28/08/2026
𝗦𝗘 𝗣𝗥𝗘𝗡𝗗𝗢 𝗨𝗡 𝗖𝗨𝗖𝗖𝗜𝗢𝗟𝗢, 𝗠𝗔𝗚𝗔𝗥𝗜 𝗗𝗜 𝗨𝗡𝗔 𝗖𝗘𝗥𝗧𝗔 𝗥𝗔𝗭𝗭𝗔, 𝗦𝗢 𝗗𝗔𝗩𝗩𝗘𝗥𝗢 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗦𝗔𝗥𝗔̀' 𝗗𝗔 𝗔𝗗𝗨𝗟𝗧𝗢?
Prendere un cane da cucciolo e magari sceglierlo di una determinata razza viene a volte considerato il modo più sicuro per sapere come crescerà e che cane avremo da adulto.
Questo pensiero vorrebbe rispondere alle aspettative e ai desideri delle famiglie che si apprestano ad accogliere un cane nella propria casa. Credere di conoscerne in anticipo le caratteristiche aiuta a immaginare come accompagnarlo fin dall’inizio dell’incontro, educarlo con attenzione, secondo i suoi bisogni e allo stile di vita di tutti.
La crescita di un individuo, però, anche quando viene adottato da cucciolo e anche se appartiene a una determinata razza, segue un percorso molto più complesso di quanto si possa immaginare.
Quando il cucciolo entra nelle nostre case porta già con sé una storia individuale. Il suo patrimonio genetico che deriva da una lunga genealogia, la propria vita prenatale vissuta dentro un preciso ambiente, le prime settimane trascorse accanto alla madre e ai fratelli. Il contatto, l’allattamento, gli odori, i rumori, le prime esplorazioni e le modalità di accudimento hanno già partecipato alla costruzione della sua esperienza e lasceranno una traccia nel suo modo di stare al mondo.
In quel piccolo corpo sono presenti disposizioni individuali che riguardano la sensibilità agli stimoli, la curiosità, la facilità di attivazione, l’orientamento sociale e i tempi necessari per recuperare dopo uno spavento. Alcuni cuccioli della stessa cucciolata si avvicinano rapidamente alle novità, altri hanno bisogno di osservare più a lungo. Ciascuno di loro inizia a organizzare l’esperienza attraverso un proprio modo di sentire e di stare nelle situazioni.
Anche il ruolo degli allevatori o delle persone che si prendono cura della cucciolata contribuisce a rendere il cucciolo più aperto e fiducioso oppure maggiormente sospettoso, pauroso o agitato.
Il libro L’evoluzione in quattro dimensioni di Eva Jablonka e Marion J. Lamb offre una prospettiva particolarmente utile per comprendere come un cane diventi un individuo che va oltre la somma del patrimonio genetico ricevuto dai genitori. Le autrici descrivono quattro dimensioni attraverso le quali le informazioni possono attraversare le generazioni e partecipare all’evoluzione di una specie: genetica, epigenetica, comportamentale e simbolica, quest’ultima studiata soprattutto negli esseri umani.
Applicata al cane, questa prospettiva supera la tradizionale divisione fra carattere innato ed educazione, perché biologia, sviluppo, ambiente e relazione agiscono insieme fin dal concepimento e continuano a influenzarsi durante l’intera vita di ogni soggetto.
La dimensione genetica partecipa alla costruzione di molte caratteristiche comportamentali del cucciolo. Numerosi tratti complessi possiedono una componente ereditaria e derivano dall’azione congiunta di molti geni. La loro espressione, cioè per semplificare il modo in cui quei geni “parlano”, dipende anche dalle condizioni fisiologiche, dalle esperienze e dall’ambiente nel quale il cane crescerà.
𝙌𝙪𝙚𝙨𝙩𝙤 𝙧𝙞𝙜𝙪𝙖𝙧𝙙𝙖 𝙖𝙣𝙘𝙝𝙚 𝙡𝙚 𝙖𝙩𝙩𝙞𝙩𝙪𝙙𝙞𝙣𝙞 𝙚 𝙞 𝙩𝙖𝙡𝙚𝙣𝙩𝙞 𝙙𝙞 𝙪𝙣𝙖 𝙙𝙚𝙩𝙚𝙧𝙢𝙞𝙣𝙖𝙩𝙖 𝙧𝙖𝙯𝙯𝙖.
Per molte generazioni gli esseri umani hanno scelto i cani che apparivano più adatti a seguire una traccia, condurre animali, custodire un territorio, riportare una preda, trainare o collaborare a stretto contatto con una persona. La selezione orientata dall’essere umano ha così reso progressivamente più frequenti, in alcune razze canine, specifiche caratteristiche fisiche, sensoriali, cognitive e comportamentali.
Un cane selezionato per la conduzione del bestiame può mostrare una particolare sensibilità verso il movimento e una forte persistenza visiva nel controllo dell’ambiente. Un cane appartenente a una linea selezionata per la ricerca olfattiva può lasciarsi coinvolgere con facilità dagli odori e mantenere a lungo l’esplorazione di una traccia. In alcune razze da riporto può emergere precocemente l’interesse per la raccolta e il trasporto degli oggetti.
Queste attitudini raccontano la storia funzionale di una razza selezionata. Nel singolo cane si manifestano però con intensità, combinazioni e forme espressive profondamente individuali, anche tra fratelli.
I genitori trasmettono al cucciolo varianti genetiche che, attraverso la ricombinazione, formano un patrimonio unico. Attraverso il padre e la madre arriva una parte della lunga storia biologica della razza dalla quale il cucciolo proviene. Il modo di comportarsi di quel cane prenderà forma durante il suo sviluppo.
Il padre di un cucciolo può essere capace di lavorare con grande precisione sul gregge e trasmettere una combinazione di potenziali attitudini genetiche. Le competenze e il talento costruiti attraverso anni di esperienza appartengono invece alla sua storia individuale. Il cucciolo potrà mostrare disposizioni favorevoli verso la stessa attività di cui il padre è maestro, mentre maturazione, esperienze, apprendimenti e relazioni future contribuiranno a trasformarle in competenze.
Anche il contributo materno attraversa più livelli. La madre partecipa alla trasmissione genetica e costituisce il primo ambiente fisiologico e relazionale del cucciolo. Le condizioni della gravidanza, il contatto corporeo, l’allattamento, la vicinanza e il suo modo di rispondere agli eventi entrano nella storia dello sviluppo.
Le attitudini presenti in una determinata razza renderanno alcune future esperienze del cucciolo più facilmente accessibili, interessanti e gratificanti. Il talento riguarda il modo individuale con cui quelle possibilità vengono organizzate ed espresse. La competenza, infine, deriva dall’incontro fra attitudine, maturazione, esperienza e contesto.
All’interno della stessa razza, e persino della stessa cucciolata, possono quindi emergere differenze rilevanti. Un cucciolo può possedere ottime capacità percettive e una regolazione emotiva fragile, mentre un altro può mostrare minore intensità nell’attività e una maggiore stabilità nelle situazioni complesse.
La razza fornisce informazioni sulla propria storia e sulle caratteristiche diventate più frequenti nel corso della selezione. La conoscenza del singolo individuo richiede osservazione, tempo e disponibilità a incontrare la sua specifica organizzazione e il suo modo di stare al mondo.
Gli studi sul comportamento canino confermano entrambi questi livelli. Alcune ricerche hanno rilevato una componente ereditaria significativa nelle differenze comportamentali fra razze e linee genetiche. Studi condotti su migliaia di cani hanno evidenziato anche l’ampia variabilità presente all’interno della stessa razza e il valore limitato dell’appartenenza a una razza quando si cerca di prevedere il comportamento del singolo individuo.
Anche il concetto di ereditabilità richiede attenzione. L’ereditabilità misura quanta parte delle differenze osservate in una determinata popolazione e in un preciso contesto può essere associata alle differenze genetiche. Il comportamento del singolo soggetto emerge invece dall’attività congiunta del patrimonio biologico e delle esperienze individuali.
La seconda dimensione proposta da Jablonka e Lamb riguarda l’epigenetica. I processi epigenetici regolano l’attività dei geni mantenendo invariata la sequenza del DNA. Alcuni meccanismi molecolari possono aumentare o ridurre l’espressione di determinate informazioni genetiche in relazione alla fase dello sviluppo e alle condizioni incontrate dall’individuo.
Alimentazione, stress, condizioni fisiologiche ed esperienze possono essere associati a modificazioni epigenetiche. Nei cani sono state osservate relazioni fra esperienze avverse precoci, metilazione di geni coinvolti nella regolazione dello stress e caratteristiche del loro stile di attaccamento.
La ricerca in questo ambito è ancora piuttosto giovane, soprattutto per quanto riguarda la trasmissione epigenetica attraverso più generazioni. I dati disponibili mostrano quanto l’esperienza individuale possa entrare nei processi biologici e partecipare alla costruzione delle caratteristiche espresse da quel determinato individuo.
La terza dimensione riguarda la trasmissione comportamentale. Molte informazioni passano da un individuo all’altro attraverso l’osservazione, l’interazione e l’apprendimento sociale.
Il cucciolo apprende dalla madre e dai fratelli, ma anche dalla qualità di vita proposta dall’allevatore o da chi si prende cura di lui. Impara fin da subito modi differenti di avvicinarsi, prendere distanza, insistere, fermarsi e ritrovare una condizione di equilibrio. Già nelle prime settimane può quindi acquisire informazioni e modi di stare al mondo osservando altri cani e persone.
Entrando nella nuova famiglia incontra un altro sistema di abitudini e relazioni. Le routine quotidiane, i ritmi della casa, le modalità di contatto, la gestione delle distanze, le reazioni agli imprevisti e la qualità della presenza umana diventano parte del suo ambiente di apprendimento.
Una quantità importante di informazioni viene acquisita fuori dai momenti formalmente dedicati all’educazione. Il cane osserva ciò che tende a ripetersi, riconosce le sequenze della giornata e costruisce aspettative sul comportamento delle persone con cui vive.
La dimensione simbolica riguarda soprattutto la cultura umana, il linguaggio e i significati condivisi. Il cane vive dentro un mondo organizzato dalle rappresentazioni che gli esseri umani costruiscono intorno a lui. Considerarlo un guardiano, un atleta, un collaboratore, un compagno di vita o un familiare non umano orienta le aspettative, le esperienze proposte e l’interpretazione dei suoi comportamenti.
Anche le cosiddette doti di razza nascono dall’incontro fra cultura e biologia. Gli esseri umani hanno immaginato specifiche funzioni, scelto i cani maggiormente adatti e orientato la loro riproduzione.
La cultura umana ha così lasciato tracce nella biologia del cane. Le caratteristiche sviluppate dai cani hanno, a loro volta, reso possibili nuove attività e forme di cooperazione. Persino i cambiamenti nell’alimentazione delle popolazioni umane hanno favorito nei cani alcuni adattamenti genetici legati alla digestione dell’amido.
Questo processo viene definito coevoluzione gene-cultura: le pratiche culturali modificano le condizioni nelle quali avviene la selezione e i cambiamenti biologici contribuiscono, nel tempo, a trasformare le possibilità di relazione fra le specie.
Il cucciolo entra dunque nella famiglia portando una storia genetica, epigenetica, comportamentale e relazionale già avviata. Da quel momento incontra nuove condizioni di vita e partecipa alla costruzione di una storia condivisa.
La qualità delle esperienze, la sicurezza, la possibilità di esplorare, il rispetto dei tempi individuali e la disponibilità del caregiver possono orientare profondamente il suo sviluppo. Ogni esperienza viene percepita e organizzata attraverso le caratteristiche di quel preciso individuo.
Anche cuccioli cresciuti nello stesso ambiente vivono esperienze in parte differenti, perché ciascuno integra ciò che accade secondo la propria sensibilità. La medesima situazione può diventare per uno un’occasione di esplorazione e per l’altro un’esperienza impegnativa.
Questa prospettiva permette di comprendere anche le difficoltà comportamentali con maggiore precisione. Paura, ipervigilanza, difficoltà nella separazione, elevata attivazione e comportamenti aggressivi possono emergere dall’incontro fra vulnerabilità individuali, condizioni fisiologiche, esperienze precoci, caratteristiche ereditarie e dinamiche relazionali.
La famiglia partecipa al percorso del cane e possiede un ruolo importante nel cambiamento. La comprensione della sua storia permette di scegliere interventi più coerenti con le sue caratteristiche e con le risorse presenti nel sistema familiare.
𝗔𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝗻𝗲 𝗮𝗱𝘂𝗹𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗮𝗽𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, 𝗽𝗹𝗮𝘀𝘁𝗶𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝗿𝗲 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗶 𝗹𝗲𝗴𝗮𝗺𝗶.
𝗟𝗲 𝘀𝘂𝗲 𝗰𝗮𝗿𝗮𝘁𝘁𝗲𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝗻𝗼 𝘀𝗽𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶, 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝘂𝗰𝗰𝗶𝗼𝗹𝗼 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗶 𝗮𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗽𝗶𝗲𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝘂𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮 𝗲 𝗹’𝗮𝗱𝗼𝗹𝗲𝘀𝗰𝗲𝗻𝘇𝗮.
Attilio Miconi
𝗕𝗶𝗯𝗹𝗶𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗲
Eva Jablonka, Marion J. Lamb, L’evoluzione in quattro dimensioni. Variazione genetica, epigenetica, comportamentale e simbolica nella storia della vita, UTET, 2007.
Morrill K. et al., Ancestry-inclusive dog genomics challenges popular breed stereotypes, Science, 2022.
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Awalt S.L. et al., A dog’s life: Early life histories influence methylation of glucocorticoid and oxytocin receptor genes, cortisol levels, and attachment styles, Developmental Psychobiology, 2024.
Axelsson E. et al., The genomic signature of dog domestication reveals adaptation to a starch-rich diet, Nature, 2013.