04/12/2025
Dalla corda preistorica al collare romano: la storia di uno strumento essenziale nella cinofilia.
Il collare è un oggetto così semplice e quotidiano che spesso ci dimentichiamo di chiedere da dove venga davvero.
Lo ha inventato qualcuno?
È nato spontaneamente?
O è solo la naturale conseguenza dell’avere cani vicino a noi, che prima o poi, per una ragione o per un’altra, devono essere gestiti?
Gran parte della sua storia ci sfugge. I primi collari erano fatti di materiali che non si conservano: fibre vegetali, cuoio, cordame. Quello che ci rimane sono petroglifi, pitture, mosaici.
L’oggetto in sé, prima di certe epoche, è praticamente scomparso.
Eppure una cosa la sappiamo: il collare, a un certo punto, appare.
E da lì in avanti il suo utilizzo diventa sistematico. Ogni popolazione che lo incontra lo adatta, lo migliora, lo modifica, lo trasmette ad altre.
L’evoluzione del collare segue l’espansione dell’uomo, ed è intrecciata alla storia stessa della domesticazione del cane.
Paradossalmente, oggi i cinofili discutono spesso proprio sul collare.
Eppure questo strumento è forse l’esempio più lampante di cosa la collaborazione tra uomini e cani – e tra culture diverse – sia stata in grado di generare.
Le prime raffigurazioni di cani al guinzaglio compaiono nelle incisioni rupestri dell’Arabia settentrionale, a Shuwaymis: corde semplici, probabilmente usate per mantenere coesione nel gruppo durante la caccia, o per separare due gruppi di cani in fasi diverse dell’azione.
Una soluzione rudimentale ma funzionale, che punta a ciò che ancora oggi consideriamo fondamentale: gestire la distanza e la direzione, due pilastri del comportamento cooperativo.
Da lì in avanti, ovunque compaia il cane, compaiono anche collare e guinzaglio.
Non sappiamo con quali popolazioni questi primi gruppi siano entrati in contatto, né come abbiano diffuso la loro tecnologia. Ma il fatto che i cani arrivino in Egitto — non essendoci mai stato il lupo in quell’area — ci ricorda quanto il movimento dei popoli e quello dei cani siano sempre stati collegati.
Alcuni millenni dopo, nell’Egitto faraonico, il collare cambia funzione: non più solo gestione, ma simbolismo.
Nell’Antico e nel Medio Regno i cani indossano collari decorati; nel Nuovo Regno compaiono persino i primi collari con il nome del cane inciso. Un gesto che racconta un legame profondo, domestico, affettivo.
Nel mondo greco il collare assume invece una funzione tecnica: nasce il collare protettivo, con elementi sporgenti pensati per difendere i cani da guardiania dagli attacchi dei lupi.
Un adattamento perfettamente coerente con le necessità dell’epoca e del territorio.
Poi arrivano gli Etruschi.
Nella Tomba degli Auguri troviamo una scena importante per la storia della cinofilia: un cane indossa un collare rigido, con una sporgenza rivolta verso il collo.
Non era decorazione: era uno strumento pensato per attivare l’animale quando veniva trattenuto, probabilmente in un contesto rituale o cerimoniale.
È una delle prime testimonianze di un collare progettato per ottenere una risposta comportamentale specifica.
I Romani ereditarono questa tecnologia dagli Etruschi e la perfezionarono.
A Roma il collare diventò un vero strumento di lavoro: dalla caccia alla guardia, fino ai cani impiegati in ambito militare o pubblico.
Dalla corda preistorica al collare funzionale romano, questo oggetto accompagna la storia della cooperazione uomo–cane, adattandosi ogni volta alle esigenze di lavoro, sicurezza, comunicazione.
E oggi, nonostante tutto, il collare rimane un’interfaccia fondamentale tra noi e i cani: uno strumento antico, che si è evoluto con noi e continua a far parte della nostra relazione quotidiana.
Le fonti principali nel primo commento.