10/05/2026
“Nomen omen”, dicevano i latini, nel nome c’è un destino ..
Ne parlavo con un amica qualche giorno fa a proposito di un cane (forse) "problematico" e mi sono chiesta come mai in questi casi il nome appare quasi come un presagio 🧐
forse perché il nome è una delle prime lenti attraverso cui guardiamo qualcuno.
Un cane che si chiama “Killer” o "Demon" viene evocato, raccontato e perfino chiamato con una certa energia addosso, cambia proprio il tono della voce, come lo presenti agli altri, cosa noti e fai notare di lui.
🫐 Se invece lo stesso cane si chiamasse “Mirtillo”, magari leggeresti quel comportamento in un altro modo! 🧙 "Merlino”ad esempio evoca mistero, sensibilità, saggezza.
🍘 “Polpetta” tenerezza, morbidezza, accudimento e simpatia...
Il punto è che il nome crea una narrativa relazionale che influenza:
le aspettative della persona, il modo di toccare e parlare al cane e del cane, ciò che viene rinforzato inconsciamente, persino la percezione sociale degli altri,
sta costruendo un’identità simbolica attorno al cane. Una specie di estensione di sé, di forza, controllo, impatto, paura, status.
E la cosa interessante è che spesso il nome parla più della persona che del cane, di cosa vuole mostrare agli altri, e che relazione immagina.
👉 Chiamare è già entrare in relazione, perché serve a definirlo continuamente nella nostra mente e in quella degli altri:
🧠 esistono studi sull’ “effetto etichetta”, cioè sul fatto che le parole usate ripetutamente influenzano comportamento, aspettative e percezione di sé. Per questo mi colpisce sempre quando qualcuno cambia il nome a un cane adottato e cambia anche il modo di vederlo e la vita che verrà.. Perché cambia la storia che gli viene messa addosso.
⚠️ Ogni riferimento a nomi 'temibili' è puramente a scopo riflessivo (e no, non ce l'ho con il vostro Diablo che in realtà è un pezzo di pane)