03/08/2026
Cogliamo lo spunto dai diversi commenti che chiedono, anche giustamente, numi in merito al preaffido/postaffido di Pongo e in generale sull'iter di affido dei nostri cani.
Partiamo da due presupposti. Il primo: che siamo sempre stati tacciati di essere "esagerati", di pretendere troppo, che "adottare da noi sia più difficile che adottare un bambino. C'è chi ha addirttura messo sul curriculum l'aver adottato un cane a Melampo, come motivo di referenza...
Il secondo presupposto, che dovrebbe risultare lapalissiano, è che se non ci fossero stati i controlli post affido, verosimilmente Pongo sarebbe morto. Dovrebbe essere un meccanismo logico che risulta scontato. Senza postaffido, nessuno avrebbe scoperto il suo stato.
Pongo è oggi con noi non solo grazie al postaffido, non solo grazie all'intervento delle guardie ecozoofile oipa, ma grazie anche alla capacità di restare in contatto dei nostri volontari (e quel benedetto venerdì notte, il portone di casa è stato aperto proprio in virtù di un rapporto costruito e mantenuto nel tempo).
Nessuna nostra adozione è condotta all'insegna del "lontano dagli occhi, lontano dal cuore". Ci sono adozioni che impensieriscono maggiormente di altre. Non perché ci siano dubbi sulle persone (nel qual caso preferiamo prudenzialmente non procedere all'affido). Ma per una serie di valutazioni, in cui entra in gioco anche il cane, le sue competenze, le sue fragilità...
Pongo - chi segue la pagina lo sa - è sempre stato presentato come il cane perfetto. Un cane eccezionale, bravo con i gatti, bravo con i bambini, pulitissimo, un cane che avrebbe facilitato qualsiasi percorso adozione.
Se dal punto di vista dell'animale affidato non avevamo dubbi, non li abbiamo avuti neppure sul fronte adottante. Il nostro iter adozione prevede un primo incontro filtro con i volontari, seguito dal colloquio con l'educatrice, svariati incontri conoscitivi con il cane, per fare in modo che le famiglie diventino in qualche modo già un punto di riferimento per le nostre creature, che si trovano catapultate in ambienti nuovi, ma con persone che già conoscono, che li hanno portati a spasso, li hanno coccolati, hanno rappresentato il bello delle loro giornate in canile.
Quando ci raccomandate di fare colloqui preaffido "di almeno un'ora" ci viene quindi un sorriso amaro. Ad ogni famiglia vengono dedicate ore su su ore.
Ogni nostro cane viene accompagnato personalmente a casa, dall’educatrice e da un volontario, per curare l'inserimento, rispondere a dubbi, dare le ultime dritte di gestione. Per dedicare all'adozione tutto il tempo e tutta l'importanza che merita.
Nel caso di Pongo a tutto questo è seguito anche l'affiancamento, dopo l'affido, per portare Pongo a visita dal vet (per una cisti sebacea). Sono seguiti nei mesi messaggi entusiastici, foto che, fidatevi, non lasciavano aperta la porta a mezzo dubbio. Si sono succeduti incontri casuali di Pongo in passeggiata, al mare, in famiglia. Pongo nel letto, Pongo abbracciato ai bambini, Pongo protagonista della festa con tanto di torta, festoni e sorrisi.
Non c'erano, almeno ai nostri occhi, motivi per sospettare delle ombre nell'adozione di Pongo.
Poi, qualcosa ha cominciato a scricchiolare. Foto che non arrivano, risposte non coerenti. E proprio in virtù di quello scrupolo, che in tanti definiscono eccessivo, ci siamo preoccupati. L'epilogo lo conoscete già. La richiesta alle Guardie ecozoofile di intervenire (sempre grazie!) e, ancora una volta, la costanza e la perseveranza dei volontari che hanno consentito di arrivare "materialmente" a Pongo.
Abbiamo sbagliato valutazione? Evidentemente si, se oggi Pongo è in questo stato ed oggetto di sequestro, la circostanza è innegabile. Abbiamo trascurato qualcosa? Questa è una domanda che continuiamo a farci e che inevitabilmente segnerà il nostro modo di approcciarci alle future adozioni. Perché siamo sempre stati convinti di essere rigorosi, attenti, scrupolosi (anche eccessivi talvolta). Ma è evidente che non sia bastato.
Questo post non vuole essere una giustificazione al nostro modo di procedere. Vuole essere solo una risposta trasparente ai tanti che (senza illazioni) hanno chiesto informazioni.
Non condividiamo invece l'approccio di chi, nei tanti commenti, ha cercato di “dividere” la colpa: la responsabilità di quello che è accaduto va ricercata esclusivamente da una parte. Tutti noi, volontari, operatori e educatrici, assieme a tutti quelli che vogliono bene a Pongo, siamo "vittime" di quanto accaduto.
Ci scusiamo se chiudiamo temporaneamente i commenti, ma siamo impegnati nei preparativi per la nostra cena sociale e non potremmo garantire una adeguata moderazione degli stessi (il nostro invito a moderare i toni non è stato perfettamente recepito).
Vi regaliamo, per scusarci di questa temporanea limitazione, questo sorriso r finalmente riapparso sul muso di Pongo.