06/06/2026
Patatra è una capra nana di otto anni che ha perso il suo capretto alla nascita.
Per tre giorni, ha chiamato nel vuoto.
Poi è arrivato Pâtissier.
Sono animatrice di questa fattoria didattica da quattordici anni. Ho visto nascite incerte, madri troppo giovani, piccoli che bisogna riscaldare contro di sé con una borsa dell’acqua calda e un asciugamano ruvido. Ma Patatra, dopo il 12 aprile, era un’altra cosa.
Non belava forte.
Restava semplicemente vicino alla barriera, il muso rivolto verso la paglia pulita, come se qualcosa dovesse ancora rialzarsi.
Quando le abbiamo presentato Pâtissier, un agnello orfano che nessuno nel gregge lasciava poppare, ho trattenuto il respiro. Tremava sulle sue zampe troppo sottili, con quell’odore di latte freddo e di pioggia asciugata nella lana.
Patatra lo ha annusato a lungo.
Poi ha abbassato la testa.
Lo ha lasciato avvicinare.
Non con un grande slancio. Non come nelle storie troppo belle. Solo con quella pazienza pesante delle madri che hanno ancora latte e più nessuno da nutrire.
Sei settimane dopo, il guardapesca è arrivato con un cesto di vimini.
Sul fondo, sopra un vecchio pile blu, c’era Fauve.
Un lupacchiotto di una decina di giorni, trovato in una trappola illegale a cavo, la zampa segnata, il respiro corto. Avrebbe dovuto essere altrove. Contro una lupa. In una tana. In un mondo che non comincia con il dolore.
Pâtissier lo ha visto per primo.
Si è avvicinato al cesto, ha posato la guancia contro il bordo, e non si è più mosso.
Patatra, invece, si è messa davanti a noi.
Non aggressiva.
Custode.
Come se dicesse che ciò che era entrato lì, anche diverso, anche selvatico, anche impossibile da spiegare ai visitatori della domenica, faceva ormai parte del suo prato.
Fauve non sapeva ancora camminare dritto. Strisciava nell’erba, annusava la lana di Pâtissier, cercava il calore sotto il ventre di Patatra senza capire che nessuna delle due era sua madre.
Eppure, dormiva.
È questo che mi ha stretto la gola.
Un piccolo corpo ferito che accetta finalmente di dormire.
Oggi li si vede spesso ai margini del prato. Patatra sorveglia il sentiero. Pâtissier dorme contro Fauve. E Fauve, goffo, prova a masticare fili d’erba come gli altri due.
Il vecchio cesto di vimini non è stato riposto.
Pâtissier a volte lo prende in bocca e lo trascina qualche metro più lontano, come se decidesse lui stesso dove il piccolo debba riposare.
Nessuno glielo ha insegnato.
Lo ha capito.
Ci sono famiglie che nascono nel sangue, altre nella mancanza. E poi ci sono quelle che si formano attorno a un cesto, a un pile blu, a un respiro fragile che ci si rifiuta di lasciare spegnere.