16/05/2026
Prima di tutto: grazie.
Grazie a chi ci segnala animali selvatici in difficoltà, a chi resta sul posto quando si tratta di caprioli, daini, cervi, volpi, tassi o altri animali che non possono essere semplicemente raccolti e trasportati, e grazie a chi porta al nostro centro gli animali di piccole dimensioni che possono essere messi in sicurezza e consegnati.
Senza questa collaborazione, molti animali non avrebbero nessuna possibilità.
Proprio per questo, però, è importante ricordare una cosa: il modo in cui ci si comporta prima del nostro arrivo, durante il trasporto o mentre interveniamo può fare una differenza enorme.
Se trovate un animale selvatico di piccole dimensioni, la cosa migliore per trasportarlo al nostro centro è una scatola di cartone chiusa, con qualche foro per il passaggio dell’aria. Va lasciato al buio e in silenzio, limitando il contatto allo stretto necessario per metterlo dentro alla scatola. Niente cibo, niente carezze.
Il trasportino del gatto può sembrare più adatto, perché ci dà l’idea di qualcosa di “professionale”, ma per un animale selvatico spesso è molto peggio: attraverso le sbarre vede persone, movimenti, luci, il viaggio, tutto ciò da cui vorrebbe scappare e da cui non può scappare.
Per un animale selvatico ferito, debilitato o sotto shock, il buio non è una privazione: è protezione.
Se invece si tratta di un animale di grandi dimensioni, come caprioli, daini o cervi, oppure di animali con un morso pericoloso, come volpi e tassi, in attesa del nostro arrivo, la cosa più importante è proteggerli da ulteriori investimenti, impedire che qualcuno li manipoli o li carichi in auto per macellarseli a casa, e mantenere distanza e silenzio. Anche se sembrano tranquilli, anche se sembrano “lasciarsi fare”, anche se fanno pena, anche se si ha l'impressione che le proprie carezze e la propria voce li tranquillizzino (spoiler: non è così, state contribuendo alla loro morte).
Spesso non reagiscono perché sono feriti, sfiniti o terrorizzati, non perché gradiscano il contatto umano.
Se possibile e praticabile in sicurezza, l'aiuto che si può dare è impedirgli di vedere usando una sciarpa, una coperta, un asciugamano, uno straccio.
Se caprioli, daini o cervi sono incastrati in reti, recinzioni o inferriate, non cercate di liberarli da soli.
Non avvicinatevi, non toccateli, non fate rumore, non portate vicino cani, neanche al guinzaglio, neanche se sono bravi. Vale sempre il punto di vista della vittima, l'animale incastrato, che vede un predatore accanto da cui non può scappare.
L’animale può sembrare fermo, ma non è calmo: è terrorizzato, ferito, sfinito, e ogni tentativo improvvisato può peggiorare le lesioni o provocare una reazione pericolosa.
Spesso non basta “scastrarlo”: dopo la liberazione può servire una terapia contro lo stress, una terapia antibiotica e cure per le ferite provocate dai tentativi di fuga.
Una ferita lasciata senza cure può infettarsi o essere colonizzata dalle larve di mosca, che possono mangiare vivo l’animale nei giorni successivi.
L’aiuto migliore, in attesa del nostro arrivo, è tenere tutti lontani e impedire che qualcuno provi a intervenire.
C’è poi una regola fondamentale, che vale sempre: silenzio.
La presenza umana e l’impossibilità di fuggire spaventano gli animali selvatici in modo profondo. Lo stress non è un dettaglio: può aggravare le condizioni cliniche e, in alcuni casi, può contribuire alla morte dell’animale.
Per questo, se assistete a un nostro intervento, vi chiediamo di tenere domande, dubbi, commenti e suggerimenti per dopo.
Durante un soccorso può sembrare che ci siano pause, momenti in cui “non sta succedendo niente". In realtà spesso quei momenti sono necessari, calcolati, a volte cronometrati, e fanno parte dell’intervento.
Il silenzio resta fondamentale anche lì.
A volte, durante un intervento, possiamo sembrare bruschi.
Se vi chiediamo di non avvicinarvi, di fare silenzio, di non parlare, di non toccare l’animale, non è perché non apprezziamo la vostra presenza o la vostra collaborazione ma perché in quel momento tutta l’attenzione deve essere sull’animale, sulla sua sicurezza e sulla riduzione dello stress.
Quando l’animale è stato messo in sicurezza e il trasferimento non è urgente, rispondiamo volentieri alle domande. Molte informazioni, inoltre, sono già nella nostra guida gratuita, che si riceve iscrivendosi alla newsletter ( rifugiomiletta.org/newsletter ) e nelle FAQ ( rifugiomiletta.org/faq ).
Aiutare un animale selvatico significa anche questo: fidarsi delle indicazioni, fare un passo indietro e permettere a chi interviene con competenze ed esperienza di lavorare nel modo più sicuro, veloce e professionale possibile.
Grazie per la collaborazione.