Mauro Laureti educatore cinofilo

Mauro Laureti educatore cinofilo Asilo diurno orario 9-12.30
Educazione e attività cinofile
Puppy class
Classi di comunicazione

10/04/2026

Ciao a tutti, un paio di novità:

Al momento abbiamo trovato una sistemazione provvisoria fino a fine maggio! Grazie Stefano Pizzo 🤗!

Per il prossimo anno ci saranno delle modifiche: NON EFFETTUERÒ PIÙ IL SERVIZIO DI PENSIONE, ma soltanto quello di asilo diurno, anche perché ho in previsione di dare una svolta alla mia formazione, devo dedicarmi un po' di più a me stesso ed a Loki, che se lo merita!

25/03/2026

Qualche piccola considerazione riguardo alla serata di ieri con Angelo Vaira dedicata all'Empatia Animale!

Angelo sul palco ci sguazza! Grande comunicatore, carisma da vendere!

Un grazie va a Cinzia Grasso che è riuscita ad organizzare questo evento.

Oltre a questo mi ha colpito l' affluenza, il teatro Cristallo era pieno, bellissimo!

Ho rivisto amici, colleghi, clienti, che magari non vedevo da un po' di tempo e questa se devo essere sincero è stata la ciliegina sulla torta!

Bellissima serata

21/03/2026

𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗵𝗼 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗼 𝗹𝗮 𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶𝗻𝗮

È una scelta che non nasce da un momento preciso della mia storia cinofila. Non c’è un giorno in cui mi sono seduto e ho deciso.
Alcune cose accadono piano, quasi senza farsi notare, mentre attraversi anni, cani, persone, contesti diversi. Quando poi mi fermo a guardarle e cercare il momento in cui ho scelto la pettorina, mi accorgo che dentro c’è tutto il percorso che ho fatto lavorando con cani e umani al loro fianco.

La mia scelta di usare la pettorina è nata così.
Non è arrivata all’improvviso. È cresciuta insieme a me in più di trentacinque anni di cinofilia.

Se torno indietro, mi rivedo a metà degli anni ’80, in montagna, nel Soccorso Alpino, che faccio i primi passi nelle unità cinofile da ricerca in valanga. Era un mondo concreto, essenziale, dove le cose venivano fatte perché servivano davvero. E dove, forse proprio per questo, alcune regole erano chiarissime, essenziali e coerenti.

Il collare a scorrimento esisteva, certo c'era quasi solo quello.
Ma non era lo strumento che oggi molti immaginano.
Ci veniva insegnato prima di ogni cosa a bloccarlo, ad agganciare il moschettone in un anello in modo da impedirne lo scorrimento. Di fatto diventava un collare fisso, usato come “salvapelo”, non come mezzo per correggere con tironi. Non c’era l’idea di stringere il collo, c’era l’idea di non rovinare il pelo attorno al collo.

Ma anche questo, a pensarci oggi, era un aspetto secondario.

Quello che contava davvero era la conduzione intesa come con-dirigere, andare insieme verso ...

La condotta al guinzaglio si insegnava allora attraverso l'utilizzo di un filo di lana. Un filo vero, sottile, fragile. Se si rompeva, non succedeva niente. Mi ricordo che i nostri addestratori ci davano un gomitolo intero come riserva e si continuava, continuava. E si rompeva spesso, all’inizio: si rompeva perché eri troppo rigido, perché anticipavi il cane, perché non ti ascoltavi e lo ascoltavi abbastanza.

E quando si rimpeva si ricominciava.

Filo dopo filo, qualcosa cambiava in noi. Non solo nel cane, non solo in me, cambiava in noi. Il gesto diventava più leggero, il tempo più giusto, lo sguardo più attento, l'intesa tra me e il cane diventava sempre più affascinante. A un certo punto quel filo non si rompeva più, e non perché fosse diventato più forte, ma perché non ce n’era più bisogno, era la nostra relazione, quella del mio cane con me a essere diventata di acciao.

E c’era una cosa che non lasciava spazio a interpretazioni.
Se un istruttore di quei lontani anni ci avesse visto strattonare il cane, il nostro corso finiva lì. Tornavi a casa.
Niente percorso, niente unità cinofila. Non era una punizione, era una selezione che partiva dal rispetto del cane.
Perché era chiaro che, in quel lavoro, il problema non era trattenere il cane. Il problema era come stavi dentro quella relazione e come quella relazione potesse salvare altre vite in pericolo.

Poi gli anni sono passati e, con loro, sono cambiate tante cose. Sono arrivate nuove conoscenze, nuove attrezzature, nuovi modi di leggere il cane.
Anche nel soccorso le imbragature si sono evolute, sono diventate più funzionali, più rispettose del movimento, più pensate per lavorare sul corpo senza interferire con esso.
E allora il passaggio è stato quasi naturale: si è iniziato a lasciare vestito il pettorale (a forma di pettorina) e a non utilizzare più sistemi che lavoravano per scorrimento diretto sul collo.

Non c’è stato un momento di rottura, nessuna dichiarazione ideologica. Solo un’evoluzione.

Nel frattempo durante questo processo di trasformazione anche il mio percorso cambiava. Da quel ragazzo con il filo di lana sono diventato prima istruttore nazionale del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino per le unità cinofile ricerca valanga, poi responsabile e coordinatore regionale in Piemonte, poi vice direttore nazionale della Scuola. E, a un certo punto, il lavoro si è spostato ancora, lascio il soccorso per orientarmi verso la riabilitazione del comportamento. Dal 2009, altri cani, altre storie. Spesso più fragili, più complesse, a volte cariche di sofferenze e rabbie.

È lì che certe cose per me sono diventate ancora più evidenti.

Non è difficile trovare strumenti che funzionano, se per funzionare intendiamo trattenere un cane. Molti funzionano.
La vera differenza 𝘀𝘁𝗮 𝗶𝗻 𝗰𝗼𝗺𝗲 funzionano e in cosa potrebbero produrre nel tempo.

Perché se sai portare un cane al guinzaglio con un filo di lana, allora lo strumento diventa quasi un dettaglio. Pettorina, collare, guinzaglio: cambia poco.

Ma questa è la fine del percorso, non l’inizio.
All’inizio c’è sempre un’idea. Un modo di pensare la relazione tra controllo e responsabilità.

Oggi sappiamo anche qualcosa in più. Sappiamo che il collo è una zona delicata, che la pressione lì non è neutra, che esistono alternative che permettono di lavorare senza coinvolgerla. Sappiamo che la sicurezza non è data da un oggetto, ma da un insieme di scelte.

E qui c’è qualcosa che in questo articolo ritengo necessario chiarire.

Nel tempo ho sentito spesso dire che la pettorina è meno sicura, che il cane può sfilarsela facilmente. È una preoccupazione comprensibile, ma nella mia esperienza, soprattutto lavorando con cani in riabilitazione, la realtà è un po’ diversa da quella che viene descritta.

Quando la pettorina è della misura giusta, quando la scelta del modello è corretta, ad H o a Y, in base al cane e quando viene regolata bene sul corpo, non “a occhio” ma con attenzione, la stabilità c’è. E c’è in modo affidabile.

In soggetti particolarmente paurosi o con una storia di fuga, è vero, potrebbe servire qualcosa di più contenitivo. In quei casi utilizzo pettorine con doppi agganci, sistemi pensati proprio per evitare che il cane possa sfilarsi. Ma sono strumenti che hanno senso dentro un percorso, soprattutto nella fase iniziale della riabilitazione, non come scelta standard.

Perché anche qui il punto non è mai lo strumento da solo. È come lo scegli, quando lo usi e per chi.

E allora, senza un momento preciso, senza una dichiarazione, a un certo punto la pettorina è diventata la mia scelta.

Non perché sia perfetta, non perché risolva tutto, ma perché, guardando indietro, mi è sembrata la prosecuzione più coerente di quel filo di lana di allora.

Un modo per togliere pressione da dove può fare danno e lasciare che il resto, quello che davvero conta, possa emergere.

𝘘𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘦̀ 𝘶𝘯 𝘢𝘳𝘵𝘪𝘤𝘰𝘭𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘰 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘤𝘶𝘯𝘰, 𝘯𝘦́ 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘰 𝘪 𝘤𝘰𝘭𝘭𝘦𝘨𝘩𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘶𝘵𝘪𝘭𝘪𝘻𝘻𝘢𝘯𝘰 𝘪𝘭 𝘤𝘰𝘭𝘭𝘢𝘳𝘦 𝘢 𝘴𝘤𝘰𝘳𝘳𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰.
𝘌̀ 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘭𝘪𝘤𝘦𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘶𝘯 𝘳𝘢𝘤𝘤𝘰𝘯𝘵𝘰. 𝘐𝘭 𝘮𝘪𝘰.

E, per come vedo oggi i cani, difficilmente tornerei indietro.

Attilio Miconi

NB:
Questo non è un post contro colleghi o approcci diversi.
È semplicemente il racconto del mio percorso.
Se qualcuno si riconosce, bene.
Se qualcuno non è d’accordo, va bene lo stesso.

𝙈𝙖 𝙞𝙡 𝙧𝙞𝙨𝙥𝙚𝙩𝙩𝙤 𝙣𝙤𝙣 𝙚̀ 𝙣𝙚𝙜𝙤𝙯𝙞𝙖𝙗𝙞𝙡𝙚.

𝗕𝗶𝗯𝗹𝗶𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗲
Grainger, J. et al. (2016). Effects of restraint devices on intraocular pressure in dogs. Journal of Veterinary Ophthalmology.
Pauli, A. M. et al. (2006). Effects of the application of neck pressure on intraocular pressure in dogs. Journal of the American Animal Hospital Association.
Hallgren, A. (1992). Back problems in dogs associated with leash pressure.
Overall, K. L. (2013). Manual of Clinical Behavioral Medicine for Dogs and Cats.
Carter, A. et al. (2020). Collar pressure and potential tissue damage in dogs. Veterinary Record.
AVSAB (American Veterinary Society of Animal Behavior). Position statements on humane training.

11/03/2026

Giochiamo!!!

10/03/2026

Buon giornooooooooo

09/03/2026

E chi ci prende!

09/03/2026

Come gestire un cane insistente con classe

03/03/2026

Che sete!!!

Sono comodissima!!!
02/03/2026

Sono comodissima!!!

09/02/2026

Ringrazio di cuore tutte le persone che stanno cercando di aiutarmi (addirittura anche persone che conosco da poco) e che si preoccupano per la mia situazione 🤗, questo abbraccio è per tutti voi, anche solo per chi mi chiede come va, per chi ha parole gentili!!!
E poi ci sono gli altri... Quelli che visto che sei in difficoltà cercano di approfittarne, un grazie ed un abbraccio anche a voi!!!

06/02/2026
06/02/2026

Ciao a tutti!

Purtroppo per ora la ricerca del campo non ha avuto risultati.

Siamo agli sgoccioli, e se non riuscirò a trovare una soluzione probabilmente non riuscirò più ad effettuare il servizio di asilo.

Mi piange il cuore, ma non so più dove sb****re la testa!

😓

Indirizzo

Rione Göller, 2
Bronzolo
39051

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00

Telefono

+393388130097

Sito Web

http://sumupbookings.com/mauro-laureti-educatore-cinofilo

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