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Dogserviceroma TOELETTATURA MOBILE - Servizio a domicilio di toeletta mobile per la cura ed igiene del cane Paris, London, Miami.... ora anche a ROMA.

La toelettatura a domicilio è offerta mediante un laboratorio mobile attrezzato su appuntamento. Il servizio è rivolto a tutti, in particolare a persone con difficoltà a spostarsi dal proprio domicilio o con tempo limitato. Dal lunedi al sabato orari flex. E' dedicato al cane un servizio di accompagno durante la toelettatura, di musica classica, soft, colorterapia, dog tv con personale qualificato.

21/08/2026

🧬 "MEMORIA DI RAZZA": COSA SIGNIFICA DAVVERO, E PERCHÉ DOVREBBE GUIDARE OGNI SCELTA CHE FATE COL VOSTRO CANE

Nel linguaggio comune della cinofilia si usa spesso l'espressione "memoria di razza" per indicare quell'insieme di istinti, attitudini e predisposizioni comportamentali che sembrano "ve**re di serie" con una determinata razza — il Border Collie che raduna anche senza pecore, il Labrador che porta in bocca qualunque cosa trovi, il Cane Corso che sorveglia il cancello senza che nessuno glielo abbia insegnato. È un termine efficace, intuitivo, molto usato tra addestratori ed educatori. Ma cosa dice davvero la scienza dietro questa espressione? E soprattutto: perché conoscerla dovrebbe cambiare il modo in cui scegliete, educate e gestite il vostro cane?

🔬 NON È UNA "MEMORIA" IN SENSO STRETTO — È MORFOLOGIA CEREBRALE

Partiamo da una precisazione tecnica importante. Il termine "memoria di razza" è una metafora efficace, ma la ricerca più recente suggerisce che la realtà biologica sia ancora più radicale di quanto la parola stessa suggerisca. Erin Hecht, neuroscienziata dell'Università di Harvard, ha condotto una risonanza magnetica strutturale su 62 razze diverse (Hecht et al., 2019, *Journal of Neuroscience* — uno studio che avevamo già citato in un post sulla biologia del comportamento), scoprendo che la selezione operata dall'uomo nei secoli non ha modellato solo il temperamento in astratto, ma la **morfologia cerebrale stessa**: sei reti neurali di "covarianza strutturale" distinte, ciascuna associata a funzioni di lavoro specifiche (olfatto/caccia, vista/inseguimento, guardia, socievolezza), variano sistematicamente da razza a razza. Non parliamo quindi solo di "istinti tramandati", ma di cervelli fisicamente diversi, sagomati da generazioni di selezione per un compito preciso.

📊 LA CONFERMA SU LARGA SCALA: LA GENETICA PESA, MA NON DETERMINA

Un secondo studio, tra i più ampi mai condotti sull'argomento (MacLean et al., 2019, condotto su oltre 100 razze attraverso il questionario comportamentale validato C-BARQ), ha confermato che esistono regioni genomiche specifiche associate a tratti comportamentali come l'aggressività, l'addestrabilità, l'istinto predatorio, l'attaccamento verso l'uomo. Ma lo stesso studio, e i ricercatori italiani che lo hanno commentato (Paolo Mongillo, Università di Padova; Paola Crepaldi, Università di Milano), hanno sottolineato un limite importante da tenere sempre a mente: i dati sono medie di razza, non predizioni individuali. **La genetica di razza definisce una predisposizione statistica, un terreno probabile — non un destino comportamentale scritto per ogni singolo cane.** Due Border Collie della stessa cucciolata possono avere, ed effettivamente hanno, differenze individuali enormi nell'intensità dei loro istinti.

Questo distingue con chiarezza due livelli, che in etologia vengono chiamati **retaggio filogenetico** (le tendenze innate, ereditate dalla storia evolutiva e selettiva della razza) e **retaggio ontogenetico** (lo sviluppo individuale, le esperienze di vita, l'apprendimento del singolo soggetto). Il comportamento reale di un cane nasce sempre dall'incontro tra questi due livelli — mai da uno solo dei due.

🐕 ESEMPI CONCRETI: COME LA MEMORIA DI RAZZA SI TRADUCE NELLA VITA REALE

- **Border Collie e razze da pastorizia**: la sequenza motoria di "adocchiare, avvicinarsi furtivamente, controllare il movimento" (l'"occhio" tipico da pastore) può attivarsi anche senza un gregge — su biciclette, bambini che corrono, altri cani. Non è un difetto: è la stessa identica sequenza selezionata per generazioni, semplicemente senza pecore a disposizione.
- **Labrador e razze da riporto**: la forte motivazione a tenere oggetti in bocca e a "riportare" nasce dalla selezione per il recupero della selvaggina — capire questo aiuta a incanalare il comportamento (giochi di riporto strutturati) invece di considerarlo un vizio da correggere.
- **Segugi e razze olfattive**: un cane selezionato per seguire una traccia odorosa in autonomia, a chilometri di distanza dal conduttore, avrà istintivamente una soglia di richiamo più bassa quando è "sul naso" — non è disobbedienza, è una predisposizione funzionale selezionata deliberatamente per l'indipendenza dal conduttore durante la caccia.
- **Levrieri e razze da corsa a vista**: un'esplosione di inseguimento verso qualcosa che si muove velocemente (uno scoiattolo, un gatto, un sacchetto di plastica portato dal vento) attiva un pattern motorio antico, difficilmente sopprimibile con la sola buona volontà del cane.
- **Cane Corso e razze da guardia/difesa**: la sorveglianza territoriale spontanea, senza alcun addestramento specifico, riflette secoli di selezione per l'attitudine a percepire e segnalare intrusioni.

🛠️ PERCHÉ CONOSCERLA CAMBIA TUTTO — IN TRE MOMENTI CHIAVE

**1. Nella scelta del cane.** Come avevamo già raccontato parlando del mismatch cane-famiglia (King, Marston & Bennett, 2012), gran parte dei comportamenti "problematici" nasce da un abbinamento sbagliato fin dall'origine: un Border Collie scelto per l'aspetto e portato a vivere in un bilocale senza alcuno sbocco per la sua motivazione al controllo del movimento non è un cane "difficile" — è un cane a cui è stato chiesto di disattivare quello che la selezione ha costruito in lui per generazioni.

**2. Nell'educazione e nell'addestramento.** Un buon percorso educativo non ignora la memoria di razza: la usa. Le motivazioni di razza sono spesso il rinforzo più potente a disposizione — usare il riporto come premio per un Labrador, il controllo del movimento come attività strutturata per un cane da pastore, il fiuto come lavoro per un segugio, è molto più efficace che tentare di sopprimere quella spinta con il solo addestramento tradizionale a comandi.

**3. Nella gestione quotidiana.** Conoscere la memoria di razza del proprio cane aiuta a distinguere un comportamento "di specie/razza" normale — che va incanalato, non punito — da un vero problema comportamentale che richiede un intervento specifico. Un Cane Corso che sorveglia il cancello non ha un problema di aggressività da correggere a tutti i costi: ha bisogno di una gestione che riconosca e indirizzi quell'istinto, non che lo neghi.

⚠️ IL LIMITE DA NON DIMENTICARE MAI

Proprio perché la genetica di razza è una predisposizione statistica e non un destino, sarebbe un errore altrettanto grave usare la "memoria di razza" per giustificare comportamenti realmente problematici ("è normale, è la razza") o per etichettare un singolo cane sulla sola base dello standard della sua razza, ignorandone la storia individuale, l'educazione ricevuta e il contesto di vita. La memoria di razza spiega le probabilità di partenza. Non spiega, da sola, il cane che avete davanti.

In definitiva, conoscere la memoria di razza serve soprattutto a **non stupirsi** di certi comportamenti — a riconoscerli come prevedibili, spiegabili, spesso perfino utili se incanalati bene — invece di viverli come anomalie o difetti del proprio cane. Ma ogni cane resta, sempre, il frutto di due storie che si intrecciano: la genetica che porta in dote, e tutto ciò che gli accade dopo — le esperienze vissute, l'educazione ricevuta, l'apprendimento quotidiano, la relazione costruita con la propria famiglia. Conoscere la razza aiuta a capire da dove parte un cane. Non dice, da sola, dove arriverà.

📚 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
– Hecht, E.E., et al. (2019). Significant Neuroanatomical Variation Among Domestic Dog Breeds. Journal of Neuroscience, 39(39): 7748-7758.
– MacLean, E.L., Snyder-Mackler, N., vonHoldt, B.M., Serpell, J.A. (2019). Highly heritable and functionally relevant breed differences in dog behaviour. Proceedings of the Royal Society B, 286: 20190716.
– King, T., Marston, L.C., Bennett, P.C. (2012). Breeding dogs for beauty and behaviour. Applied Animal Behaviour Science, 137(1-2): 1-12.
– Mongillo, P. (Università di Padova); Crepaldi, P. (Università di Milano) — commenti scientifici sulla genetica del comportamento canino.

08/08/2026

In Spagna è in vigore una stretta sulla riproduzione e la vendita di cani e gatti: chi non risulta iscritto al Registro degli Allevatori non può più far riprodurre i propri animali, e la vendita di cuccioli tra privati diventa illegale. Anche i negozi non possono più vendere cani e gatti, mentre per i gatti scatta l'obbligo di sterilizzazione entro sei mesi. Le sanzioni per chi non rispetta le nuove regole arrivano fino a 200.000 euro.

Scopri di più qui: https://dogdigital.it/legge-spagna/

25/07/2026

𝗜𝗹 𝗰𝗮𝗻𝗲 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗲, 𝗻𝗼𝗻 𝘂𝗻 𝗽𝗮𝗰𝗰𝗼 𝗱𝗮 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮𝗿𝗲
𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗲 𝘃𝗮𝗰𝗮𝗻𝘇𝗲.

Arrivano le vacanze e, insieme alle valigie, a volte emerge nei familiari umani una domanda: cosa facciamo con il cane?

Io spero sempre che i familiari umani pensino a organizzare delle vacanze adatte anche al cane che vive con loro, ma mi rendo conto che, a volte, le circostanze possono spingere gli umani ad affidare il cane a qualcuno.

Il punto non è stabilire quale delle due scelte sia quella giusta, anche se io preferisco immaginare delle vacanze adatte a tutta la mia famiglia compresi i non umani, ma ricordarci chi è quel cane dentro la nostra vita.

Essere parte di una famiglia multispecie significa appartenersi. Questo sentirsi parte dovrebbe valere anche quando si pensa di andare in vacanza, che dovrebbe quindi essere organizzata tenendo conto di chi vive con noi, delle sue caratteristiche, delle sue difficoltà, di ciò che può fargli piacere e di ciò che, invece, potrebbe metterlo in difficoltà.

Per questo motivo suggerisco che quando scegliamo di affidare il nostro cane a qualcuno, anche questa scelta dovrebbe essere un gesto di cura e attenzione che gli rivolgiamo.

Non basta trovare una persona o una struttura disponibile o la meno costosa.

Sarebbe importante conoscere prima a chi si sta per affidare il nostro cane, capire come sarà organizzata la sua permanenza, Fare una prova o anche più di una, per lasciargli il tempo di conoscere quel luogo e quelle persone, osservare come se la cava senza di noi e sincerarci se quella soluzione possa davvero garantirgli una buona qualità della permanenza in termini di ben-essere.

Perché ciò che a noi sembra un posto "bello", "sicuro" e "adeguato" non necessariamente è vissuto allo stesso modo dal nostro cane. Affidare il cane che vive con noi significa anche provare a guardare quella scelta dalla sua prospettiva e chiederci non soltanto dove posso lasciarlo? Ma soprattutto come starà lì mentre io non ci sarò?

C’è una bella differenza tra affidare un familiare pensando e valutando con attenzione la scelta, preparandolo a ciò che vivrà e sincerandoci del suo ben-essere, e trovare semplicemente un posto dove lasciarlo perché è scomodo portarlo con noi, magari scegliendo il luogo dove parcheggiarlo soprattutto perché economicamente conveniente.

Il cane non è qualcosa da collocare da qualche parte mentre noi viviamo la nostra vita. È qualcuno che di quella vita fa parte.
Anche quando, per qualche giorno, le nostre strade si separano, dobbiamo scegliere con cura chi si occuperà di lui.

𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗹’𝗮𝗽𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗻𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗮 𝗶𝗻 𝘃𝗮𝗰𝗮𝗻𝘇𝗮.

Attilio Miconi

21/07/2026

🤔Torni da una camminata e trovi una zecca sul polpaccio. Prima di tirarla via, guardala dieci secondi.

La specie che hai davanti decide cosa sorvegliare nei prossimi trenta giorni.

Piccola, scura, quasi invisibile sulla pelle: è la zecca dei boschi, la più diffusa in Italia. Porta la borreliosi di Lyme e l'encefalite da zecche — i casi di encefalite nel Paese sono passati da ventuno nel 2020 a sessantasette nel 2025. Il rischio cresce se resta attaccata oltre venticinque, trentasei ore. Più chiara, con uno scudo pallido dietro la testa, la zecca del cane porta invece la febbre bottonosa. E se quella che hai davanti è più grande e non aspettava ferma sull'erba ma ti correva incontro, è una Hyalomma: insegue l'ospite anche per decine di metri.

Solo una piccola parte delle zecche italiane porta davvero un patogeno.

Pinzetta vicino alla pelle, trazione dritta verso l'alto, mai a scatti. Niente alcol, vaselina, fiammiferi: la fanno rigurgitare. Conserva la zecca, segna data e zona.

Trenta giorni di osservazione. Poi puoi dimenticartene.



Questo è un argomento delicato: se hai avuto una puntura recente e hai dubbi sui sintomi da monitorare, ti conviene sentire il tuo medico o l'ASL di zona.

09/07/2026

Quando l’intestino decide il comportamento: la nuova frontiera della medicina veterinaria

Per molti anni si è pensato che il cervello fosse l’unico organo responsabile del comportamento del cane. Oggi sappiamo che questa visione è incompleta.

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha dimostrato che esiste un sistema di comunicazione continuo tra intestino e cervello, chiamato asse intestino-cervello (Gut-Brain Axis). Questo dialogo coinvolge il microbiota intestinale, il sistema nervoso enterico, il nervo vago, il sistema immunitario e quello endocrino. Alterazioni di questo equilibrio possono influenzare ansia, capacità di apprendimento, resilienza allo stress e, in alcuni casi, aggressività e prestazioni cognitive.



Cos’è il microbiota?

Il microbiota intestinale è l’insieme di miliardi di microrganismi che vivono nell’apparato digerente.

Nel cane sano predominano batteri appartenenti a gruppi come:

* Firmicutes
* Bacteroidetes
* Fusobacteria
* Actinobacteria
* Proteobacteria

Questi batteri non sono semplici “ospiti”: rappresentano un vero e proprio organo metabolico capace di produrre vitamine, acidi grassi a catena corta (SCFA), metaboliti bioattivi e sostanze che influenzano direttamente il sistema nervoso.



Il “secondo cervello”

L’intestino possiede oltre 100 milioni di neuroni, organizzati nel sistema nervoso enterico, spesso definito “secondo cervello”.

Questo sistema comunica costantemente con il cervello attraverso:

* nervo vago;
* sistema immunitario;
* ormoni;
* metaboliti prodotti dal microbiota;
* mediatori infiammatori.

La comunicazione è bidirezionale: il cervello influenza l’intestino e l’intestino influenza il cervello.



Come i batteri modificano il comportamento

Uno degli aspetti più affascinanti riguarda la produzione di molecole neuroattive.

Molti batteri intestinali sono in grado di produrre o modulare:

* serotonina;
* GABA;
* dopamina;
* acetilcolina;
* triptofano;
* acidi grassi a catena corta.

Queste sostanze partecipano alla regolazione di:

* emozioni;
* memoria;
* apprendimento;
* controllo dello stress;
* comportamento sociale.



Il ruolo del nervo vago

Il nervo vago rappresenta la principale “autostrada” di comunicazione.

Circa l’80% delle sue fibre trasporta informazioni dall’intestino verso il cervello, non il contrario.

Questo significa che il cervello riceve continuamente informazioni sullo stato dell’apparato digerente e del microbiota.



Lo stress modifica il microbiota

Quando il cane vive uno stress cronico aumenta la produzione di:

* cortisolo;
* adrenalina;
* noradrenalina.

Questi ormoni modificano:

* permeabilità intestinale;
* composizione del microbiota;
* risposta immunitaria.

Si crea così un circolo vizioso:

Stress → alterazione del microbiota → maggiore infiammazione → maggiore vulnerabilità emotiva → ulteriore stress.



La disbiosi intestinale

Per disbiosi si intende l’alterazione dell’equilibrio del microbiota.

Può essere causata da:

* antibiotici;
* dieta povera di fibre;
* alimentazione ultra-processata;
* infezioni intestinali;
* parassiti;
* stress cronico;
* malattie infiammatorie.

La disbiosi non provoca soltanto diarrea o problemi digestivi.

Le ricerche suggeriscono che possa essere associata anche a:

* ansia;
* ridotta capacità di apprendimento;
* maggiore reattività agli stimoli;
* alterazioni cognitive.



Ansia e microbiota

Negli ultimi anni numerosi studi hanno osservato che cani con disturbi d’ansia presentano spesso un microbiota differente rispetto ai soggetti sani.

La relazione è complessa e non significa che il microbiota sia l’unica causa dell’ansia, ma è sempre più considerato uno dei fattori coinvolti nella regolazione emotiva. Le prove sono promettenti, ma la ricerca è ancora in evoluzione e non permette conclusioni definitive.



L’infiammazione silenziosa

Un microbiota alterato può favorire la cosiddetta infiammazione sistemica di basso grado.

Le citochine infiammatorie possono raggiungere il cervello modificando:

* neuroplasticità;
* memoria;
* concentrazione;
* risposta allo stress.

Anche questo rappresenta un possibile meccanismo con cui l’intestino influenza il comportamento.



Alimentazione e salute mentale

L’alimentazione rappresenta uno dei principali strumenti per sostenere un microbiota equilibrato.

La letteratura suggerisce che una dieta appropriata possa favorire una maggiore diversità microbica, mentre diete sbilanciate o ricche di alimenti ultra-processati possono ridurla. Tuttavia, non esiste una “dieta universale” capace di preve**re o curare i disturbi comportamentali.



Probiotici: funzionano davvero?

La risposta scientifica più corretta è: dipende.

Alcuni studi sperimentali mostrano risultati incoraggianti sull’impiego di specifici ceppi probiotici nel supporto di cani con alterazioni comportamentali, ma le evidenze sono ancora limitate e non consentono di raccomandare un probiotico come trattamento standard. Sono necessari studi clinici più ampi e di lunga durata.



Cosa significa per allevatori e addestratori?

Questa nuova prospettiva cambia il modo di interpretare alcuni comportamenti.

Un cane con elevata reattività non è necessariamente “dominante”, “testardo” o “mal addestrato”. In alcuni casi possono contribuire anche fattori fisiologici, tra cui lo stato del microbiota, insieme a genetica, ambiente, salute e gestione.

Per questo la valutazione dovrebbe essere sempre globale.



Miti da sfatare

“L’intestino serve solo a digerire.”
Falso. È coinvolto anche nella regolazione neuroendocrina e immunitaria.

“Basta dare un probiotico per risolvere i problemi comportamentali.”
Falso. Non esistono prove che un singolo integratore risolva ansia o aggressività.

“Il comportamento dipende solo dall’educazione.”
Falso. Il comportamento nasce dall’interazione tra genetica, sviluppo, ambiente, stato di salute e fisiologia, incluso il microbiota.



Conclusioni

L’asse intestino-cervello rappresenta una delle aree più promettenti della medicina veterinaria moderna. Le conoscenze attuali indicano che il microbiota può influenzare il comportamento attraverso vie nervose, immunitarie ed endocrine, ma molti meccanismi sono ancora oggetto di ricerca.

Per allevatori, veterinari e addestratori questo significa considerare il cane nella sua interezza: cervello, intestino, alimentazione, ambiente e benessere sono strettamente collegati.



Bibliografia essenziale

* Sacoor C. et al. (2024). Gut-Brain Axis Impact on Canine Anxiety Disorders.
* Kiełbik P. et al. (2024). The Relationship between Canine Behavioral Disorders and Gut Microbiota.
* Kim H. et al. (2025). Understanding the Diversity and Roles of the Canine Gut Microbiome.
* Del Treste A. et al. (2026). Intestinal Dysbiosis Relating to Gut–Brain Axis and Behavior in Dogs.
* Crisante A. et al. (2025). A Critical Review of Research Concerning the Gut Microbiome and Dog Behaviour.

05/07/2026

I Cani hanno senso del tempo e si rendono conto di quanto tempo passa

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