Rifugio Miletta

Rifugio Miletta Rifugio, CRAS e molto altro in difesa dei diritti degli animali. CF 5x1000: 94070470037 Rifugio Miletta non augura morte, malattie, malanni, incidenti a nessuno.
(330)

Per aiutare gli animali con Rifugio Miletta
Paypal: https://paypal.me/rifugiomiletta (oppure [email protected])
IBAN: IT93R0501801000000017196304 intestato a Rifugio Miletta ETS

Rifugio Miletta è un’organizzazione no-profit, antispecista, che si prende cura di animali in difficoltà e promuove una cultura del rispetto dei loro diritti. Presso il Rifugio, asini, cavalli, mucche, capre, cani,

gatti, uccelli e altri ospiti, convivono liberamente e pacificamente. Rifugio Miletta ha per finalità la protezione e la promozione dei diritti degli animali e la diffusione presso l’opinione pubblica di un modello di convivenza fondato sull’empatia e sul riconoscimento degli animali come soggetti di diritti: il diritto alla vita, alla libertà ed alla non sofferenza. Per visitare Rifugio Miletta, scopri le date delle visite guidate: http://www.rifugiomiletta.org/visitare-il-rifugio/

Rifugio si trova ad Agrate Conturbia (NO) in via Visconti, 31 ter. Prima di scriverci, controlla la pagina delle domande frequenti: https://www.rifugiomiletta.org/faq/

Disclaimer e commenti
Rifugio Miletta è contro la violenza, non solo fisica ma anche verbale. L’associazione Rifugio Miletta è responsabile esclusivamente di quanto postato in pagina con l’account ufficiale, non di quanto scritto nei commenti dagli utenti. Rifugio Miletta augura un pizzico di empatia in più a tutti :)

Se non possiamo garantire alimentazioni, cure e monitoraggio, accogliere più animali diventa irresponsabile.In questo pe...
30/05/2026

Se non possiamo garantire alimentazioni, cure e monitoraggio, accogliere più animali diventa irresponsabile.

In questo periodo entrano sempre più animali selvatici. Molti sono pulli, piccoli uccelli che devono essere alimentati molto spesso, con tempi, quantità e modalità corrette. Non basta avere buona volontà, non basta “dare da mangiare”: bisogna sapere cosa dare, come darlo, ogni quanto farlo, come modificare l’alimentazione man mano che crescono, come osservare le feci, il peso, il comportamento, la risposta alla crescita e tutti quei segnali che permettono di capire se stanno procedendo nella direzione giusta o se qualcosa non va.

Per i prossimi tre mesi abbiamo bisogno di pagare persone formate che possano occuparsene per turni lunghi, anche otto ore consecutive. Il volontariato mensile c’è (Elena, Nicole, Ortensia... siete fantastiche, non sappiamo come ringraziarvi), i posti sono pieni, eppure non basta.

Se non riusciamo a coprire queste ore, il problema non è solo organizzativo: diventa etico. Perché accogliere animali senza poter garantire le cure necessarie non è soccorso, è illusione.

Per questo abbiamo bisogno di nuove sostenitrici e nuovi sostenitori.
La quota minima è 5 euro al mese, ma il valore reale è la continuità: sapere che quelle ore di cura potranno esserci anche domani, dopodomani, per tutta la stagione.

Se vuoi farne parte, trovi link nel primo commento.

E se sei già sostenitrice o sostenitore, grazie. Il tuo sostegno è già dentro ogni ora di cura che riusciamo a garantire.

𝐂𝐞𝐫𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚 𝐝𝐚 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐟𝐟 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐢𝐟𝐮𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐑𝐢𝐟𝐮𝐠𝐢𝐨 𝐌𝐢𝐥𝐞𝐭𝐭𝐚Rifugio Miletta cerca una persona da inserir...
28/05/2026

𝐂𝐞𝐫𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚 𝐝𝐚 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐟𝐟 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐢𝐟𝐮𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐑𝐢𝐟𝐮𝐠𝐢𝐨 𝐌𝐢𝐥𝐞𝐭𝐭𝐚

Rifugio Miletta cerca una persona da inserire nel lavoro quotidiano di cura degli animali domestici salvati dallo sfruttamento.

Non si tratta di un lavoro leggero, né di un’esperienza da idealizzare. È un lavoro fisico, concreto, scandito da attività da svolgere ogni giorno in una sequenza precisa, al mattino e al pomeriggio, con attenzione, costanza e senso di responsabilità.

Gli animali rifugiati non sono in attesa di essere trasferiti altrove o destinati ad altro. Sono animali che resteranno con noi per tutta la vita. Per questo la priorità è il loro benessere, non alleggerire la fatica di chi lavora inventando scorciatoie o semplificazioni personali.

Il lavoro comprende, tra le altre cose, la pulizia dei box, la gestione del letame, la preparazione e distribuzione della paglia pulita, la distribuzione delle integrazioni, la pulizia accurata degli abbeveratoi prima del riempimento e la gestione corretta degli spazi destinati agli animali più fragili, debilitati o con patologie croniche. Alcuni animali devono restare in spazi specifici e non possono essere mescolati ad altri. Quando viene spiegato che una cosa va fatta in un certo modo, va fatta in quel modo.

Cerchiamo quindi una persona che sappia lavorare con affidabilità, continuità e rispetto delle procedure, anche quando il lavoro è ripetitivo o faticoso. Gli animali non hanno bisogno di creatività nell’esecuzione delle mansioni, ma di precisione, attenzione e capacità di comprendere che tempi, modi e ordine del lavoro incidono direttamente sulla salute e sulla qualità della loro vita.

Il ritmo del lavoro cambia con le stagioni. In inverno si termina prima perché il buio arriva prima. In estate la pausa centrale è più lunga, ma si finisce comunque con il buio.

Il lavoro non si ferma con il maltempo o con il caldo: gli animali devono essere seguiti ogni giorno, con la pioggia, con il sole forte, con il freddo e, quando capita, anche con la neve.

È indispensabile poter raggiungere la sede in autonomia. Il rifugio si trova in una zona non servita dai mezzi pubblici, quindi è necessario essere automuniti e indipendenti negli spostamenti.

Rifugio Miletta non è un’azienda tradizionale e non è una realtà che possa permettersi sprechi. Quando l’associazione riesce, investe per migliorare strutture e mezzi, ma le risorse arrivano dalle donazioni e vanno gestite con responsabilità, perché servono prima di tutto per garantire agli animali cure, cibo, spazi adeguati e continuità.

Cerchiamo una persona che abbia chiaro tutto questo e che, proprio per questo, senta di poter fare bene questo lavoro.

Se vuoi candidarti: https://forms.gle/i8CYgGLv4gL6E8Bt5

Cervo di Berbenno: è peggio di quello che pensavate. Peggio.Dal protocollo di intervento di recupero sugli animali selva...
27/05/2026

Cervo di Berbenno: è peggio di quello che pensavate. Peggio.

Dal protocollo di intervento di recupero sugli animali selvatici della Provincia di Sondrio: "Qualora le condizioni e il comportamento dell’animale siano tali da non garantire la sicurezza dell’operatore e la pubblica incolumità, l’operatore è preventivamente autorizzato a intervenire con l’abbattimento immediato dell’animale, anche prima dell’arrivo del veterinario ASL." https://servizi.provincia.so.it/AttiVisualizzatore/download/allegato/1943497?fId=1943498&sbustato=true

Cioè, il cervo di un anno di Berbenno non è morto perché non c’erano alternative, è stato ucciso da un agente della Polizia Provinciale perché il sedativo non arrivava... non si capiva chi doveva portarlo 🤷‍♀️

𝐈𝐦𝐛𝐚𝐫𝐚𝐳𝐳𝐚𝐧𝐭𝐞.

Se volete vi facciamo un corso su come far arrivare un sedativo prima di una fucilata.

L'articolo completo: https://www.sondriotoday.it/cronaca/berbenno-cervo-abbattuto-ss-38-polizia-provinciale.html

A proposito del giovane cervo ucciso con una fucilata a Berbenno, vicino a Sondrio, perché si era rifugiato in una picco...
26/05/2026

A proposito del giovane cervo ucciso con una fucilata a Berbenno, vicino a Sondrio, perché si era rifugiato in una piccola corte affacciata su una strada statale.

Un mese fa abbiamo soccorso un giovane cervo investito sulla Strada Statale 32, una strada molto trafficata che attraversa il territorio tra il sud e il nord della provincia di Novara.
Chi lo aveva investito non si era fermato.
Il cervo, ferito e spaventato, si era rifugiato a lato della strada.

La situazione era rischiosa: durante l’avvicinamento avrebbe potuto scappare in mezzo alla carreggiata, mettendo in pericolo sé stesso e le persone in transito.

Con la collaborazione della Polizia Locale e dei Carabinieri abbiamo chiuso circa 300 metri di strada statale… per meno di un minuto.
Sono bastati pochi secondi per catturarlo in sicurezza.

Non è stato ucciso nessuno, non serviva una fucilata. Servivano competenza, coordinamento, esperienza e la volontà di considerare quel cervo un individuo da soccorrere, non un problema da eliminare.

La morte del giovane cervo di Berbenno è una morte inutile. Non inevitabile, inutile. E proprio per questo fa ancora più rabbia: perché dimostra che troppo spesso, quando un animale selvatico entra nello spazio umano, la prima risposta non è il soccorso, ma l’eliminazione.

La differenza non la fa la fortuna ma il modo in cui si decide di intervenire: un animale selvatico in difficoltà non deve essere “risolto”, deve essere soccorso.

Nelle ultime settimane il carico di lavoro è ulteriormente aumentato e dobbiamo inserire un’ulteriore persona nello staf...
24/05/2026

Nelle ultime settimane il carico di lavoro è ulteriormente aumentato e dobbiamo inserire un’ulteriore persona nello staff che si occupi, in modo costante e affidabile, della pulizia delle voliere, dell’alimentazione degli animali ospitati nelle voliere e di altre attività operative legate alla gestione quotidiana del Centro di Recupero per Animali Selvatici.

Non stiamo cercando qualcuno che voglia semplicemente “stare con gli animali”, ma una persona capace di lavorare con attenzione, continuità e senso di responsabilità in un luogo in cui il modo in cui fai le cose, il tempo che impieghi e la precisione con cui segui una procedura possono incidere direttamente sulla vita o sulla morte di molti animali.

Lavorare in un CRAS significa anche questo: routine, fatica fisica, pulizia, ordine, alimentazioni da eseguire correttamente, osservazione, capacità di seguire indicazioni precise e capacità di lavorare bene anche quando il ritmo è alto e le emergenze non mancano.

Cerchiamo quindi una persona che sia:
• affidabile e concreta
• capace di seguire procedure senza inventare scorciatoie
• attenta ai dettagli e costante nel lavoro
• in grado di comprendere la responsabilità reale del ruolo
• disponibile a lavorare in un contesto operativo intenso, soprattutto nella stagione più impegnativa
• in grado di raggiungere il centro in autonomia, 5 giorni su 7

Il contratto iniziale sarà a tempo determinato di 3 mesi, full time. Se la collaborazione funziona bene e la persona si dimostra davvero adatta al ruolo, il rapporto potrà essere rinnovato.

Per quanto riguarda la retribuzione, nel modulo di candidatura ti chiediamo di indicare quale sia la tua esigenza economica minima mensile netta: se sostenibile per l’associazione, ne terremo conto.

Se vuoi candidarti: https://forms.gle/2XD4pv9KTgqsmhDJ7

Questo lavoro è fisicamente impegnativo e la responsabilità delle vite che accudiamo fa in modo che non possa essere affrontato in modo superficiale.

Sono usciti i risultati del 5x1000 e nel 2025 sono state 4.300 le persone che hanno scelto di destinare la loro firma a ...
22/05/2026

Sono usciti i risultati del 5x1000 e nel 2025 sono state 4.300 le persone che hanno scelto di destinare la loro firma a Rifugio Miletta!

Non è facile spiegare che cosa significhi, perché il 5x1000 sembra un gesto piccolo, quasi burocratico, una firma messa in una casella della dichiarazione dei redditi, e invece per noi è diventato uno degli strumenti con cui stiamo costruendo l’Ospedale per gli animali selvatici.

Ogni persona che ha scelto Rifugio Miletta ha contribuito a rendere più concreto un progetto enorme: una struttura pensata per curare meglio gli animali selvatici feriti, investiti, intossicati, intrappolati, caduti dai nidi, colpiti ogni giorno dall’impatto con il mondo umano.

Grazie a quelle firme possiamo andare avanti con i lavori, sostenere una parte importante delle spese e avvicinarci a un luogo costruito non per adattarsi alla cura, ma per renderla più rapida, più efficace, a disposizione per più animali.

A chi ha firmato per Rifugio Miletta vogliamo dire grazie: avete trasformato una scelta che non vi costa nulla in futuri spazi, cure, strumenti, possibilità.

Il lavoro però non finisce qui, perché l’Ospedale è il progetto più grande che Rifugio Miletta abbia mai affrontato e, per completarlo e sostenerlo nel tempo, abbiamo bisogno che anche quest’anno sempre più persone scelgano di destinare il loro 5x1000 a Rifugio Miletta.

Il codice fiscale è 94070470037 e va inserito nella sezione “Enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS”.

Se vuoi aiutarci a diffondere questa possibilità, puoi iscriverti al promemoria per non dimenticare la firma (commenta “promemoria”), richiederci il volantino da lasciare nel tuo CAF o nello studio del tuo commercialista (scrivi a [email protected]), oppure condividere questo post con chi può scegliere il 5x1000.

Per te è una firma nella dichiarazione dei redditi; per un animale selvatico può diventare una visita veterinaria, un intervento, una terapia, uno spazio per guarire, una possibilità di tornare libero.

Grazie a chi ha già scelto Rifugio Miletta. Continuiamo a costruire!

20/05/2026

Quando guidi in zone in cui c’è il cartello “Attraversamento animali selvatici” presta attenzione anche a chi c’è a lato della strada, soprattutto dal tramonto all’alba.
Guida con prudenza.

Gli animali non invadono: resistonoCi sono parole che non descrivono la realtà, la piegano. “Invasione” è una di queste:...
18/05/2026

Gli animali non invadono: resistono

Ci sono parole che non descrivono la realtà, la piegano. “Invasione” è una di queste: basta pronunciarla, e l’animale diventa subito colpevole, mentre chi ha occupato, recintato e trasformato il mondo scompare dal quadro.

La parola “invasione” ha un vantaggio oscuro: assolve chi la pronuncia prima ancora di accusare chi la subisce. Basta usarla, e tutto sembra già deciso. Non occorre più interrogarsi su dove nasca il conflitto, su chi abbia occupato spazio, su chi abbia ridotto habitat, su chi abbia trasformato il territorio in una macchina produttiva incapace di tollerare ogni presenza non prevista. L’animale compare, e il linguaggio umano lo colloca immediatamente dalla parte dell’eccesso, dell’intruso, della minaccia. “Invasione” non è una descrizione. È un capovolgimento morale, perché chi la usa quasi mai si accorge di parlare dall’interno della più vasta invasione della storia naturale, quella compiuta dalla nostra specie, che ha recintato, asfaltato, disboscato, prosciugato, coltivato e allevato fino a rendere eccezionale non la propria espansione, ma la sopravvivenza degli altri [1].

I numeri, quando li si analizza senza piegarli alle nostre comodità, hanno una forza spietata, perché rimettono ordine dove il linguaggio cerca di confondere. Gli esseri umani sono oltre 8,2 miliardi, ma il punto non è soltanto quanti siamo. Il punto è quanto mondo occupiamo, non solo con le case, le strade, le città, ma anche attraverso gli animali che alleviamo per nutrirci. La parte più estesa della terra abitabile non è divorata dalle aree urbane, che pure immaginiamo come il simbolo massimo della nostra presenza, ma dall’agricoltura, che da sola occupa il 44% della terra abitabile [2]. E dentro l’agricoltura, circa l’80% del suolo serve al bestiame, ai pascoli e alle coltivazioni destinate a nutrire animali allevati esclusivamente per diventare cibo umano [3]. Come se non bastasse, la resa di questo immenso consumo di spazio è sproporzionata: una quantità enorme di terra viene assorbita per produrre appena il 17% delle calorie globali e il 38% delle proteine [3]. Intanto i mammiferi selvatici rappresentano appena il 4% della biomassa dei mammiferi del pianeta, schiacciati tra la massa umana, che pesa per il 36%, e quella degli animali allevati per nutrirci, che arriva al 60% [4]. Eppure la parola “invasione” continua a essere rivolta a loro, a chi sopravvive nei margini, lungo i fossi, nei boschi residui, nei campi, nei parchi urbani, come se il problema fosse la loro presenza e non la nostra smisurata occupazione.

Quando diciamo che gli animali selvatici invadono, stiamo facendo qualcosa di più di un errore lessicale: stiamo difendendo, senza dichiararlo, l’idea che il territorio appartenga a noi in modo pieno, originario, indiscutibile, e che ogni altra vita sia ammessa solo finché non disturba. Finché è lontana, silenziosa, decorativa, la chiamiamo natura. Quando invece attraversa la strada, entra in un campo, compare in periferia, si posa su un tetto o su un albero in un parco cittadino, allora smette di essere natura e diventa problema. È qui che il linguaggio mostra la sua funzione più brutale: non nominare la realtà, ma addomesticarla fino a renderla compatibile con il nostro privilegio. Dire “invasione” significa evitare la domanda che dovrebbe metterci in crisi, e forse anche farci vergognare: non quanti animali ci siano ancora, ma quanto poco abbiamo lasciato loro.

Note

[1] Popolazione umana mondiale: oltre 8,2 miliardi nel 2024, United Nations, World Population Prospects 2024.

[2] Consumo della terra abitabile: circa il 44% è destinato all’agricoltura, pari a circa 48 milioni di km²; le aree urbane occupano circa l’1% della terra abitabile, Our World in Data, Half of the world’s habitable land is used for agriculture.

[3] Destinazione della terra agricola: circa l’80% è usata per il bestiame, tra pascoli e colture per mangimi; carne, latticini e pesce d’allevamento forniscono circa il 17% delle calorie globali e il 38% delle proteine, Our World in Data, Half of the world’s habitable land is used for agriculture.

[4] Biomassa dei mammiferi: i mammiferi selvatici rappresentano circa il 4% della biomassa dei mammiferi terrestri, mentre il restante 96% è composto da esseri umani e mammiferi allevati; la biomassa dei mammiferi selvatici è diminuita di circa l’85% negli ultimi 100.000 anni, Our World in Data, Almost all of the world’s mammal biomass is humans and livestock e Biodiversity.

Prima di tutto: grazie.Grazie a chi ci segnala animali selvatici in difficoltà, a chi resta sul posto quando si tratta d...
16/05/2026

Prima di tutto: grazie.

Grazie a chi ci segnala animali selvatici in difficoltà, a chi resta sul posto quando si tratta di caprioli, daini, cervi, volpi, tassi o altri animali che non possono essere semplicemente raccolti e trasportati, e grazie a chi porta al nostro centro gli animali di piccole dimensioni che possono essere messi in sicurezza e consegnati.

Senza questa collaborazione, molti animali non avrebbero nessuna possibilità.

Proprio per questo, però, è importante ricordare una cosa: il modo in cui ci si comporta prima del nostro arrivo, durante il trasporto o mentre interveniamo può fare una differenza enorme.

Se trovate un animale selvatico di piccole dimensioni, la cosa migliore per trasportarlo al nostro centro è una scatola di cartone chiusa, con qualche foro per il passaggio dell’aria. Va lasciato al buio e in silenzio, limitando il contatto allo stretto necessario per metterlo dentro alla scatola. Niente cibo, niente carezze.

Il trasportino del gatto può sembrare più adatto, perché ci dà l’idea di qualcosa di “professionale”, ma per un animale selvatico spesso è molto peggio: attraverso le sbarre vede persone, movimenti, luci, il viaggio, tutto ciò da cui vorrebbe scappare e da cui non può scappare.

Per un animale selvatico ferito, debilitato o sotto shock, il buio non è una privazione: è protezione.

Se invece si tratta di un animale di grandi dimensioni, come caprioli, daini o cervi, oppure di animali con un morso pericoloso, come volpi e tassi, in attesa del nostro arrivo, la cosa più importante è proteggerli da ulteriori investimenti, impedire che qualcuno li manipoli o li carichi in auto per macellarseli a casa, e mantenere distanza e silenzio. Anche se sembrano tranquilli, anche se sembrano “lasciarsi fare”, anche se fanno pena, anche se si ha l'impressione che le proprie carezze e la propria voce li tranquillizzino (spoiler: non è così, state contribuendo alla loro morte).

Spesso non reagiscono perché sono feriti, sfiniti o terrorizzati, non perché gradiscano il contatto umano.

Se possibile e praticabile in sicurezza, l'aiuto che si può dare è impedirgli di vedere usando una sciarpa, una coperta, un asciugamano, uno straccio.

Se caprioli, daini o cervi sono incastrati in reti, recinzioni o inferriate, non cercate di liberarli da soli.

Non avvicinatevi, non toccateli, non fate rumore, non portate vicino cani, neanche al guinzaglio, neanche se sono bravi. Vale sempre il punto di vista della vittima, l'animale incastrato, che vede un predatore accanto da cui non può scappare.

L’animale può sembrare fermo, ma non è calmo: è terrorizzato, ferito, sfinito, e ogni tentativo improvvisato può peggiorare le lesioni o provocare una reazione pericolosa.

Spesso non basta “scastrarlo”: dopo la liberazione può servire una terapia contro lo stress, una terapia antibiotica e cure per le ferite provocate dai tentativi di fuga.

Una ferita lasciata senza cure può infettarsi o essere colonizzata dalle larve di mosca, che possono mangiare vivo l’animale nei giorni successivi.

L’aiuto migliore, in attesa del nostro arrivo, è tenere tutti lontani e impedire che qualcuno provi a intervenire.

C’è poi una regola fondamentale, che vale sempre: silenzio.

La presenza umana e l’impossibilità di fuggire spaventano gli animali selvatici in modo profondo. Lo stress non è un dettaglio: può aggravare le condizioni cliniche e, in alcuni casi, può contribuire alla morte dell’animale.

Per questo, se assistete a un nostro intervento, vi chiediamo di tenere domande, dubbi, commenti e suggerimenti per dopo.

Durante un soccorso può sembrare che ci siano pause, momenti in cui “non sta succedendo niente". In realtà spesso quei momenti sono necessari, calcolati, a volte cronometrati, e fanno parte dell’intervento.

Il silenzio resta fondamentale anche lì.

A volte, durante un intervento, possiamo sembrare bruschi.

Se vi chiediamo di non avvicinarvi, di fare silenzio, di non parlare, di non toccare l’animale, non è perché non apprezziamo la vostra presenza o la vostra collaborazione ma perché in quel momento tutta l’attenzione deve essere sull’animale, sulla sua sicurezza e sulla riduzione dello stress.

Quando l’animale è stato messo in sicurezza e il trasferimento non è urgente, rispondiamo volentieri alle domande. Molte informazioni, inoltre, sono già nella nostra guida gratuita, che si riceve iscrivendosi alla newsletter ( rifugiomiletta.org/newsletter ) e nelle FAQ ( rifugiomiletta.org/faq ).

Aiutare un animale selvatico significa anche questo: fidarsi delle indicazioni, fare un passo indietro e permettere a chi interviene con competenze ed esperienza di lavorare nel modo più sicuro, veloce e professionale possibile.

Grazie per la collaborazione.

Indirizzo

Via Visconti 31 Ter
Agrate Conturbia
28010

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Rifugio Miletta pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi