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Lupi e cachi, due cose che ho raggiunto tardi nella vita.Ai secondi ho già dovuto rinunciare perché incompatibili con la...
30/11/2020

Lupi e cachi, due cose che ho raggiunto tardi nella vita.
Ai secondi ho già dovuto rinunciare perché incompatibili con la mia dieta.
Non mi resta che dedicarmi ai lupi.

truce predazione di lupo su cachi

23/11/2020

L'impegno richiesto è medio, soprattutto se non avete qualcuno che vi aiuta.
Servono: un gioco che il cane ama e col quale già giochiamo in casa, una zona tranquilla, la ricerca richiede concentrazione, e tanta voglia di divertirsi insieme.
Bisogna mettere il cane in "resta", non vale assolutamente legarlo!
Se il cane non sa stare in "resta" dovete insegnarglielo, che ci stanno a fare gli istruttori se no?
Oppure dovete avere qualcuno che intrattiene il cane, non che lo tiene, mentre voi andate a nascondere il gioco.
Dovete tornare dal cane sulla stessa traccia che avete percorso nell'andata, soprattutto le prime volte marcate un pochino la traccia battendo un po' i piedi, senza danneggiare il substrato su cui camminate.
Una volta tornati dal cane intrattenetelo per qualche minuto per permettere che l'odore del gioco si diffonda un po'.
Mandate il cane a cercare.
Sembra una cosa da nulla, ma pensate che dovrà seguire la vostra traccia fino a quando non percepirà l'odore del gioco insieme al vostro e a quel punto dovrà concentrarsi su quest'ultimo.
Buon divertimento.

Addio Terry. 😢😢😢Quel giorno c'erano anche Raoul e Janet. E' bello sognare che tu possa ora averli ritrovati.
15/11/2020

Addio Terry. 😢😢😢
Quel giorno c'erano anche Raoul e Janet.
E' bello sognare che tu possa ora averli ritrovati.

13/11/2020

Questa mattina pensavo che molto spesso le paure dei cani non vengono minimamente prese in considerazione.
I cani paurosi, categoria della quale Bianca fa parte a pieno titolo, sono fragili come calici di cristallo e per questo forse più belli degli altri.
Nel video: Bianca impegnata a fare un piccolo esercizio apparentemente senza senso, e poi l'incrocio con uno sconosciuto su un marciapiede.
La propensione alla paura non si estingue, ma si impara a conviverci.

12/11/2020

In questi giorni di lockdown, girando solo in paese, capita di vedere cani trattati, dal mio punto di vista, non molto bene, la maggior parte delle volte passo oltre, perché so che i suggerimenti non richiesti sortiscono sempre l'effetto opposto, affidando invece il messaggio all'esempio di Bianca, che ormai gira quasi sempre libera, ma perfettamente (auto)controllata e a suo agio, anche in questo contesto.
Spesso vengo interpellato su come ho fatto ad avere questo risultato e ho scoperto che moltissime persone dicono che mettono in atto un determinato comportamento perché suggerito da altri, senza ulteriori approfondimenti.
Così, ad esempio, trovi persone che dicono di voler bene al loro cane ma lo strattonano di continuo per farsi ascoltare, ottenendo ovviamente l'effetto opposto.
Ora, fatto salvo che sarebbe auspicabile che ci si rendesse conto che per educare il cane bisognerebbe interpellare chi di cani sa qualcosa, mi permetto alcuni suggerimenti orientativi:

Guardatevi da chi vi propone di usare metodi coercitivi con il vostro cane, non sono necessari.
Chi vive con voi dovrebbe affidarsi non temervi. La violenza in alcuni soggetti genera chiusura, passività, in altri risposte fortemente avversative, comunque sempre emozioni negative.

Guardatevi anche da chi imbelletta la coercizione, da chi vi dice che basta una pettorina per essere gentili e poi strattona il cane come se non ci fosse un domani, da chi usa un guinzaglio girato intorno alle pancia per tenere il cane al piede, dicendovi che non essendo intorno al collo non conta, da chi vi vuole convincere che il vostro cane aspira solo a crocchette e divano per ore, in attesa dell'ammore che gli darete quando tornate dal lavoro.

Diffidate anche di chi vi racconta che con un solo incontro, con la sola imposizione delle mani, o adesso senza nemmeno incontrarvi, solo in via telematica, il vostro cucciolo diventerà gentile, educato, servizievole, socievole.

Il vostro cane è, come tutti i cani, una persona di un'altra specie e come tale merita di essere conosciuto, rispettato e compreso.
La cinofilia si fa al campo, si fa nel quotidiano, si fa costruendo una relazione fatta di alti e bassi, dove ci si mette in gioco costantemente, dove ci si rispetta, dove si collabora, ma soprattutto non ci si prevarica.

09/11/2020

Anche quest’anno Gli Amici del Randagio presentano il loro super 🐾CANEndario🐾 in formati da tavolo e muro.
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Siamo animali sociali, abbiamo bisogno di qualcuno, non di qualcosa, con cui giocare.Bronx, Margot, Lady e legnetto
23/10/2020

Siamo animali sociali, abbiamo bisogno di qualcuno, non di qualcosa, con cui giocare.

Bronx, Margot, Lady e legnetto

Noblesse obligeAriel
07/10/2020

Noblesse oblige

Ariel

Storie di cani, di lupi e di uomini.
04/10/2020

Storie di cani, di lupi e di uomini.

CANI PASTORALI (DA NON CONFONDERE CON CANI DA PASTORE)

PREMESSA: I cani che lavorano nella pastorizia sono di due tipi che vanno distinti nettamente. Quando scrivo “cane pastorale” intendo il tipo di cane per la difesa dai predatori (es.Abruzzese) mentre impiego il termine “cane da pastore” per indicare quello che serve a controllare i movimenti del gregge (es. Border Collie, Bergamasco).

ALCUNE CONSIDERAZIONI
Alcuni cani pastorali sono già da molto tempo inclusi nelle razze riconosciute dalla cinofilia ufficiale: vedi il Mastino Tibetano, il Cane dei Pirenei, il Kuvas, e il Cane da Pastore Maremmano-Abruzzese. Però non hanno una lista propria e vengono distribuiti qua e la tra cani da montagna, cani da pastore, lupoidi, molossoidi, ecc. Ma l’arrivo sulla scena negli ultimi decenni di parecchie altre razze pastorali provenienti dall’Asia ha reso evidente l’opportunità di riconoscere lo status separato di questa omogenea famiglia canina.

Storicamente i cani pastorali si incontrano dal Portogallo alla Manciuria, lungo la fascia del 40° parallelo dove clima e orografia offrono le migliori condizioni naturali per l’allevamento della pecora. Nonostante la evidente somiglianza tra questi cani dovuta alla grande mobilità della pastorizia che non favorisce l’isolamento genetico, lo sciovinismo della cinofilia li ha spezzettati in tante razze nazionali. L’esempio più assurdo sono i cani dei Balcani e dei Carpazi dove i cinofili hanno creduto di individuare le razze greca, albanese, bulgara, macedone, bosniaca, rumena, istriana, ungherese, slovacca, e polacca. Uno studio un poco più approfondito della situazione avrebbe dimostrato che l’allevamento ovino in tutti questi stati moderni è stato sempre l’esclusiva del medesimo popolo pastorale dei valacchi, per cui in realtà si tratta sempre del medesimo cane.

Vincenzo Dandolo (1804) ammoniva nel suo trattato sull’allevamento della pecora che “Inutilmente tenterebbe l’uomo, impiegando anche tutta la sagacità sua, d’impedire che tosto o tardi distrutta non venisse interamente dal lupo la sua greggia, senza il soccorso dei cani”. È assiomatico quindi che la formazione del cane pastorale deve essere stata necessariamente contemporanea alla domesticazione della pecora 10 mila anni fa.
A sostegno di questa affermazione si può raccontare la recente vicenda nordamericana. In questo paese, dove il cane pastorale era sconosciuto, il coiote, un canide selvatico simile al lupo ma più piccolo e leggero, faceva tali danni alle greggi che in alcuni stati si era dovuto rinunciare all’allevamento ovino, Si stimava che l’8% degli agnelli andava perso in questo modo con un danno stimabile intorno a 100 milioni di dollari. Il problema era stato affrontato con la persecuzione sistematica del nemico impiegando mezzi quali veleno, fucile, gas, trappole, etc. con la consueta efficienza statunitense. L’uccisione di circa 300.000 coioti l’anno può sembrare tanto ma corrispondeva a solo il 7% della popolazione, e non riusciva nemmeno a contenere un generale incremento della specie. Si è persino visto il coiote diffondersi negli stati orientali dove non c’era mai stato prima. La pastorizia nordamericana è potuta risorgere solo grazie all’importazione di cani pastorali dal Vecchio Mondo, tra cui in prima linea il nostro Abruzzese sotto le mentite spoglie di “Maremma Sheepdog”.
Vorrei portare questa vicenda emblematica all’attenzione di alcuni settori italiani che pensano di risolvere il problema dei danni del lupo alla pastorizia con degli abbattimenti. Eliminare parte della popolazione di lupi (sradicare la specie completamente non è metodologicamente proponibile da noi) servirà solo a rendere più smaliziati i sopravvissuti che non tarderanno a ricolonizzare le zone liberate. Per fare un caso analogo, che risultati si sono avuti dalla persecuzione accanita della volpe nel tentativo dei cacciatori di far sopravvivere i fagiani e lepri pronta-caccia almeno fino al giorno dell’apertura? Si sono mai avuti effetti che sono durati più di qualche mese?

Per i pastori il modo per preve**re il lupo è semplicemente quello di sempre: impiegare cani pastorali, pascolare il gregge in formazione compatta in zone aperte, e rinchiuderlo la notte.
I promotori cinofili dei “nuovi” cani pastorali asiatici (Caucaso, Anatolia, Turkmeno, Asia Centrale, ecc.) ci tengono a mostrarli ferocissimi come se in ciò stesse la capacità di sopraffare il lupo. Niente di più errato! Il cane non deve affrontare il lupo in chissà quali duelli mortali ma deve semplicemente tenerlo lontano. Il lupo desidera rimediare il suo pasto col minimo sforzo e va in giro per le contrade a sondare le varie opzioni. La vista di una grassa e inetta pecora sicuramente gli fa ve**re l’acquolina in bocca ma se per averla il lupo deve superare lo sbarramento arcigno di tre o quattro mastini maschi adulti non ci pensa due volte a passare oltre, tanto i boschi sono pieni di cinghiali, cervi, caprioli e daini.
Il cane da pecora abruzzese in servizio da l’impressione di fare assolutamente nulla. Se ne sta sdraiato sonnacchioso mentre le pecore pascolano oppure a testa china segue languido il gregge in cammino. Ma non bisogna lasciarsi ingannare.
Nel corso del suo progetto di diffusione del cane pastorale presso gli allevatore di pecore in Nordamerica, Coppinger ebbe fatica a convincere un texano a dotare il suo gregge di un cane da pecora abruzzese. I soli cani che il texano conosceva, costui disse, erano quelli randagi che gli ammazzavano le pecore; “Abbiamo abbastanza predatori gratis da queste parti senza doverne comprare uno!” fu il suo primo commento.
Nei primi tempi il cane non fece all’uomo una grande impressione; non si era messo, come aveva temuto, ad assalire le pecore, ma d’altra parte non faceva altro che stare sdraiato in mezzo alle pecore al pascolo. Perché non si dava da fare a rincorrere e sterminare gli odiati coioti? Il texano si attendeva un “body count”. Un giorno, però, l’uomo dovette portare il cane dal veterinario per un normale controllo. Fu proprio in questa occasione che per la prima volta il nemico colpì. I coioti del circondario percepirono immediatamente che il campo era libero e calarono esultanti sulle pecore. L’incidente fece capire all’allevatore come funzionava il sistema: i predatori erano sempre stati là fuori invisibili, ma finché c'era il cane non osavano. La scena tranquilla sul pascolo poteva illudere l'uomo che non ci fossero minacce ma nella realtà il cane teneva lontano i coioti con messaggi nell'aria a lui impercettibili.
Non lupi uccisi ma perdite zero è il risultato che deve dare il cane pastorale.

Nella foto una delle tante consegne di cuccioli di “Maremma” e Sciarplaninatz ai pastori nordamericani che Coppinger ha fatto nel corso del suo progetto.

🥺🥺🥺
02/10/2020

🥺🥺🥺

Tenere animali come gli orsi in gabbia è già di per sé innaturale. Papillon e gli altri due orsi detenuti a Casteller soffrono, sono in gabbie piccole e si stanno alimentando poco. Dopo che M49 è stato catturato per la terza volta in Trentino ho immediatamente mandato un controllo dei Carabinieri del CITES, con esperti e veterinari.

Dal rapporto emerge: “M49 ha smesso di alimentarsi e si scarica contro la saracinesca della sua tana; M57 ripete costantemente dei movimenti in maniera ritmata causandosi lesioni cutanee all’avambraccio sinistro e DJ3 si nasconde e non entra nella tana per alimentarsi”. “... Sia M49 che M57 saranno costretti per circa quattro mesi ad una detenzione in spazi per nulla ampi e privi di stimoli ambientali”.
Questo c’è scritto nel rapporto su cui è in corso una delicata fase investigativa coperta dal riserbo previsto dal codice di procedura penale.

Io chiedo che il presidente della provincia di Trento, responsabile della scelta di catturare questi orsi, corra ai ripari. Devono essere portati in quota, liberati e monitorati con un radiocollare adeguato. Tra poco andranno in letargo, hanno il diritto a vivere in montagna, nel loro habitat, dove possono essere seguiti e geolocalizzati in ogni momento.

Sono sicuro che la giustizia faccia il suo corso e possa attestare le condizioni in cui versano i tre orsi, che sicuramente non meritano questa non-vita.

Indirizzo

Cesano Maderno

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