05/04/2020
Ben trovati amici bipedi, come promesso, oggi vi propongo un nuovo articolo per la rubrica “Cani da Oscar”, dedicato agli eroi della ‘corsa del siero’ avvenuta in Alaska nel 1925 e avente lo scopo di recuperare una preziosa antitossina e scongiurare un massacro tra la popolazione della citta di Nome, colpita da un’epidemia di difterite. I protagonisti principali di questa leggendaria corsa, nonché del novo film Disney disponibile su Disney+ (Togo) sono il cane Togo (appunto!) e il suo padrone Leonhard Seppala. La pellicola ci porterà nei meandri dei percorsi attraversarti da questi improbabili eroi, ma soprattutto ci farà vivere la loro leggendaria amicizia nelle terrificanti e magnifiche terre dell’ostile Alaska dei primi del 900.
Leonhard Seppala è un addestratore e conduttore di cani da slitta norvegese, giunto nel Nuovo Mondo come tanti a caccia di oro e fortuna. Tuttavia non è nelle ambite pepite che troverà la gloria, ma nelle zampe robuste di quelli che furono i precursori dei Siberian Husky moderni. Si presenta come un uomo capace e brutalmente pratico, ed è indispensabile che lo sia perché lui alleva cani da lavoro, ovvero cani destinati a svolgere particolari mansioni in un territorio avverso come l’Alaska in cui non c’è spazio per i sentimentalismi e la selezione naturale è crudele e più imparziale che mai. Gestisce i suoi cani come farebbe un comandate con le sue truppe e la cosa potrebbe apparire grottesca e fuori luogo ad uno spettatore distratto, ma considerando il contesto in cui si svolgono le vicende si percepisce la pericolosità della natura e la necessità di prepararsi ad ogni evenienza. Ciò aiuta a comprendere l’importanza di instaurare una salda leadership con i propri cani affinché possano fidarsi ed affidarsi a lui e viceversa in modo da non cedere alla paura che uno scenario tanto ostile può generare. Così la vita di Leonhard prosegue tra estenuanti allenamenti per i suoi prodi cani, rischiose spedizioni a bordo della solida slitta tra le montagne innevate e la gestione del suo allevamento, compito nel quale è supportato dalla moglie Constance. Ed è proprio grazie alle amorevoli cure di quest’ultima che un gracile cucciolo viene salvato dall’inevitabile sorte che spetta a chi non è abbastanza robusto da tenere testa all’ostile Madre Natura, con sommo disappunto Leonhard. Tuttavia, contro ogni pronostico, il cucciolo sopravvive e cresce, energico, ostinato, scaltro e testardo. Anche il più cinico spettatore non potrà fare a meno di sorridere di fronte alle sue evasioni dal recinto per raggiungere i cani adulti che si allenano o le sue improvvisate battute di caccia al caribù. Con la maturità, la sua attitudine al comando e la sua velocità sorprendono Seppala che lo nomina capo-muta e decide di chiamarlo Togo in onore dell’ammiraglio giapponese. Togo non è il classico husky che siamo abituati a vedere nelle nostre città con manto voluminoso e coda arricciata, è un cane da lavoro rustico, infaticabile e coraggioso, un combattente nato, temprato già in tenera età quando ha sconfitto la morte.
Tutto questo ci porterà alla storica impresa che incise nella leggenda i nomi di cane e conduttore, una corsa contro il tempo la cui posta in gioco era così alta da portare questi eroi a rischiare tutto affrontando una tempesta tanto crudele da far sembrare anche pochi metri una distanza insormontabile. Il duro viaggio porta la coraggiosa muta ad affrontare pericoli inimmaginabili, come l’attraversamento di un lago ghiacciato o il percorrere ostili scarpate ad altezze elevatissime. Prodezze che vengono compiute dai cani guidati da Togo e spronati da Seppala, che da esperto conduttore si accorge che l’avanzare degli anni fa sentire maggiormente la fatica al suo vecchio e fedele capo-muta. Ad un certo punto, in una locanda lungo il tragitto in cui si ferma per la notte, gli verrà proposto di sostituirlo, ma lui si oppone. Nonostante avesse altri cani con cui rimpiazzarlo egli si rifiuta categoricamente di farlo, perché la sua missione è troppo importante e lui ha bisogno di Togo. Nel suo rifiuto si percepisce ben oltre il timore di perdere un buon cane, è la paura viscerale di un uomo che deve affrontare la morte senza il suo più caro amico. Perché i cani sono così, con il loro amore disinteressato ci fanno sentire capaci di fare qualsiasi cosa e noi li amiamo a nostra volta seppur in modo egoisticamente umano, un amore che non sempre ci permette di fare ciò che sarebbe meglio per loro. La corsa continua e la forza di Togo permette all’esausta muta di raggiungere il check-point stabilito, dove ricevono il cambio dalla staffetta successiva, che prosegue la corsa fino ad arrivare al tratto finale che consacrerà Balto (si, proprio il tormentato cane lupo protagonista del film animato del 1995) come salvatore di Nome. A Togo e Seppala vanno la riconoscenza degli abitanti della cittadina consapevoli dell’impresa compiuta dalla loro muta. Nei mesi a ve**re, la fama del formidabile binomio si diffonde in nei paesi limitrofi e non solo… tutti tessevano le lodi dell’impavido cane che alla veneranda età di 12 anni, aveva guidato la sua muta per ben 425 km nelle fredde terre dell’Alaska, con temperature tra i -50° e i -70°. In breve tempo accorsero da ogni dove addestratori, conduttori e allevatori che richiedevano di far accoppiare le proprie cagne con il campione Togo, al fine di selezionare cucciolo forti, robusti e temerari come il cane che li aveva generati. Ciò permise la nascita del Seppala Siberian Husky, variante ‘rustica’ del Siberian Husky nonché sua precursora. Infatti nel 1930 il Siberian Husky venne riconosciuto come razza canina a tutti gli effetti dall'American Kennel Club. Tutti gli husky registrati ad oggi vantano origini riconducibili all’allevamento di Seppala.
Il messaggio più importante che lascia il film tuttavia non è una parabola su eroismo e abnegazione, ma una riflessione sul mistero dell’amicizia tra uomo e cane. Guardando quei cani correre verso il percolo nonostante la giustificabile paura si viene pervasi da un senso di malinconia dovuta alla consapevolezza che loro non sono consci di quello che stanno facendo. I cani corrono non perché motivati da una nobile causa, ma perché è ciò che sono addestrati a fare e lo fanno malgrado il palpabile pericolo che li circonda perché si fidano del loro conduttore. Da qui sorge spontanea la domanda: da dove viene la fiducia di un cane verso il suo padrone? Sicuramente è qualcosa che va ben oltre il semplice condizionamento dato dall’addestramento, che per quanto efficace potrebbe motivare il coraggio e la risolutezza di un cane solo fino ad un certo punto (oltre il quale prevarrebbe il mero istinto di sopravvivenza con il quale ogni reazione diventa imprevedibile). La fiducia di un cane è qualcosa di più profondo e primordiale, un sentimento che abbatte le barriere del tempo e dello spazio sino ad arrivare al fatidico giorno in cui per la prima volta un uomo si avvicinò ad un lupo con una mano protesa in segno di pace, una promessa di sicurezza ed amicizia. È questo il sentimento che fa correre un cane contro il pericolo e gli da la forza di combattere le proprie paure, la fiducia che il suo amico umano sarà sempre al suo fianco, quindi tutto andrà bene. Noi, abituati al lusso ed alle comodità, probabilmente non dovremo mai fronteggiare un territorio brutalmente ostile come l’Alaska di Togo e Seppala, tuttavia dobbiamo essere consapevoli che anche i nostri cani ripongono la medesima fiducia in noi ed è nostro dovere non deluderla mai.
Questo è tutto per oggi amici, vi invito a restare sintonizzati sulla pagina del vostro amichevole Dog Trainer di quartiere per scoprire tante altre curiosità sui nostri amici a quattro zampe nel mondo del cinema, vi invito inoltre a visitare il sito Movie Blog dove troverete questo e tanti altri articoli e recensioni sui vostri film preferiti, a presto!!! 🐾 🐶