Dott.ssa Francesca Agabio

Dott.ssa Francesca Agabio Medico Veterinario olistico
Cavalli - Cani e Gatti

Prendersi cura di un animale: cosa significa veramente?Significa riempire la ciotola ogni volta che la chiede?Proteggerl...
24/06/2026

Prendersi cura di un animale: cosa significa veramente?

Significa riempire la ciotola ogni volta che la chiede?

Proteggerlo da ogni disagio?

Tenerlo sempre vicino a noi?

Evitargli qualsiasi fatica?

Oppure significa qualcosa di più difficile?

Forse vuol dire imparare a vedere il mondo attraverso i suoi occhi anziché attraverso i nostri, nel rispetto della propria natura animale.

Una pianta ha bisogno di acqua per vivere.

Ma troppa acqua può farla ammalare.

Non perché l’acqua sia sbagliata.

Ma perché la vita prospera nell’equilibrio.

Lo stesso accade con gli animali.

A volte ciò che offriamo per amore non coincide con ciò di cui il loro corpo, il loro sistema nervoso e la loro genetica hanno realmente bisogno.

Forse prendersi cura di un animale non significa fare di più.

Forse significa comprendere meglio.

È una riflessione difficile ma necessaria che troverai nel capitolo “Quando la vita dell’animale non è adatta all’animale” all’interno del mio libro prossimamente in uscita.

🚿 La doccia estiva non è solo una coccolaDopo il lavoro, o comunque con il caldo, il cavallo deve eliminare il calore so...
22/06/2026

🚿 La doccia estiva non è solo una coccola

Dopo il lavoro, o comunque con il caldo, il cavallo deve eliminare il calore soprattutto quello prodotto dai muscoli. E non è così semplice: rispetto all’uomo, dispone di una superficie corporea relativamente più piccola in rapporto alla massa e questo rende la dispersione del calore meno efficiente.

Per mantenere la temperatura entro limiti fisiologici, il suo organismo si affida a quattro meccanismi:

💧 Evaporazione (sudore)
🌬️ Convezione (movimento dell’aria)
🧊 Conduzione (contatto con superfici più fredde, come l’acqua)
☀️ Irraggiamento (scambio di calore con l’ambiente)

Uno dei sistemi più efficaci per favorire il raffreddamento è la conduzione.

In pratica, quando l’acqua fresca (non gelata) entra in contatto con il corpo, il calore viene trasferito dal cavallo all’acqua attraverso un semplice principio fisico: il calore passa sempre dal più caldo al più freddo.

L’acqua, grazie alla sua elevata conducibilità termica, è molto più efficiente dell’aria nel sottrarre calore. Per questo motivo una doccia ben fatta rappresenta uno dei metodi più efficaci per aiutare il cavallo a recuperare dopo lo sforzo.

💧 Acqua fresca, non ghiacciata.
💧 Getto continuo e delicato.
💧 Anche la testa merita attenzione: Studi sulla fisiologia dell’esercizio hanno evidenziato l’esistenza di meccanismi di raffreddamento cerebrale selettivo, nei quali le strutture craniali e le vie respiratorie superiori contribuiscono a mantenere il cervello a una temperatura inferiore rispetto a quella corporea durante l’esercizio e lo stress da calore.

Anche se gli studi si concentrano soprattutto sul raffreddamento globale del corpo, nella pratica molti cavalli mostrano un evidente senso di sollievo quando, dopo il lavoro, l’acqua fresca raggiunge anche fronte, tempie, orecchie e nuca.

Osservando Futuro, la differenza si vede subito: occhi più morbidi, respirazione che si regolarizza e quell’espressione rilassata che sembra dire:

«Grazie, era proprio quello che ci voleva.» ❤️🐴



📚 Riferimenti

* Hodgson DR et al. The Athletic Horse: Principles and Practice of Equine Sports Medicine, 1993.
* Marlin DJ et al. Equine Exercise Physiology, 1998.
* McConaghy FF et al. Selective brain cooling in the horse during exercise and environmental heat stress. Equine Vet J, 1995.
* Wendt D et al. Thermoregulation and heat exchange, 2007.
* Takahashi T et al. Cooling strategies in horses after exercise, 2020.

Io: “Leader, facciamo una foto!”Leader: “Aspetta… non mi sono ancora pettinato.” 🤣🐴— Leader, probabilmente. 😂🐴❤️        ...
19/06/2026

Io: “Leader, facciamo una foto!”

Leader: “Aspetta… non mi sono ancora pettinato.” 🤣🐴

— Leader, probabilmente. 😂🐴❤️

Perché i cavalli con Cushing sviluppano più facilmente problemi al sospensore?Chi lavora con cavalli affetti da PPID (Cu...
18/06/2026

Perché i cavalli con Cushing sviluppano più facilmente problemi al sospensore?

Chi lavora con cavalli affetti da PPID (Cushing) sa bene che, oltre a laminite, alterazioni metaboliche e perdita di massa muscolare, non è raro osservare anche tendinopatie e desmopatie, compresi problemi al legamento sospensore.

Dal punto di vista della medicina convenzionale, l’infiammazione cronica di basso grado, le alterazioni del metabolismo e la ridotta capacità di riparazione dei tessuti connettivi possono rendere tendini e legamenti più vulnerabili.

La Medicina Tradizionale Cinese offre una chiave di lettura interessante.

I tendini appartengono al Fegato, ma per essere nutriti correttamente hanno bisogno che Qi e fluidi vengano distribuiti in modo armonioso. In questo compito entra in gioco il Triplice Riscaldatore (San Jiao), un sistema funzionale che alcuni autori moderni associano anche alla regolazione neuroendocrina e alla risposta allo stress.

Quando questo equilibrio si altera, come può avvenire nelle malattie croniche e nei disordini endocrini, la capacità dell’organismo di nutrire e riparare i tessuti profondi può risultare compromessa.

Forse non è un caso che molti cavalli con Cushing presentino una maggiore predisposizione alle patologie del sospensore.

Da una prospettiva integrata, lavorare sul cavallo significa quindi non limitarsi alla lesione locale, ma considerare anche gli aspetti metabolici, endocrini, energetici e la capacità globale dell’organismo di adattarsi allo stress.

Perché, a volte, il tendine che si rompe è soltanto l’ultimo anello di una catena molto più lunga.

Esiste una forma di comunicazione che non ha bisogno di parole.La chiamiamo connessione. ✨
15/06/2026

Esiste una forma di comunicazione che non ha bisogno di parole.

La chiamiamo connessione. ✨

🐴 I custodi nascosti della pelviQuando osserviamo un cavallo muoversi, la nostra attenzione viene catturata dai grandi m...
08/06/2026

🐴 I custodi nascosti della pelvi

Quando osserviamo un cavallo muoversi, la nostra attenzione viene catturata dai grandi muscoli della groppa e del posteriore. Eppure, secondo la visione osteopatica, la qualità del movimento dipende anche da strutture molto più profonde e meno appariscenti.

Tra queste troviamo il muscolo otturatore interno, uno dei cosiddetti rotatori profondi dell’anca.

Si tratta di un piccolo muscolo situato all’interno della pelvi che contribuisce alla stabilizzazione dell’articolazione coxo-femorale e al controllo dei movimenti dell’arto posteriore. Pur essendo poco conosciuto, fa parte di quel complesso sistema che collega bacino, anca e arti posteriori, permettendo una corretta trasmissione delle forze durante il movimento.

In osteopatia si considera la pelvi come una vera e propria unità funzionale: articolazioni, legamenti e muscoli profondi lavorano costantemente insieme per mantenere equilibrio, stabilità e coordinazione. Quando una di queste strutture è sottoposta a stress, l’intero sistema può essere chiamato ad adattarsi.

Ed è qui che entra in gioco il biofeedback.

Con il sistema NOAH il lavoro non parte dal muscolo, ma dall’identificazione dei fattori di stress che stanno influenzando il campo energetico dell’animale. Una volta individuate le principali fonti di stress, possiamo eseguire scansioni sempre più specifiche dei diversi tessuti e apparati, compreso il sistema muscolare.

Nell’immagine possiamo vedere proprio il muscolo otturatore interno evidenziato dal software. Quando emerge una reattività da stress a carico di questa struttura, il biofeedback permette di attivare programmi finalizzati a favorire il riequilibrio della risposta dell’organismo.

L’obiettivo non è concentrarsi esclusivamente sul singolo muscolo, ma comprendere come quella struttura si inserisca nell’equilibrio globale del cavallo.

Perché spesso il segreto di un movimento armonico non si trova nei muscoli più grandi… ma nei custodi nascosti che lavorano silenziosamente nel cuore della pelvi.

Vuoi prenotare la tua sessione con NOAH? 📲contattami !

Quanto delle emozioni del nostro animale… appartiene in realtà a noi?Nel maggio 2025 è stato pubblicato su Scientific Re...
02/06/2026

Quanto delle emozioni del nostro animale… appartiene in realtà a noi?

Nel maggio 2025 è stato pubblicato su Scientific Reports uno studio molto interessante dal titolo:

“Emotional contagion of fear and joy from humans to horses using a combination of facial and vocal cues”
(Jardat P., Yamamoto S., Ringhofer M. et al.)

I ricercatori hanno osservato come i cavalli reagissero a persone che esprimevano emozioni di paura o gioia attraverso volto e voce.

Il risultato?

I cavalli non sembrano limitarsi a “riconoscere” le emozioni umane.

Sembrano invece modificare il proprio comportamento e il proprio stato emotivo in funzione dell’emozione percepita.

Gli autori parlano di “emotional contagion”, ovvero una forma di contagio emotivo tra uomo e cavallo.

Questo significa che il sistema nervoso del cavallo può entrare in risonanza con quello umano.

Ed è qui che la questione diventa estremamente interessante.

Quante volte vediamo:
• cavalli agitati prima della gara,
• cavalli che tremano durante il trasporto,
• soggetti ipervigili,
• animali che sembrano “assorbire” l’ansia del proprietario?

Forse alcune problematiche non appartengono esclusivamente all’animale.

Forse appartengono alla relazione.

Negli ultimi anni anche la teoria polivagale ha iniziato a spiegare come gli esseri viventi possano co-regolare reciprocamente il proprio sistema nervoso attraverso segnali emotivi, postura, tono della voce, tensione corporea e stato interno.

In altre parole:
un animale che vive accanto a un sistema nervoso costantemente in allarme potrebbe entrare lui stesso in una condizione di allerta cronica.

Questo non significa che “la colpa” sia del proprietario.

Significa però che la relazione uomo-animale è molto più profonda e biologicamente interconnessa di quanto abbiamo pensato per anni.

Ed è proprio per questo motivo che nel lavoro con il biofeedback non osserviamo soltanto il sintomo fisico, ma anche la qualità della connessione emotiva tra animale e proprietario.

Nel sistema Noah, ad esempio, è presente l’opzione “Fuse Consciousness”, sviluppata proprio per armonizzare la relazione proprietario-animale e favorire una maggiore coerenza neuro-emozionale tra i due sistemi viventi.

Contattami se sei interessato a provare una sessione di Biofeedback

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Borgomanero
28021

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