26/09/2024
La questione degli occhiali costosissimi, di cui ero particolarmente fiera, riposti ieri sera prima di cena con amorevole cura dentro alla loro custodia, meticolosamente avvolti nella loro pelle di daino affinché le lenti non si graffiassero a contatto con le pareti dell’astuccio, appoggiati sul tavolino davanti al divano e ritrovati in frantumi dentro alla cuccia di Bilbo poche decine di minuti dopo, sfilati con maestria dalla custodia lasciata intatta, così come intatta ho trovato la pelle di daino, sul momento mi ha profondamente turbata.
I primi sentimenti sono stati la frustrazione e il senso di sconfitta (tutto il mondo ce l’ha con me), cui ho dato libero e incontrollato sfogo con un pianto urlato e quasi senza lacrime, tanto ero a casa mia e potevo permettermelo. I cani sono rimasti, silenziosi e immobili; solo Bilbo ansimava affannosamente: non credo gli siano sfuggiti la disperazione con cui avevo raccolto “i poveri resti” dalla sua cuccia e gli sguardi torvi che ogni tanto che gli lanciavo.
Esaurito il senso di persecuzione è subentrata la rabbia: non entrerai mai più in soggiorno, te la farò pagare, ecc. Durante questa fase Bilbo, che ha la sindrome dell’Aggiustatutto e non è solito tirarsi indietro davanti alle sue responsabilità, cercava di venirmi vicino, ma con dolcezza Tino gli sbarrava il passo, e lui, con la fiducia e la pazienza che lo caratterizzano, ha saputo attendere.
Il processo di elaborazione è stato abbastanza lungo ed è terminato solo stamattina: avevo bisogno di capire perché Bilbo, sempre molto delicato e rispettoso, aveva sottratto la custodia che si trovava in una zona che sa che deve essere rispettata, perché aveva fatto a pezzi gli occhiali, e solo quelli, quando a parte la carta non distrugge MAI nulla, e soprattutto perché Tino non lo aveva fermato.
Ho dovuto ricorrere a tutto ciò che ho imparato in questi anni per cercare di ragionare con la mente di un cane, con la mente di Bilbo, e dare a questo episodio un senso reale e non l’interpretazione offerta dal solo punto di vista umano.
Gli occhiali stanno a contatto con parti del volto ricchi di ghiandole, e si impregnano delle secrezioni emesse a seconda delle emozioni che proviamo: era sera e i miei occhiali non venivano lavati dalla mattina, per cui raccontavano dei miei umori dell’intera giornata, ed era stata una giornata difficile.
Forse Bilbo avrebbe avuto il desiderio di starmi più accanto mentre vivevo certe emozioni, forse anche per cercare di capire meglio, o per il bisogno di essere rassicurato rispetto a certi miei turbamenti; ma ha dovuto lasciare spazio anche agli altri che rivendicavano questo bisogno, e lui, in quanto più giovane e ultimo arrivato, è stato costretto a restare relativamente in disparte.
Magari è proprio per questo che Tino, intuendo la sua necessità, ha chiuso un occhio e ha cercato una soluzione che a lui è sembrata la migliore: non posso concederti più spazio accanto all’umana, ma lascio perdere se rivolgi la tua attenzione verso qualcosa che può esserti utile a capire meglio.
E la masticazione è servita al cucciolo per analizzare meglio gli odori che impregnavano questo prezioso oggetto, per andare più a fondo e per consolarsi e consolarmi attraverso la mescolanza delle nostre essenze.
Ora, alla luce di queste considerazioni la sola emozione che mi è rimasta è la tenerezza: gli occhiali sono solo oggetti, i soldi sono solo oggetti… ciò che conta sono altre cose.
Ciò che rende migliore la mia vita è il senso di pace dato dalla possibilità di conoscere chi amo e di comprenderci l’un l’altro, accogliendo le diversità e trasformandole in ricchezza. Che non significa accettare qualunque cosa, ma mediare tra i diversi punti di vista, saper mettere i giusti paletti senza ferire l’altro, e imparare a spiegare meglio ciò che per noi è importante, senza dare per scontato che l’altro debba arrivarci da solo.
La giusta risposta a questo accaduto non sta nella punizione, neppure in una punizione di tipo emozionale, del tipo ti tengo lontano da me e da ciò che per me è importante: anche mettere in futuro gli occhiali fuori dalla sua portata in fondo sarebbe una punizione, forse la peggiore in assoluto, perché significherebbe dichiarare che non mi fido più.
La giusta risposta sta nell’imparare a spiegarmi meglio.