06/03/2026
Il compito di un vero istruttore di Equitazione non è solamente insegnare, addestrare, formare allievi ma anche essere una sorta di guida morale, che chiaramente deve dare l'esempio e seguito a quello che dice.
Ricevo mail che potrei senza dubbio definire deliranti:
Mail numero 1: “Buongiorno, mia figlia deve cambiare categoria e deve cambiare cavallo, il nostro non è più buono, ha 24 anni, siccome lei mi sembra una brava persona, pensavo di regalarglielo”
Mail numero 2: “il cavallo con cui faccio passeggiate è vecchio e me lo voglio cambiare, magari se ve lo prendete voi?”
Mail numero 3: “Siccome ho cambiato sport e l'Equitazione non mi piace più, ho una cavalla sella italiana di 18 anni con qualche problema al navicolare, vi interessa? ve la regalo...”
Potrei continuare, ma ogni volta che leggo queste mail a cui non rispondo, mi viene da vomitare.
Ebbene, un cavallo non è una macchina, non è un oggetto, è un essere vivente con sogni, bisogni, emozioni, ficcatevelo in quella testa.
Un cavallo non è un qualcosa che serve a tacitare le più basse istanze da nevrotici infantili, narcisisti e falliti cronici frustrati.
Un cavallo non può essere il parafulmine, l'ombrello, o quel coso che deve tacitare istanze o colmare vuoti affettivi.
Quando si decide di prendere un cavallo, bisogna saperlo fin dall'inizio che invecchierà e quindi ci si deve assumere la responsabilità di portarlo serenamente fino alla fine dei suoi giorni, e non che quando vecchio e non può più far gareggiare si da via come una straccio.
Io sono stanca di essere la discarica emotiva di gente che nella mia struttura nemmeno farei entrare e sono stanca di stare male quando leggo di cavalli vecchi trattati come rifiuti ingombranti.
Vi spiego perché:
Ho raccontato fino alla nausea che io avevo una cavalla di 32 anni, Sofia.
No, non è la mia prima cavalla, la mia prima cavalla non è manco morta di vecchiaia, ma è morta per dolo procurato.
Sofia è arrivata qui a 20 anni, scaricata dal solito cavallaro di Olevano Romano, un cretino, e alla fine me la sono presa io, visto che avrebbe fatto una br**ta fine.
Sofia negli ultimi tempi non ci vedeva bene, sentiva male, non aveva più un molare che era uno, quindi per lei c'èra una dieta a parte, eppure fino all'ultimo aveva voglia di vivere e lo si vedeva quando sgambettava al galoppo la sera quando ddoveva tornare al suo box.
Sofia aveva capito – e non ci vuole molto manco per un cavallo – che io ero il suo punto unico di riferimento, senza di me, Sofia era persa.
Secondo i parametri umani, Sofia è morta a 92 anni.
Io me ne sono presa cura come una figlia farebbe con la sua anziana madre, eppure Sofia non è stata la mia prima cavalla o comunque è arrivata a 20 anni - e lo ripeto - qui da me e io l'ho accompagnata alla naturale morte.
Per lavorare con i cavalli, ci vuole moltissima sensibilità.
Oggi la chiamano “empatia” ossia “sentire” le emozioni dell'altro.
Io la chiamo più prosaicamente “mettersi nei panni degli altri”.
Ebbene un cavallo che per anni è stato il giocattolo dell'ennesima tizia o tizio che ci si è divertito o ci ha conquistato le coppette (che poi saranno buttate dentro un cartone) si è abituato a dei visi, a delle voci, a delle abitudini.
Sofia quando è arrivata era totalmente spaesata, aveva perso tutti i suoi rifermenti, quindi posto nuovo, alimentazione, ricovero, persone, tutto nuovo e aveva paura perché non sapeva come sarebbe stata trattata.
Meno male che è capitata qui.
Per un cavallo che si ritrova a cambiare ambiente, a non vedere più visi famigliari, voci, odori, è un trauma e non solo, perché se capiscono che sono stati sbolognati (ossia dati via) si sentono traditi, come i cavalli che arrivano al macello e sono presi dal terrore. Ma queste cose pochi le capiscono perché io la chiamo "la vita segreta dei cavalli" ossia i loro pensieri mascherati, ma per chi è sensibile e li conosce bene, glieli vede molto bene passare negli sguardi, ma chi va sempre alla ricerca spasmodica della coppetta, del mettersi in mostra perchè ha vinto la garetta, queste cose non le capisce, non le sa, anzi diciamola tutta, neanche si curano di capire cosa prova un cavallo.
La performance, il risultato, prima di tutto.
Il cavallo è un mezzo.
La sera quando Sofia dal suo paddock tornava da sola al box, passava davanti al paddock di Lagherta, una cavallina che non è un pony, non è cavallo, ma è una bestia di satana, per quanto è vivace.
Pure lei salvata da una br**ta fine.
Adesso va per gli otto anni.
Si incontravano la cavalla più anziana e la cavalla più giovane.
Vi posso assicurare che fa male vedere una cavalla anziana, per come si muove, per i problemi, io sapevo che non le era rimasto molto, e ogni giorno mi devo preparare emotivamente alla sua morte, cosa per niente facile, perché nonostante tutto sono una persona sensibile, ma di certo, io non ho mai pensato di darla via, ne per egoismo, ne per altri motivi, perché era mi dovere morale e non solo prendermi cura di lei è perché non c'era altro essere più indifeso di un cavallo anziano.
Sono una persona civile?
No, sono una persona che capisce, “sente” e che ogni volta che ha preso un cavallo, ha firmato un patto, un contratto vero e proprio con il cavallo che è stato preso, che non solo non lo avrei dato via per nessun motivo, anche se ha un carattere balengo (vedi Bufera...con quel nome, poteva essere un b***o di cavalla?) ma che me ne prendo cura fino alla fine dei suoi giorni.
“la cavalla mia quando è diventata vecchia la so mandata al macello...”
Questo mi sento dire spesso, da gente che con i cavalli ci ha vissuto per anni, ma poi hanno deciso di mandarli al macello perché non se ne volevano prendere l'onere di assisterli fino alla fine...e diciamo anche che ci vuole un grande coraggio ad assistere un cavallo che muore e non tutti hanno questo forza d'animo, perché in quei momenti, quando se ne stanno andando non vogliono rimanere soli e accompagnarli fino all'ultimo respiro non è facile a livello emotivo.
La vecchiaia è l'inferno per ogni essere, ma è una cosa naturale, c'è un calo delle facoltà, della forza fisica, della memoria, ed è naturale.
Non è naturale invece usare un essere vivente, farcisi grossi, e poi perché diventato giustamente vecchio non ci si vuole prendere cura di lui e anzi si cerca spasmodicamente di darlo via, di disfarsene.
“Ma io, se non cambio cavallo, non posso fare gare!! mica posso tenermi due cavalli!! con quello vecchio che ci faccio???”
E non le fai! Oppure te li tieni tutti e due! E che facciamo, finché ci hai zompato ostacoli e ti faceva conquistare la coppetta con cui ti pavoneggiavi con gli altri andava bene, adesso che non lo più fare, lo cambi, come cambi un paio di mutandine? Impari a prendertene cura e a capire cosa significa farsi carico di un essere anziano e con gli acciacchi, e hai visto mai ragazzina viziata che forse impari a essere migliore?. E poi mica te l'ha prescritto il dottore di fare le gare? No!
L'Equitazione NON è l'agonismo, ve l'hanno fatto credere e alcune personalità narcisiste ci sguazzano, ma l'Equitazione è tutt'altra cosa, è Arte, che si studia come Scienza, fatta con un animale che si sforza di capirci e che fa di tutto per accontentarci e che ha come scopo ultimo una pratica leggera, consapevole, ascetica, esegetica che porta il cavallo a eseguire quasi con il pensiero,
Si chiama “complicità”...e poi affetto, rispetto, amore.
I cavalli si amano, gli oggetti si usano,
Se non lo capite, lasciate stare l'Equitazione.
Raffaella Scelsi Istruttore Capo dell'Accademia Equestre San Paolo