04/06/2026
NON ERO UNA RONDINE CADUTA.
ERO UN RONDONE, E DA TERRA NON SO TORNARE AL CIELO.
Mi avete trovato sul marciapiede.
Sotto un balcone.
Vicino a un portone.
Ai piedi di un vecchio palazzo, dove nessuno guarda mai in alto.
Ero lì, fermo.
Ali lunghe.
Corpo scuro.
Occhi aperti.
Il petto contro il cemento caldo.
Forse avete pensato:
“È una rondine.”
“Sta riposando.”
“Se ha le ali, volerà.”
“Basta lanciarlo in aria.”
Ma io non ero venuto a chiedere spettacolo.
E non avevo bisogno di essere lanciato.
Avevo bisogno di essere salvato.
Io sono un rondone.
La mia vita è quasi tutta nel cielo.
Mangio insetti in volo.
Dormo in volo.
Amo in volo.
Attraverso città, estati e temporali senza quasi mai toccare terra.
Ma quando cado, il mondo cambia.
Il cielo resta sopra di me.
Vicinissimo.
Eppure irraggiungibile.
Le mie zampe non sono fatte per camminare come quelle di un passero.
Il mio corpo non è fatto per ripartire da un pavimento liscio, da una strada, da un cortile chiuso.
Io non sono pigro.
Non sto fingendo.
Non sto aspettando “un momento migliore”.
Sono intrappolato nel punto più basso del mondo.
E sopra di me passa la vita:
scarpe, biciclette, cani, auto, sole, bambini curiosi, mani troppo veloci.
Forse sono caduto dal nido troppo presto.
Forse il caldo ha reso il sottotetto impossibile da sopportare.
Forse una ristrutturazione ha chiuso l’unico buco dove la mia famiglia tornava ogni primavera.
Forse ho sbattuto contro un vetro.
Forse sono semplicemente troppo debole.
Ma una cosa è certa:
se mi lasciate lì, il cielo non verrà a prendermi.
Non provate a lanciarmi.
Se sono ferito, cadrò di nuovo.
Se sono giovane, non volerò.
Se sono stremato, quel gesto può diventare l’ultima paura della mia vita.
Prendetemi con delicatezza.
Mettetemi in una scatola di cartone ben chiusa e forata, con un panno morbido sul fondo.
Tenetemi al buio, al caldo, in silenzio.
Lontano da gatti, cani e bambini.
Poi chiamate subito un centro di recupero fauna selvatica, la LIPU, un CRAS, l’ENPA o un veterinario.
Non datemi pane.
Non datemi latte.
Non improvvisate.
Io non sono un uccellino qualsiasi.
Sono un animale del cielo.
E quando il cielo mi cade dalle ali, ho bisogno di mani calme, non di applausi.
Se mi trovate a terra, non chiedetevi perché non volo.
Chiedetevi quanto tempo mi resta.
Perché sopra di me c’è ancora il cielo.
Ma senza il vostro aiuto, io non lo raggiungerò più.