La Margherita

La Margherita Il centro per cani e umani "La Margherita" propone incontri e attività che hanno l'obiettivo di aiu

Aiutiamo cani e umani a comprendersi meglio, a stare bene insieme, a lasciarsi "contaminare" uno dall'altro. Molto abbiamo noi da dare al cane, molto il cane ha da dare a noi: la convivenza migliore nasce da questo scambio. Il nostro obiettivo è quello di fornire a chi si rivolge a noi gli strumenti che permettono di comprendere la specie cane, e di aiutare entrambe le parti a sviluppare quelle competenze che permettano loro di esprimersi al meglio e di vivere secondo regole condivise.

La questione degli occhiali costosissimi, di cui ero particolarmente fiera, riposti ieri sera prima di cena con amorevol...
26/09/2024

La questione degli occhiali costosissimi, di cui ero particolarmente fiera, riposti ieri sera prima di cena con amorevole cura dentro alla loro custodia, meticolosamente avvolti nella loro pelle di daino affinché le lenti non si graffiassero a contatto con le pareti dell’astuccio, appoggiati sul tavolino davanti al divano e ritrovati in frantumi dentro alla cuccia di Bilbo poche decine di minuti dopo, sfilati con maestria dalla custodia lasciata intatta, così come intatta ho trovato la pelle di daino, sul momento mi ha profondamente turbata.

I primi sentimenti sono stati la frustrazione e il senso di sconfitta (tutto il mondo ce l’ha con me), cui ho dato libero e incontrollato sfogo con un pianto urlato e quasi senza lacrime, tanto ero a casa mia e potevo permettermelo. I cani sono rimasti, silenziosi e immobili; solo Bilbo ansimava affannosamente: non credo gli siano sfuggiti la disperazione con cui avevo raccolto “i poveri resti” dalla sua cuccia e gli sguardi torvi che ogni tanto che gli lanciavo.

Esaurito il senso di persecuzione è subentrata la rabbia: non entrerai mai più in soggiorno, te la farò pagare, ecc. Durante questa fase Bilbo, che ha la sindrome dell’Aggiustatutto e non è solito tirarsi indietro davanti alle sue responsabilità, cercava di venirmi vicino, ma con dolcezza Tino gli sbarrava il passo, e lui, con la fiducia e la pazienza che lo caratterizzano, ha saputo attendere.

Il processo di elaborazione è stato abbastanza lungo ed è terminato solo stamattina: avevo bisogno di capire perché Bilbo, sempre molto delicato e rispettoso, aveva sottratto la custodia che si trovava in una zona che sa che deve essere rispettata, perché aveva fatto a pezzi gli occhiali, e solo quelli, quando a parte la carta non distrugge MAI nulla, e soprattutto perché Tino non lo aveva fermato.

Ho dovuto ricorrere a tutto ciò che ho imparato in questi anni per cercare di ragionare con la mente di un cane, con la mente di Bilbo, e dare a questo episodio un senso reale e non l’interpretazione offerta dal solo punto di vista umano.

Gli occhiali stanno a contatto con parti del volto ricchi di ghiandole, e si impregnano delle secrezioni emesse a seconda delle emozioni che proviamo: era sera e i miei occhiali non venivano lavati dalla mattina, per cui raccontavano dei miei umori dell’intera giornata, ed era stata una giornata difficile.

Forse Bilbo avrebbe avuto il desiderio di starmi più accanto mentre vivevo certe emozioni, forse anche per cercare di capire meglio, o per il bisogno di essere rassicurato rispetto a certi miei turbamenti; ma ha dovuto lasciare spazio anche agli altri che rivendicavano questo bisogno, e lui, in quanto più giovane e ultimo arrivato, è stato costretto a restare relativamente in disparte.

Magari è proprio per questo che Tino, intuendo la sua necessità, ha chiuso un occhio e ha cercato una soluzione che a lui è sembrata la migliore: non posso concederti più spazio accanto all’umana, ma lascio perdere se rivolgi la tua attenzione verso qualcosa che può esserti utile a capire meglio.

E la masticazione è servita al cucciolo per analizzare meglio gli odori che impregnavano questo prezioso oggetto, per andare più a fondo e per consolarsi e consolarmi attraverso la mescolanza delle nostre essenze.

Ora, alla luce di queste considerazioni la sola emozione che mi è rimasta è la tenerezza: gli occhiali sono solo oggetti, i soldi sono solo oggetti… ciò che conta sono altre cose.

Ciò che rende migliore la mia vita è il senso di pace dato dalla possibilità di conoscere chi amo e di comprenderci l’un l’altro, accogliendo le diversità e trasformandole in ricchezza. Che non significa accettare qualunque cosa, ma mediare tra i diversi punti di vista, saper mettere i giusti paletti senza ferire l’altro, e imparare a spiegare meglio ciò che per noi è importante, senza dare per scontato che l’altro debba arrivarci da solo.

La giusta risposta a questo accaduto non sta nella punizione, neppure in una punizione di tipo emozionale, del tipo ti tengo lontano da me e da ciò che per me è importante: anche mettere in futuro gli occhiali fuori dalla sua portata in fondo sarebbe una punizione, forse la peggiore in assoluto, perché significherebbe dichiarare che non mi fido più.

La giusta risposta sta nell’imparare a spiegarmi meglio.

Bilbo è nato intorno ai primi di marzo, e ha vissuto i suoi primi due mesi presumibilmente insieme alla sua famiglia (pa...
24/09/2024

Bilbo è nato intorno ai primi di marzo, e ha vissuto i suoi primi due mesi presumibilmente insieme alla sua famiglia (padre, madre e tre sorelle) in libertà, nella zona dell’entroterra del Conero.

I quattro cuccioli, insieme al padre, furono trovati a fine maggio nel cantiere di una vecchia casa in ristrutturazione, la madre, probabilmente un’abruzzese padronale vagante, in quel momento era assente.

Tutti e cinque (padre e cuccioli) erano in buono stato di salute, ma per prassi furono portati nel canile sanitario di Recanati, dove restarono circa un mese, insieme ma isolati da interazioni dirette con altri cani e senza avere accesso al mondo esterno.

Trascorsa la quarantena furono portati nell’ottimo parco canile di Recanati, e noi lo incontrammo lì, pochissimi giorni dopo il suo arrivo, a fine giugno.

Due sorelle erano già state date in adozione, e lui e la sorella rimasta erano stati separati dal padre per favorirne il distacco in previsione di un’adozione. Lo incontravano, tuttavia, nei momenti di libertà quotidiani.

La prima volta che lo vidi mi colpirono immediatamente la sua equilibrata solarità, la sua moderata socievolezza, la sua impressionante solidità, la semplicità con cui sapeva muoversi all’interno delle relazioni, sia con i cani che con gli umani.
Era evidente che l’isolamento dal mondo esterno vissuto durante la fine del terzo mese e quasi tutto il quarto non aveva prodotto alcuna conseguenza negativa nella sua formazione caratteriale, grazie alla presenza della sua famiglia e alla sensazione di protezione data dall’ambiente stabile, e che la quarantena, a quell’età, non aveva compromesso la sua struttura caratteriale.
E in effetti, a tre-quattro mesi, i cuccioli che nascono in libertà restano ancora nella tana anche quando gli adulti si allontanano per cercare cibo.

Tuttavia quando tornai a Recanati, circa quattro giorni dopo, lo trovai già in fase di cambiamento: leggermente più chiuso, più in allarme e decisamente più sulla difensiva, anche se dopo poche ore trascorse insieme a noi già aveva ritrovato la sua precedente solarità, appoggiandosi ai 3 cani adulti (Tino, Etna e Argo) e a Margherita e me, che cominciavamo a diventare riferimenti di una certa importanza.

Per quanto meravigliosamente gestito, il canile in quel momento si trovava con una grande presenza di cani maschi, per lo più interi, e una drastica minoranza di cani femmine, e la necessità di rispettare il comprensibile obbligo di favorire le adozioni impediva di mantenere un gruppo stabile di riferimento; inoltre erano venuti a mancare di recente alcuni cani anziani, morti di vecchiaia, che avevano da tempo rappresentato importanti elementi di continuità: in poche parole il rifugio si trovava in una fase di complessa ricerca di un nuovo equilibrio delle dinamiche tra cani.

Era chiaro che la separazione dal padre, suo adulto di riferimento, contemporaneamente all’immersione in un ambiente così complesso stava mettendo a dura prova il cucciolo, e nonostante nei miei programmi ci fossero almeno altre due visite, durante le quali avremmo deciso se avessimo voluto vivere insieme, visto anche l’effetto positivo che la nostra presenza aveva avuto su di lui, e la sua su di noi, decisi di forzare un poco i tempi, e lo portammo a casa con noi quel giorno stesso.

Era il 4 luglio, e secondo i calcoli doveva aver appena compiuto quattro mesi; quattro mesi trascorsi lontano dal mondo esterno ma godendo per la maggior parte di questo periodo della possibilità di costruire il suo impianto caratteriale e la sua identità individuale sentendosi protetto in un ambiente sicuro, poco esposto a stimoli esterni complessi, con riferimenti familiari solidi.

Catapultato anzitempo in un ambiente complesso senza il supporto di tali riferimenti, il suo equilibrio, nel giro di pochi giorni, cominciava a vacillare: era evidente che, a quell’età, non era la socializzazione col mondo l’elemento su cui la sua formazione doveva concentrarsi, quanto piuttosto la costruzione del suo mondo interiore all’interno di un ambiente protetto.

Per questo motivo le sue prime settimane di vita con noi le abbiamo trascorse impegnandoci soprattutto a ricostruire il più velocemente possibile quel senso di sicurezza e di affidabilità che gli era venuto a mancare quando non era ancora pronto a camminare con le sue gambe; grazie al buon lavoro fatto dalla sua famiglia nei mesi precedenti e all’impegno speso anche da chi si è occupato di lui nei pochi giorni vissuti in parco canile, non è stato difficile trovare un buon equilibrio insieme, e Bilbo si è dimostrato subito molto recettivo e disponibile ad apprendere i nostri ritmi e le nostre abitudini.

Ho preferito aspettare che si sentisse al sicuro insieme a noi prima di coinvolgerlo in situazioni più complesse, senza avere fretta nell’esporlo ad esperienze che visibilmente lo turbavano, come la presenza di estranei, soprattutto umani.

L’esperienza con Argo mi aveva già confermato ciò che da tempo sospettavo, e cioè che lo spazio per apprendere e socializzare per il cane non è limitato ad una ristretta finestra temporale (dal secondo al quarto mese di età), durante la quale è opportuno esporlo a più esperienze possibili, ma che il vero, grande valore, è dato soprattutto dalla possibilità di sentirsi al sicuro durante queste esperienze, protetto da legami affettivi stabili, da riferimenti solidi, dalla certezza di sentirsi compreso, accettato, accolto e guidato senza fretta e senza velleità performative.

E con Bilbo ho fatto altrettanto: ho dato la priorità al gruppo, all’essere famiglia, all’andare nel mondo insieme e solo quando e dove tutti siamo pronti ad andare.

Il resto arriva da sé, ci pensa la vita a proporci scacchi e soluzioni, e noi le affrontiamo ogni volta come un’unica entità, composta da diversi individui, ciascuno con dei ruoli spontaneamente ritagliati; e i limiti di uno sono compensati dalla ricchezza dell’altro.

In fondo, ciò che facciamo è usare il mondo per diventare ogni giorno sempre più forti, sempre più uniti.

I cani sono molto sensibili ai cambiamenti chimici che avvengono nel nostro corpo, perché sono portatori di preziose e i...
22/09/2024

I cani sono molto sensibili ai cambiamenti chimici che avvengono nel nostro corpo, perché sono portatori di preziose e importanti informazioni relative al nostro stato di salute e alle nostre emozioni, fattori dai quali dipende la loro stessa esistenza e la stabilità del gruppo.

Qualunque alterazione di questi valori rispetto alla norma costituisce un campanello di allarme importante, che non va sottovalutato e al quale ogni individuo risponde secondo le proprie caratteristiche e secondo le proprie risorse emozionali.

Più queste alterazioni sono frequenti e/o più si discostano dalla media, e maggiormente intensa sarà la risposta del cane.

Per questo motivo talvolta è necessario, quando ci si trova davanti ad improvvise alterazioni nel comportamento del nostro compagno o nelle reazioni del suo organismo, prendere in considerazioni non solo i cambiamenti che stanno avvenendo nell’ambiente circostante, ma anche eventuali cambiamenti che stanno avvenendo (a titolo temporaneo o più continuativo) nelle emozioni del nucleo familiare, o nello stato di salute di tutti gli altri membri che lo compongono, o in entrambi.

Non di rado tali alterazioni, sia a livello di comportamento che a livello di reazioni dell’organismo, soprattutto quando raggiungono certi eccessi, possono rappresentare preziosissimi riferimenti da cui far partire profonde riflessioni relative a noi stessi, al nostro stile di vita, nonché al nostro stato di salute e agli effetti collaterali che certi farmaci e certe sostanze possono produrre sul nostro organismo, e di cui molto spesso noi stessi non siamo pienamente consapevoli.

Se ciò accade spesso, col tempo i cani possono imparare a costruirsi degli stabilizzatori emozionali che compensino tali scostamenti dalla media nei nostri dati organici, e lo faranno seguendo ciascuno le proprie particolari inclinazioni e facendo fede al proprio ruolo nell’ambito familiare: qualcuno imparerà a farci da stampella, qualcun altro manterrà un atteggiamento di allarme, utile a segnalarci la presenza del problema, qualcun altro ancora metterà in atto strategie di autoconservazione e di difesa di sé, e qualcun altro ancora si chiuderà in se stesso, isolandosi dagli elementi destabilizzanti e cercando un nuovo equilibrio dentro di sé.

Ci sono cani che segnalano il problema attraverso le proprie azioni, e altri invece che somatizzano attraverso sintomi e malattie ricorrenti, ed è per questo motivo che sia le une che gli altri andrebbero osservati anche attraverso questa lente.

Per il professionista che si occupa dell’equilibrio all’interno di quel sistema familiare, questo è un terreno estremamente delicato, che va ben oltre il suo mandato e la sua formazione, e talvolta rappresenta uno scoglio insormontabile, sul quale il percorso col cliente rischia di arenarsi perché diventerebbe necessario addentrarsi in ambiti non di pertinenza.

Ciò che ho imparato a fare, quando ho il sospetto di trovarmi in una situazione che potrebbe avere queste caratteristiche, è insistere nel trasmettere al cliente questo tipo di informazioni, mantenendomi ad un livello generico e senza addentrarmi laddove non mi è stato chiesto di entrare, sottolineando l’importanza per il cane della rilevazione dei dati chimici perché strettamente correlati alle risposte emozionali.

A volte ciò è sufficiente a stimolare le necessarie riflessioni, altre volte vi è da parte dell'umano una resistenza, per autodifesa, a prendere la necessaria consapevolezza; in questo secondo caso ho imparato che lasciare che quel binomio trovi un suo proprio equilibrio senza interferire può costituire la soluzione migliore anche per il cane; addirittura può capitare che sia il cane stesso a chiedermi di farmi da parte, perché certe cose è meno peggio lasciarle come stanno.

Sto leggendo un libro che spiega e racconta, in modo semplice e fruibile anche per una persona come me, che sono profond...
28/06/2024

Sto leggendo un libro che spiega e racconta, in modo semplice e fruibile anche per una persona come me, che sono profondamente ignorante in biologia, di come la dopamina agisca sui comportamenti.

Devo dire che è stato illuminante, e mi ha aiutata ad aggiungere importanti tasselli nel puzzle variegato della mia formazione.

Ovviamente si riferisce agli esseri umani (e agli animali sui quali, ahimè, sono stati fatti gli esperimenti), ma possiamo provare ad ipotizzare che anche sui cani abbia i medesimi effetti.

Diversamente da quanto si credeva un tempo, la dopamina non è l’ormone (o meglio, il neurotrasmettitore) del piacere (per usare un’espressione semplificata) bensì l’ormone del desiderio, prodotto da ciò che viene definita “ricompensa inattesa”: spinge cioè l’individuo ad attivarsi per cercare di raggiungere un obiettivo, rendendolo focalizzato, instancabile e non appagato sino a quando non ha concretizzato il risultato. Rende euforici e carichi di grinta, alla ricerca dell’emozione forte prodotta dalla ricompensa ai propri sforzi.

Cala, però, quando tale ricompensa diventa prevedibile, spingendo il soggetto a ricercare nuove situazioni che lo portino a provare l’ebbrezza della ricompensa inattesa, e se non è ben gestita si crea una sorta di dipendenza, in quanto impedisce al soggetto di godersi il traguardo, perennemente insoddisfatto del “qui e ora” e proiettato nel futuro, bramoso di scoperta e di avventura; lo spinge oltre i propri limiti, e ne stimola la creatività.

Se ci pensiamo bene, soggetti di questo tipo sono lavoratori instancabili, proprio come i cani che sono stati selezionati dalla mano dell’uomo per essere utili a svolgere sino allo sfinimento compiti ben precisi, cui sono predestinati sin dalla nascita dalle stesse richieste più o meno esplicite e consapevoli e dalle stesse aspettative (anch’esse più o meno consapevoli) di chi decide al loro posto, e cioè gli umani proprietari del loro tempo.

A compensare gli eccessi di dopamina vi sono sostanze definite “del qui e ora, H&N” come ad esempio la serotonina, l’ossitocina, le endorfine e gli endocannabinoidi.

Normalmente gli individui dotati di libero arbitrio possono fare scelte e cercare situazioni e contesti che li aiutino ad imparare a gestire la regolazione di queste sostanze, raggiungendo un equilibrio tra spinta motivazionale e appagamento nel raggiungimento degli obiettivi. Anche a livello di predisposizione genetica si tende a ricercare un partner che compensi le proprie caratteristiche, favorendo la generazione di una prole predisposta in modo equilibrato. Inoltre, anche attraverso la convivenza stessa si può sviluppare l’apprendimento di meccanismi utili a tali compensazioni.

È infatti ciò che avviene pure tra i cani liberi, che possono scegliere con chi unirsi e procreare.

Purtroppo però la sessualità dei cani che vivono in famiglia ormai non è più regolata dal libero arbitrio, ma è completamente gestita dall’uomo, e gli obiettivi che stimolano la selezione del partner non sono l’equilibrio e il benessere del cane quanto piuttosto il consolidamento di precise caratteristiche utili al raggiungimento di vantaggi per l’uomo, vantaggi che spaziano dalla performance spinta (eccesso di dopamina unito a carenza di sostanze H&N) alla docilità assoluta (eccesso di sostanze H&N che spengono la creatività e l’iniziativa unito a carenza di dopamina).

Ovviamente il paradigma selettivo non si sviluppa solamente su queste due coordinate, ma intervengono fattori molto complessi quali la produzione di sostanze coinvolte in altri circuiti e le caratteristiche morfologiche, che favoriscono scelte comportamentali diverse a seconda della direzione presa dalla selezione stessa.
Ma in questo momento sto leggendo questo libro, e su questi specifici aspetti sto ragionando.

Quando nella nostra vita è entrato Argo, ciò che maggiormente ci ha scombussolato (ora ce l’ho ben chiaro) è stata proprio la sua carica di dopamina, presente in forma esuberante già a livello genetico e poi in forma ancora più spinta a causa delle privazioni cui il suo vissuto lo aveva sottoposto.

Le forme di dipendenza provocate dalla dopamina, uniche fonti di piacere che avesse mai conosciuto, lo portavano nei primi mesi a fare fino a 28 km in un solo giorno, in pieno giorno sotto il sole cocente di luglio, incurante del caldo e della fatica: tornava a casa perché esausto, ma mai veramente appagato, pronto a ricominciare da capo non appena avesse recuperato le forze.

Era evidente fosse un piacere effimero e malsano, che lo consumava senza portargli alcuna vera e duratura serenità, ma non avevamo chiaro come aiutarlo.
Per Tino ed Etna, favoriti dalla genetica e da un vissuto che li aveva educati all’equilibrio tra interessanti stimolazioni e il “qui e ora”, vivere in questo modo era inconcepibile, e istintivamente tenevano lontano ciò che li disturbava.
Per me questa continua ricerca di emozioni forti, sia in casa che fuori, era estenuante e snervante: mi spaventavano i suoi eccessi e al tempo stesso mi commuoveva la sua esplicita richiesta, il suo “Vi prego, fermatemi!!!” urlato silenziosamente, cui non sapevo dare una valida risposta perché dall’altra parte mi scontravo con la volontà potente della sua dipendenza.

Tra alti e bassi, soddisfazioni e smarrimenti, passo dopo passo abbiamo fatto, tutti insieme, il nostro cammino.
Ho cercato di offrire ad Argo la possibilità di sperimentare molte situazioni, in modo che conoscesse altre forme di piacere e di soddisfazione e potesse scegliere quali sono nelle sue corde; ho cercato di dargli dei ritmi, affinché imparasse a chiudere le azioni e a godere dei i risultati; ho cercato di offrirgli il calore di una famiglia e degli amici; ho cercato di ascoltare ciò che Tino ed Etna, ma non solo, anche gli altri cani cui Argo ha dato la sua fiducia, mi suggerivano di fare; ho cercato di ascoltare lui, quando la consapevolezza di aver bisogno di essere fermato ha cominciato a dare i primi segnali (alcuni di voi si ricorderanno le sue richieste di essere messo a guinzaglio); ho cercato di entrare nel suo mondo, utilizzando i tracciati del GPS come canale di comunicazione tra di noi.

In questo modo, piano piano, il suo cervello ha cominciato a produrre in dosi appropriate anche le sostanze H&N (serotonina, ossitocina, endorfine, endocannabinoidi), e il suo comportamento è cambiato; ha persino cominciato a mettere su peso.

Ora è praticamente irriconoscibile, un altro cane pur senza aver perso nulla della sua potentissima personalità, e devo dire che l’aver compreso cosa stesse accadendo nel suo cervello e quali fossero i meccanismi che andavano incoraggiati e a quali invece convenisse mettere dei limiti mi è stato molto utile.

Non ho dimostrazioni scientifiche da citarvi, non posso affermare con certezza che ciò che avviene nella mente dell’uomo possa essere paragonato, in tutto o anche solo in parte, con ciò che avviene nella mente di un cane. Questo è ciò che sto studiando, e questo è ciò che ho vissuto e sto vivendo.

Mi andava di raccontarvelo.

Se avete tempo, prendetevi una quarantina di minuti per ascoltare questo interessante intervento al "Festivalfilosofia 2...
11/06/2024

Se avete tempo, prendetevi una quarantina di minuti per ascoltare questo interessante intervento al "Festivalfilosofia 2023" della ricercatrice Eva Meijer sulla comunicazione tramite linguaggio di specie animali non umane.

Interessante, nella parte conclusiva, il riferimento all'ascolto, che non deve avvenire solo attraverso le nostre orecchie, bensì attraverso tutto il nostro corpo.

Spiace solo che, ancora una volta, persino una mente aperta come questa, che riesce a comprendere la necessità di autogestirsi da parte degli animali selvatici, non riesca tuttavia ad andare oltre al concetto di retribuzione del lavoro per quanto riguarda gli animali cosiddetti domestici, senza neppure contemplare la possibilità che anche questi possano avere il diritto di scelta, ad esempio relativamente a quale possa essere il loro proprio lavoro, e comunque la gestione della loro propria vita, in generale.

Ma, perlomeno, un qualche passo avanti si sta cominciando a farlo.

Eva Meijer è ricercatrice presso l’Università di Wageningen in Olanda, lavora al progetto di ricerca “The politics of (not) eating animals” presso l’Università di Amsterdam, presiede il gruppo di studio olandese sull’etica animale ed è membro fondatore di “Minding Animals The Netherlands”, nonché direttrice di diversi organismi dedicati alle ricerche di Filosofia ambientale e agli Animal Studies.
Ha scritto quattordici libri e il suo lavoro è stato tradotto in oltre venti lingue.
Le sue ricerche indagano i codici comunicativi, i temi del linguaggio e della comunicazione interspecifica; si occupa di giustizia sociale e dell’impatto del cambiamento climatico, del rapporto tra gli animali non umani e la politica, delle forme espressive degli animali non umani.
Scrive saggi e rubriche per il quotidiano “NRC”, è anche cantautrice ed è membro del “Multispecies Art Collective”, in qualità di artista visiva.
Tra le sue pubblicazioni tradotte in lingua italiana compaiono saggi e romanzi: "Linguaggi animali. Le conversazioni segrete del mondo vivente (Milano 2021)"; "Il cottage degli uccelli (Milano 2022)"; "Il nuovo fiume (Milano 2023)".

Grazie ad Alessia Napolitano per avermi segnalato questa conferenza.

https://open.spotify.com/episode/1qaumn7c5l7UvTSZJTSNTC?si=LxGrITvDQYq8G4H5u7nHdw&context=spotify%3Ashow%3A1qGDFmnzy72Ot6yUqgGc6E

Festivalfilosofia | Lezioni magistrali · Episode

La prima cosa che vedo fare dai miei cani, quando si trovano a rapportarsi con altri cani, e che, di conseguenza insegna...
16/05/2024

La prima cosa che vedo fare dai miei cani, quando si trovano a rapportarsi con altri cani, e che, di conseguenza insegnano a fare a chi già non lo sa (e, purtroppo, sono la maggioranza di quelli che incontriamo) è costruirsi un territorio.

Che sia di parecchie centinaia di metri quadrati di campo o di pochi centimetri attorno alle mie gambe, questo territorio deve avere delle caratteristiche ben precise:

Innanzitutto, deve essere difendibile nel modo più efficace e con minore dispersione di energie possibile, per cui ben vengano ripari, pareti, accessi controllabili, ecc. e anche le dimensioni hanno un ruolo importante in questo senso.

In secondo luogo deve contenere il più possibile risorse di valore: acqua (ciotola, fosso, fontana, pozzanghera, bottiglietta nello zaino, ecc.); cibo (carcasse, briciole, cestini, bidoni della spazzatura, alimenti dentro alla nostra borsa, ossa, ecc.); spazi in cui è possibile predare (cataste di legna, ramaglie, anfratti, rive, aiuole abitate da topolini, muretti frequentati da lucertole, boschetti, e, se ci si trova in campagna, sono ottimi anche gli allevamenti di bestiame, cui non è necessario avervi accesso, ma è sufficiente che vengano inseriti all'interno del perimetro del territorio che si sta costruendo); luoghi in cui ripararsi e/o nascondersi (tettoie, la soglia di un negozio, la propria auto, anche se chiusa, manufatti di vario tipo, cespugli, ecc.)

Inoltre, a seconda del grado di fiducia che intercorre tra i cani che si stanno confrontando, può essere utile o meno mettere più distanza possibile tra i due territori o addirittura frapporre tra essi una fascia neutra, una sorta di cuscinetto di sicurezza, di proprietà di nessuna delle due parti e che serve a garantire maggiore tranquillità.

Infine, molto utile può essere la presenza di una pseudo minaccia da tenere d'occhio come alternativa al vero interlocutore (ad esempio altri cani chiusi in spazi recintati o a guinzaglio ma lontani; auto, persone, motorini o biciclette che passano; ecc.). Queste presenze consentono al cane di rinforzare il diritto di proprietà su quel territorio temporaneo attraverso la gestione dei confini, e a dargli la possibilità di dimostrare l'energia e la determinazione con cui intende difenderli; informazione, questa, molto importante nel caso in cui il cane o i cani con cui è in dialogo intendessero violarli.

Che vi siano a disposizione ore, o addirittura giorni, oppure i pochi secondi che precedono l'incrociarsi sui due lati opposti di una strada, questo è quanto un cane ha bisogno di fare per affrontare l'inevitabile necessità di presentarsi ad un conspecifico estraneo, che può anche trovarsi fuori dalla nostra vista ma ben presente al suo olfatto.

Imparare a riconoscere i rapidi gesti e le precise azioni che servono a costruire questo territorio, come ad esempio le marcature (urina, feci, strusciarsi a terra o sui muri) e la geometria con cui vengono disposte nell'ambiente; oppure la gestione delle risorse incluse nel territorio che il cane sta costruendo (bere da una pozzanghera, accennare un'azione predatoria su un gatto o sui colombi, raccogliere cibo da terra, rovistare tra i rifiuti, fermarsi ad annusare sulla soglia di un bar o di una macelleria, ecc.); o ancora la difesa dei confini (sparare su una bicicletta, abbaiare ad un cane dietro ad un cancello, controllare l'orizzonte, ecc.) può esserci utile per capire come muoverci per essergli di supporto e soprattutto per comprendere qual è il vero evento critico che lo porta a sentire la necessità di produrre energia, perchè spesso non coincide con il target cui quell'energia viene rivolta.

"Prima costruisciti una "casa" tua, dove ti senti a tuo agio, e poi parliamo" è ciò che vedo che i miei cani dicono agli altri cani; se hai una casa tua che ti soddisfa e ti rappresenta sentirai meno forte il desiderio di conquistare la mia, e potremo confrontarci con maggiore tranquillità, cercando di capire in che modo possiamo essere utili l'uno all'altro.

La smania che ha spesso l'essere umano di avanzare sempre, senza prendersi il giusto tempo e il giusto spazio, come se uscire con il cane avesse il solo scopo di camminare anziché costruire esperienze appaganti per entrambi, finisce con il confondere il suo compagno a quattro zampe, che impara a muoversi nell'ambiente in modo totalmente estraneo alle sue esigenze di specie.

Quando basterebbero davvero pochi accorgimenti, e ragionare tenendo conto anche di un modo diverso dal nostro di andare per il mondo.

Ieri sera ho guardato per l'ennesima volta un film che mi ha sempre molto affascinata: "Edward Mani di Forbice".Non ho p...
23/04/2024

Ieri sera ho guardato per l'ennesima volta un film che mi ha sempre molto affascinata: "Edward Mani di Forbice".
Non ho potuto fare a meno di pensare a quanti cani "Edward Mani di Forbice" ho incontrato e ancora, purtroppo incontrerò, nel mio lavoro, vittime di una genetica scelleratamente spinta, che li ha dotati di potenti e pericolosi strumenti fisici, fisiologici e comunicativi, cresciuti rinchiusi nei loro castelli reali o virtuali (costituiti cioè dall'iper-protezione da parte dell'umano, che impedisce loro di fare le GIUSTE esperienze), e la cui indole dolce è resa reattiva dalla paura, che a sua volta genera paura, in un volano di reazioni a catena che portano lontano dalle intenzioni iniziali di ciascuna delle parti.

La mentalità sempre più chiusa e autoreferenziale in cui il genere umano si sta arroccando nei confronti di questi animali sta dando vita a individui cui vengono sempre meno riconosciute le caratteristiche di specie, e a relazioni in cui sono contemplate le esigenze di una sola parte, anche laddove vi è la convinzione di agire nell'esclusivo interesse dell'altra.

Negando al cane la sua natura di predatore, e la sua necessità di conoscere l'altro anche attraverso il confronto fisico gli si impedisce di prendere piena consapevolezza di se stesso, delle proprie capacità e del proprio ruolo nel mondo.

Pretendendo che abbia le competenze emozionali di un monaco tibetano nonostante sia stato strappato dagli insegnamenti impartiti dai membri della sua specie e della sua famiglia in età tenerissima, ancora privo di qualunque struttura caratteriale e, quando va bene, scaraventato poi in situazioni sociali che di quotidiano e naturale non hanno neppure un tentativo di parvenza, in mezzo a gruppi privi di alcuna forma organizzativa si esercita una richiesta destinata ad essere delusa.

Attribuendogli poteri soprannaturali, spiritualità angeliche, missioni salvifiche lo si priva del diritto di vivere la sua propria vita, volta a soddisfare le sue proprie esigenze..

Accettare come normali e inevitabili comportamenti che nessun altro cane equilibrato considererebbe tollerabili: invasione degli spazi, irruenza, traiettorie dirette, azioni cariche di energia, presidi stretti di risorse comuni... significa ignorare importanti campanelli d'allarme, segnali di un disagio che il cane sta cercando di comunicare, che vengono invece accolti con tenerezza, simpatia, indulgenza.
"Fa le feste", "Vuole giocare", "E' curioso", "E' vivace"...
E in realtà più probabilmente sta dicendo "Fermati!" "Vattene!!!" "Non so cosa fare!" "Rispettate il mio spazio!!!"

Grida inascoltate che si perdono in un universo di incomprensione.

E quante volte, poi, quando queste grida si quietano perchè finalmente il cane comincia ad essere finalmente ascoltato, questa calma viene scambiata per depressione, malattia, malessere!
Sembra che l'umano abbia necessità di circondarsi di disagio altrui, forse per mimetizzare meglio il proprio.

I canili straripano, i rifugi si moltiplicano, gli stalli prolificano; senza contare poi tutti quei cani chiusi nei recinti di proprietà, nei giardini, nei salotti. E a tutti quelli rinchiusi nella gabbia dello psicofarmaco, del guinzaglio a vita, dell'etichetta comportamentale.

Sono troppi per pensare che siano solo il prodotto di umani negligenti, insensibili, cattivi, incapaci e superficiali.
C'è qualcosa in questo sistema che chiaramente non funziona: questo modo di vivere con il cane non sta portando un reale benessere né all'uomo né al cane.

Eppure il patto costantemente si rinnova: gli umani continuano a cercare il cane, e il cane continua a cercare gli umani. Segno che questa alleanza non è ancora estinta, e che è talmente forte da resistere anche a questo momento di estrema crisi.

Ma è necessario che noi si recuperi un poca di consapevolezza, che si faccia quel famoso passo indietro e si vada a cercare un poco più vicino a lì dove questa alleanza è sorta, quando, col consenso di ciascuna delle parti, ha preso vita la volontà di lasciarsi contaminare uno dalla ricchezza dell'altro: coevoluzione, la chiamano. Rispetto reciproco della natura dell'altro amo chiamarla io.

Se davvero abbiamo stima e considerazione di questa specie, accettiamola sino in fondo, per quella che veramente ancora è, senza sconti e senza omissioni.
Non disperdiamo le nostre risorse e le nostre energie in sport, esercizi, attività, comandi e gestione, dove è vivo solo il nostro ego e del cane non c'è praticamente nulla, ma impegniamoci a trovare lo spazio (fisico e mentale) nella nostra quotidianità in cui questo nostro amico, alleato e complice, possa essere REALMENTE se stesso.

Indirizzo

Via Piavon 3233
Ceggia
30022

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 12:30
15:00 - 19:00
Martedì 08:30 - 12:30
15:00 - 19:00
Mercoledì 08:30 - 12:30
15:00 - 19:00
Giovedì 08:30 - 12:30
15:00 - 19:00
Venerdì 08:30 - 12:30
15:00 - 19:00
Sabato 08:30 - 12:30
15:00 - 19:00
Domenica 08:30 - 12:30
15:00 - 19:00

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