sappiamo molto di più sull’etologia, sullo stress, sui bisogni comportamentali degli animali. Sappiamo che molti sviluppano stereotipie, movimenti ripetitivi causati dalla sofferenza psicologica, proprio a causa della detenzione e dell’impossibilità di vivere secondo la propria natura.
Non è un caso che sempre più Paesi europei abbiano deciso di vietare o limitare severamente l’utilizzo degli animali nei circhi. Austria, Belgio, Grecia, Paesi Bassi e molti altri Stati hanno compreso che il divertimento non può giustificare la privazione della libertà e la sofferenza animale.
In Italia, invece, nonostante anni di dibattiti e promesse politiche, il divieto totale non è ancora realtà. E questo permette ancora oggi ai circhi con animali di spostarsi da una città all’altra come se nulla fosse cambiato.
Molte amministrazioni comunali, è vero, spesso non possono legalmente impedire l’arrivo di un circo autorizzato. Ma questo non significa restare passive.
Un Comune può comunque scegliere da che parte stare culturalmente ed eticamente. Può promuovere spettacoli alternativi senza animali, sostenere eventi basati sull’arte circense contemporanea, sensibilizzare le scuole, organizzare incontri sul rispetto animale, prendere posizione pubblicamente. Può far capire, in modo civile ma chiaro, che quel tipo di spettacolo non rappresenta più i valori della comunità.
Esistono oggi compagnie circensi straordinarie che emozionano il pubblico senza utilizzare un solo animale. Ed è forse proprio questa la direzione più bella: un circo che stupisce grazie al talento umano, non grazie alla costrizione di esseri viventi che non hanno scelto di stare lì.
Perché il vero progresso non è imparare a far sedere un elefante su uno sgabello.
Il vero progresso è capire che non dovrebbe esserci mai stato sopra!!!
Clara Solla delegata OIPA Lamezia Terme