19/10/2026
Il comportamento è il sintomo. Lo stato emotivo è il problema.
E forse, anche il caso CSEN-CASTELLANO è un sintomo mentre i problemi sono altri, e dobbiamo concentrarci su quelli.
In questi giorni è emerso con più forza un problema che vedo da anni: la difficoltà dei proprietari ad andare oltre il comportamento osservabile del cane. Frasi come “lui il problema lo risolve, gli altri no” ne sono l’espressione.
Alle mie lezioni ripeto spesso che i problemi del cane e i problemi del proprietario non coincidono quasi mai, e a volte sono in contrasto. Un cane che da libero cammina sempre vicino al proprietario, senza mai allontanarsi, sembra un cane bravo, e per il proprietario è un vantaggio. Ma quel comportamento può essere la conseguenza della sua paura del mondo esterno: il cane vive un disagio a ogni passeggiata, e il proprietario la chiama “educazione”. Un cane che si diverte moltissimo scavando buche in giardino, invece, sta facendo una cosa normalissima per un cane: non ha nessun problema. Il problema ce l’ha il proprietario.
L’amore per il cane non esclude, purtroppo, l’incapacità di comprenderlo, di riconoscere i suoi bisogni e i suoi stati emotivi. Ed è questa incapacità che permette a una certa parte di “cinofili”, carismatici e con una certa manualità, di sembrare dei fenomeni che risolvono in poco tempo problemi incredibili.
A tenere in piedi questo equivoco contribuisce l’estremo opposto, quello che un lettore del mio post precedente ha chiamato “chiacchiere e distintivo” citando un leggendario film: diplomi in mano, ma il problema non te lo sanno risolvere, o ti dicono che non è da risolvere. Tempo fa lessi il post di un’educatrice che si vantava del fatto che il suo cane a volte non tornasse al richiamo: segno, diceva, che ha carattere e cervello e non è “un cerebroleso che esegue tutto quello che gli viene richiesto”.
Gli estremismi si alimentano a vicenda, sempre.
La questione più urgente, allora, è spiegare la differenza fra il comportamento che il cane mostra e lo stato emotivo che c’è sotto.
Chi mi ha aperto gli occhi su questo è stato David Appleby la prima volta che lo incontrai nel lontano 2006, e David di cani qualcosa ne sa: conduttore di cani nella polizia della Royal Air Force, poi i cani guida per non vendenti, vent’anni di consulenza comportamentale alla facoltà di veterinaria di Cambridge, docenze universitarie in Inghilterra e in Finlandia, fondatore dell’associazione dei consulenti del comportamento britannici.
David che da allora diventò il mio punto di riferimento e poi un amico, mi spiegò, in modo scientifico, una cosa apparentemente banale a cui pochi pensano: il comportamento è l’espressione di uno stato emotivo. Se lavoriamo sul comportamento, lavoriamo sul sintomo. Se lavoriamo sullo stato emotivo, il comportamento cambia di conseguenza.
Un cane che attacca qualcuno sta mostrando un comportamento. Uno strattone ben assestato con un collare a strangolo può bloccarlo: ha bloccato il sintomo. Ma ci siamo chiesti perché quel cane attacca? La paura è uno dei principali stati emotivi associati all’aggressività nel cane. Se il mio cane ti attacca perché ha paura, ho due strade: inibire il comportamento in modo che abbia più paura di me (paura, non rispetto, non vanno confusi!), oppure lavorare perché si senta al sicuro con me e smetta di avere paura di te.
Se ci tenete al benessere del vostro cane, la domanda è questa: preferite che al guinzaglio non reagisca più agli altri cani perché ha paura di voi, o perché si sente al sicuro con voi e ha imparato che non c’è motivo di reagire?
Come si fa a distinguere? Guardando il cane, non il comportamento.
Se ha smesso dopo un certo tipo di intervento, e lo vedete con le orecchie tirate indietro, il muso che si volta, la coda più bassa di come la tiene di solito, il corpo che si ritrae, ha imparato una cosa sola: ad avere paura delle conseguenze e non come ci si comporta.
Il cane che ha capito, invece, dopo l’intervento torna verso di voi, non si allontana, la coda e le orecchie sono quelle di sempre. Il confronto va fatto con il vostro cane, non con un cane qualunque: la sua coda tranquilla, le sue orecchie tranquille, quelle che vedete sul divano.
La cinofilia non è spettacolo. Il lavoro sul cane richiede tempo, pazienza, competenza e rapporto. E se il proprietario non è parte integrante del lavoro, con buona probabilità vi stanno vendendo fumo.
Antonio Agus