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Il Direttore Tecnico del Centro Cinofilo G.A.S.C. è Riccardo Colaianni:

Campione e vice campione del mondo di addestramento IDC (International Dobermann Club)
6 volte campione sociale AIAD di addestramento
Docente di corsi CSEN ed ENCI per educatori ed addestratori cinofili

LA STABILITÁ RELAZIONALELa stabilità relazionale nel cane riguarda la coerenza del sistema sociale in cui vive. È la pos...
07/01/2026

LA STABILITÁ RELAZIONALE

La stabilità relazionale nel cane riguarda la coerenza del sistema sociale in cui vive. È la possibilità di orientarsi nelle relazioni senza dover continuamente ricalibrare le proprie risposte e ha a che fare con la continuità delle modalità relazionali.
Quando il contesto umano è leggibile e prevedibile, il cane può mantenere un livello di attivazione fisiologica compatibile con equilibrio e adattamento. In un sistema incoerente, invece, aumenta il carico di vigilanza: il cane è costretto a monitorare costantemente l’umano, non sa mai cosa aspettarsi e questo ha effetti diretti sulla qualità del suo comportamento

Il cane che non deve “tenere sotto controllo” la relazione può modulare meglio le proprie risposte. Ciò non può accadere se vive con un proprietario che dà comandi contrastanti e regole e indicazioni incoerenti.
Un ruolo centrale è svolto dalla congruenza comunicativa.
Quando i segnali non coincidono, il cane riceve input ambigui e il sistema relazionale perde chiarezza perchè risponde solo a configurazioni percettive.
Per configurazioni percettive si intende l’insieme degli stimoli che riceve simultaneamente e che elabora come un’unica unità informativa. Il cane non separa voce, postura e stato emotivo: li integra. È su questa integrazione che basa la propria risposta.
Un esempio semplice: un proprietario chiama il proprio cane con voce dolce ma corpo rigido, spalle sollevate, respiro trattenuto e volto teso. Anche se il tono della chiamata è gentile, per il cane la configurazione complessiva segnala tensione e avrá difficoltá a tornare.
Le informazioni posturali, vocali, motorie e chimiche vengono elaborate come un’unica unità funzionale. Il cane non legge i segnali singolarmente ma reagisce all’insieme percettivo.
Nel contesto famigliare, la stabilità deriva da criteri chiari mantenuti nel tempo. La ripetizione coerente delle stesse modalità consente al cane di costruire aspettative affidabili, riducendo l’incertezza decisionale.
Il cane deve imparare cosa fare nelle varie situazioni senza dover “indovinare” o testare continuamente cosa succederà: sa come comportarsi, cosa aspettarsi e può agire con sicurezza.
La stabilità relazionale non è un obiettivo educativo in sé, ma una precondizione importante. Se il cane riesce a modulare lo stato emotivo senza rimanere in allerta o bloccato, il lavoro può concentrarsi sull’apprendimento, senza dover prima gestire l'instabilità relazionale di base.



Fonti
– Topál J. et al., 1998. “Attachment behavior in dogs”, Journal of Comparative Psychology.
– Beerda B. et al., 1999. “Chronic stress in dogs”, Physiology & Behavior.

I CANI E IL NOSTRO ODORE PERSONALE-Il linguaggio chimico delle emozioni-Il nostro corpo produce continuamente segnali ch...
06/01/2026

I CANI E IL NOSTRO ODORE PERSONALE
-Il linguaggio chimico delle emozioni-

Il nostro corpo produce continuamente segnali chimici che riflettono lo stato emotivo e fisiologico, trasformando il nostro odore personale in messaggi perfettamente fruibili dai cani. I cambiamenti nell’odore corporeo legati all’emotività sono per loro percepibili e li inducono a modulare il proprio comportamento in risposta a queste informazioni.
I cani non percepiscono “l’odore” come qualcosa di astratto, ma intercettano le micro-particelle biologiche che rilasciamo: cellule cutanee, sudore e composti volatili che continuamente disperdiamo. Questa combinazione crea una “impronta odorosa” personale, dalla quale il cane trae una mappa ricca di informazioni. Grazie a essa, riesce a individuare la nostra presenza anche in ambienti complessi e a modulare il proprio comportamento in modo coerente con il nostro stato emotivo.
COSA CI DICE LA SCIENZA
Diversi studi hanno analizzato come i cani reagiscono a segnali chimici umani. In uno studio, ai cani sono stati presentati campioni di sudore prelevati da persone sottoposte a stress o a situazioni neutre. Gli animali hanno mostrato maggiore attenzione, vigilanza e cautela di fronte all’odore associato a stress.
In altri esperimenti, i cani sono stati esposti a odori di persone in preda alla paura e ad odori di persone completamente rilassate e calme. Nel primo caso hanno mostrato segnali di disagio, sospensioni nell’interazione sociale e variazioni comportamentali coerenti con la percezione di uno stato alterato dalla paura. Nel secondo caso, invece, mostravano comportamenti sereni, avvicinandosi amichevolmente senza alcun segno di tensione.
Questi studi confermano che i cani distinguono gli odori umani e associano queste informazioni olfattive ai nostri diversi stati d’animo. Tuttavia, non interpretano le emozioni umane come concetti cognitivi complessi: la loro reazione è una risposta biologica a differenze chimiche rilevabili.
EFFICIENZA OLFATTIVA DEI CANI
I cani possiedono centinaia di milioni di recettori olfattivi, molti più dei pochi milioni presenti negli esseri umani. Le aree cerebrali dedicate all’olfatto sono altamente sviluppate, permettendo loro di analizzare ogni molecola percepita.
In sintesi: il cane ha la capacità di rilevare e interpretare composizioni molecolari complesse, associandole a diversi stati fisiologici, e di esprimere comportamenti perfettamente congruenti ai segnali percepiti.




Fonti:
Wilson et al., PLOS ONE, 2022
Scientific Reports, 2024

CANI "FIGLI" E PROPRIETARI INTRUSIVIOggi molti cani sono considerati sempre più “figli” e sempre meno animali domestici....
02/01/2026

CANI "FIGLI" E PROPRIETARI INTRUSIVI
Oggi molti cani sono considerati sempre più “figli” e sempre meno animali domestici. Non è solo un cambiamento di etichetta, ma un reale mutamento dei ruoli: è un modo di vivere il rapporto quotidiano che influenza ogni momento. Il cane è ormai un compagno con il quale condividere tutte le attività quotidiane: dal ristorante alla spesa al mercato, dalla fila in banca alle vacanze.
Durante tutte le attività insieme, spesso i proprietari parlano, spiegano, guidano il cane, come fosse un piccolo umano sempre bisognoso di istruzioni.
Molti proprietari sentono il bisogno di essere costantemente connessi con il loro cane, anche quando interagisce con i propri simili.
Durante il gioco, intervengono per indicare cosa fare, quando fermarsi, quando bere o rallentare, anche nelle situazioni più tranquille, quando i cani si conoscono e si divertono insieme. Parlano, correggono, suggeriscono e vorrebbero dirigere ogni interazione: è come se il gioco non potesse procedere senza la loro supervisione costante. Questo tipo di ipercontrollo impedisce ai cani di sviluppare autonomia sociale e capacità di autoregolazione, trasformando momenti di svago in un’attività “guidata” dai suggerimenti verbali e dal parlato umano che commenta ogni cosa.
Il parallelismo con la psicologia dello sviluppo è chiaro: il concetto di madre intrusiva descrive un genitore eccessivamente presente, che controlla e dirige continuamente il bambino, ostacolandone la libertà di iniziativa e la capacità di gestire le proprie emozioni. Nel cane, un proprietario iperverboso o iperattento produce un effetto simile: l’animale deve interpretare segnali, anticipare azioni e mantenere alta la vigilanza. I soggetti più indipendenti si difendono ignorando l’intervento e, una volta consolidato questo comportamento, finiscono per generalizzarlo, trascurando comandi e richieste anche in altri momenti. Di contro, i cani più ansiosi restano intrappolati in questa richiesta di dialogo continuo, incapaci di prendere distanza e di essere semplicemente sé stessi.
In questo contesto, il silenzio diventa un lusso raro e troppo sottovalutato. Lasciare che il cane esplori, si fermi, annusi, giochi o semplicemente faccia ciò che vuole senza interventi verbali permette momenti di autonomia, di libertà e di osservazione del mondo circostante. È nei momenti di quiete che il cane può davvero vivere il suo ruolo di animale, ascoltando i propri ritmi e i propri tempi, senza sentirsi obbligato a interagire continuamente.
Il vero benessere del cane passa attraverso il nostro modo di agire.
Ogni volta che gli parliamo, il cane deve interpretare le nostre parole, imponendosi uno sforzo cognitivo continuo.
Mettersi davvero in discussione, domandandosi come possa essere a proprio agio se privato di momenti di reale e totale libertà senza interferenze, potrebbe essere un primo passo.
Imparare a tacere e limitarsi a osservare, invece, è il traguardo a cui aspirare.
Di amore per i cani si parla di continuo. È un vocabolo abusato, ma raramente praticato. Richiederebbe ascolto, misura, competenza e rispetto dei confini: in mancanza di tutto ciò, è solo una parola vuota.






Fonti:
MacNulty et al., 2012
Marshall-Pescini et al., 2019
Rooney & Cowan, 2011

IL SONNO DEL CANEUna funzione biologica complessa, non un semplice riposo.Nei cani, il sonno è una funzione biologica es...
27/12/2025

IL SONNO DEL CANE
Una funzione biologica complessa, non un semplice riposo.

Nei cani, il sonno è una funzione biologica essenziale, che va garantita e rispettata. È coinvolto nella regolazione emotiva, nell’apprendimento, nel recupero fisico e nella salute cognitiva. Studi scientifici confermano che il sonno canino è complesso, policiclico e influenzato da ambiente, età, stile di vita e benessere emotivo.
Quante ore dovrebbe dormire un cane?
La media varia a seconda dell’età, dello stato di salute e dell’attività giornaliera. Un cane adulto sano dorme circa 14 ore nelle 24, tra sonno notturno e pisolini diurni.
I cuccioli e i giovani fino a un anno richiedono molto di più, spesso fino a 20 ore al giorno per sostenere crescita e sviluppo.
I cani anziani possono superare le 18 ore quotidiane.
Tuttavia, il vero indicatore di benessere non è tanto il numero di ore, ma la qualità del sonno e come questo supporti le funzioni fisiologiche e cognitive.
SONNO, QUALITÀ E CONTESTO AMBIENTALE
Il sonno nel cane è molto diverso da quello umano: è flessibile, polifasico e può essere interrotto o ripreso più volte durante la giornata senza problemi. Questa tipologia di sonno riflette un adattamento evolutivo legato alla vigilanza. Studi dimostrano che i cani costretti a dormire in condizioni ambientali stressanti (rumori, interazioni continue, disturbi) tendono ad avere fasi di sonno più brevi e riposo di qualità inferiore. Nei cani ospiti dei rifugi o con routine stressanti, variazioni e interruzioni nel pattern di riposo sono associate a indicatori comportamentali di disagio.
Il sonno del cane segue uno schema preciso (un pattern è uno schema ricorrente, cioè un insieme di elementi o comportamenti che si ripetono in modo prevedibile). Alterna fasi leggere, profonde e REM, ognuna con funzione distinta:
Sonno leggero (NREM leggero): il cane resta vigile agli stimoli e si prepara al sonno profondo.
Sonno profondo (NREM profondo): recupero fisico, regolazione del sistema nervoso e consolidamento delle funzioni fisiologiche.
Sonno REM: cervello attivo, elaborazione delle emozioni, consolidamento della memoria e sogni; muscoli rilassati.
Rispettare questa sequenza significa garantire al cane un riposo realmente rigenerante, necessario sia al completo recupero fisico che al ripristino cognitivo. Studi mostrano che la compromissione di queste fasi è correlata a disfunzioni cognitive simili a quelle umane.
DECOMPRESSIONE E SILENZIO: PERCHÉ SONO NECESSARI
In etologia, la decompressione non significa inattività, ma un abbassamento graduale degli stimoli che permette al sistema nervoso di ridurre l’attivazione emotiva. Un ambiente troppo stimolante o imprevedibile mantiene il cane in stato di allerta, compromettendo l’accesso alle fasi profonde del sonno.
Il silenzio calmo non è il vuoto assoluto, ma una continuità di elementi prevedibili e non invasivi. In un ambiente coerente, tranquillo e non minaccioso, il cane può entrare più rapidamente nelle fasi riparative, consolidare l’apprendimento e le esperienze emotive della giornata e mantenere un equilibrio comportamentale più stabile.
In sintesi, garantire al cane un riposo adeguato e protetto è cruciale: la mancanza di sonno di qualità può provocare, a lungo termine, conseguenze comportamentali serie e negative.






FONTI
Horváth, Z., et al., 2018. Polysomnographic assessment of sleep in dogs: Effects of owner presence.

Adams, S., et al., 2016. Sleep patterns and welfare indicators in shelter dogs.

Miller, C., et al., 2023. Sleep duration and behavioral problems in companion dogs. Frontiers in Veterinary Science.

Crump, A., et al., 2023. SNoRE 3.0: Assessment of sleep disorders in dogs. Scientific Reports.

24/12/2025
LA RITUALIZZAZIONE NEL CANE: COMPORTAMENTI FUNZIONALI TRASFORMATI IN SEGNALI SOCIALILa ritualizzazione è un principio et...
22/12/2025

LA RITUALIZZAZIONE NEL CANE:
COMPORTAMENTI FUNZIONALI TRASFORMATI IN SEGNALI SOCIALI

La ritualizzazione è un principio etologico fondamentale che descrive come un comportamento originariamente funzionale – come cacciare, difendere, corteggiare o giocare – possa evolvere in un gesto comunicativo chiaro e ripetibile. Nei cani, molte azioni quotidiane, inizialmente finalizzate a un obiettivo pratico, assumono così un ruolo sociale, permettendo di trasmettere informazioni all’interno del gruppo senza conflitto.

Un comportamento ritualizzato è caratterizzato da ripetitività, prevedibilità e semplificazione dei movimenti, spesso con esagerazione di alcuni elementi del gesto originale. L’obiettivo non è più l’atto pratico, ma la trasmissione sicura di segnali: pacificazione, disponibilità al gioco, sottomissione o conferma di legami sociali.

Esempi concreti di ritualizzazione nel cane:

Grooming post-conflitto: leccare delicatamente il muso di un conspecifico subito dopo un diverbio. Si ipotizza fosse originariamente legato alla cura igienica, poi evoluto in un segnale di pacificazione.

Gioco di inseguimento: comportamenti che simulano la caccia ma sono utilizzati per l’interazione sociale, permettendo ai cani di esercitare competenze motorie e coordinarsi senza reale predazione.

Posture di sottomissione ritualizzate: sdraiarsi sulla schiena, piegare il corpo, abbassare le orecchie o mostrare denti in modo controllato. Questi segnali riducono la probabilità di aggressione e facilitano la coesione sociale.

Dog grinning: esposizione dei denti in contesti affiliativi o di eccitazione positiva, che noi chiamiamo " il sorriso del cane". È una manifestazione che in origine potrebbe essere stata difensiva e che l'evoluzione ha trasformato in un segnale rassicurante e amichevole, riservato solo ad alcune persone particolarmente benvolute.

La ritualizzazione è cruciale perché consente al cane di comunicare senza ricorrere a conflitti diretti, modulando il tono emotivo e le intenzioni. Questo processo rende la comunicazione più chiara e meno rischiosa, aumentando la stabilità del gruppo e la comprensione reciproca tra individui.

Dal punto di vista etologico, riconoscere i comportamenti ritualizzati permette di distinguere tra segnali affiliativi, autorassicuranti o di stress, fornendo strumenti pratici per interpretare le interazioni sia tra cani che tra cane e umano. Comprendere la ritualizzazione significa leggere il linguaggio corporeo del cane come un sistema complesso, coerente e funzionale, piuttosto che come una semplice sequenza di gesti isolati.

In conclusione, la ritualizzazione è uno dei meccanismi attraverso cui i cani trasformano i comportamenti in strumenti di comunicazione sociale, preservando relazioni, riducendo conflitti e facilitando la coesione del gruppo.






Fonti (studi):
– Lorenz, 1966
– Bradshaw, 2016
– McGowan et al., 2018

IL CERVELLO EMOTIVO DEL CANEPerchè annusare regola le emozioniPer i cani annusare non è un comportamento secondario né u...
18/12/2025

IL CERVELLO EMOTIVO DEL CANE
Perchè annusare regola le emozioni

Per i cani annusare non è un comportamento secondario né un semplice momento di pausa durante la passeggiata: dal punto di vista etologico rappresenta una funzione primaria della specie.
Il cane è un animale MACROSMATICO, cioè una specie che conosce, interpreta e prende decisioni principalmente attraverso l’olfatto. Il naso è il suo primo strumento di lettura del mondo, molto prima della vista.

Annusare serve a raccogliere informazioni complesse sull’ambiente: chi è passato, quando, in che stato emotivo, se si tratta di un umano o di un cane, se l'essere vivente è conosciuto o estraneo, se il contesto è neutro o potenzialmente critico. Questa capacità consente al cane di orientarsi senza esporsi, di evitare il conflitto diretto e di modulare il proprio comportamento in modo preventivo. Dal punto di vista evolutivo, annusare è una strategia raffinata di sopravvivenza perchè permette di decidere se agire ed eventualmente le modalitá con cui farlo.

Sul piano neurobiologico, l’olfatto è strettamente connesso al sistema limbico (insieme di strutture cerebrali coinvolte nelle emozioni primarie e nella memoria emotiva). Le informazioni olfattive raggiungono direttamente aree che favoriscono i processi di regolazione emotiva.
Gli studi mostrano quanto l'esplorazione olfattiva sia associata a una riduzione dell’arousal (livello di attivazione) e a un maggiore coinvolgimento del sistema parasimpatico (responsabile della calma e del recupero). In termini pratici, annusare aiuta il cane a sentirsi più stabile e meno reattivo.

Impedire o limitare sistematicamente l’annusare durante la passeggiata significa, dal punto di vista etologico, privare il cane del suo principale canale cognitivo e comunicativo. Un cane che non può annusare resta confinato in una modalità prevalentemente visiva, meno adatta alla sua specie e più facilmente associata a ipervigilanza, frustrazione e comportamenti impulsivi. Molte difficoltà comportamentali nascono proprio dall’accumulo di tensione dovuto all’impossibilità di leggere appieno l’ambiente secondo modalità specie-specifiche.

Permettere al cane di annusare non è una concessione né una perdita di tempo o di controllo, ma il riconoscimento di un bisogno fondamentale.
È attraverso l’olfatto che il cane si orienta, si calma, prende informazioni e costruisce sicurezza.
Un cane che può usare il naso è più competente nel muoversi nel mondo, e, proprio per questo, più disponibile alla relazione e all’apprendimento.
E se sa leggere il mondo ha meno bisogno di difendersi da esso...



Horowitz A., 2016
Siniscalchi M. et al., 2018

FLESSIBILITÀ COMUNICATIVA: STESSO LINGUAGGIO MA SIGNIFICATO DIVERSOIl cane comunica costantemente. Ogni postura, microes...
15/12/2025

FLESSIBILITÀ COMUNICATIVA: STESSO LINGUAGGIO MA SIGNIFICATO DIVERSO

Il cane comunica costantemente. Ogni postura, microespressione e movimento trasmette informazioni su come si sente e su ciò che vuole comunicare. Osservando questi segnali, è possibile comprenderne emozioni e intenzioni.

Il repertorio comportamentale del cane permette di distinguere stati differenti ed è attraverso i messaggi corporei che può esprimere tutta la gamma delle sue emozioni. Spesso i segnali non appaiono isolati, ma in una sequenza strutturata, dove lavorano in sinergia: ciascuno aggiunge informazioni coerenti che completano il senso ultimo del messaggio. La chiave non è dunque nel singolo segnale, ma nella sequenza considerata come unità comunicativa.

LO STESSO SEGNALE CON SIGNIFICATI DIVERSI

Non tutti i segnali del cane hanno un significato unico: il contesto può cambiare completamente il messaggio.
Ipotizziamo questa sequenza:
Cane al parco che incontra un suo simile:

RALLENTA IL PASSO

DEVIA LO SGUARDO

INCLINA LA TESTA

È una sequenza volta a regolare l'interazione: il cane riduce l’intensità del proprio movimento, evita il contatto visivo diretto per non mettere pressione e inclina la testa per abbassare il livello di intensità del confronto. In questo caso, sta valutando il nuovo venuto e, nel contempo, chiarendo le sue intenzioni non belligeranti.

Tuttavia, gli stessi segnali, in un ambiente urbano affollato, in presenza di qualcosa percepito come minaccia o dopo un momento di tensione, possono rappresentare:

RICHIESTA DI SPAZIO

TENTATIVO DI ABBASSARE LA TENSIONE

INCERTEZZA E CONFUSIONE

In sintesi, gli stessi segnali che in condizioni calme esprimono neutralità, in contesti più impegnativi possono indicare emozioni molto diverse. Il significato emerge solo considerando il contesto e l’interazione complessiva.

Un segnale molto studiato in etologia è lo sbadiglio. In situazioni calme:

COMPARE NEI PASSAGGI EMOTIVI, QUANDO IL CANE STA RIDUCENDO L'ATTIVAZIONE

PUÒ PRECEDERE UNA STABILIZZAZIONE EMOTIVA

Il cane ci dice: "Ho bisogno di rilassarmi!"
È un segnale dinamico: parla di direzione, non di stato finale.

In contesti stressanti, lo sbadiglio appare nel tentativo di:

GESTIRE LO STRESS O LA PRESSIONE

EVITARE UN'ESCALATION DELLA TENSIONE

Il cane sta percependo una pressione e cerca di contenere l’attivazione senza passare a risposte più intense. È un segnale di autoregolazione: tenta di mantenere equilibrio in un momento di sovraccarico emotivo.

Riconoscere i segnali nel loro contesto permette di capire se intervenire o meno e, soprattutto, come farlo, rispettando e sostenendo la capacità del cane di autoregolarsi e di interagire consapevolmente.



Fonti:
Rooney, N.J., & Bradshaw, J.W.S. (2006). Social cognition in the domestic dog.
McGreevy, P., & Nicholas, F. (2010). Some practical solutions to problems in canine behaviour.
Siniscalchi, M., d’Ingeo, S., et al. (2016). Visual signaling in domestic dogs: a review. Animals (Basel), 6(8), 54.
Rooney, N.J., Gaines, S.A., & Bradshaw, J.W.S. (2006). Behavioral and physiological predictors of dominance in domestic dogs. Applied Animal Behaviour Science, 99(3-4), 303-321.
Pongrácz, P., Miklósi, A., et al. (2005). Human influence on dogs’ social behavior and communication. PubMed, 157(1), 43–51.

LE ZOOMIES NEI CANI: COSA SONO E COSA CI DICONO GLI STUDILe zoomies sono quelle corse improvvise e velocissime in cui il...
13/12/2025

LE ZOOMIES NEI CANI: COSA SONO E COSA CI DICONO GLI STUDI

Le zoomies sono quelle corse improvvise e velocissime in cui il cane parte “a razzo”, fa giri, scatti, curve strette e poi si ferma come se nulla fosse. Non sono un segnale di agitazione “malata”, né un difetto: sono un modo naturale per scaricare un picco di energia emotiva e riportarsi in equilibrio.

Quando l’arousal sale (eccitazione, stress, frustrazione, lunga attesa, gioco intenso, bagnetto, rientro del proprietario), il corpo del cane accumula "attivazione"
Le zoomies funzionano come una valvola: pochi secondi di corsa permettono al sistema nervoso di ricalibrarsi e tornare a una soglia più gestibile.

Dal punto di vista etologico, sono un comportamento adattativo: aiutano a sciogliere tensione, evitare accumulo emotivo e chiudere fasi di attività impegnative. Nei cuccioli e nei giovani sono più frequenti perché hanno minor capacità di autoregolazione.

Non vanno mai punite: interromperle bruscamente aumenta lo stress. Meglio offrire spazi sicuri, routine prevedibili e attività che aiutino la regolazione (fiuto, camminate rilassate, gioco controllato). Se diventano troppo frequenti o iniziano a somigliare a episodi di panico o disorientamento, allora conviene valutare la situazione insieme al veterinario.

In sintesi: il cane non sta impazzendo. Sta semplicemente riportando se stesso in equilibrio!



Fonti
Applied Animal Behavior Science; Journal of Veterinary Behavior; UC Davis Veterinary Medicine.

L'ABBRACCIO UMANO VISTO DAL CANENel repertorio comportamentale del cane non esiste alcun gesto che corrisponda struttura...
10/12/2025

L'ABBRACCIO UMANO VISTO DAL CANE

Nel repertorio comportamentale del cane non esiste alcun gesto che corrisponda strutturalmente all’abbraccio umano. Nell' etogramma del cane (che è un catalogo dettagliato che elenca tutti i comportamenti naturali tipici di una specie) e del quale fanno parte il suo modo di gestire lo spazio, le posture, i rituali e molto altro, non esiste nulla che somigli al nostro abbraccio.
È un gesto umano, che molti cani possono trovare innaturale e non comprensibile.
Per un cane, dunque, la stretta frontale e avvolgente è qualcosa di “anomalo”, che non riesce a decodificare alla luce della sua grammatica comunicativa.
Dal punto di vista etologico, la sequenza che il cane osserva quando due umani si abbracciano è composta da elementi che, nel suo linguaggio corporeo, assumono connotazioni problematiche: avvicinamento diretto, riduzione drastica della distanza, immobilità, compressione del busto, limitazione delle vie di fuga. Sono tutti segnali che nel mondo canino appartengono a contesti di controllo o di conflitto, mai a dinamiche pacifiche.

L’animale legge anche le variazioni fisiologiche che accompagnano l’abbraccio e i microsegnali che lo accompagnano. Una tensione diversa del corpo, un leggero cambio della respirazione, per un soggetto che monitora costantemente il proprio gruppo sociale producono uno scenario ambiguo. L’ambiguità, in etologia, è un fattore critico: un comportamento non classificabile viene trattato come potenzialmente rilevante per la sicurezza. Da qui l’intervento del cane, che a suo modo tenta di "smorzare una situazione" e viene spesso letto dai proprietari come una forma di gelosia anzichè come una strategia di gestione dell’incertezza sociale.

In assenza di un comportamento omologo nel repertorio della specie, l' animale non dispone degli strumenti etologici per attribuire un valore all'abbraccio; reagisce quindi utilizzando strategie standard di controllo e di monitoraggio del gruppo, perfettamente coerenti con il proprio etogramma.






Fonti
Caeiro 2017
Miklósi 2022

COME I METODI EDUCATIVI INCIDONO SU  BENESSERE ED APPRENDIMENTO DEL CANELe interazioni quotidiane tra cane e proprietari...
08/12/2025

COME I METODI EDUCATIVI INCIDONO SU BENESSERE ED APPRENDIMENTO DEL CANE

Le interazioni quotidiane tra cane e proprietario hanno un impatto diretto sul comportamento, sull’apprendimento e sul benessere dell’animale.
Ce lo conferma lo studio condotto nel 2011 dalle etologhe britanniche Nicola J. Rooney e Sarah J. Cowan dedicato all'attenta osservazione e al lungo monitoraggio di coppie formate da proprietario e cane, confrontando diversi metodi di addestramento ed il loro effetto su quest'ultimo.
I metodi analizzati variavano da approcci basati esclusivamente sul rinforzo positivo a combinazioni di ricompense e punizioni, fino a metodi coercitivi più marcati, compresi interventi fisici punitivi.

I risultati evidenziano differenze significative nel comportamento dei cani. Gli animali i cui proprietari ricorrevano a punizioni dure mostravano una minore propensione a interagire con estranei, una ridotta disponibilità al gioco e un maggior nervosismo durante le attività quotidiane. Al contrario, i cani addestrati principalmente con rinforzo positivo mostravano maggiore curiosità, motivazione e migliori performance nell’apprendere compiti nuovi, anche complessi.
L’atteggiamento del proprietario si è rivelato altrettanto determinante: pazienza, gioco e coerenza nell’approccio facilitavano l’apprendimento e rafforzavano la sicurezza del cane.
I dati raccolti indicano chiaramente che l’uso di punizioni troppo severe ha effetti negativi sulla socialità, riduce la disponibilità a esplorare, a giocare e a risponde agli stimoli.
Al contrario, un approccio fondato sul rinforzo positivo e sull’attenzione alle motivazioni espresse del cane, favorisce un rapporto più sereno e collaborativo.
Lo studio offre anche indicazioni concrete: suggerisce di adattare l’intensità degli interventi, osservare attentamente i segnali del cane — interesse, attenzione, stress o disagio — e modulare attentamente ricompense, stimoli o correzioni in base al livello di comfort manifestato.
In pratica, se il cane mostra entusiasmo e attenzione, si possono proporre compiti più complessi; se, al contrario, appare teso e disinteressato è necessario rallentare, semplificare l’esercizio e offrire pause di decompressione.

Un metodo educativo ben calibrato, fermo ma rispettoso, non solo facilita l’apprendimento e riduce stress e conflitti, migliorando l’efficacia delle sessioni e la qualità della relazione, ma riverbera sulla plasticità comportamentale del cane nel quotidiano, favorendo un approccio strutturato e coerente, volto a rinforzare fiducia e sicurezza.






Rooney, N.J. & Cowan, S. (2011). Training methods and owner–dog interactions: Links with dog behaviour and learning ability. Applied Animal Behaviour Science, 132(3-4), 169-177.

IL GROOMING COME LEGAME SOCIALE NEI CANINel contesto canino possiamo tradurre grooming come una “toelettatura con una va...
06/12/2025

IL GROOMING COME LEGAME SOCIALE NEI CANI

Nel contesto canino possiamo tradurre grooming come una “toelettatura con una valenza sociale”.
È costituito dall’insieme dei comportamenti attraverso i quali un cane pulisce un altro individuo oppure accetta di essere pulito. Tuttavia non è una semplice pulizia reciproca: è un linguaggio tattile radicato nell’etogramma dei canidi, micro-segnali che servono a rasserenare, ricucire, confermare un’appartenenza. Le leccate mirate, il mordicchiare leggero e il contatto ravvicinato sono il modo con cui i cani riducono la tensione, ristabiliscono la cooperazione e mantengono stabile la trama relazionale del gruppo.

Nelle dinamiche spontanee dei branchi naturali il grooming compare spesso dopo momenti di eccitazione, brevi conflitti o situazioni incerte. È un gesto di pacificazione che scioglie l’ambiguità, una dichiarazione di intenzioni tranquille. In queste interazioni i cani modulano il tono emotivo e la disponibilità, senza forzature. Il corpo è l’unico mediatore necessario, e nell’alternanza tra chi offre e chi accetta si costruisce una comunicazione che resta chiara anche quando il contesto è complesso.

Quando il cane propone il grooming a un umano utilizza lo stesso codice che userebbe con un suo simile.
Sta attivando un rituale che ha un valore di rassicurazione, di verifica della vicinanza o di scioglimento del carico emotivo. A seconda del contesto e del momento
rivela se si tratta di una ricerca di contatto, di un bisogno di conforto o di un tentativo di recuperare equilibrio dopo un piccolo stress.

Quando è il cane a iniziare il contatto, l’umano può rispondere con coerenza: carezze morbide, movimenti lenti, attenzione ai segnali di pausa o di saturazione. Non c’è nulla di impositivo in questo scambio quando è rispettato: diventa un piccolo rito che rafforza la fiducia, regola e restituisce stabilità al gruppo famiglia, sostenendo la naturale modalità del cane di modulare l’emotività anche attraverso il corpo.







Fonti (studi):
McGowan et al., 2018
Cobo et al., 2021

Indirizzo

Strada Di Ripolo
Campagnano Di Roma
00063

Orario di apertura

Mercoledì 09:00 - 13:00
Sabato 09:00 - 13:00
Domenica 09:00 - 13:00

Telefono

+393387465719

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