25/09/2015
Mi alzo alle 4 di mattino, come se l'idea che rompe il mio sonno fosse un obbligo che dovevo alla giustizia, forse troppo giustiziere per aver meno di vent'anni, non diro' il motivo, soltanto quel che feci.
Anche Fufi si alzava con me, lui aveva l'istinto di seguirmi quasi a protezione per affetto, non era piu' in forma come da giovane, ma quando ancora notte mi avvio verso il ponte del torrente grigna tiene il passo, siamo a 350 metri sul mare e voglio arrivare lassu' a Zuvolo al sorgere del sole. Siamo in primavera avanzata ed ho poco tempo, ma come un atleta ben allenato dai miei viaggi e camminate mattutine non temo un dislivello piu' di mille metri in una mulattiera di montagna. La corriera di Felice tante volte mi aspettava alle sette di mattino perche' non mi ero svegliato, due forti suoni di claxon mi rompevano il sonno e mi davano 3 minuti per correre in Piazza Umberto, pareva che la scuola degli anni prima mi avesse allenato per la corsa e per camminare, poi negli anni la facevo a piedi sino a Bienno perche' non mi andava di aspettare la corriera, il piu' delle volte mi avviavo verso Bienno e la Visinoni, il pullmman dal muso e posteriore tondo non riusciva a raggiungermi, poi il professor Landrini assonnato, a volte con una calza bianca ed una rossa , con la sua 850 coupe' rossa od il dottor rossi con la mia cara compagna di scuola un po innamorata mi raccolglievano nel tragitto e risparmiavo le trecento lire del biglietto.
Ma la strada di riso acciottolato cominciava dopo il ponte ad inerpicarsi, buio e stelle nel bosco, fino a cascina Alessandro poi qualche scorciatoia nel bosco e Fufi comincia a sentir l'eta', ansima un po ma zampa dopo zampa mi segue nella mia risalita, 500, 700 metri ed arrivo quasi a Camarossi, mi rammento le prime moto da cross con cui risalivo la strada di montagna , che prove per i motori, eppure anche in due con l'amico Armando a Camarossi di sotto dove i castagni terminavano e cominciavan prima rocce poi pini, andavam su con le vecchie moto, poi con le prime paghe di suo padre o del Franzunhi le moto da cross nuove e potenti le avremmo avute. Ricordavo tutte le salite fatte in campagnola con Andreino Antonio e Giovanni, ora ero sulle pontere, laddove dopo il fontanino dei oeuf, la fonta delle uova, la strada era una prova per i motori che prima di salirci venivan fatti raffreddare.
Volai su verso Zuvolo di sotto e arrivato nella piana questa volta presi la ancor piu' vecchia mulattiera nel bosco, quella usata da cent'anni per trascinarvi a valle i carri del fieno, quanti funghi in quel pezzo di bosco , dieci anni di raccolta e ci aggiungevo mirtilli prima di arrivare nella grande conca sotto il Pizzo.
Non attraversai i prati al centro la pozza un laghetto con salamandre e rane di colore dell'acqua rosso scura,
la moia era il prato tutto im pregnato d'acqua per tutta la fascia verso la colonia, i pini muchi di montagna limitavano la stradaq che portava alla casermetta ed al laghetto piu' grande.
Avevo aggirato la conca di Zuvolo , mi ero portato nel prato sopra la strada e la cascina di Gual e da li feci quel che dovevo. Poi dopo un po mi avviai verso il laghetto laddove anni prima la pesca delle tinche e le bisce d'acqua , qui in montagna a 1400 metri, avevano allietato infanzia e fantasia.
Avevo compiuto il mio dovere, non erano ancora le 8 e dopo esser passato avanti alla santella, senza riposare, ritornai godendomi il panorama della valle. La nebbia mattutina si dissolveva e la temperatura si elevava, arrivai al paese ancor prima delle 10,. dopotutto avevo percorso tra salita e discesa poco meno di una ventina di chilometri.