Equitazione Ragionata

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Equitazione Ragionata Equitazione Ragionata è un progetto che ha come obiettivo la sinergia tra cultura equestre, scienza e natura e come finalità il benessere cavallo-uomo Come?

Il progetto Equitazione Ragionata nasce dal desiderio di condividere anni di studio e di attività sul campo come istruttrice di equitazione, assistente veterinaria e fisioterapista equina. Prende spunto dal lavoro di Jean Licart che, nella prima metà del ‘900, ebbe l’intuizione di unire conoscenze scientifiche sulla biomeccanica e la locomozione del cavallo con la tecnica equestre al fine di rende

re quest’ultima meno invasiva e più efficace. In realtà il progetto attuale non vuole fermarsi al lavoro di Licart, ma intende creare un canale comunicativo tra i professionisti e gli studiosi del settore equestre e tutte quelle persone che praticano l’equitazione e frequentano i cavalli a vari livelli o vi si vogliano avvicinare. Ha come obiettivo la diffusione di un approccio all’equitazione basato sulla profonda conoscenza del cavallo, della sua anatomia, fisiologia, biomeccanica, del suo comportamento e soprattutto delle sue esigenze etologiche, emotive e motivazionali. Solo così si può creare un rapporto veramente rispettoso e quindi anche più efficace perché basato sulla consapevolezza di chi sia ognuno di noi, di chi sia il cavallo e di cosa si stia andando a vivere assieme. Realizzando corsi, seminari, stages e/o conferenze che andranno ad approfondire ed esplorare diversi aspetti e tematiche del mondo del cavallo. Dove la pratica sarà supportata dalla teoria e viceversa in una continua sinergia col mondo scientifico e quello animale. E dove il binomio cavallo-uomo ed il suo benessere non finisca mai in secondo piano. Buon viaggio e buona scoperta! Sara De Giovanni

19/02/2026

Purosangue inglese, 7 anni, ex galoppatore che presenta un "ginocchio" arcato in avanti.

Ho ragionato a lungo su cosa scrivere riguardo a questa foto.
Poi ho pensato che proprio in questi giorni in cui ci sono le Olimpiadi invernali sentiamo quasi ogni giorno gli atleti ringraziare fisioterapisti, massoterapisti e preparatori atletici perché il loro contributo risulta fondamentale per mantenere o riportare gli atleti alla migliore condizione fisica possibile.

Per ogni caso che si affronta si potrebbero scrivere trattati interi sulle cause, sulle strutture coinvolte, sui possibili protocolli da applicare, le tecniche da prediligere...
Potremmo parlarne per ore.
Ma penso che il messaggio più importante sia che l'organismo ė una realtà in continua evoluzione di cui non si può considerare il singolo pezzo ma bisogna considerare l'intero e le continue dinamiche tra tutte le diverse strutture.

Solo così, attraverso un approccio personalizzato e un percorso mirato, si possono ottimizzare la funzionalità fisica e il benessere mentale.
Basta un singolo trattamento per risolvere il problema? No, ma ė il primo passo di un percorso multidisciplinare che ha come obiettivo il miglioramento delle condizioni fisiche dell'animale e la loro preservazione il più a lungo possibile.

14/02/2026
"Ce n'è sempre uno che ti frega.." Vi presento Corona, la pony shetland che mi ha "fregato". Corona, l'ho conosciuta nel...
04/02/2026

"Ce n'è sempre uno che ti frega.."

Vi presento Corona, la pony shetland che mi ha "fregato".
Corona, l'ho conosciuta nel 2007 a Nesoddtangen in Norvegia. Un concentrato di carattere, gioia di vivere e dolcezza. Coroncina, così la chiamavo io, era la compagna inseparabile di Ising una bellissima pony Islandese grigia che soffriva di una calcificazione tendinea.
Prima di allora, in Italia avevo conosciuto tanti altri pony shetland, ma erano tutti letteralmente fuori di testa o tranquilli perché fisicamente malati. Quello che ricordo meglio in assoluto era Ercolino: uno stalloncino shetland morello, stupendo quanto dispettoso. Quando i cavalli lavoravano nell'arena lui passava al galoppo sotto alle stazze, si infilava nel campo e iniziava a molestare i cavalli mordendogli la coda e i garretti. Un'altra delle sue specialità era aprire i rubinetti dell'acqua allagando paddock o scuderia, a seconda di dove era ubicato. Insomma, stupendo da vedere e simpatico fino a quando non ci dovevi avere a che fare direttamente. All'epoca io avevo 14 anni; ricordo che una volta, sovrappensiero, tirai fuori un pacchetto di cracker per fare merenda.. non lo avessi mai fatto! Se ne accorse da lontano, mi puntò, arrivò al galoppo e iniziò a pretendere la mia merenda in modo buffo ma sempre più insistente. Non c'era verso di distoglierlo, alla fine mi ritrovai a correre come una pazza lungo il portico della scuderia, cracker in mano e pony che mi inseguiva al galoppo tirando doppiette laterali verso di me per fermarmi. Manco a dirlo.. i cracker alla fine li ho mangiati tutti io, ma sicuramente quel giorno mi sono allenata! Insomma, non ė che amassi particolarmente i pony shetland in quel periodo.. ma con Coroncina ė arrivata la svolta! Corona era equilibrata, non dovevi temere per la tua vita ogni volta che ti avvicinavi. Lei sapeva comportarsi, ragionava era educata con grandi e bambini ma sopratutto non era terrorizzata. Corona ė stata la prima a farmi riflettere sul perché i nostri pony fossero così schizzati quando all'estero esistevano pony semplicemente...sereni.
Ising e Corona erano di proprietà di una famiglia con bambini ma, sopratutto, avevano due amiche. Due sorelle gemelle che avranno avuto tra i 14 e i 15 anni anni che quasi ogni giorno si occupavano di loro, per passione. Le prendevano fuori dal loro paddock le pulivano con amore e poi le vestivano a seconda dell'attività che avrebbero fatto. L'attività principale erano lunghe passeggiate per i boschi, alle volte semplicemente in capezza e lunghina, alle volte con le redini lunghe.
Ising, per via del suo problema al tendine, non poteva essere cavalcata come un cavallo sano, così veniva cavalcata al passo senza sella per brevi tratti solo quando era in forma.
Ogni tanto le attività si svolgevano anche nel maneggio, ma sempre nel pieno rispetto delle due pony. Tutti i giorni alla mattina le prendevo dalla scuderia e le mettevo nel loro grande paddock, mentre la sera le ritirano e le sistemavo nei loro box. Si, perché anche se Corona era una "semplice" pony shetland aveva il suo box privato a disposizione della stessa dimensione di tutti gli altri cavalli. Lei aveva tutto personalizzato, esattamente come Ising; aveva la sua testiera di cuoio morbido, il suo fascione per lavorare alle redini lunghe e la sua sella su misura. Era amata e gestita esattamente come tutti gli altri cavalli. Certi giorni le due sorelle prendevano fuori Ising e Corona e, dopo averle lustrate, passavano il tempo a far loro brucare l'erba, oppure a giocare con loro. Tutto nella calma, nel silenzio. Era tempo condiviso, erano 4 anime che condividevano esperienze. Niente urla, niente schiamazzi: si godevano lo stare assieme in mille modi diversi con un rispetto per quel tempo che era quasi sacro.
Un giorno Corona venne messa a "disposizione" di una bambina, 8 anni e tanta voglia di fare. Arrivava in scuderia, la prendeva dal paddock, la vestiva di tutto punto con sella e testiera e andava in passeggiata per i boschi in mezzo alla neve.. passo, trotto, galoppo tutto in autonomia. Si, in Norvegia i bambini possono andare a cavallo da soli anche fuori dalle strutture senza dover essere accompagnati da un adulto. Ogni tanto la bimba portava Coroncina nell'area antistante la scuderia, attraversava la strada e si trovava dove c'era il complesso delle scuole. Lì, molto spesso, nel pomeriggio si trovavano altri bambini a giocare, per lo più giocavano a calcio o facevano altri sport e Coroncina come un bravo baby sitter partecipava ai giochi galoppato e trotterellando con la sua bambina sulla schiena da un lato all'altro del campo insieme ai bambini che giocavano. Mai un rifiuto, mai una scorrettezza. Solo dopo diversi giorni iniziò a dare segni di irrequietezza: pulendo ogni giorno il suo box mi accorsi che la mattina le fiande non erano più belle ordinate come un tempo ma tutte sparpagliate e il truciolo sul fondo mostrava i segni di un camminare in circolo continuo. Corona si stava iniziando un po' a stressare per quelle continue scorribande, così segnalai la cosa al proprietario della struttura che ne parlò con i la famiglia di Ising e Corona. La bambina venne allora avvisata di non esagersre quando veniva a muovere Corona. Per me era strabiliante! In Italia non mi era mai capitata una cosa del genere.. un piccolo pony shetland che esprimeva un disagio e veniva ascoltato. I giorni seguenti la bambina non andò più con lei nel campone dove i bambini giocavano a calcio e anche le galoppate nei boschi vennero affrontate con più calma. Corona smise immediatamente di mostrare segni di stress e tornò a riposare serena la notte nel suo box. Sarà un caso isolato, penserete voi. Invece nel tempo che ho trascorso in Norvegia a lavorare e a studiare la fisioterapia equina e la comunicazione uomo-cavallo, ho avuto la possibilità di frequentare diversi centri equestri e abitazioni di privati che avevano cavalli e la serenità di Ising e Corona si rispecchiavano per lo più nella serenità degli altri pony che ho incontrato. La differenza stava proprio nell'approccio che le persone avevano con l'equitazione e con i cavalli stessi, grandi o piccoli che fossero. Persino i pony delle scuole di equitazione venivano trattati con estremo rispetto dagli allievi e, cosa più importante, li accudivano come fossero i propri, garantendo benessere e serenità.
Così, una volta tornata in Italia, ho intrapreso il percorso per diventare Istruttore di equitazione e Animatore pony ed ė iniziata la mia avventura con i miei pony shetland, applicando i principi dell'equitazione norvegese, nel pieno rispetto delle esigenze di ognuno persone e animali.

01/02/2026

Un argomento di cui si parla sempre troppo poco ė il rischio burnout di chi si prende cura dei cavalli.

🐴 I cavalli per molti di noi non sono solo animali zootecnici, sono amati compagni di vita, sono amici e sono famiglia. Questo comporta che la dedizione e la passione che impieghiamo per prenderci cura di loro siano grandissime.
Ma cos'è il burnout? Il burnout ė uno stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale causato da uno stress cronico. Il burnout del caregiver non ė una realtà propria solo di chi si prende cura delle persone, ma riguarda anche chi si prende cura degli animali.
Lo troviamo nelle stalle, nelle scuderie e in tutte le realtà che ospitano animali, lo troviamo nei momenti tranquilli che precedono il primo giro di alimentazione e dopo l'ultimo controllo serale. Ed ė altrettanto reale sia che si tratti di prendersi cura di una persona, sia che si tratti di prendersi cura di un animale.
Spesso nel mondo equestre non viene utilizzata la parola burnout, ma si dà un po' per scontato che faccia parte del gioco. Ci si alza presto al mattino e si va a letto tardi la sera. Giornate infinite. I cavalli mangiano e vanno accuditi che ci sia il sole, la pioggia, il ghiaccio e la neve; c'è da fare la manutenzione ordinaria alle strutture e quella straordinaria. Ci sono animali che devono fare riabilitazione o esercizio, ci sono le visite veterinarie di routine o perché un animale sta male, il maniscalco da contattare regolarmente, i regimi alimentari da seguire che possono variare in base alle esigenze o all'età degli animali. Alcuni cavalli vanno ritirati la sera e rimessi a paddock la mattina. C'è sempre qualcosa da monitorare. Sempre qualcosa da aggiustare.

🙈 Chi accudisce gli animali finisce col rivestire da solo infiniti ruoli: praticamente un tuttofare che deve gestire tutti i pezzi. Si imparano a percepire i più piccoli cambiamenti nel respiro, nel modo di muoversi degli animali, nell'appetito e nell'umore.
Alla fine si arriva a dormire poco, perché il corpo incomincia a portare il peso delle responsabilità e nel tempo quel carico inizia a gravare tanto ed aumenta, lentamente, silenziosamente, in maniera costante; fino a quando, sentirsi esausti sembra la normalità e sentirsi svuotati sembra forza.

Ė una realtà che ho imparato a conoscere fin da bambina. Mentre crescevo ho visto tanti professionisti del settore e proprietari cadere in questa spirale. Avere la consapevolezza che sarebbe potuto accadere mi ha dato la falsa speranza di poter gestire il tutto senza finire in burnout e invece dopo vent'anni anch'io ho iniziato a pagarne il prezzo, non senza molti sensi di colpa. Eppure, finire in burnout non vuol dire che non ami il tuo cavallo. Non significa che si sta fallendo. Significa che stai dando più di quanto il tuo fisico poteva sopportare e lo stai facendo da lungo tempo. Significa che ci tieni, profondamente e la dedizione completa purtroppo richiede sempre un costo.

🤯 Ma cosa si può fare per uscire da questa situazione? Ho fatto una lunga ricerca al riguardo perché, mentre in Italia non si parla molto di questa problematica, in diverse altre nazioni esistono dei veri e propri centri di assistenza per chi lavora in ambito veterinario, agricolo o zootecnico o per chi ė immerso in questo mondo per passione, ma le risposte sono per lo più di difficile attuazione. Perciò mi sono chiesta: "cosa si può fare nel quotidiano per avere un po' di "respiro"?

La prima cosa ė rallentare..

✋🏻 Smettere di cercare continuamente soluzioni

✋🏻 Smettere di fare pianificazioni incessanti

✋🏻 Smettere di sentirsi inadeguati se non si riesce a rispettare la pianificazione fatta

✋🏻 Smettere di passare ore su internet di notte a cercare risposte

Ogni tanto va bene fare solo il minimo necessario che risponde alle reali esigenze e non alle aspettative di quello che dovremmo fare. Focalizzarci solo su quello che conta realmente e lasciare che il resto attenda. Dare da mangiare, pulire, controllare che tutto sia a posto, fare eventuali terapie e tornare a casa. Scegliere un po' di riposo rispetto all'ottimizzazione. Scegliere la sufficienza rispetto alla perfezione.

🤔 Spesso il burnout nel mondo equestre risulta invisibile: continuiamo a dare da mangiare agli animali, continuiamo a pulirli, continuiamo a mo***re a cavallo. Si fanno comunque tutti i lavori necessari, ma internamente ci si sente vuoti e alle volte anche molto soli.
La verità ė che non ė così: non siamo soli. Purtroppo ė un fenomeno che succede più spesso di quanto pensiamo.
La verità ė che nessuno ci ha mai detto che va bene essere stanchi di dover essere forti, che amare il nostro cavallo non significa doverci annullare, che il riposo ė importante e che non stiamo tradendo il legame con il nostro cavallo.
L'ideale sarebbe poter chiedere aiuto a persone esterne per poter dare il tempo al corpo e alla mente di riposare e riprendersi, ma non vi nascondo che non ė facile perché le persone intorno a noi continuando a vederci attivi o alle volte iperattivi non riescono a capire quanto dolore e fatica siano nascoste dietro a quella impossibilità di fermarsi (se non hai aiuti esterni con gli animali non puoi mai fermarti del tutto, puoi solo cercare di rallentare) e così non intervengono.

🥰 Il prendersi cura ė una cosa bellissima. La devozione a ciò che amiamo ė una cosa potente, ma non siamo senza limiti e neanche il nostro sistema nervoso.
Prendersi cura dei cavalli significa imparare a prenderci cura anche di noi stessi perché anche noi valiamo in questa partnership, esattamente come loro.

🎥 Nel video ci sono io alle prese con l'osteoartrosi temporo-ioidea della Mora per la quale non riusciva più a mangiare e di conseguenza a bere. L'unica possibilità di nutrirla era portarla a spasso per il podere e farle mangiare dell'erba per garantirle il sostentamento, ma non avendo nell'immediato a disposizione recinti adeguati con erba la portavo a pascolare a mano, per diverse ore al giorno, scegliendo le zone dove l'erba era di consistenza e altezza adeguate perché lei riuscisse a mangiarla. Nel frattempo mi prendevo cura degli altri cavalli della scuderia, dell'azienda agricola e del lavoro esterno. Ero molto provata e preoccupata che la situazione non evolvesse per il meglio ma per fortuna come si dice dalle mie parti: "un calcio manda avanti un passo" e tra un'amica che la faceva brucare un giorno e un'altra amica che la faceva brucare un altro, qualche crisi isterica mia nel frattempo, siamo riusciti a stabilizzare la situazione.
Prendersi cura dei cavalli non ė facile, prendersi cura di cavalli che hanno esigenze particolari lo ė ancora meno...

Parlarne alle volte sembra superfluo ma ė importante.
❓Ti ė mai capitato di sperimentare il burnout?
❓Come lo hai gestito?

Se ti va raccontacelo nei commenti.

22/01/2026

Laminite: erba medica nella dieta, si o no?

Il dibattito ė molto intenso da tanti anni difatti esistono due scuole di pensiero principali su questo argomento. La frangia "classica" indica l'erba medica come un alimento sicuro per i cavalli che soffrono di iperinsulinemia o laminite poiché essendo una leguminosa si presenta ricca di proteine ma bassa di NSC cioè carboidrati non strutturali e zuccheri che invece troviamo più abbondanti nei fieni di graminacee.
La seconda scuola di pensiero, quella che potremmo definire "ribelle", sostiene invece che, pur essendo vero tutto quello affermato prima, alcuni cavalli molto sensibili a livello metabolico risentono particolarmente dell'eccesso proteico legato al consumo di erba medica.
Generalmente l'erba medica viene utilizzata per i cavalli che hanno particolari esigenze metaboliche, come ad esempio fattrici in lattazione o gravide, stalloni durante la stagione riproduttiva, puledri in crescita o cavalli che sostengono un'elevata attività fisica ma viene utilizzata anche per soggetti che debbono riprendere peso senza che assumano una dose eccessiva di NSC e in quest'ottica il suo utilizzo per cavalli che soffrono di PPID (Sindrome di Cushing) non associata a iperinsulinemia sembra assolutamente l'eccellenza,difatti gli animali che soffrono di questa patologia spesso faticano a mantenere il loro peso e le masse muscolari tendono a una progressiva ipotrofia causata dall'alterazione del metabolismo proteico dovuto agli alti livelli di cortisolo. Il problema ė che spesso ė difficile capire se il cavallo ė anche insulino resistente e già in passato, prima aneddoticamente poi attraverso Case Study Report pubblicati in diverse riviste scientifiche specializzate, erano stati evidenziati peggioramenti di quadri clinici in cavalli presentanti laminiti proprio in associazione a cambi di dieta che prevedevano l'utilizzo di erba medica o insorgenza di laminiti acute sempre legate a questo tipo di alimentazione.
Un recente articolo pubblicato sulla rivista "The Modern Equine Vet" affronta proprio questa problematica. L'articolo parte da un'affermazione della Dott.ssa Allison T. Palmer, DVM, specializzanda di medicina interna presso The Ohio State University College of Veterinary Medicine, la quale durante la 69° Annual AAEP Convention in San Diego ha affermato che il primo obiettivo nei cavalli che presentano sindromi metaboliche o insulino resistenza (IR) è quello di incoraggiare la perdita di peso, qual'ora sia necessario, e il secondo quello di minimizzare l'insulinemia. Per ottenere questo la quantità di carboidrati idrosolubili presenti nella dieta viene spesso "manipolata" per raggiungere gli obiettivi prefissati. Molte strategie alimentari per i cavalli che presentano IR si basano sulla somministrazione di fieno a basso contenuto di carboidrati non strutturali (NSC) e l'utilizzo di integratori proteici sempre a basso contenuto di NSC per minimizzare il rischio di carenze di oligoelementi e vitamine nel tempo.
Gli NSCs includono amido, monosaccaridi come glucosio e fruttosio, disaccaridi e fruttani. L'erba, il fieno e altri tipi di foraggi possono presentare alti livelli di NSCs, che sono associati con l'iperinsulinemia postprandiale. La Dott.ssa Palmer pone poi l'attenzione su come la ricerca scientifica in questo ambito a livello umano si sia concentrata sul ruolo che hanno le proteine e gli amino acidi introdotti con la dieta nel migliorare la sensibilità sistemica all'insulina, nell'incoraggiare la perdita di peso e migliorare l'aumento della massa muscolare magra.
Molti studi hanno mostrato come diete ricche in proteine abbiano aumentato nel tempo la produzione di insulina in pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2, indipendentemente dalla perdita di peso. La qual cosa ė ottima per i pazienti che vogliono ridurre la dose esogena di insulina ma che non ė di beneficio per i cavalli che presentano IR dove il principale obiettivo terapeutico è quello di abbassare il livello di insulina postprandiale. Difatti l'iperinsulinemia ė uno dei maggiori rischi per le laminiti endocrinopatiche. A differenza di quanto succede in ambito umano la ricerca ancora non si ė concentrata sull'approfondire l'effetto che le proteine alimentari hanno sulla dinamica glucosio-insulina. Tuttavia uno studio incentrato sugli equidi ha scoperto che quando cavalli sani e cavalli affetti da IR venivano alimentati con pasti ad alto contenuto proteico (31% di proteina grezza somministrata a 4g/kg) la risposta insulinica era 9 volte maggiore nei cavalli affetti da IR nelle 4 ore successive.
Un altro studio, ancora in fase di preparazione per la pubblicazione, riprendeva i risultati sopracitati.
7 cavalli metabolicamente sani sono stati alimentati con una dieta ad alto contenuto proteico durante un trial alimentare. Successivamente i ricercatori hanno indotto una disregolazione sperimentale dell'insulina attraverso la somministrazione di desametasone alla dose di 0.08mg/kg. Il trial alimentare ė stato ripetuto dopo aver indotto l'IR nei soggetti e i cavalli hanno mostrato una risposta dell'insulina molto maggiore rispetto a quando il loro stato fisiologico era normale.
Questi studi indicano che gli integratori altamente proteici potrebbero peggiorare la risposta insulinica nei cavalli che presentano IR.
La Dr.ssa Palmer ha inoltre posto l'attenzione al ruolo che le proteine e gli amino acidi hanno nell'attivazione degli mTOR (meccanismo target della rapamicina) a livello tissutale. Gli mTOR sono delle proteine-chinasi che agiscono come sensori di nutrienti, fattori di crescita e ATP che regolano i processi cellulari come la crescita, la proliferazione, il metabolismo e la sintesi proteica. Formano due complessi principali gli mTORC1 e gli mTORC2 che controllano rispettivamente sintesi e organizzazione cellulare, influenzando la salute, l'invecchiamento e l'insorgenza di malattie, se squilibrati, poiché influiscono anche sul sistema immunitario.
Gli mTOR hanno perciò un ruolo importante nella risposta anabolica ai nutrienti per quanto riguarda i cavalli, ma una loro attivazione prolungata può causare insulino resistenza a livello locale o sistemico. L'attivazione degli mTOR può causare anche un cambiamento nei fenotipi epiteliali. In alcuni studi ė emersa l'associazione con cambiamenti a livello delle lamine in cavalli sottoposti a 3 modelli sperimentali di laminte: correlata alla sepsi, associata ad iperinsulinemia e laminite da eccessivo sovraccarico di un arto secondaria a patologie o traumi nell'arto controlaterale.
Viene perciò sottolineato come l'impatto proteico e aminoacidico della dieta sia ancora da investigare ulteriormente ma ė indubbio che gli studi condotti fino ad ora pongano una correlazione con l'insulinoresistenza di cui tenere conto ogni qual volta si gestisce la dieta di un cavallo che presenti sindromi metaboliche o sospette tali.

References:
"Rethink That Protein in Your Insulin-Dysregulated Horses"
Paul Basilio
The Modern Equine Vet, September 2025, Vol 15

"Corticosteroid Administration Enhances the Glycemic, Insulinemic, and Incretin Responses to a High‐Protein Mixed Meal in Adult Horses"
Allison T Palmer 1, Mauria R Watts 1, Kathryn J Timko 1, Erin F Pinnell 1, Katelyn A Keefer 1, Olivia Gorman 1, Laura D Hostnik 1, Teresa A Burns 1
J Vet Intern Med. 2025 Mar 10;39(2):e17305.

"A high protein meal affects plasma insulin concentrations and amino acid metabolism in horses with equine metabolic syndrome"
panelC.M.M. Loos a, S.C. Dorsch a, S.E. Elzinga b, T. Brewster-Barnes a, E.S. Vanzant a, A.A. Adams c, K.L. Urschel a
Vet J. 2019;251:105341

"A review of cellular and molecular mechanisms in endocrinopathic, sepsis‐related and supporting limb equine laminitis"
Jonathan Elliott, Simon R. Bailey
Equine Veterinary Journal, March 2023; 55(3)

20/01/2026

Ormai viviamo nell'era dell'on line..
100% on line.
Ecco cosa mi terrorizza di questi corsi.
Ma davvero affidereste i vostri animali a chi non ci ha mai messo le mani sopra con un supervisore che lo guidi?
Ormai esistono corsi on line per ogni cosa e chi ha svolto percorsi di studio universitari e professionali reali può solo rimanere sbigottito davanti al fiorire di questi nuovi ... (non so neanche come definirli perché professionisti non lo trovo il termine adeguato) diciamo mestieranti.

Purtroppo il settore fisioterapico e riabilitativo sono tra quelli più gettonati per questo tipo di corsi perché in italia sono poco regolamentati e si pensa che in fondo alla peggio male non fa.. alla br**ta br**ta non si hanno risultati. Eppure non ė così. Capire quando e come intervenire richiede una marea di conoscenze pregresse che non acquisisci solo grazie alla teoria ma anche all'applicazione di questa in campo, nella vita reale con tutte le incognite che nasconde tra le sue pieghe. Intanto la prima incognita ė la soggettività dell'animale perché non esistono risposte certe, ogni individuo ė diverso dall'altro non solo a livello caratteriale ma anche fisico. Ci sono soggetti che hanno risposte veloci ai trattamenti, ci sono soggetti che non rispondono affatto e per cui bisogna studiare strategie ad hoc. Ci sono condizioni che sembrano legate a problematiche comportamentali o di scarso/non corretto allenamento e poi invece nascondono patologie fatte e finite, spesso non facilmente identificabili. E così via.. devi conoscere anatomia, fisiologia, nutrizione, podologia e mascalcia, addestramento, allenamento, patologia.. insomma l'elenco ė lungo e complesso. Un bravo terapista deve essere umile, cercare il supporto e il dialogo con il Medico Veterinario, deve saper analizzare il movimento del cavallo e segnalare ogni più piccola variazione fisica e non solo. Quindi come possiamo "difenderci" dai mestieranti? Sicuramente il primo passo ė chiedere il curriculum al professionista a cui vogliamo rivolgerci, vi assicuro che non ė una mancanza di rispetto, anzi! Chi si ė sudato la preparazione e le abilità lavorative è ben felice che qualcuno finalmente gli chieda il curriculum! Un altro punto fondamentale ė il fare domande. Un professionista preparato sarà ben felice di poter argomentare le sue scelte e condividere con voi le conoscenze e anche i dubbi che stanno dietro alla scelta di un approccio fisioterapico piuttosto che un altro. Perché si, spesso per un identico problema esistono diversi approcci e un professionista preparato sarà in grado di descriverveli nei loro pro e contro, saprà aggiustare il tiro ove necessario e sarà anche in grado di indirizzarvi verso altri professionisti quando la problematica da affrontare esce dalla sua area di competenza così che il vostro animale abbia a disposizione non un singolo soggetto tuttologo o autoreferenziale ma una rete di professionisti che collaborano per il bene dell'animale, mettendosi in discussione e in continua crescita professionale.

Ricordatevi che siete voi i primi difensori della salute del vostro cavallo e sapere in mano a chi lo mettete ė fondamentale.

Desensibilizzazione - sensibilizzazione: due facce della stessa medaglia.Oggi alle intorno alle 9:30 ho percepito i vetr...
13/01/2026

Desensibilizzazione - sensibilizzazione: due facce della stessa medaglia.

Oggi alle intorno alle 9:30 ho percepito i vetri della casa tremare. La prima cosa che ho pensato ė stato che fosse un elicottero che passava basso, poi mi son detta: "o forse ė il terremoto". La desensibilizzazione funziona proprio così! Io vivo sotto alla rotta degli elicotteri e dei piccoli aerei da diporto, alcuni si avvicinano talmente tanto a casa che la fanno tremare spesso. Prima o poi me ne trovo uno in sala. Ma a furia di sentir tremare casa ti abitui e abbassi la soglia di attenzione perché il cervello funziona per probabilità e statistiche anche se noi non ce ne accorgiamo. Se per dieci volte il tremore ė stato innocuo anche se all'undicesima ė pericoloso non ce ne accorgiamo, perché abbiamo imparato ad escludere la sensazione di pericolo legato allo stimolo. Se invece le prime volte che percepiamo lo stesso stimolo, questo viene associato a una sensazione di paura, di alterazione emotiva negativa o ad una vera e propria esperienza traumatica o pericolosa, il nostro cervello lo registrerà in maniera indelebile e ogni volta che percepiremo quello stimolo saremo indotti a scappare o proveremo paura. Questi confini sono molto delicati e sono sovrapponibili ai meccanismi di desensibilizzazione e sensibilizzazione che ritroviamo anche negli animali; ecco perché bisogna essere in grado di imparare a leggere realmente i segnali di benessere o di stress di un animale. Se non si ė in grado, il rischio che corriamo quando cerchiamo di abituarli a degli stimoli, e quindi a desensibilizzarli, ė di ottenere l'esatto contrario, sensibilizzarli. Creando un grosso danno all'animale che si porterà dietro per il resto della sua vita.. cane, cavallo, gatto che sia.
Ecco perché, se vuoi diventare un professionista del settore, imparare a lavorare in maniera corretta e funzionale con gli animali e dare ai proprietari un supporto concreto, ė importante ricercare una formazione adeguata e di qualità, con docenti che siano dei veri professionisti del settore.
Per chi vive in Romagna e Marche: https://www.sanmarinoagilitydog.org/news-corso-educatore-cinofilo-2026/

Lo sapevi che cani e cavalli possono imparare a comprendersi tra loro e creare un legame attraverso il linguaggio? Cani ...
10/01/2026

Lo sapevi che cani e cavalli possono imparare a comprendersi tra loro e creare un legame attraverso il linguaggio?

Cani e cavalli, sebbene siano specie molto differenti tra loro, hanno condiviso alcuni aspetti fondamentali nel corso della loro storia e nella loro vita quotidiana. Entrambe queste specie, infatti, convivono da tempo immemorabile con l'uomo e sono state soggette all'addomesticamento.
La vicinanza all'essere umano ha fatto sì che questi animali si ritrovassero a condividere spazi comuni; tutt'ora cani e cavalli spesso convivono in scuderie, case private, terreni agricoli. Alcuni cani vivono quotidianamente con i cavalli mentre altri ne condividono gli spazi solo saltuariamente.
Questa convivenza ha portato le due specie, nel tempo, ad interagire tra loro in maniera più o meno pacifica. L' aspetto interessante ė che, in termini evolutivi, queste due specie dovrebbero essere nemiche, poiché una ė preda e l'altro ė predatore e a dire la verità ancora oggi vi sono casi di aggressioni a cavalli, puledri o pony da parte di alcuni cani. Eppure i ricercatori si sono accorti che i cani e i cavalli sono in grado non solo di comunicare in maniera efficace tra loro, ma di condividere momenti di gioco in cui entrambi gli animali partecipano con piena intenzionalità all'azione.
Lo studio ė stato condotto da Elisabetta Palagi, etologa presso l'Università di Pisa, ve ne parlerò più approfonditamente perché davvero interessante. Quello che ė emerso in questo studio, e che ha colpito molti altri studiosi della materia, ė come cani e cavalli siano riusciti a creare una sorta di linguaggio comune che li aiuta a mantenere saldo il loro legame. Barbara Smuts, etologa comportamentale presso l'Università del Michigan afferma: "Ė uno studio importante perché dimostra come i due animali - che appaiono e hanno comportamenti così diversi - possano comunque giocare sfruttando la migliore dinamica per entrambi. E tutto questo ė ancora più incredibile se pensiamo alla grande differenza di stazza tra cavalli e cani. Il cane rischia di essere ferito, mentre il cavallo ha una tendenza profondamente radicata nel temere gli animali che assomigliano ai lupi." (National Geographic 2023 )
La Dott.ssa Palagi nel suo studio nota che, pur avendo percorsi evolutivi diversi, entrambe le specie hanno sviluppato la capacità di leggere le espressioni facciali dei loro simili e degli umani, cosa che probabilmente li ha resi più attenti alle emozioni altrui, rispetto agli animali selvatici o ad animali che non si conoscono, aggiungerei io. Questa teoria in effetti viene avvalorata dal fatto che la maggior parte delle aggressioni da parte di cani su equidi avvenivano da parte di soggetti che non erano abituati a convivere con l'altra specie ma che, spinti dall'incertezza dovuta da un primo incontro o da motivazioni di tipo territoriale o ancora da un forte predatorio non gestito adeguatamente, si ritrovavano a sovrareagire nei confronti degli equidi. Ė vero però che anche i cavalli stessi in alcuni casi possono reagire negativamente in presenza di cani. Perciò, alla luce di un tema così affascinante, variegato e complesso, ho cercato quali vie si possano percorrere per comprendere meglio le basi del linguaggio condiviso e in che modo, in effetti, l'essere umano può imparare a svolgere al meglio questo ruolo di mediatore interculturale anche nella quotidianità. In questa mia ricerca, negli anni, ho scoperto che esiste un corso molto interessante per Educatori Cinofili (di cui vi metterò i dettagli qui sotto) che affronta l'argomento su basi scientifiche, con docenti provenienti da diversi settori scientifici, che affronta in maniera approfondita argomenti come ad esempio etologia, aspetti veterinari, fisiologia e comportamento del cane e in particolare dedica un FOCUS specifico alla comunicazione intra e inter specifica con tanto di modulo dedicato all'apprendimento sociale e quindi attraverso l'imitazione.

Trovo che sia un percorso molto interessante e una bella opportunità per chi, come me, ha piacere di approfondire l'argomento sia da un punto di vista lavorativo, essendo un corso professionalizzante che dà la possibilità di accedere all'esame di certificazione in conformità alla Norma Tecnica UNI 11790:2020 che ė riconosciuta in tutta Europa, sia per crescita personale.

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